Una vita – Italo Svevo

2007-06-17T00:00:00+00:00 By |
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LaFeltrinelli Mondadori
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Una vita

Italo Svevo, il cui vero nome era Ettore Schmidt, cominciò a scrivere il suo primo romanzo Una vita nel 1887, ma venne pubblicato solo nel 1892. Il protagonista è il colto e giovane, ma di umili origini Alfonso Nitti il quale, avendo trovato lavoro presso la banca Maller, lascia il piccolo paese in cui è nato per trasferirsi in città. Il suo è un lavoro duro, di responsabilità, che non lo soddisfa e che non fa che acuire il senso di inadeguatezza e di tristezza della propria esistenza. Quando Annetta, la figlia del signor Maller, lo invita a casa propria per partecipare ad alcune serate letterarie e gli propone la stesura di un romanzo, la sua vita comincia ad essere meno triste. Il loro rapporto diviene più stretto ed Annetta accetta la sua corte, ma senza molta convinzione. La malattia della madre di Alfonso e la sua conseguente morte separano però la coppia per un lungo periodo. Al suo ritorno in città Annetta lo ha sostituito con il cugino Macario. L’equilibrio già fragile di Alfonso subisce un altro scossone ed allora fa un tentativo di ricucire il legame con una richiesta di un appuntamento. Ma al posto di Annetta si presenta suo fratello Federico Maller che non ha mai approvato la loro relazione e che addirittura lo sfida a duello. Un duello al quale Alfonso si sottrae trovando rifugio ed estrema soluzione nel suicidio.
Alfonso Nitti è l’inetto, il disagiato incapace di vivere in società, di provare sentimenti veri e di assumersi responsabilità. Alla freddezza con cui la città lo accoglie egli oppone una crescente introversione. Il tentativo di introdursi in un mondo estraneo con il lavoro in banca e la relazione con la giovane figlia del banchiere lo porta alla sconfitta, alla solitudine e infine alla morte. Per certi versi è paragonabile al personaggio verghiano Mastro Don Gesualdo, il vinto. Come quest’ultimo, Alfonso Nitti ha cercato di uscire dal piccolo e umile mondo da cui proveniva per raggiungere il ceto emergente, ma in cambio ha ricevuto solo disprezzo e isolamento.
Il tema dell’inettitudine è il punto principale del romanzo. L’antieroe che vive costantemente con la voglia di crescere socialmente e affermarsi e nel contempo con l’insita incapacità di agire e il conseguente senso di impotenza e frustrazione. Persino la città di Trieste che, negli anni in cui è ambientato il romanzo, stava vivendo un periodo fiorente dal punto di vista culturale, è raffigurata come una città priva di colore e squallida a causa dello stato d’animo, dello spirito e della debolezza del protagonista. La propria superiorità intellettuale o i sogni di una vita diversa e migliore costituiscono solo un alibi. Alfonso è sconfitto da se stesso, non sa lottare o non vuole lottare, è malato di una malattia che si può riassumere nell’inadeguatezza e nell’autocommiserazione, nell’incapacità di separare il sogno dalla realtà.
La creazione di questo sfortunato protagonista è la novità maggiormente rilevante di questo primo romanzo di Svevo. La capacità dello scrittore di delineare dal punto di vista psicologico Alfonso Nitti e altri personaggi, come Zeno Cosini e Emilio Brentani, lo rende uno degli scrittori più importanti della letteratura europea.

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