Sostiene Pereira – Antonio Tabucchi

Di |2018-09-24T19:16:50+00:00Dicembre 29th, 2006|

Sostiene Pereira – Edito Feltrinelli, Sostiene Pereira è il romanzo di Antonio Tabucchi vincitore del Premio Campiello nel 1994.
È ambientato a Lisbona nell’estate del 1938, durante la dittatura di Salazar.
Pereira è un giornalista quieto e senza idee politiche che dirige la pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio, il Lisboa.
Nonostante il suo lavoro, non sembra rendersi conto degli avvenimenti che lo circondano. E solo attraverso Manuel, il cameriere del Cafè Orquìdea presso il quale è solito mangiare omelette e limonata zuccherata, ne è informato. Le sue giornate trascorrono nella monotonia e nella solitudine della sua redazione, alle prese con la cardiopatia e il sovrappeso, fino a quando il giovane Monteiro Rossi ne sconvolge l’esistenza.

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte.



Monteiro Rossi viene assunto con il compito di redigere necrologi su scrittori illustri, ma gli articoli che il giovane propone, sotto Salazar, sono giudicati impubblicabili. Pereira diviene, suo malgrado, il punto di riferimento di questo giovane e della sua combattiva fidanzata. È grazie a loro che comincia a scoprire la realtà del regime in cui vive dove regnano violenza, ingiustizia, clima di intimidazione e censura. Il suo isolamento dalla vita reale, il suo concentrarsi sulla letteratura e sul pensiero della moglie morta lo avevano reso cieco. Pereira vive perciò un periodo di forte conflitto interiore perché sente che tutte le sue convinzioni, tutte le sue certezze stanno per crollare. Può, alla sua età e nelle sue condizioni fisiche, prendere posizioni di netto contrasto con il regime? E soprattutto, uno scrittore, un letterato, un uomo di cultura, può diventare uno strumento per la realizzazione degli ideali di libertà e di denuncia dei comportamenti brutali della polizia salazarista? Fondamentale per Pereira risulta l’incontro con il dottor Cardoso che lo aiuta a fare posto ad un io interiore che sta cercando di emergere con tutte le sue forze.

Questa è la storia di una presa di coscienza, narrata con uno stile semplice e straordinariamente efficace. È la storia di una nuova percezione di sé e della realtà che impone di staccarsi dal passato, noto e per certi versi rassicurante, e proietta nel futuro, insicuro e pericoloso. Celebra chi si batte per gli ideali di giustizia e libertà contro ogni omologazione delle coscienze.

È un libro che ho amato profondamente e che continua, a distanza di più di vent’anni dalla sua pubblicazione, ad occupare un posto speciale nella mia libreria e nel mio cuore. Mi piace pensare che sia dedicato ai molti Pereira che trovano il coraggio di raccontare la verità, di alzare la testa e di vincere la paura.

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