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Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte…magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l’America.

Questo è il felice esordio del breve testo teatrale di Alessandro Baricco. L’ho nuovamente letto in questi giorni subendone ancora il fascino. Poche pagine, ma straordinarie, intense e ricche di magia. È la storia di un pianista eccezionale, capace di suonare una musica meravigliosa. Il suo nome è Danny Boodman T.D. Lemon Novecento ed è impossibile non esserne rapiti. Nato e vissuto sul piroscafo Virginian, è dotato di quella sagacia e intelligenza caratteristica di chi cresce in maniera differente da tutti gli altri. Novecento non ha mai poggiato i suoi piedi sulla terraferma. La terra è per lui una nave troppo grande, un viaggio troppo lungo, una donna troppo bella. La musica, quella che suona perché l’oceano è grande e fa paura, è l’intera sua vita. È una musica che può suonare attraverso ottantotto tasti, una musica infinita attraverso uno strumento finito.

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Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito.

Questo è l’unico modo di vivere che conosce; è l’unica vita che desidera vivere.
La vita vera è tutta un’altra cosa, tutta un’altra musica…

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