Nel mare ci sono i coccodrilli

Riassunto e recensione del libro

Nel mare ci sono i coccodrilliScritto da Fabio Geda e pubblicato nel 2010 da Baldini Castoldi e Dalai, Nel mare ci sono i coccodrilli è la storia vera di Enaiatollah Akbari, un bambino che fugge dall’Afghanistan alla ricerca di un luogo dove fermarsi e vivere la sua età. La madre di questo bambino ha compiuto un disperato gesto d’amore, abbandonandolo una volta giunti in Pakistan dopo essersi fatta promettere di non usare armi, di non rubare e non usare droghe. Suo padre è morto lavorando per un facoltoso signore e ha perso il carico che trasportava. Enajat non è più libero costituendo egli stesso il risarcimento per la perdita causata dal genitore. Quando la buca dove si nascondeva al suono del campanello della loro casa divenne troppo piccola, la madre lo condusse a Quetta lasciandolo solo durante la notte. La donna aveva preferito saperlo lontano e in pericolo, ma con una sola possibilità di salvarsi, piuttosto che averlo vicino sapendo di non poterlo sottrarre a un inevitabile e ingiusto destino. Enaiat smette di essere bambino quella stessa mattina in cui scopre di essere rimasto solo al mondo. Trova lavoro come venditore ambulante al mercato e il suo buon carattere lo aiuta a fare amicizia con un gruppo di ragazzi hazara come lui e in particolare con Sufi. Insieme decidono di partire per l’Iran perché il Pakistan è un luogo pericoloso per la loro etnia e perché sperano in una vita migliore. Si affidano a dei trafficanti che li portano in Iran ammassati con altri clandestini in un furgone. Quando giungono a destinazione cominciano a lavorare in un cantiere edile perché è necessario come prima cosa rimborsare i trafficanti. La vita è dura, ma l’amicizia e il lavoro sono due elementi che lo aiutano ad andare avanti fino a quando la polizia, intervenuta nel cantiere, non li rimpatria. Tra innumerevoli difficoltà e pericoli Enaiat riesce a tornare in Iran e, dopo essere stato maltrattato e derubato in più occasioni, decide di raggiungere la Turchia. Non sa ancora quanto sarà lungo e straziante questo viaggio. Durerà quasi un mese camminando durante le più avverse condizioni atmosferiche, di notte, in montagna, al freddo e al gelo, con un abbigliamento di fortuna. Molti dei suoi compagni moriranno lungo il tragitto e molti altri avevano subito la stessa sorte nei viaggi precedenti. Emblematico e straziante un passo del racconto.
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“Il diciottesimo giorno ho visto delle persone sedute. Le ho viste in lontananza e subito non ho capito perché si fossero fermate. Il vento era un rasoio e briciole di neve mi otturavano il naso, e quando cercavi di toglierle con le dita non c’erano più. Dietro un curva a gomito, d’un tratto, me le sono trovate di fronte, le persone sedute. Erano sedute per sempre. Erano congelate. Erano morte. Erano lì da chissà quanto tempo. Tutti gli altri sono sfilati di fianco, in silenzio. Io, a uno, ho rubato le scarpe, perché le mie erano distrutte e le dita dei piedi erano diventate viola e non sentivo più nulla, nemmeno se le battevo con una pietra. Gli ho tolto le scarpe e me le sono provate. Mi andavano bene. Erano molto meglio delle mie. Ho fatto un cenno con la mano per ringraziarlo. Ogni tanto lo sogno.”

Dopo essere sceso dalla montagna, Enaiat giungerà a Istanbul al limite delle forze e della sopportazione, nel doppio fondo di un camion, schiacciato come una sardina insieme ad altri disperati. Tre giorni di viaggio, accovacciato in uno spazio di appena cinquanta centimetri, senza cibo, senza acqua, senza luce. Colpisce al cuore questa descrizione soprattutto perché si tratta di storia vissuta da un bambino che all’inizio del viaggio potrà aver avuto circa dieci anni. Circa dieci anni si, perché Enaiat non sa quale sia precisamente la sua data di nascita e conosce la sua età per approssimazione. Il viaggio di questo dolce e coraggioso ragazzo non è ancora finito. Drammatica sarà la traversata in gommone affrontata con alcuni sventurati della sua età per giungere in Grecia. Bambini che non hanno mai visto il mare e che conoscono le creature che vi abitano unicamente per sentito dire. Chissà se vi sono anche i coccodrilli in quella massa scura!
Giunge ad Atene e vi si ferma a lavorare per qualche tempo. Ci sono i preparativi per i Giochi Olimpici e riesce a trovare lavoro in qualche cantiere. Dopo l’inizio delle Olimpiadi, nascosto in un traghetto riesce ad arrivare a Venezia, poi a Roma e infine a Torino dove termina il suo viaggio. Lungo il suo cammino, Enaiat ha trovato tanti sciacalli, ma anche persone di cuore che lo hanno aiutato senza alcuna pretesa.
Uno stile asciutto e assolutamente efficace quello di Geda.
Nel mare ci sono i coccodrilli è un documento prezioso per chiunque voglia conoscere, voglia capire cosa significa, anche solo in piccola parte, arrivare da clandestino in Italia affrontando viaggi in cui si muore di stenti. Essere “umani” significa immedesimarsi e comprendere le difficoltà, significa essere solidali ed accoglienti. E questo anche quando ciò comporti preoccupazione, fatica e sacrificio. A chi sostiene di poter aiutare queste popolazioni in guerra, di qualunque natura questa sia, a casa propria, consiglio di leggere il passo di questa narrazione in cui Enaiat, ormai divenuto ragazzo, spiega a chi di competenza il perché della sua richiesta di ottenere lo status di rifugiato politico.
Spesso quando seguiamo i telegiornali che riportano le notizie di barconi stracolmi di uomini, donne e bambini che sbarcano sulle nostre coste, non capiamo veramente. Io, per lo meno, credo di non aver capito a lungo. Pensiamo alla nostra Italia martoriata, alla delinquenza e al traffico di sostanze stupefacenti, alla mancanza di denaro e di lavoro, ai nostri mille problemi e alle nostre sacrosante richieste di un miglioramento di vita a casa nostra, ma oltre a questo dovremmo avere uno sguardo più perspicace e meno cinico; forse dovremmo essere più lungimiranti e pretendere da chi ci rappresenta meno sprechi e truffe che consentirebbero di migliorare la vita del nostro bel paese e, nel contempo, di dare una mano vera a chi vive situazioni disumane. Mi scuso per essermi così tanto dilungata. Il fatto è che mi auguro che moltissimi leggano questa intervista a Enaiat e provino un sentimento di partecipazione e di vera empatia. Conoscere e comprendere: due piccoli passi verso un futuro migliore.
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Nel mare ci sono i coccodrilli

Nel mare ci sono i coccodrilli

Baldini & Castoldi . 2013

Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle...

Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari

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