Nel guscio – Ian McEwan

2018-04-20T13:59:07+00:00 By |
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Edito da Einaudi, Nel guscio, il cui titolo originale è Nutshell, è l’ultimo romanzo dello scrittore inglese Ian McEwan.
È la storia di Trudy che decide di uccidere con l’aiuto dell’amante, il proprio marito. Ma a narrare la vicenda non è uno dei protagonisti o un normale testimone; a raccontare c’è una voce d’eccezione, chiusa in effetti in un guscio a testa in giù, in uno spazio stretto, ma immagino confortevole. A narrare è un feto, una vita non ancora venuta alla luce, una specie di Amleto non ancora nato. Proprio così, perché le citazioni che vi ritroviamo e che la dicono lunga su questa voce, sono proprio shakespeariane:

“Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia ritenermi Re di uno spazio infinito, se non fosse che faccio brutti sogni”.

Ed è indubbio che la prospettiva di questo testimone sia assolutamente privilegiata: Trudy è sua madre, Claude è suo zio e amante della madre, John è il padre che i due decidono di assassinare. Anche nella scelta dei nomi il riferimento ad Amleto è molto chiara: Trudy ricorda Gertrude, il nome della madre di Amleto; Claude ci fa pensare a Claudius macchiatosi dell’omicidio del fratello; lo stesso titolo Nutshell compare nella citazione indicata poco sopra.
“C’è del marcio in Danimarca” direbbe Marcello durante una sua conversazione con Amleto e Orazio.
Ma per tornare a Nel guscio, i due cognati fedifraghi, che non possono certamente ambire ad un vero e proprio regno come quello di Danimarca, vogliono impossessarsi del decadente, ma inestimabile edificio georgiano su Hamilton Terrace, di cui è proprietario il padre del nascituro.
Ed è in questo ambiente che un principio d’uomo, un eroe in nuce, che naturalmente non ha ancora un nome, si dibatte nell’atroce dubbio di nascere, seppure in un mondo terribile, o non nascere affatto. Ha modo di riflettere su cosa accade nel mondo, sui suoi orrori, ma anche sulle sue meraviglie. È intelligente e sarcastico, persino colto. Ha così il tempo di osservare, di dare un senso alle sue percezioni e conseguentemente di esitare.
Essere o non essere proprio come il dubbio amletico.
Credo che quello di McEwan sia stato un tentativo di stupire non molto originale, ma assolutamente riuscito. Abbandonato il realismo dei suoi tanti libri ha incuriosito in maniera brillante e suscitato interesse per la lettura fino alla fine. Nel suo scritto rivivono personaggi shakespeariani i cui dubbi sono di una modernità sconcertante. Ha ritratto un mondo popolato da esseri meschini e senza valori la cui carica di ipocrisia è tale da risultare a tratti “normale”. Persino il rapporto madre figlio, strettissimo e naturale è il resoconto di un legame necessitato e indifferente, insensibile e anaffettivo. Non manca di umorismo nero e, anche se non credo sia il migliore dei suoi scritti, risulta affascinante e dotato di grande perspicacia.

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