Moby Dick – Herman Melville

2018-08-01T14:14:54+00:00 By |
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Scritto da Herman Melville, Moby Dick fu pubblicato a Londra e New York nel 1851. Pur ricevendo critiche entusiaste, quello che oggi è considerato un capolavoro della letteratura americana, non incontrò il favore del pubblico.

“È uno dei miei sistemi per scacciare la tristezza e regolare la circolazione del sangue. Ogni qualvolta mi accorgo che la ruga intorno alla mia bocca si fa più profonda; ogniqualvolta c’è un umido tedioso novembre nella mia anima; ogni qualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, davanti a depositi di bare o in cammino dietro a tutti i funerali che incontro; e, specialmente, ogniqualvolta l’insofferenza mi possiede a tal punto che devo far appello a un saldo principio morale per trattenermi dal discendere in strada e buttar giù metodicamente il cappello di testa ai passanti, giudico allora che sia venuto il momento di prendere il mare al più presto possibile. Questo è il mio modo di sostituire pistola e pallottola. Con un fiorito filosofare Catone si gettò sulla spada; io, con calma, mi imbarco.”

Sono queste le parole di Ismaele, giovane maestro di scuola e voce narrante del racconto. Ismaele decide di salpare, dal porto di Nantucket, in una fredda giornata di dicembre sul Pequod, una baleniera comandata dal capitano Achab. Convinto, come tutti gli altri marinai dell’imbarcazione, di partecipare ad un viaggio alla ricerca di indifesi leviatani, per ricavarne il pregiato olio di balena, Ismaele si troverà coinvolto nel folle inseguimento di Moby Dick, un enorme e combattivo capodoglio bianco che in molti avevano già cercato di catturare. Lo stesso Achab ha perso una gamba scontrandosi in precedenza con lui. La sete di vendetta del capitano è smisurata. La bianca balena è la sua unica ragione di vita. Questo animale, il cui candore si oppone all’oscurità della sua anima, ha una forza terrificante e un’intelligenza diabolica. È la stessa incarnazione del male. Numerosi sono infatti i presagi di morte che accompagnano la sua caccia. Ma l’uomo, lungi dal desistere e dall’ascoltare la voce della ragione, si ostina a combattere irrazionalmente le forze della natura. Quella di Achab non è solo una lotta contro la creatura marina, ma rappresenta l’eterno dissidio interiore, la ricerca di sé stessi, della propria identità e della propria affermazione. Un’epopea epica insomma, paragonata da qualcuno a quella di Ulisse, arricchita dai variegati personaggi dell’equipaggio, che in qualche modo rappresentano i differenti aspetti della natura umana: la follia e il desiderio di dominio del capitano, la saggezza e la prudenza del primo ufficiale Starbuck, l’allegria e il coraggio del secondo ufficiale Stubb, la viltà del suonatore di tamburello Pip, la curiosità di conoscere il mondo e gli uomini del narratore Ismaele.
Uno stile non sempre di facile lettura quello di Melville. Questo racconto è frammisto a numerose riflessioni filosofiche, religiose, artistiche e scientifiche, e vi troviamo numerose citazioni bibliche o tratte da viaggi epici o ancora addentellati shakespeariani. Tutte caratteristiche che lo rendono differente dagli schemi di narrazione tradizionale. Questa narrazione si presenta perciò ricca, a volte ridondante. La lettura ne risulta, ad ampi tratti, poco lineare e viscosa. È anche una sorta di trattato zoologico e baleniero, utilizzando le parole di Pavese. Personalmente ho faticato non poco trovando ostici diversi punti del romanzo, come la descrizione dettagliata della baleniera, della conformazione fisica dei capodogli, i termini marinareschi della caccia, le varie tecniche di pesca e le numerose digressioni dell’autore. D’altro canto gli innumerevoli spunti che scaturiscono dalla sciagurata ed eterna lotta tra uomo e natura, il fascino dell’imprevedibilità, l’abisso marino e umano, la psicologia dei personaggi, il carisma del capitano Achab, il colore bianco, che qui assume un insolito significato diabolico, sono tutti elementi che fanno di Moby Dick un capolavoro indiscusso della letteratura di tutti i tempi. È una lettura avventurosa per la quale è necessaria una certa dose di pazienza e di desiderio di andare fino in fondo. Ne vale senza dubbio la pena.

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