Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… – Aldo Nove

2007-07-14T00:00:00+00:00 By |
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Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…

Chi è Aldo Nove? E’ questa la domanda che mi sono posta quando qualche giorno fa ho visto in libreria e poi acquistato Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… Ebbene, mi sono documentata, per lo meno un po’. Aldo Nove, pseudonimo di Antonello Satta Centanin, classe 1967, scrittore e poeta, nel 1996 ha scritto Woobinda e altre storie senza lieto fine edito da Castelvecchi, poi ripubblicato da Einaudi due anni dopo con il titolo Superwoobinda. Ha scritto diversi racconti tra cui Amore mio infinito e alcune raccolte di poesie. Mi ha molto incuriosito…
Questo libro è una raccolta di testimonianze di giovani, e non più giovani, destinati a invecchiare senza un reddito dignitoso e senza incoraggianti prospettive future. Non si tratta di persone che non hanno avuto voglia di studiare o che non hanno voglia di lavorare. Sono persone che al contrario, sono laureate, cercano di sbarcare il lunario svolgendo anche quattro lavori diversi, ma che non sono in grado, il più delle volte, di acquistare ratealmente nemmeno un computer perché non hanno una busta paga da fornire. Situazioni di questo tipo non consentono di pensare serenamente alla formazione di una famiglia e tanto meno all’acquisto di una casa che necessita di un mutuo ventennale. Generazioni senza futuro. O forse un futuro molto preoccupante per tutti: per i giovani che sempre più tardi potranno recidere il cordone ombelicale che li lega alle famiglie; e per le famiglie che, nonostante abbiano già sacrificato molto per lo studio dei figli, sono costrette ad aiutarli economicamente anche a quarant’anni. Adulti costretti a rimanere bambini. Aldo Nove, in questo reportage, ha commentato diverse esperienze raccontate da giovani di diverse aree geografiche, e lo ha fatto con estrema lucidità e chiarezza. C’è l’avvocato che, guadagnando quattrocento euro al mese, fa anche il cameriere; l’insegnante che non avrà mai una cattedra, e corre da una scuola all’altra, quando “ fortunatamente” chi è di ruolo si ammala; chi è rimasto impigliato in quella fitta ragnatela costituita dalle agenzie di lavoro interinale; chi fa il pastore in Sardegna, ma muore letteralmente di fame etc…

Ho trovato questo libro molto rappresentativo della realtà giovanile italiana e merita davvero di essere letto.

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