L’estate fredda – Gianrico Carofiglio

2017-01-17T00:00:00+00:00 By |
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L’estate fredda L’estate fredda è un romanzo di Gianrico Carofiglio ambientato in un anno decisamente indimenticato e tragico per la nostra storia di italiani, il 1992. È stato l’anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino e le rispettive scorte. Carofiglio narra le vicende del sequestro del piccolo Grimaldi, figlio di un importante esponente mafioso barese, proprio da maggio a luglio di quell’anno, in una Bari dilaniata da una vera e propria guerra per la conquista del potere. Il maresciallo Pietro Fenoglio, uomo intelligente e integro, si trova a fare i conti con le indagini per la morte del bimbo sequestrato. Un’indagine estremamente delicata e difficile perchè il principale sospettato, il giovane delinquente protagonista della faida cittadina in corso, si è costituito e sta collaborando con le forze dell’ordine. Questi fornisce preziose informazioni sulla struttura della mafia locale e sui suoi esponenti, ma mentre Vito Lopez, questo il nome del pregiudicato, non stenta ad accollarsi numerosi omicidi, si dichiara totalmente estraneo al sequestro lampo e alla conseguente morte del piccolo Grimaldi. Difficile stabilire chi sia il buono e chi il cattivo. L’onestà del carattere di Fenoglio e l’importanza di rispettare le regole si scontrano con la necessità di soprassedere, in alcuni casi, per l’esigenza precipua di vincere una battaglia più importante. Non esiste il bianco o il nero. Non è mai tutto così definito come vorremmo che fosse. C’è purtroppo un’ampia zona grigia dove quelli considerati buoni, non sono tutti tali e dove i criminali non sono tutti ignoranti e, soprattutto, non corrispondono alla nostra idea di malvagità. Ed è in situazioni di questo tipo, quando scegliere da che parte stare è grandemente arduo, che ci si rende conto che gli eroi non sono poi così perfetti, ma che forse per questo sono più umani e più vicini all’uomo comune.
Una delle cose che colpisce di questa narrazione è la scelta del linguaggio, differente a seconda della situazione. Si passa da quello asettico dei verbali, scevro da emozioni e sentimenti, a quello scelto con cura per agevolare in qualche modo la confessione di orribili delitti; da quello informale e diretto delle chiacchierate a cena con amici a quello muto dei sentimenti. Sentimenti come quello del maresciallo Fenoglio per la moglie Serena, lontana per lavoro, ma della quale è incerto il ritorno.
Tra una visita alla Pinacoteca provinciale di Bari ricca di opere straordinarie, ma deserta, e il tentativo di mantenere un equilibrio personale emotivo causato dall’assenza di lei, Fenoglio vive una complicatissima estate. E’ una fredda estate, specchio della società violenta e corrotta. Sapiente finzione e terribile realtà si mescolano abilmente. Carofiglio è un maestro di stile e riesce con la sua scrittura scorrevole e pulita, diretta e mai volgare, a suscitare emozioni che non vanno sempre nella stessa direzione e a suggerire scomode domande . Leggere in fondo è cercare una prospettiva differente, un barlume, un ideale, un interrogativo a cui non è facile dare risposta forse perché non ne esiste solo una.
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