La recensione di “Le assaggiatrici” di My LibraryBlog

Le assaggiatrici

Entrammo una alla volta. Dopo ore di attesa, in piedi nel corridoio, avevamo bisogno di sederci. La stanza era grande, le pareti bianche. Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano già apparecchiato per noi. Ci fecero cenno di prendere posto.
Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia.
Davanti a me un piatto di ceramica bianca. Avevo fame.

Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk, una delle assaggiatrici di Hitler, Rosella Postorino ha scritto un libro sorprendente e unico.
La scrittrice porta all’attenzione dei lettori una storia sconosciuta, o quanto meno poco conosciuta, attraverso la vita di Rosa, giovane moglie in attesa che il marito Gregor torni dal fronte.
Quando sua madre perde la vita durante un bombardamento, si reca a casa dei suoceri che vivono in un piccolo villaggio, non lontano dalla foresta dove si trova la Tana del Lupo, cioè il quartier generale di Hitler. È proprio qui che, poche ore dopo il suo arrivo, viene reclutata dalle SS per adempiere ad un incarico della massima segretezza: assaggiare i pasti dell’uomo più potente d’Europa.
Così ogni giorno, per tre volte al giorno, Rosa rischia la sua vita per il Führer insieme ad altre nove donne. Non si conoscono, non sono amiche, ma pian piano il rapporto con loro, con alcune di esse in particolare, si rafforza e nasce un certo spirito di solidarietà. Ho apprezzato molto il modo in cui è narrata l’interazione con Elfriede, la più ostile, la più misteriosa, ma anche quella più carismatica.

A Elfriede scappò un suono dal naso, una specie di risata. Non avevo mai sentito Elfriede ridere, e la srpresa fu tale che venne da ridere anche a me. Tentai di trattenermi, ma captai ancora quel breve grugnito, e mi agitò una risata afona. ‘Berlinese, possibile che tu non riesca a controllarti?’ disse lei, e a quel punto sentii fermentare in sala mensa un miscuglio di gemiti e singhiozzi, sempre più gonfio, fino alla resa. Scoppiammo tutte a ridere, davanti all’incredulità delle SS.

Certamente non è come stare in trincea, ma è altrettanto certo che tutte, condividendo questo particolarissimo e quotidiano appuntamento con la morte, provano la medesima paura che attanaglia lo stomaco e sono sopraffatte dalla nausea che deriva non solo dal cibo, ma da quel contesto, da quella grande caserma bianca, da quella mensa in cui nessuna di loro può esimersi di mangiare sotto lo sguardo beffardo e ostile dei fedelissimi del Führer.
Ed è proprio con un uno di essi che Rosa, alla quale è stato comunicato che il marito è disperso, intreccia una relazione, provando vergogna e un enorme senso di colpa nei confronti dei suoceri che la ospitano e la trattano come una figlia. Ed eccoci al senso di colpa che è proprio uno dei fili  conduttori di tutta la narrazione. Un senso di colpa che la protagonista nutre sin da piccina, quando morde la mano del fratello minore, e che, per lei, denota la sua predisposizione alla cattiveria, al male. Continua poi ad accompagnarla da adulta, in quanto privilegiata a cui non manca il cibo quando il resto della gente muore di fame, in quanto tedesca, in quanto collusa con il nazismo e in quanto donna di un soldato che non è suo marito e che appartiene alle SS.

Rosa è incapace di ribellarsi, di imporsi, di assumere un comportamento che oltrepassi la semplice sopravvivenza.

Ma a riflettere, anche solo un poco, qualcuno di noi può sapere come si comporterebbe in una situazione estrema come questa, quando si mangia sotto sguardi minacciosi, quando si rischia di morire per questo gesto semplice e abitudinario, in un contesto di isolamento, in un pesantissimo clima di sospetto e di angoscia?

La scelta del compromesso, la perdita progressiva della propria dignità, l’ambivalenza, il tradimento, l’inerzia e l’ambiguità sono atteggiamenti concentrati in chi si ostina a vivere, in chi si vuole salvare, nonostante tutto. E Rosella Postorino è riuscita a raccontarci perfettamente il dissidio interiore che connota questa determinazione. Da un lato il desiderio di morire, dall’altro l’istinto di sopravvivenza che sovrasta tutto e tutti.

“Le assaggiatrici” è un libro che mi ha coinvolto come pochi perché scritto da una prospettiva inusuale, perché è una storia al femminile, da un punto di vista femminile. È serio, raffinato e intelligente.

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Sommario
Le assaggiatrici - Rosella Postorino
Titolo
Le assaggiatrici - Rosella Postorino
Descrizione
Le assaggiatrici - Entrammo una alla volta. Dopo ore di attesa, in piedi nel corridoio, avevamo bisogno di sederci. La stanza era grande, le pareti bianche. Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano già apparecchiato per noi. Ci fecero cenno di prendere posto. Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia. Davanti a me un piatto di ceramica bianca. Avevo fame.Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk, una delle assaggiatrici di Hitler, Rosella Postorino ha scritto un libro sorprendente e unico.
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