L’abito di piume – Banana Yoshimoto

2007-07-08T00:00:00+00:00 By |
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L’abito di piume

Il mio paese sembrava esistere aggrappato ai lembi di terra risparmiati da un fiume. D’estate era un luogo abbastanza fresco, d’inverno invece faceva freddo e, sulle montagne vicine, nevicava molto.
Il grande corso d’acqua che lo spezzava a metà aveva un’infinità di diramazioni che lo attraversavano in lungo e in largo come una ragnatela. Piccoli torrenti che, di notte, brillavano nel buio come dei fili bagnati.
Nelle tenebre, ovunque si camminasse, il fragore del fiume sembrava seguirti. […]
Vivendo lì, anche in sogno si aveva la sensazione di avere il fiume vicino, e pure nei momenti importanti della vita, il fiume era sempre presente sullo sfondo del cuore. […]
(incipit de L’abito di Piume)

Hotaru, dopo aver vissuto a Tokio una relazione di otto anni con un uomo sposato, fa ritorno nel piccolo borgo in cui è nata. E’ affranta e delusa dalla fine di questo amore e non sa come affrontare la situazione. E’ cresciuta, così come accade ai figli di genitori che si amano, pensando che tra moglie e marito possa esistere solo armonia. E non ha sviluppato alcun senso critico sul mondo circostante. Comincia così ad aiutare sua nonna nel piccolo caffè che gestisce sulla sponda del fiume. Sua madre è morta e suo padre, che si trova momentaneamente in California per lavoro, vive nello stesso paese, nella casa che hanno sempre abitato. Hotaru però si stabilisce in quella specie di magazzino che è il retro di quell’originale caffè, pensando alla libertà di poter tranquillamente scoppiare a piangere senza dover dare spiegazioni. I primi giorni sono molto duri, il vuoto da colmare è molto grande. Rivede i luoghi del passato, ritrova la sua vecchia amica Rumi e incontra il giovane maestro di scii, Mitsuru. Tra i due si crea un legame molto forte e Hotaru ha la strana sensazione di averlo già incontrato in passato, ma non riesce a ricordare dove…

E’ una narrazione scorrevole e semplice, delicata e coinvolgente. Ha qualcosa di fiabesco e misterioso insieme, di malinconico e vitale nello stesso tempo. Ci dice che a volte tornare indietro non significa sconfitta, ma desiderio di riacquistare forza e fiducia in se stessi. E ci ricorda che nei momenti difficili sono sempre amicizia e affetti familiari a soccorrerci.

Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell’aria con grande gioia.

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