La solitudine dei numeri primi

Riassunto e recensione del libro

La solitudine dei numeri primiQuesto libro segna l’esordio di un ricercatore in fisica tra gli scrittori di romanzi: quindi, vista la carriera di studi dell’autore, non deve sembrare strano nè il titolo, nè la grossa fetta che egli ritaglia per la matematica in quest’opera. Al massimo è strano che un fisico scriva romanzi…
Giordano tira fuori una storia che ha come protagonisti due ragazzi “diversi”, segnati per sempre da episodi che riguardano la loro infanzia e che peseranno come macigni nel corso della loro crescita, incidendo in modo determinante sul carattere delle persone adulte che il lettore lascia alla fine del libro. Per questo motivo, i protagonisti sono definiti numeri primi: questi, sono numeri che sono divisibili per se stessi o per uno, sono dei numeri che non interagiscono con il mondo infinito di tutte le altre cifre; tra di essi, poi, ci sono i numeri “primi gemelli”, cioè numeri primi separati da una sola unità come 11 e 13, 17 e 19: vicini, anzi vicinissimi, ma incapaci di toccarsi e di comunicare tra loro come con gli altri numeri. Ed i protagonisti del romanzo, Alice e Mattia, sono così: incapaci di vivere una vita completamente normale per le loro difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, e incapaci di trovare un equilibrio tra di loro pur essendo molto vicini. Aspetto fondamentale del romanzo diventa, allora, questa consapevolezza dei protagonisti di essere diversi: qualsiasi gesto quotidiano viene fatto nella considerazione di essere dei corpi estranei, incapaci di relazionarsi con il mondo esterno, di comunicare i pensieri ed i sentimenti che affollano i propri abissi; tale consapevolezza non farà altro che accrescere le barriere che li separano dal mondo esterno, fino a portarli ad un isolamento cui atrocemente si arrendono.
L’autore, nel suo esordio, non descrive una generazione: i protagonisti appartengono sì ad una categoria, ma non generazionale, essendo legati da problemi e turbamenti che non riguardano l’età. Alice è una ragazza di ottima famiglia che è obbligata dal padre a fare quelle attività, come sciare, che la porteranno da grande a distinguersi nella propria classe sociale: è nel corso di queste lezioni che la bambina avrà un incidente che la renderà zoppa e distaccata dal padre per sempre. Mattia, invece, appartiene alla classe media, ha un’intelligenza superiore alla norma, ed una sorella ritardata che lo fa sentire escluso dagli amici e che sente come una palla al piede: un giorno, la abbandona nel parco pubblico per andare solo ad una festa, ma al suo ritorno la sorella non ci sarà più, e tale scomparsa sarà il fardello che dovrà portarsi dietro per tutta la vita. Da questi episodi “nascono” due bambini che si vedono e si sentono diversi dagli altri, e che, pur cercando di relazionarsi al mondo, finiscono sempre per essere schiacciati dal macigno che pesa dentro di loro.
A “condire” la crescita dei protagonisti contribuiscono dei personaggi che si dimostreranno via via altrettanto strani, o “normali”, ma con situazioni di vita che li rendono strani: Denis, l’amico di Mattia che è omosessuale ed innamorato di lui; Viola, l’amica-mito di Alice, prigioniera dei giudizi della gente, che vuole essere sempre al centro dell’attenzione; i genitori distaccati di entrambi, incapaci di qualsiasi gesto per cercare di aiutare i propri figli.
Sicuramente un libro scritto benissimo, con una perfetta divisione in capitoli che sottolinea le fasi cruciali delle vite dei personaggi. Ben fatti, poi, i continui pensieri matematici di Mattia, che ne sottolineano da una parte la stranezza, e dall’altra l’attaccamento a questa materia in cui è un genio (ricorda molto il John Nash di A BEAUTIFUL MIND).
Il finale non è sicuramente “lieto” come molti si aspettano sempre, pretendendolo quasi, dai libri come dai film: ma quel genere di finale è fatto per le favole, e non certo per un libro come questo che vuole a tutti i costi restare attaccato alla realtà, e soprattutto a quella più cruda, che esiste, e che solo chi ha la testa sotto la sabbia può dire di non vedere.
Un aspetto negativo che si potrebbe sottolineare di questo libro, ma che forse è del tutto personale, è il tentativo di rendere eroi e il giustificare ad ogni costo gente che si piange sempre addosso: è troppo facile risolvere sempre tutto con un “tiriamo avanti”. Di adolescenti persi e solitari ce ne sono tanti, ma non tutti si fanno mettere i piedi in testa e trascinare dagli eventi: forse sono loro i veri eroi, capaci di tirare fuori il carattere e prendere delle decisioni, giuste o sbagliate, nonostante il macigno dei problemi più diversi che può affliggerli.
A parte questa annotazione personale, ritengo il libro una bella e scorrevole lettura da consigliare.

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La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi

Edizioni Mondadori. 2010

La storia dolorosa e commovente di Alice e di Mattia, e dei personaggi che li affiancano nel loro percorso. Una scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le sue implicazioni emotive.

La solitudine dei numeri primi

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Edizioni Mondadori. 2012

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