La pioggia gialla

È l’ultimo abitante di Ainielle, un paese abbandonato dei Pirenei sulle montagne di Sobrepuerto. Si chiama Andrés ed è il protagonista di “La pioggia gialla” di Julio Llamazares, pubblicato da Il Saggiatore.

Se ne sono andati tutti, tranne lui. Dei pastori e dei contadini, dei giovani e degli anziani, non è rimasto che lui.

Erano passati due mesi da quando gli abitanti di Casa Julio se ne erano andati tutti. Avevano aspettato la mietitura della segale ed erano andati a venderla a Biescas, insieme alle pecore e a qualche vecchio mobile. Erano partiti una mattina di ottobre che non era ancora giorno.
Avevano caricato tutto quello che potevano sulla cavalla e avevano preso il cammino dei monti. Per non salutarli, quella notte mi ero nascosto nel mulino. Lo facevo sempre quando qualcuno se ne andava, perché non volevo che vedessero il dolore che mi lasciava senza fiato ogni volta che un’altra casa di Ainielle veniva chiusa. E lì, seduto nella penombra, come un pezzo qualsiasi di una macchina che non serviva più a niente, li ascoltavo perdersi a poco a poco lungo il sentiero che porta a valle. Quella volta, però, sarebbe stata l’ultima.    

La pioggia gialla è la storia di un uomo che muore insieme al suo paese, è quella di un’esistenza sconquassata dall’incedere di una definitiva conclusione. Ed è la fine di un’intera comunità nonostante una strenua resistenza, malgrado una incrollabile caparbietà, a dispetto di una ferrea risolutezza.

La pioggia gialla è la perfetta descrizione di un’agonia, quella dell’uomo e quella del luogo; è memoria famigliare e di comunità. Nel silenzio spettrale della solitudine i gelidi inverni si avvicendano e riesumano anime e voci, fantasmi e respiri. Un’atmosfera fosca, e tuttavia affascinante, risucchia ogni cosa come un vortice potente e senza possibilità di salvezza.

Una narrazione permeata dall’ostilità della natura, dagli spessi strati di neve, da quella pioggia gialla che lentamente distrugge la calce delle pareti, i margini di calendari e foto e arrugginisce gli ingranaggi, persino quelli del cuore.

I vicoli e le strade si riempiono progressivamente di ortiche ed erbacce; le stalle e le case sono corrose dall’umidità e dal muschio; il vento non trova più ostacoli, i tetti crollano. Ainielle non è che l’estensione di un cimitero.
Ma se la morte ha qui tanta parte altrettanta ne ha la vita, la forza, la tenacia, la fermezza.

La pioggia gialla è uno scritto pervaso dal terrore dell’abisso sul cui orlo l’uomo si trova e dallo scorrere implacabile del tempo.

Il tempo fluisce sempre come un fiume: al principio è malinconico e ambiguo, poi diventa sempre più impetuoso con il passare degli anni. Rallenta come l’acqua tra le alghe tenere e il muschio dell’infanzia. Allo stesso modo precipita dalle gole in cascate che segnano l’inizio della sua accelerazione. Fino ai venti o ai trent’anni si ha la percezione che il tempo sia una sostanza strana che si alimenta di se stessa all’infinito senza consumarsi mai. Poi però arriva il momento in cui si scopre che gli anni sono traditori. Arriva sempre il momento in cui la gioventù finisce – nel mio coincise con la morte di mia madre – e il tempo si scioglie all’improvviso come un mucchio di neve colpito da un fulmine. E da quell’istante niente è più come prima. Da quell’istante i giorni e gli anni cominciano ad accorciarsi e il tempo diventa un vapore effimero simile a quello che si solleva dal ghiaccio quando si scioglie. A poco a poco il vapore avvolge il cuore e lo addormenta così che, quando decidiamo di rendercene conto, è troppo tardi per ribellarsi.

Un libro bellissimo su un mondo perduto, sulla memoria e sull’abbandono. Una scrittura dalla grande capacità evocativa che commuove e angustia.
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Sommario
La pioggia gialla - Julio Llamazares
Titolo
La pioggia gialla - Julio Llamazares
Descrizione
È l'ultimo abitante di Ainielle, un paese abbandonato dei Pirenei sulle montagne di Sobrepuerto. Si chiama Andrés ed è il protagonista di “La pioggia gialla” di Julio Llamazares, pubblicato da Il Saggiatore. Se ne sono andati tutti, tranne lui. Dei pastori e dei contadini, dei giovani e degli anziani, non è rimasto che lui.
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