La notte ha la mia voce – Alessandra Sarchi

2018-03-02T20:01:26+00:00 By |
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“Presto ho scoperto di essere morta.
Siccome però mi toccava continuare a vivere, ho tirato avanti. Credo che capiti a molti, se non a tutti, e i più fanno come me: tirano avanti, senza cedere alla tentazione di voltarsi indietro. Tentazione che prima o poi arriva.”

Questo il potente incipit di La notte ha la mia voce, libro che mi sono proposta di leggere in quanto finalista del Premio Wondy. Non conoscevo l’autrice. Ed è stata un’autentica sorpresa, non soltanto perché l’inizio folgorante rappresenta il preludio di un’intera narrazione forte e potente, ma anche per la raffinatezza del linguaggio e l’acutezza dei pensieri con le quali viene trattato l’argomento.
Dopo il breve prologo, la suddivisione del racconto in tre parti, la terra, l’aria e l’acqua rappresenta un vero e proprio percorso per l’anonima protagonista di La notte ha la mia voce. Un percorso dannatamente accidentato e impervio attraverso il quale dovrà passare l’accettazione di una nuova condizione fisica, di una lei altra. Un viaggio faticoso e necessario allo scopo di imparare di nuovo a vivere, al fine di incontrare il mondo con un corpo diverso da quello originario. Un corpo che ha ormai una differente dotazione in seguito all’incidente che l’ha costretta su di una sedia a rotelle.

“Le scarpe devo averle buttate via o regalate abbastanza in fretta. Un paio dopo l’altro, con la furia con cui ci si libera dei resti di un amore scaduto. Erano tutte coi tacchi, avevo portato tacchi non altissimi ma, nella mia nuova condizione, sufficienti a far penzolare i piedi come salsicciotti appesi. I tacchi sono fatti per essere premuti, per scricchiolare e gemere insieme al suolo calpestato, ma io non calpestavo più nulla.”

La svolta nel racconto è rappresentata dall’incontro con Giovanna, immediatamente ribattezzata Donnagatto per la disinvoltura nei movimenti fisici e nell’affrontare la vita; per l’esuberanza della voce che è la prima cosa che arriva a chi narra e per il generale gusto di provocare. Tutto ciò nonostante sia priva di un arto.

“Alla Donnagatto mancavano un piede e un polpaccio, in cambio roba posticcia. Eppure lei, nella mia testa, camminava.”

Giovanna lavora di notte, è la voce di un telefono erotico, è la voce grazie alla quale i clienti immaginano e in fondo vivono realtà alternative. È la voce di chi nutre un estremo desiderio di esistere, la voce che porta a confrontarsi con una condizione di mancanza fisica, ma non mentale, di mancanza materiale, ma non spirituale. Il racconto si snoda così attraverso la contrapposizione tra due caratteri, tra due differenti modi di affrontare il dolore, di realizzare la perdita di una perfetta condizione fisica.
Ho trovato la Sarchi straordinaria perché il fatto di avere una situazione prossima a quella dell’io narrante non ha banalizzato il testo, non lo ha reso incline al pietismo, non lo ha stigmatizzato a fini mediatici. E dunque gli elementi autobiografici che esistono non le hanno impedito di compiere un’indagine più profonda sulla libertà e sul coraggio.
La notte ha la mia voce è il terzo romanzo di Alessandra Sarchi edito, come i precedenti, da Einaudi. È stato nella cinquina finalista del Premio Campiello, selezione della Giuria dei Letterati, ed ha vinto il premio Mondello.
Un romanzo emozionante e duro, dal linguaggio puntuale e dallo stile impeccabile, ma che brilla di una luce intensa. La storia di vite spezzate, di disabilità pervenute, di un prima e di un dopo, ma soprattutto la vivida testimonianza della volontà di non cedere agli imprevisti della vita, del desiderio di non rinunciare alla propria vitalità e della forza necessaria a districare i nodi della propria esistenza.

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About the Author:

Sono nata nel profondo Sud e vissuta a lungo in una laboriosa città del Nord Est. Ho lavorato per quindici anni in una conosciuta multinazionale ma, quando la contezza del tempo che fugge mi ha investita, ho rinunciato a quel lavoro per dedicarmi a progetti ai quali pensavo da tanto. My-libraryblog è uno di questi. Audacia per alcuni, incoscienza per molti. Di fatto, per me, My Library è diventato uno spazio necessario, originato da un’antica passione per i libri unita ad una più recente per la comunicazione digitale. Mi consente di scrivere, di esprimere opinioni e di dedicarmi, senza velleità letterarie, ma in modo più serio, se così può dirsi, alla lettura. Quella lettura che talvolta è svago, evasione, divertimento, ma che più spesso è fucina di idee, è viaggio, è scoperta; quella lettura che alimenta il pensiero, stimola le domande, acuisce l’intuito e agevola i confronti; quella lettura che, se incoraggiata, rende i bambini degli adulti pensanti e liberi e, gli adulti, degli esseri umani consapevoli e migliori. La lettura? Tutto questo? Si, questo e anche più. Ho sempre creduto che studiare fosse un privilegio, che i libri potessero essere la chiave di comprensione per eccellenza, che la cultura, non soltanto quella scolastica, fosse il metodo più efficace per crescere, tenere insieme e nel contempo distinta, la varietà di persone esistenti al mondo. Libri e cultura insomma come “armi” pacifiche ed utili ad abbattere barriere, appianare dissidi e accettare diversità. Sognatrice è vero, ma non troppo. Leggete con me. Antonella Giustizieri