La morte a Venezia

Riassunto e recensione del libro

La morte a VeneziaOpera dello scrittore tedesco Thomas Mann, La morte a Venezia è un romanzo breve pubblicato nel 1912, noto al pubblico anche per la trasposizione cinematografica di Luchino Visconti nel 1971. Ne è protagonista Gustav “von” Aschenbach, un famoso autore tedesco cinquantenne, che ha dedicato la propria vita all’arte, ai canoni di perfezione e bellezza, alla misura e alla disciplina. Rimasto vedovo, consapevole della propria solitudine, della propria età, sta attraversando un periodo di forte crisi creativa e di stanchezza fisica. Per tali ragioni sente la necessità di allontanarsi dal suo tranquillo mondo e di raggiungere località mediterranee che possano fargli ritrovare il perduto vigore artistico e migliorare il suo stato di salute fisica. Dopo le inziali incertezze Venezia sembra essere la sua meta ideale. Ed è questa l’altra protagonista del racconto: una Venezia dalla bellezza tanto struggente quanto degradata, tanto affascinante quanto decadente. Una città in declino malata nel corpo, ma anche nello spirito sulla quale incombe una tragica pestilenza.
“Quest’era Venezia; beltà lusingatrice e ambigua, racconto di fate e insieme trappola per forestieri, città nella cui atmosfera corrotta l’arte ebbe in passato un esuberante rigoglio, e i musici composero suadenti melodie che addormentano voluttuosamente. Sembrava all’avventuroso viandante che i suoi occhi bevessero quella sontuosità, che i suoi occhi fossero accarezzati da quella musica; si ricordava anche che la città era ammalata e lo teneva nascosto per sete di guadagno, e con maggior frenesia spiava la gondola che gli ondeggiava davanti”
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A Venezia, città tormentata dalla calura estiva e dagli odori nauseabondi, oppressa dall’imminente esplosione del colera di cui tutti sanno, ma che scientemente nascondono, l’anziano scrittore viene sconvolto da un sentimento nuovo, da una passione insensata, da una irresistibile attrazione nei confronti di un giovane polacco non ancora quattordicenne. Tadzio, questo il nome del ragazzo, alloggia con la sua famiglia nel medesimo albergo e in lui lo scrittore riconosce immediatamente quell’ideale di bellezza classica, divina per certi versi, a cui aveva sempre aspirato. Lo scorrere delle pagine del racconto corrisponde alla progressiva perdita della ragione, all’abbandono del sé razionale a favore del sé istintivo, del sé proibito. Ed anche quando lo scrittore avrebbe potuto, ormai certo dell’epidemia del colera a Venezia, avvisare la famiglia di Tadzio e fuggire come molti altri turisti avevano già fatto, annebbiato in tutto il suo essere rimane al suo posto perché l’idea di non rivedere più il giovane gli è insopportabile.
“Era un passo che l’avrebbe ricondotto indietro, che l’avrebbe restituito a sé stesso; ma chi è fuori di sé nulla teme quanto il rientrare in sé”.
In una sorta di purificazione al contrario Gustav Aschenbach si libera della rettitudine, della probità che sempre l’avevano accompagnato per dare spazio alle passioni, insane e abominevoli, rimaste a lungo sopite, tenute a bada, soppresse.
Muore la città, ma muore anche l’uomo non tanto, o per lo meno non solo, dal punto di vista fisico, ma soprattutto nella sua coscienza, nella sua moralità. Ne La morte a Venezia emerge il contrasto tra ciò che è e ciò che appare, sia nell’uomo Aschenbach, sia nella città di Venezia: l’uno ridicolmente ossessionato dal ringiovanire il suo aspetto; l’altra palesemente rivolta a mascherare il suo declino e la sua malattia dilagante. Una confezione appariscente e brillante all’interno della quale ogni cosa marcisce; la decadenza fisica e morale di un individuo accompagnata da quella di una città. Un classico naturalmente, ma con delle chiavi di lettura decisamente moderne. Denso e coinvolgente, avveduto e triste, con una potenza stilistica e narrativa uniche.

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Risorse su La morte a Venezia di Thomas Mann

La morte a Venezia

La morte a Venezia

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In La morte a Venezia (1913) è narrata la storia di una passione senile dello scrittore Aschenbach, sullo sfondo di una Venezia equivoca e torbida in cui s'annuncia il colera: su quello sfondo morboso ed enigmatico la passione si chiarisce e si esalta, fino al crollo totale del tipico eroe manniano, travagliato dalla lotta incessante fra l'aspirazione eroica della perfezione e dell'autodisciplina e il decadentistico amore dell'irregolare e del dissoluto. Tristano è del 1903: torna, come nei...

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La morte a Venezia - Tristano - Tonio Kröger

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La morte a Venezia. Testo tedesco a fronte

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