La danza del gabbiano

Riassunto e recensione del libro

La danza del gabbianoLa danza del gabbiano è l’ultima fatica di Andrea Camilleri: prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo. Sta infatti per andare in vacanza con Livia che è già giunta a Vigàta. Solo un salto al commissariato per lasciare tutto in ordine e poi finalmente partire. Giunto in ufficio Montalbano chiama i suoi a raccolta. Manca solo Fazio, il più fedele e puntuale dei suoi uomini. Non è tornato a casa, il cellulare è muto; il timore diventa allarme. Il commissario ripercorre le più recenti tracce di Fazio: è stato visto per l’ultima volta al molo, aveva appuntamento con un vecchio compagno di scuola, un ex ballerino finito nei pasticci. Qualcuno poi l’ha notato in campagna, in una zona disseminata di pozzi artesiani, forse un cimitero di mafia. E in effetti un primo cadavere affiora.

“Fu verso le cinco e mezza del matino che non ce la fici cchiù a ristarisinni corcato coll’occhi sbarracati a taliare il soffitto.
Era ’na cosa che gli era principiata con le vicchiaglie: di solito, passata la mezzanotti, si stinnicchiava a letto, liggiva ’na mezzorata, appena che la vista accomenzava a fargli pupi pupi chiuiva il libro, astutava le luci del commodino, pigliava la posizioni giusta, che era di corcarisi supra al scianco destro, le ghinocchia piegate, la mano dritta aperta a palmo in su supra al cuscino e la guancia appuiata alla mano, ’nsirrava l’occhi e di colpo s’addrummisciva.
Spisso per fortuna annava avanti col sonno fino a matino, capace che se lo faciva in una sula tirata, ma inveci certi nuttate, come chista appena passata, fatte sì e no un dù orate di durmuta, s’arrisbigliava senza nisciun motivo e non c’era cchiù verso d’arrinesciri a ripigliari sonno.
Una volta, junto allo stremo della disperazioni, si era susuto e sinni era ghiuto a vivirisi mezza buttiglia di whisky, nella spiranza che gli faciva calare sonno. La conseguenzia era stata che s’era appresentato in commissariato all’alba e completamenti ’mbriaco.
Si susì, annò a rapriri la porta-finestra della verandina.
La jornata che s’appresentava ’na vera billizza, tutta tirata a lucito, pariva un quatro ancora frisco di colore.
La risacca assaccava però tanticchia cchiù forte del solito.
Niscì fora ed ebbe un addrizzuni di friddo. Si era a mità majo e in altri tempi già ci sarebbi stato un cavudo squasi estivo, invece la jornata pariva ancora marzulina.
Forsi si sarebbi guastata verso la fine della matinata. A mano dritta, da monte Russello, arrancava già qualchi nuvola nìvura.
Trasì, annò in cucina e si priparò il cafè. Si vippi la prima tazza e si chiuì in bagno. Quanno niscì, vistuto, pigliò la secunna tazza di cafè e se l’anno a viviri assittato nella verandina.
«Matutino è stamattina, commissario!».
Isò ’na mano in signo di saluto.
[……]
programma che avivano fatto era quello difirriarisi in tri jorni il Val di Noto e i paìsi del barocco siciliano che Livia non acconosciva.
Ma non era stata ’na decisioni facili.
«Senti, Salvo» gli aviva ditto lei al tilefono ’na simanata avanti «che ne diresti, dato che ho quattro giorni liberi, se vengo da te e ce ne stiamo un po’ in pace?».
«Mi faresti felice».
«Avevo pensato che magari ce ne potevamo andare in giro per la Sicilia. In qualche parte che non conosco».
«Mi pare una splendida idea. Oltrettutto per ora in commissariato non ho molto da fare. Sai già dove vorresti andare?».
«Sì, in Val di Noto. Non ci sono mai stata».
Ahi! Pirchì le spirciava di annare proprio là?
«Beh, certo il Val di Noto è incredibile, figurati, ma credimi ci sono altri luoghi che…».
«No, mi piacerebbe proprio andare a Noto, dicono che la cattedrale rimessa su è una meraviglia, e poi fare un salto, che so, a Modica, Ragusa, Scicli…».
«Beh, è un bel programma, non lo metto in dubbio, ma…».
«Non sei d’accordo?».
«Beh, in linea di massima sì, come no, figurati, ma forse converrebbe prima informarsi».
«Di che?».
«Sai, non vorrei che stessero a girare».
«Ma che dici? Che girano?».
«Non vorrei che mentre ci siamo noi girassero lì qualche episodio della serie televisiva… li fanno proprio in quei posti».
«E che te ne frega, scusa?».
«Come, che me ne frega? E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso… come si chiama… Zingarelli…».
«Si chiama Zingaretti, non fare finta di sbagliare. Lo Zingarelli è un dizionario. Ma torno a ripetere: che te ne frega? Possibile che tu abbia questi complessi infantili all’età che ti ritrovi?».
«Che c’entra l’età, ora?».
«Eppoi nemmeno vi somigliate». “

Questo è parte dell’incipit de La danza del gabbiano di Camilleri che si diverte con un simpatico paradosso ricordando la fortunatissima serie televisiva .. “E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso…”?
Buona lettura!

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La danza del gabbiano

La danza del gabbiano

Sellerio Editore srl. 2012

Una misteriosa scomparsa turba il commissario Montalbano, e proprio mentre sta per andare in vacanza con Livia: Fazio, il più fedele e puntuale dei suoi uomini, non è tornato a casa e il suo cellulare è muto.

La concessione del telefono

La concessione del telefono

Sellerio Editore srl. 2012

«Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia» (Andrea Camilleri).

Il nipote del Negus

Il nipote del Negus

Sellerio Editore srl. 2012

Anni 1929-1932. Il nipote del Negus, il principe Grhane Sollassié Mbassa, si trova a frequentare la Regia Scuola Mineraria di Vigàta. Da questo fatto vero Andrea Camilleri trae spunto per immaginare un «gustoso dossier, cose dette e cose scritte»: le lettere, i documenti, gli articoli di cronaca, in un clima di autentica stupidità generale.

Gran Circo Taddei

Gran Circo Taddei

Sellerio Editore srl. 2011

«Una sorta di campionario di uomini e donne di Sicilia. Non c’è che l’imbarazzo della scelta» (Andrea Camilleri). Sono otto i racconti che qui fanno libro e non semplice raccolta. Sono cronache e quasi apologhi, non si sa fino a che punto sempre e veramente d’altri tempi.

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