La coscienza di Zeno – Italo Svevo

2018-09-13T18:38:34+00:00 By |
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La coscienza di Zeno – Zeno Cosini decide di intraprendere una terapia, un percorso di cura, per liberarsi dai problemi e dai complessi che lo affliggono. Lo psicanalista, chiamato nel libro Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi salienti.

“Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero”.

L’estenuante lotta con la sua coscienza emerge dunque attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali della sua esistenza. Viene tratteggiata in questo modo la figura di un uomo “malato” per il quale la malattia appare come una condizione di normalità. Qualunque sua difficoltà, qualunque male scaturisce dalla “malattia”.

La malattia è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione. Di quella dei miei vent’anni non ricorderei gran cosa se non l’avessi allora descritta ad un medico. Curioso come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scotere l’aria.
Ero andato da quel medico perché m’era stato detto che guariva le malattie nervose con l’elettricità. Io pensai di poter ricavare dall’elettricità la forza che occorreva per lasciare il fumo.

Astenersi dall’accendere una sigaretta si rivela ogni volta un fallimento.

“Oggi, 2 Febbraio 1886, passo dagli studi di legge a quelli di chimica. Ultima sigaretta!!”
Era un’ultima sigaretta molto importante. Ricordo tutte le speranze che l’accompagnarono. M’ero arrabbiato col diritto canonico che mi pareva tanto lontano dalla vita e correvo alla scienza ch’è la vita stessa benché ridotta in un matraccio. Quell’ultima sigaretta significava proprio il desiderio di attività (anche manuale) e di sereno pensiero sobrio e sodo.

Ma non si tratta solo di questo. Gli sforzi di Zeno rappresentano l’inutile tentativo di raggiungere la posizione di buon marito, di amorevole padre, di capace uomo d’affari, tutti elementi che il protagonista ritiene vincenti nella vita. La sua ferma convinzione è che se riuscirà a smettere di fumare tutto cambierà. Cerca di correre verso quella che pensa essere la vera esistenza e la “salute”.
Zeno è in realtà incapace di sentirsi a suo agio in qualsiasi situazione. Vi è un abisso tra le sue intenzioni e i comportamenti effettivi. Ragionate e analizzate criticamente le prime, privi di volontà e contenuti veri, i secondi. Agisce per conseguire un risultato e ne ottiene un altro. Il suo matrimonio ne è un esempio eclatante.

Non v’è niente di più difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole. Lo si vede dal caso mio ove la decisione di sposarmi aveva preceduto di tanto la scelta della fidanzata.




Zeno si innamora della bella Ada, una delle tre sorelle Malfenti. Si sposerà invece con Augusta, quella meno desiderata. Immaginava che fosse bellissima, ma rimane fortemente deluso quando la vede per la prima volta. Solo successivamente Zeno rivaluterà l’aspetto fisico di Augusta e ridimensionerà il suo giudizio, finendo col credere che quella donna, sposata in seguito al rifiuto delle due affascinanti sorelle, sarebbe stata l’unica possibile compagna di vita. Questo non gli impedirà di intraprendere una relazione con un’altra donna.
Anche il rapporto con il padre, fatto di incomprensioni e di silenzi, è oggetto di analisi. Il padre è scontento di come vive Zeno, della sua incostanza e della sua arrendevolezza, nonché della sua incapacità di trovare una collocazione nella società.

Avevamo tanto poco di comune fra di noi, c’egli mi confessò che una delle persone che più l’inquietavano a questo mondo ero io.

Prima della morte del genitore, Zeno riceve da questi uno schiaffo che non saprà mai spiegare se dovuto all’incoscienza della malattia o alla volontà vera di punirlo. È un interrogativo che lo perseguiterà fino all’ultimo dei suoi giorni.
Questo libro è una pietra miliare della nostra cultura letteraria, è un capolavoro di scrittura. Vi emergono l’analisi psicologica del personaggio, l’inadeguatezza e l’inettitudine, la malattia e, in un certo senso, la “salute” dell’uomo e della società.
All’epoca della sua pubblicazione avvenuta nel 1923, non fu accolto in maniera benevola risentendo delle polemiche intorno alle idee di Freud. Svevo si interessò molto alla psicanalisi freudiana, ma il suo interesse fu caratterizzato da uno spirito polemico e ironico verso questa disciplina. Solo successivamente, anche grazie alle sollecitazioni di Joyce, La coscienza di Zeno si impose all’attenzione della critica italiana.
Un libro su cui riflettere, un viaggio descritto in maniera pungente e divertita nell’inconscio di un uomo da cui traspaiono ambiguità, contraddizioni e sensi di colpa.

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