La bambina celeste – Francesco Borrasso

2018-09-08T09:38:10+00:00 By |
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La bambina celeste – Edito dalla casa editrice Ad est dell’equatore, La bambina celeste è un libro di Francesco Borrasso.
Un autore sconosciuto, un esordio letterario, un volume piccolo unicamente nella sua dimensione. Un imperativo, per me, acquistarlo.
Mi ha attratto senza dubbio il titolo, ma la ragione vera è l’impossibilità di staccarmene dopo averne letto le prime parole.
Daniel Alberti ha quarantacinque anni ed è un pittore. Un tempo aveva una figlia e una moglie.



“Alcuni dolori sono semplicemente un pensiero che non riusciamo a uccidere. Alcune sofferenze ci germogliano dentro la testa, ci afferrano per i capelli e ci costringono a ricordare com’era quell’inferno in cui eravamo capitati. Sono forse riuscito a dimenticare quelle domande? Mai ci riuscirò e sarà un rimbombo continuo di Perché papà? Che succede, papà? Come faccio, papà?
Una notte, assalito da questi ricordi, mi sveglio cercando di mordere l’aria, mi cadono le parole di bocca, il sudore come l’impotenza mi sommerge. Non ricordo cosa le rispondevo; non ricordo di cosa parlavamo io e Victoria. Non ricordo com’è finita, con quali parole, a causa di quali azioni, quali gesti, quali assenze. La mia codardia resta viva; si manifesta soprattutto la mattina, quando mi sveglio, quando mi accorgo di non essere morto. Ho pensato di uccidermi, ho creduto di poter essere felice se un giorno mi fossi spento nel sonno; invece se faccio la somma di tutte le albe di questi ultimi anni, non ne ricordo una in cui non ho provato un pizzico di piacere nel ritrovarmi ancora vivo.”

La piccola Giorgia a soli quattro anni scopre un mal di testa terrificante, non riesce a stare più in piedi, vomita spesso. Tutto il mondo di Daniel si sgretola quando il medico rivela che la sua bambina è affetta da un tumore al cervello che la porterà alla morte. Un racconto il cui epilogo si conosce immediatamente e tuttavia scritto in maniera tale da indurre con forza alla lettura. È il dolore il protagonista de La bambina celeste, un dolore forte e crudo, netto e inestirpabile. È la disperazione di un padre per la sua bambina che non crescerà mai, è la desolazione di un uomo per l’amata famiglia che si sfalda a causa dell’inettitudine a starsi vicino. Borrasso descrive perfettamente la circostanza per cui l’amore non basta, quella situazione rappresentata dal baratro della morte, quella sostenuta dall’abisso in cui cade anche la coppia più stabile e affiatata. Victoria e Daniel si sono incontrati, si sono innamorati, sono diventati genitori. Avevano una vita nel cui perimetro riuscivano ad essere felici, una vita che è ormai svanita.

“Ho un’immagine: cielo pulito, il sole, un azzurro terso che si riflette negli sguardi; Victoria cammina verso di me, si alza appena la gonna lunga per camminare meglio; i capelli dietro l’orecchio, i capelli che scendono sulla spalla; lei sorride, io ho caldo e sono disteso all’ombra di un noce. Il ventre sporge di già, è femmina: Giorgia. L’abbiamo deciso tra l’insonnia e certe colazioni piene di calorie.
Mi si ferma il cuore parlando di quei momenti, si ferma e riparte con un tonfo dall’interno.
Come in una tela che finisce per sfaldarsi, noi non ci siamo più.”




Un esordio affatto semplice quello di Francesco Borrasso, ma senza dubbio riuscito. La bambina celeste destabilizza anche se hai piena cognizione di quello stai per leggere, anche se sai come va a finire e lo sai subito. Emergono il senso di solitudine, l’angoscia avvolgente del male assoluto, la consapevolezza imperante di non poter fuggire in alcun luogo, né fisico né immaginario, che possa lenire la perdita di un figlio. Non c’è parola, non c’è sostegno, non c’è forma d’arte, non c’è religione che possano servire, se non la follia.
Francesco Borrasso è stato capace di dare voce ad una disperazione indicibile, a una di quelle impossibilità della vita contro cui l’uomo si schianta, ad una di quelle situazioni definite contro natura per eccellenza. Una lettura commovente, ma che non indugia nel sentimentalismo, una lettura che non dimenticherò.

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