L’eleganza del riccio – Muriel Barbery

2018-03-01T07:26:36+00:00 By |
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L'eleganza del riccioSecondo romanzo di Muriel Barbery, L’eleganza del riccio è stato in Francia una delle sorprese editoriali del 2006. Due anni più tardi, in Italia ha conquistato il primo posto della classifica generale dei libri. Ne è protagonista l’anonima portinaia Renèe, una vedova ultracinquantenne che si considera bassa e bruttina. Renèe appare ignorante, sciatta e, per certi versi, volgare. Il racconto denuncia l’ipocrisia e il pregiudizio di una parte della società alto-borghese, quella di Parigi, quella del palazzo di Rue de Grenelle in cui Renèe lavora. Nel medesimo edificio abita Paloma, arguta ragazzina di dodici anni, figlia di un ottuso Ministro della Repubblica. Renèe e Paloma non si conoscono, ma sono accomunate dalla consapevolezza di non poter essere comprese e si nascondono per questo al mondo. Sono convinte che è più opportuno mostrarsi come gli altri vogliono, piuttosto che apparire per quello che sono. Sentono l’esigenza di omologarsi alla mediocrità circostante da una parte, e quella di fuggire da una realtà quotidiana troppo stretta dall’altra.
Un abisso separa la Renèe che tutti vedono da quella che è realmente. È una donna fuori dal comune, intelligente e coltissima che, da autodidatta, si è formata un invidiabile bagaglio culturale. Ha molteplice interessi, adora la filosofia, l’arte, la pittura e la cultura giapponese. Anche Paloma è una bambina perspicace e acuta che ama studiare senza darlo troppo a vedere, perennemente in conflitto con se stessa e con la famiglia mediocre e vuota da cui non si sente minimante compresa.
Due maschere che, quando si incontrano grazie a Monsier Ozu, si rivelano l’una all’altra a dispetto della differenza di età e di provenienza sociale.
Un libro che alcuni hanno apprezzato grandemente, che altri hanno detestato, che altri ancora hanno considerato sopravvalutato. Non tutti, per esempio, hanno gradito i riferimenti filosofici di cui la scrittrice è prodiga essendo docente di filosofia. Secondo me sono ben inseriti nel testo ed insieme ad una sottile ironia rendono il racconto fluido e godibile.

Ve ne suggerisco la lettura perché al di là di mille opinioni e recensioni, sono sempre personalissime le impressioni che parole, atmosfere e intrecci lasciano dentro di noi. Un racconto malinconico, dall’epilogo inaspettato, dai numerosi spunti di riflessione, non sempre coerente, ma per alcuni versi geniale.
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