Jalna

Non avevo mai sentito parlare di Mazo de la Roche. Mi sono rivolta alla sua biografia: prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize, tra le più importanti scrittrici canadesi del ventesimo secolo, vissuta insieme a Caroline Clement, adottata ufficialmente come sorella, figura misteriosa e controversa a tal punto da ispirare il film “The Mystery of Mazo de la Roche”. Tutte queste informazioni mi hanno incuriosito e indotto a leggere il primo libro di una lunga saga familiare, ben sedici volumi, uscito per Fazi nel luglio appena trascorso, dal titolo Jalna. Sin dagli anni Venti, questo romanzo ha conquistato milioni di lettori risultando secondo soltanto a Via col vento. Ora ha conquistato anche me.

È la storia della numerosa famiglia Whiteoak che risiede in una grande tenuta nell’Ontario, Jalna appunto. Jalna come la città indiana nella quale i capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline Court, si sono conosciuti.

Tutti lo trovarono un nome grazioso, e Jalna si rivelò pervasa da un’atmosfera di allegria e di inespugnabile benessere. Sotto quel grappolo di camini dalla foggia pittoresca, circondati da un parco senza pretese con il suo viale d’accesso breve e curvilineo, con le migliaia di acri che si estendevano come un verde mantello tutto intorno, i Witheoak erano felici come possono esserlo degli esseri umani.

Da allora sono trascorsi molti anni e Adeline è ormai una nonna vedova, in procinto di spegnere cento candeline. È circondata da figli e nipoti che le portano rispetto nonostante l’irriducibile e bellicosa indole.
Splendida la vena umoristica e la sagacia con cui vengono descritti tutti gli appartenenti alla famiglia partendo dai figli di Adeline, Nicholas ed Ernest, ormai settantenni; proseguendo con l’unica nipote femmina Meg; e poi ancora con il nipote più grande e capofamiglia Renny; con i nipoti Eden, Piers, Finch e Wakefield, e infine con le due giovani donne, Pheasant e Alayne, che a loro si aggregano andando a rompere un equilibrio familiare già piuttosto incerto. Ma se l’ingresso in famiglia della colta e affascinante americana Alayne è salutato con evidente favore, quello di Pheaseant, giovanissima figlia illegittima del vicino, è ritenuto un vero e proprio oltraggio.
La maggior parte delle vicende si svolgono entro i confini di questa dimora la quale assume una tale importanza da sembrare viva. Jalna sa essere accogliente e amorevole come una madre, ma anche arcigna e opprimente come una matrigna.
Anche gli animali hanno un ruolo di rilievo nelle vicissitudini della famiglia Whiteoak: cani, gatti, volatili e cavalli sono perfettamente inseriti, alcuni in maniera anche molto pittoresca, in buona parte della narrazione.
Ho trovato particolarmente brillante la descrizione delle dinamiche familiari intorno ai pasti, quando emerge quella voracità di chi pretende tutto, e non soltanto a tavola.

Attorno al tavolo era radunata una folla vociante, e tuttavia le chiacchiere vigorose non facevano certo passare il cibo in secondo piano. Era tutto un andirivieni di piatti fumanti e un energico tintinnare di coltelli e forchette. Ogni tanto un commensale impegnato a masticare e parlare doveva fermarsi a mandare giù un sorso di tè caldo, per sgomberare la bocca dal cibo e tornare a esprimersi liberamente.

Ho apprezzato gli ambienti, ed anche qui mi soffermo sulla sala da pranzo, la cui rappresentazione è così vivida da essere catapultati al centro di questi convivi.

La sala da pranzo era molto grande e piena di mobili massicci che avrebbero adombrato e gettato nella depressione una famiglia meno energica di quella. La credenza e le vetrinette raggiungevano quasi il soffitto, dal quale incombevano massicci cornicioni; mentre le imposte e i tendaggi in velours giallo, trattenuti da cordoni spessi come canapi dalle cui estremità pendevano nappe simili alle statuine dell’arca di Noè, escludevano ogni influenza esterna. In quella stanza i Whiteoak potevano bisticciare, rimpinzarsi, bere e quant’altro, sicuri che il mondo non li avrebbe disturbati.

Quella di Mazo de la Roche è una penna affilata e briosa. Da essa è nata una storia ricca di personaggi vitali, alcuni avvinti da legami forti, altri lusingati da relazioni fragili. La trama fluida e la scrittura frizzante agevolano l’esternazione di sentimenti e stati d’animo, favoriscono il palesarsi di passioni e amori, risentimenti e odi. L’incontaminata natura canadese, con i suoi colori e la sua quiete, costituisce la perfetta cornice di questa tela di valore.
Se amate le saghe familiari, mettetevi comodi, vi attendono cent’anni di intrecci e seduzioni, di verità e menzogne, di segreti e rivelazioni.
Ed io sono già in attesa del prosieguo.

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Sommario
Jalna - Mazo de la Roche
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Jalna - Mazo de la Roche
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Non avevo mai sentito parlare di Mazo de la Roche. Mi sono rivolta alla sua biografia: prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize, tra le più importanti scrittrici canadesi del ventesimo secolo, vissuta insieme a Caroline Clement, adottata ufficialmente come sorella, figura misteriosa e controversa a tal punto da ispirare il film “The Mystery of Mazo de la Roche”. Tutte queste informazioni mi hanno incuriosito e indotto a leggere il primo libro di una lunga saga familiare, ben sedici volumi, uscito per Fazi nel luglio appena trascorso, dal titolo Jalna. Sin dagli anni Venti, questo romanzo ha conquistato milioni di lettori risultando secondo soltanto a Via col vento. Ora ha conquistato anche me.
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