Io non ho paura – Niccolò Ammaniti

2018-03-03T14:26:30+00:00 By |
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Scritto da Niccolò Ammaniti Io non ho paura è un romanzo, pubblicato da Einaudi nel 2001, dal quale è stato tratto due anni dopo, l’omonimo film diretto da Gabriele Salvatores. È l’estate del 1978 avvolta dall’abbraccio di un caldo torrido.
Il narratore di questa storia è Michele Amitrano, un bambino di nove anni di Acqua Traverse, frazione sperduta nella campagna di un Sud Italia non identificato.

Due case da una parte, due dall’altra. E una strada, sterrata e piena di buche, al centro.
Non c’era una piazza. Non c’erano vicoli.
C’erano però due panchine sotto una pergola di uva fragola e una fontanella che aveva il rubinetto con la chiave per non sprecare acqua.
Tutto intorno i campi di grano.

L’unica cosa che si era guadagnata quel posto dimenticato da Dio e dagli uomini era un bel cartello blu con scritto in maiuscolo ACQUA TRAVERSE.

Il paesaggio è caratterizzato da un forte contrasto di luci e ombre, da un dissidio di sole abbagliante e oscurità notturna. Quasi allo stesso modo il racconto alterna momenti buffi e divertenti del mondo infantile a difficoltà e drammi del mondo adulto. Da una parte c’è la storia vista con gli occhi di un bambino, dall’altra la tragedia che coinvolge gli uomini del paese.
La vita di Michele cambia quando, durante una delle lunghe pedalate con la piccola banda di amici, scopre un luogo in cui è tenuto in ostaggio un bambino suo coetaneo.

Acquattato dietro un cespuglio ho spiato la casa. Era silenziosa e tranquilla. Niente sembrava cambiato.
Se erano passate le streghe avevano rimesso tutto a posto. Mi sono infilato tra i rovi e mi sono ritrovato nel cortile.
Nascosto sotto la lastra e il materasso ci stava il buco.
Non me l’ero sognato.
Non riuscivo a vederlo bene. Era buio e pieno di mosche e saliva una puzza nauseante. Mi sono inginocchiato sul bordo.
-Sei vivo?
Nulla.
-Sei vivo? Mi senti?

Si trova così a dover affrontare paure e rischi legati a tale ritrovamento. È un viaggio alla scoperta di sé e della realtà che lo circonda che purtroppo è ormai lontana dall’età dei giochi, dallo stupore, dalla fervida immaginazione dei piccoli. Sullo sfondo di campi, di spighe, di colline, di case isolate, emergono il tema dell’amicizia, del tradimento e dei rapporti con i genitori; vi si respira a tratti l’atmosfera delle opere di Calvino e Twain. Punto di forza del racconto è proprio il punto di vista del bambino. L’amicizia è il sentimento principe, quel legame talmente forte da andare oltre l’angoscia nata dalla situazione, basata su valori morali, su speranza e fiducia. Un sentimento che supera la malvagità e la sete di denaro. Ammaniti è riuscito a utilizzare uno stile semplice e fluido pur trattando argomenti complessi e delicati. Le descrizioni dei luoghi unite all’esplicitarsi dei pensieri del protagonista sono efficaci ed emozionanti. Una storia coinvolgente e brillante, capace di riportare alla memoria alcune di quelle sensazioni infantili che, con il passare del tempo, inevitabilmente sbiadiscono.

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