Nell’ambito del “Salento Book Festival è stato un piacere incontrare Franco Arminio e rivolgergli alcune domande.

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, centro dell’Irpinia orientale in provincia di Avellino. Collabora con diverse testate locali e nazionali come “il manifesto”, “Il Mattino” di Napoli, “Ottopagine”, “Corriere del Mezzogiorno”, ed è animatore del blog “Comunità Provvisoria”. Paesologo, Arminio racconta i piccoli paesi d’Italia, e ha realizzato anche vari documentari. Nel 2009, con Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia(Laterza) ha vinto il Premio Stephen Dedalus per la sezione “Altre scritture”. Nel luglio 2011, con Cartoline dai morti (Nottetempo) ha vinto per la seconda volta il Premio Stephen Dedalus per la sezione “Altre scritture”.
Tra i suoi libri: Viaggio nel cratere (Sironi, 2003), Circo dell’Ipocondria (Le Lettere, 2006), Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia(Laterza, 2008), Poeta con famiglia (Edizioni d’If, 2009), Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta (Laterza, 2009), Cartoline dai morti(Nottetempo, 2010), Oratorio bizantino (Ediesse, 2011, prefazione di Franco Cassano), Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori, 2013), La punta del cuore, una raccolta di poesie dedicate alla madre (Mephite, 2013) e Nuove cartoline dai morti (Pellegrini, 2016).

Buonasera Franco, è un vero piacere incontrarla nell’ambito di questo festival che unisce sei paesi del Salento che fanno rete per promuovere la cultura. Prima di ogni altra cosa le vorrei chiedere: come nasce Franco Arminio paesologo?

Nasco in un piccolo paese e vivo nel paese in cui sono nato. Mi sono sempre occupato del mio paese. Ad un certo punto ha cominciato a starmi un po’ stretto. Non ho mai creduto nella città e comunque non potendo andare via ho trovato una soluzione di compromesso andandomene a vedere i paesi vicini, andando nei dintorni. È una sorta di viaggio nei dintorni la “paesologia”, per lo meno all’inizio. È nata quindi da una doppia impossibilità: quella di fuggire dal paese e quella di restare.

Il desiderio di andare altrove esiste?

Io sono un viaggiatore sedentario. Adesso viaggio molto, ma non ho mai provato questo fascino dell’altrove, dell’Africa o dell’Asia. Per me era importante la piazza del paese vicino. Se hai gli occhi giusti puoi trovare l’esotico anche immediatamente fuori casa o a dieci km da casa tua. È tutta una questione di sguardo.

Ho postato sul mio blog alcuni suoi versi bellissimi in cui emergono i concetti di distanza e intimità:
“Ci vuole per salvare i paesi
un nuovo tipo di abitante,
qualcuno che viene e che va: distanza e intimità.”

Qui mi riferivo agli amministratori, al governo dei paesi. Secondo me i paesi non si salvano o non si governano solo dal paese perché c’è l’infiammazione della residenza e non si governano soltanto da lontano perché la distanza non ti consente di conoscere. Ci vuole un mix di distanza e intimità. In altre parole il paese non lo puoi affidare solo ai paesani, ma neanche solo ai forestieri. Ci vuole un intreccio di queste due componenti.

Ai ragazzi che non hanno chances e decidono di andare via che cosa direbbe?

Intanto è un grande problema la mancanza di lavoro. Ci vuole un grande piano per il lavoro giovanile nel Mezzogiorno, investimenti pubblici importanti per questi paesi. Credo però che ci sia una parte di giovani che vanno via perché il paese sta stretto, perché c’è il mito della grande città, perché uno pensa che a Milano o a Berlino possa trovare di più. C’è anche una componente psicologica in questo atteggiamento. Io dico che se ci sono le condizioni meglio provare a stare qui. Meglio guadagnare 1000 euro in Salento che 2000 a Milano. Con 1000 euro qui puoi farcela, a Milano no. Io perciò direi che, dove e quando possibile, è meglio restare e magari anche a chi è andato via, di tornare. Se tu vivi e lavori qui fai qualcosa per la tua vita e per la vita del posto; a Milano, se ti va bene, fai qualcosa per la tua vita e basta. Non è che incidi sulla vita del luogo.

“Questi paesi erano miseria e veleno.
Da qui si partiva senza aver mai accarezzato un seno.”
Questi versi mi hanno fatto ritornare indietro nel tempo e mi hanno fatto pensare a quando diciottenne, senza alcuna esperienza o meglio solo con l’esperienza scolastica di liceale, sono partita per il Nord. Ho imparato a conoscere e ad apprezzare il Salento abitando a circa un migliaio di km di distanza. Un vero paradosso, non le sembra?

Accade più spesso di quanto si creda. Nel lungo periodo questi posti ce la faranno. La parte più difficile l’abbiamo superata. I paesi hanno resistito a questo processo di modernizzazione cominciato negli anni Sessanta e che è durato fino a qualche anno fa. C’è stata una forte pressione a modernizzare, a rottamare il mondo contadino. Questo urto che il paese ha subito, e che ha causato dei danni, ha fatto il suo tempo e la realtà urbana non ha più quell’appeal che aveva negli anni Settanta. Sta tornando il tempo dei paesi, il tempo della terra. C’è un po’ di smarrimento, questo si.  Abbiamo lasciato la civiltà contadina, ma non ne abbiamo ancora di fatto un’altra. Noi non siamo la Norvegia, non siamo Francoforte. C’è una sorta di sbandamento antropologico.

Qual è la sua formazione, non tanto scolastica, ma di letture che l’hanno portata o aiutata a diventare Franco, il poeta paesologo?

A scuola non ho studiato molto. Non sono stato un bravo studente, e non lo dovrei neanche dire perché a scuola si deve studiare. Ero irrequieto e non mi piaceva stare seduto. Ho letto di tutto, molti poeti ovviamente, ma non avevo un poeta prediletto. Molta poesia italiana e anche francese; non ho molto amato la poesia americana o la beat generation che andava di moda quando ero giovane.

Il claim del Salento Book festival è “Spalanca gli orizzonti”. Quali sono i suoi progetti per il futuro? Quali sono i suoi orizzonti?

Intanto di continuare il mio lavoro di paesologo. Uscirà un mio libro a ottobre e poi anche un film. Ma soprattutto vorrei continuare ad accendere focolai di passione, per la poesia e per la comunità, nei luoghi dove vado.

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Intervista a Franco Arminio
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Intervista a Franco Arminio
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Franco Arminio - Nell'ambito del "Salento Book Festival" è stato un piacere incontrare Franco Arminio e rivolgergli alcune domande. Come nasce Franco Arminio paesologo? Nasco in un piccolo paese e vivo nel paese in cui sono nato. Mi sono sempre occupato del mio paese. Ad un certo punto ha cominciato a starmi un po’ stretto. Non ho mai creduto nella città e comunque non potendo andare via ho trovato una soluzione di compromesso andandomene a vedere i paesi vicini, andando nei dintorni. È una sorta di viaggio nei dintorni la “paesologia”, per lo meno all’inizio. È nata quindi da una doppia impossibilità: quella di fuggire dal paese e quella di restare.
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