Intervista a Eleonora Marangoni

Di |2019-06-11T19:30:49+00:00Giugno 11th, 2019|

Nell’ambito del “Festival Armonia. Narrazioni in Terra d’Otranto ho avuto il piacere di incontrare Eleonora Marangoni e rivolgerle alcune domande.

Eleonora Marangoni è nata a Roma, si è laureata a Parigi in letteratura comparata e lavora come copywriter e consulente di comunicazione. Ha pubblicato il saggio Proust et la peinture italienne (Michel de Maule, 2011), il romanzo illustrato Une demoiselle (Michel de Maule, 2013) e Proust. I colori del tempo (Mondadori Electa, 2014). Nel 2017 ha vinto il Premio Neri Pozza con Lux.

Eleonora è un vero piacere incontrarti. Lux è un libro bellissimo che ho letto d’un fiato e per il quale ho girato una videorecensione molto sentita. Vorrei cominciare subito col chiederti una mia curiosità. C’è un momento nella tua vita che puoi definire come quello in cui hai deciso di fare la scrittrice?
Un momento preciso no, ma c’è proprio una fase della mia vita. Ho studiato inizialmente a Roma Comunicazione internazionale, poi in Francia Letteratura comparata, poi a New York Visual design. Ho messo tutto insieme e per un po’ di anni ho progettato libri illustrati. In realtà era un modo sghembo di occuparmi di libri, un modo però visivo, prettamente da art director, da grafico, da chi coordina l’interazione tra il testo e le immagini. Ma c’era sempre qualcosa che mancava e che volevo fare. Ho sempre letto e scritto tantissimo, ma esclusivamente per me. L’intuizione di volersi scrittrice non è stata fulminante, ma progressiva. In più arrivo da un inizio da saggista in quanto i primi libri che ho scritto sono su Proust. Sono usciti prima in Francia e sono stati scritti in francese. Un conto è scrivere saggi, un conto è scrivere romanzi. Però così mi sono avvicinata a quello che volevo fare. Quindi è stata un’evoluzione, un percorso. E adesso guardandomi indietro, ogni passo ha avuto la sua ragion d’essere, la sua motivazione.
Sono certa che questa formazione poliedrica e in differenti città si riversa nei tuoi scritti ed è senza dubbio un valore. Hai citato Proust che hai “incontrato” tramite la Recherche da giovanissima. Qual è il ruolo di Proust nel tuo percorso e in Lux ?
Il ruolo di Proust nella mia vita non riesco neanche a definirlo bene, perché è veramente enorme. Però non credo che “Lux” sia un libro proustiano. Siamo quello che leggiamo, quello che mangiamo, quello che facciamo e quindi inevitabilmente gli autori che preferiamo, che rincorriamo, che sottolineiamo in qualche modo entrano a far parte della storia di una prosa, di un modo di voler scrivere, ma spesso involontariamente. Non cercavo un effetto proustiano, non volevo che Lux fosse in alcun modo un romanzo proustiano e quindi, se c’è finito, c’è finito inconsciamente. Mentre consciamente ci sono finite influenze diversissime, più inglesi o più italiane. Penso a Rebecca West, alla Ortese, a Peter Cameron, però Proust almeno razionalmente lo terrei fuori. Un padre, ma non un fantasma spero.
Hai già anticipato alcuni nomi di autori a cui ti ispiri. Ma mentre scrivi che cosa ti suggestiona o ti condiziona?
Di autori ce ne sono molti altri naturalmente. Mentre scrivo evito accuratamente di leggere romanzi. Leggo saggi, fumetti, parole crociate, opuscoli. E venendo da una formazione pittorica, visiva, grafica, estetica se vuoi, tutto confluisce. Anche film, fotografie, dipinti. Un quadro banalmente può ispirare un libro. Il ruolo del Sud, della luce, è qualcosa di anche molto visivo.

Lux è un libro affascinante. Possiede una vera e propria luce e mai titolo fu più azzeccato. Parla di oggetti, di persone che non ci sono più, ma che in realtà sono più presenti delle presenze vere e proprie. Come nasce?
Avevo scritto le prime venti righe, ormai cinque anni fa, che non sono mai cambiate. C’è il nome di un personaggio, Sophie Selwood, che originariamente era diverso. È lei una presenza assenza che ho cercato, voluto e difeso. Ai fini di una trama e di uno svolgimento drammatico poteva sembrare ininfluente. In realtà no. Era volutamente così. Era volutamente lì e altrove in una dimensione che è imprendibile, che è metafisica e reale insieme. Quindi a parte lei, avevo scritto quelle venti righe che sono rimaste tali e quali. Avevo l’idea di un suono, di una luce, di un qualcosa che avrei voluto raccontare ma non sapevo minimamente quale sarebbe stata la storia vera e propria. Le ho poi riprese e pian piano, anche con grande innocenza, è nata una storia. Ma non sapevo dove sarei finita. Non credo a quelli che sostengono che i personaggi dettino quello che accade nel romanzo. Non credo sia vero. C’è un desiderio, una volontà, una lungimiranza, ma ai fini della storia non sapevo dove sarei andata a parare. Sapevo che avrebbe avuto un suono e una visione molto precisi e a quelli ho cercato di tenere fede.
Siamo al Sud. I festival letterari come questo credo siano occasioni per dire che il Sud è ai margini da un punto di vista geografico, ma non ai margini da un punto di vista culturale e sociale. Anche Lux è ambientato al Sud. Qual è la tua idea di Sud? Che cosa significa per te andare a Sud?
Si è sempre a Sud di qualcosa e viceversa a Nord di qualcos’altro. Sono romana e il sud per me inizia a Roma e va giù e Firenze è già nord. Faccio una divisione geografica che è sicuramente mia. Poi sento magari persone di Foggia che non sono mai state a Bari perché è troppo a sud. Ognuno ha le sue localizzazioni. Nella mia idea il Sud è innanzitutto luce; è l’idea di un’altra dimensione, in cui rallenti, in cui l’importante viene fuori più nettamente, in cui tutto in un certo senso è più distillato. Prendi infinitamente più tempo, qui le cose importanti sono altre, vi è un focus diverso. Non parlo di lentezza o di indolenza, ma di pazienza e profondità. Alcune cose, i sentimenti, le realizzazioni, anche solo i pensieri vengono fuori solo se li lasci affiorare e a volte ci mettono molto tempo. E il Sud e le isole permettono maggiormente una dimensione differente e distaccata da ciò che apparentemente è reale, concreto e tangibile.

Un’ultima domanda Eleonora. Hai già in mente un’altra storia?
Un’altra storia no. Ho in mente alcune ambientazioni. Mi sto prendendo il tempo di cavalcare l’onda che è lunga, ormai sono due anni e mezzo, e credo che in virtù di questa lentezza sia anche giusto fare così, quindi lasciare che una nuova storia respiri, che prenda forma e vita. E poi sono qui, voglio continuare a scrivere e a fare un sacco di cose ancora.

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La videorecensione di My Library

Videorecensione di "Lux" di Eleonora Marangoni

Edito Neri Pozza, Lux è il romanzo d'esordio di Eleonora Marangoni. Una storia incantevole e originale, dotata di uno stile raffinato e colto, che vi consiglio di leggere senza indugio.

Pubblicato da My library su Mercoledì 24 aprile 2019

Le recensioni riguardanti Eleonora Marangoni

Lux – Eleonora Marangoni

Lux di Eleonora Marangoni - Edito Neri Pozza, Lux è il romanzo d’esordio di Eleonora Marangoni. Proposto da Sandra Petrignani, è tra i dodici semi finalisti del premio Strega 2019. Ne è protagonista Thomas Edwards, un giovane italo inglese, di buona famiglia, architetto. Gestisce con successo uno studio di light design ed ha una relazione con Ottie, una chef inglese in carriera. In apparenza sembra che non manchi nulla alla sua vita, ma Thomas vive realmente in maniera superficiale e schiva; ama ancora perdutamente Sophie e il ricordo di lei, che non vede da anni, è una presenza fissa e persino tangibile.

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Eleonora Marangoni - Nell'ambito del "Festival Armonia. Narrazioni in Terra d'Otranto" ho avuto il piacere di incontrare Eleonora Marangoni e rivolgerle alcune domande. - Eleonora è un vero piacere incontrarti. Lux è un libro bellissimo che ho letto d’un fiato e per il quale ho girato una videorecensione molto sentita. Vorrei cominciare subito col chiederti una mia curiosità. C’è un momento nella tua vita che puoi definire come quello in cui hai deciso di fare la scrittrice? Un momento preciso no, ma c’è proprio una fase della mia vita. Ho studiato inizialmente a Roma Comunicazione internazionale, poi in Francia Letteratura comparata, poi a New York Visual design. Ho messo tutto insieme e per un po’ di anni ho progettato libri illustrati. In realtà era un modo sghembo di occuparmi di libri, un modo però visivo, prettamente da art director, da grafico, da chi coordina l’interazione tra il testo e le immagini. Ma c’era sempre qualcosa che mancava e che volevo fare. Ho sempre letto e scritto tantissimo, ma esclusivamente per me.
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