Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway

2018-07-21T17:34:44+00:00 By |
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Lo scrittore statunitense Ernest Hemingway pubblicò Il vecchio e il mare, per la prima volta sulla rivista Life, nel 1952. L’anno successivo ricevette il Premio Pulitzer e, quello dopo ancora, il Premio Nobel per la Letteratura.

Santiago è un vecchio pescatore cubano abbandonato dalla buona sorte. Sono ormai diventati ottantaquattro i giorni in cui torna a riva a mani vuote.
Manolo, il ragazzo che fin da bambino lo accompagna in barca, a cui ha insegnato ogni cosa del mestiere di pescatore e al quale è molto legato, è stato costretto dai genitori a pescare su un’altra imbarcazione. Tutti, a questo punto, ritengono Santiago un vecchio privo di risorse, colpito dalla sfortuna. Vive solo, nella capanna del suo piccolo villaggio, abbandonato da tutti, deluso e sfiduciato.
Manolo ricambia però il suo affetto e non manca di far capire a Santiago che preferirebbe pescare con lui. Lo va a trovare tutte le volte che può, cerca di aiutarlo trasportando le lenze o la fiocina o la vela, gli procura le esche. E quando lo vede tornare sconfitto si sente infinitamente triste e impotente.
Santiago esce per mare di nuovo e, questa volta, un enorme pesce abbocca all’amo, trascinando al largo la sua piccola barca. È una lotta durissima quella tra Santiago e quel pesce spada lungo più di cinque metri. Dura tre giorni e tre notti. Sono momenti difficili durante i quali il vecchio desidera l’aiuto e il conforto di Manolo. Il pensiero del ragazzo lo accompagna sempre e lo sostiene quando sta per cedere. Ma ad aiutarlo c’è anche l’idea di un altro uomo, l’italo-americano Joe Di Maggio, esempio impareggiabile di capitano della squadra di baseball di New York. Sono questi i momenti più intensi, di maggiore concentrazione, di strenua tensione in cui il soliloquio in qualche modo lo aiuta a non demordere.
Santiago nutre un rispetto profondissimo per quell’enorme marlin.
Sono simili loro due, lottano strenuamente entrambi, l’uno per la pura sopravvivenza, l’altro per dimostrare, prima di tutto a sé stesso, di non essere un uomo finito. È Santiago ad avere la meglio, ma la sua piccola odissea non è ancora finita…
Una trama e una struttura tanto semplici, quanto efficaci queste de Il vecchio e il mare. Un linguaggio scorrevole che non manca però di termini tecnici sul mondo della pesca. Ma Il vecchio e il mare è soprattutto un elogio della forza e della perseveranza, del coraggio e del rispetto nei confronti delle forze della natura. Un brillante esempio di caparbietà, di determinazione, di vigore, di vitalità e di fiducia.
Emergono bene i temi dell’amicizia e dell’affetto, ma anche quelli dell’abbandono e dello sconforto di chi è ormai vecchio.

“Si accorse di come era piacevole avere qualcuno con cui parlare invece di parlare soltanto a sé stesso e al mare.”

Breve e incisivo, Hemingway incoraggia a credere in se stessi e a fare tesoro di ciò di cui si dispone.

“Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è.”

E il risultato, il lieto fine in fondo, non è la sola cosa che conta: è piuttosto come si affrontano le paure, come si combatte per la realizzazione dei propri sogni, come si resiste alle difficoltà, ciò che vale più di qualsiasi obiettivo, ciò che rappresenta il vero successo.
Un racconto indimenticabile come gli occhi di Santiago che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti.

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