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Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia
“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”
Queste sono le parole che il siciliano don Mariano Arena, semianalfabeta, capomafia potente e spietato, rivolge al “continentale” capitano Bellodi, giovane parmense, colto, ex partigiano, destinato a diventare avvocato, ma ancora in servizio per suoi granitici ideali. Due mondi a confronto, senza alcuna possibilità di mediazione o di conciliazione.
In un paese siciliano, Salvatore Colasberna, socio di una piccola impresa edilizia, viene ucciso da due colpi di arma da fuoco mentre sta salendo su un autobus che porta a Palermo. All’arrivo delle forze dell’ordine l’autobus è praticamente vuoto. Il venditore di panelle che solitamente si trova alla fermata è scomparso e l’autista e il bigliettaio non hanno visto nulla. Ma Bellodi non si scoraggia davanti al muro di silenzio e omertà che gli si crea intorno. Viene così a scoprire i legami e le collusioni tra mafia e politica, gli ingenti patrimoni che circolano sui conti di certi “rispettabili” signori e quanto importanti siano le posizioni ricoperte da chi li appoggia a Roma.
Leonardo Sciascia scrisse questo racconto nell’estate del 1960, quando il Governo negava in maniera perentoria il fenomeno della mafia. Ha impiegato circa un anno per renderlo più “corto” ed evitare possibili intolleranze di chi si potesse ritenere coinvolto. E questo perché in Italia “non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio”.
Breve, diretto e sempre attuale.
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Sono nata nel profondo Sud e vissuta a lungo in una laboriosa città del Nord Est.
Mi caratterizza la passione per i libri, per la cultura e per il mondo dell’editoria.
My library nasce dal desiderio di condivisione e di confronto, scaturisce dall’esigenza di scrivere di libri, sorge dall’idea che leggere e incoraggiare la lettura sia non soltanto un modo per migliorare, ma soprattutto gioia e divertimento.
Leggete con me.
Antonella Giustizieri







