Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

Di |2019-09-30T21:32:27+00:00Marzo 15th, 2017|

La recensione de “Il fu Mattia Pascal” di My LibraryBlog

Il fu Mattia Pascal

Scritto nel 1903 da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal è un romanzo di incredibile modernità.

Talvolta associato ad una lettura impegnativa, quest’opera straordinaria ha invece il pregio di possedere una scrittura fluida, appassionante e piacevolissima. Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova, del tutto incapace di amministrare, affida l’intero patrimonio a Batta Malagna che, avendo ricevuto in passato dal marito diversi favori ed essendo ricompensato lautamente per i suoi attuali servigi, avrebbe dovuto, secondo lei, amministrare onestamente. Batta Malagna invece, con il trascorrere degli anni, si impossessa di tutti i loro averi venendo a costituire la causa principale del declino della famiglia Pascal. I due fratelli Mattia e Roberto vivono allegri e liberi da ogni pensiero morale, religioso o scolastico e, una volta cresciuti, non si curano dei beni della famiglia, paghi di vivere senza apparenti problemi e in maniera agiata. Il Malagna ha avuto infatti l’astuzia di non fargli mancare nulla e di nascondere la voragine di debiti che presto li avrebbe fatti precipitare.

Costretto a sposare Romilda, da cui aspetta un bambino, Mattia si trova a convivere anche con la suocera, vedova, che lo disprezza e lo considera un inetto, un fannullone, un buono a nulla a capo solo di debiti. Da questo momento la vita di Mattia diventa un inferno. Ormai senza ricchezze, si trasferisce in una casa umile; la moglie perde l’originaria bellezza e soprattutto sembra non amarlo più; le loro due figlie muoiono una dopo l’altra, a causa della loro gracilità. Scompare anche l’adorata madre, mentre la suocera continua ad odiarlo e a rovinare la già precaria tranquillità della casa. Per la prima volta in vita sua il protagonista è costretto a cercare lavoro e, grazie all’amico Pomino, ne trova uno come bibliotecario. Ma un giorno Mattia, angustiato dai dissidi coniugali e dai debiti, esasperato dalla noia e dalla inutilità del suo lavoro, decide di fuggire. Arriva a Montecarlo e grazie ad una serie di vincite fortunate si ritrova in tasca una somma cospicua. Decide perciò di ritornare a casa per riscattare le sue proprietà e per godere di una rivincita sulla suocera. Sogna finalmente una vita serena, un avvenire tranquillo al riparo dalla miseria. Ma proprio mentre questi pensieri occupano la sua mente, in treno durante il viaggio di ritorno a casa, legge su un giornale che a Miragno, nella roggia di un mulino, è stato ritrovato il cadavere di Mattia Pascal.
Secondo il giornale si sarebbe suicidato a causa dei lutti familiari e dei dissesti finanziari; non solo, il suo cadavere è stato riconosciuto dalla moglie disperata e dalla suocera. Non riesce a credere ai suoi occhi, legge e rilegge il trafiletto. Lui è morto.
Dapprima sconvolto, comprende presto che questa notizia lo libera da ogni legame con il passato, da ogni responsabilità e problema. È ricco senza avere più alcun creditore.

Ma la libertà è solo un’illusione. La rinuncia alla sua identità  non lo affrancherà e capirà a sue spese che fare il morto non è una bella professione.
Egli diventa il testimone per eccellenza dell’assurda condizione dell’uomo prigioniero delle maschere sociali di marito, di padre, di figlio, di fratello. Esprime perfettamente la sofferenza e l’angoscia scaturite dall’impossibilità di sfuggire alle convenzioni e ai vincoli della società. Catene e freni inibitori lo avvincono in quello che sembra l’unico modo d’esistere.

Fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete e tristi che siano per cui noi siamo noi… non è possibile vivere.

Solitudine e sconfitta dominano la società creata dall’uomo, ma che non è a misura d’uomo.
Pirandello ne porta in scena la crisi esistenziale e storica. E questa rappresentazione, impregnata del contrasto tra realtà e illusione e pervasa da situazioni paradossali, è caratterizzata da una sorprendente semplicità in un misto di gioia e di sofferenza, di umorismo e amarezza, di comico e di tragico.
La consapevolezza dell’incapacità di essere totalmente artefici del proprio destino è schiacciante.

Il fu Mattia Pascal è una narrazione geniale, surreale e grottesca, alla quale non si può rinunciare.

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Gli approfondimenti su Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello (informazioni prese dalla “rete”)

Riassunto de Il fu Mattia Pascal

Mattia Pascal vive a Miragno, dove il padre ha lasciato in eredità la miniera di zolfo alla moglie e ai due figli. Batta Malagna, un disonesto amministratore, si interessa di gestire il patrimonio. Egli sposa Oliva, ragazza che Mattia conosce bene, con la quale intraprende una relazione adultera al fine di fare un dispetto all’amministratore che, non riuscendo ad avere eredi, attribuisce la colpa ad Oliva, senza pensare che invece sia lui il “problema”. Alla fine Oliva rimane incinta di un bambino, figlio di Mattia. L’amico Pomino dice al protagonista di aver scambiato una discussione con una serva, scoprendo così che Malagna sta tramando qualcosa con la cugina, Marianna Dondi, vedova Pescatore; questa gli avrebbe rimproverato di non riuscire ad avere un figlio, conseguenza dovuta al rifiuto di sposare Romilda, figlia della vedova e nipote di Malagna, di cui Pomino è innamorato.

Ora lo zio si sarebbe pentito di non aver accontentato la nipote. Mattia e Pomino temono che l’uomo stia combattendo con la cugina per avere un figlio da Romilda. Pascal aiuta l’amico, e, giusto per stordirlo un po’, gli dice che, per salvare la giovane, Pomino potrebbe sposarla. Con la scusa di una cambiale, Mattia si reca a casa di Marianna Dondi, dove trova anche Malagna. Conosce Romilda. Si trattiene poco a casa della vedova Pescatore, per poter tornare ancora da Romilda e dalla madre, che, però, non sembra contenta dell’annuncio di una sua prossima visita.

Nella pagina di approfondimento potete trovare la trama ed il riassunto de Il fu Mattia Pascal , buona lettura.

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I personaggi de Il fu Mattia Pascal

Mattia Pascal / Adriano Meis

È il protagonista e narratore della vicenda. Sul nome del protagonista, Pirandello stesso ci ha suggerito un’ipotesi interpretativa attraverso le parole di Roberto Pascal, fratello di Mattia: « Mattia, l’ho sempre detto io, Mattia, matto… matto! Ma no! Matto!».[1]

Anche il cognome Pascal non sembra una scelta casuale. Il cognome Pascal, tipico dell’area piemontese-ligure, allude infatti alla resurrezione[2]. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, Pirandello nella scelta del cognome Pascal si sarebbe ispirato a un filosofo francese, Théophile Pascal[3] le cui opere sono presenti nella biblioteca del personaggio Anselmo Paleari. Il personaggio si dimostra essere un attento osservatore della realtà e della società che lo circonda narrando fatti accaduti che riguardano altre persone che fanno parte della sua vita, infatti ad ognuna di esse offre una caratterizzazione fisica e psicologica. Egli è intollerante ai comportamenti della suocera, la vedova Pescatore, Marianna Dondi, ed ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga; essa infatti si può considerare l’antagonista di Mattia, e dunque tormentatrice della sua vita coniugale. Da un punto di vista fisico si può dedurre che egli non è un bell’uomo, di corporatura robusta e porta i capelli molto corti e la barba ben curata, la sua particolarità e ciò che marca il suo aspetto è lo strabismo dell’occhio sinistro. Nelle vesti di Adriano Meis egli porta i capelli lunghi che lo fanno assomigliare ad un “filosofo tedesco “, è sbarbato e col tempo si fa correggere il suo difetto all’occhio con un’operazione chirurgica. (p. 92) Il protagonista narra che il nome di ” Adriano Meis” gli fu offerto in treno, partito da poche ore da Alenga per Torino, viaggiando con due signori che discutevano animatamente di iconografia cristiana. Accadde che uno dei vecchi ripeté il nome “Adriano “, tante volte, sempre con gli occhi rivolti a Mattia, e in seguito ad una domanda pronunciò “Camillo de Meis”. Mattia credette che gridasse a lui quel nome e ripetendo meccanicamente il nome ” Adriano “, alla fine buttò via quel “de” e tenne il “Meis”. Gli parve che questo nome quadrasse bene con il suo aspetto e si battezzò ” Adriano Meis”. Per quanto riguarda la caratterizzazione culturale e socio- economica(p40) di Mattia, essa è pessima in quanto egli stesso narra, rivolgendosi anche a Berto (suo fratello): “Fummo due scioperati; non ci volemmo dar pensiero di nulla, seguitando, da grandi, a vivere come nostra madre, da piccoli, ci aveva abituati”. Dunque la madre non ha mai voluto mandarli a scuola e così un tal Pinzone divenne il loro precettore, il quale allevò i due con false citazioni di autori inventati, per cui Mattia aveva ricevuto una educazione che rasentava l’analfabetismo. Da un punto di vista economico, egli possiede dei poderi, ma spesso parla di una mancanza di qualsiasi capacità, quindi di un’inettitudine da parte di Batta Malagna, una persona avida, che contribuisce a creare i problemi economici del Pascal. Quando il padre era ancora in vita, la famiglia Pascal godeva di una posizione sociale privilegiata e di una discreta disponibilità economica; dopo la morte del padre, la famiglia Pascal subì dei torti da parte di Batta Malagna e Mattia Pascal dovette andare a lavorare come bibliotecario. Da un punto di vista psicologico, Mattia assume atteggiamenti negativi e mostra rancore nei confronti di Batta Malagna, persona avida, la vedova Pescatore, persona gelida,Terenzio Papiano, sembra voglia approfittarsi di Adriana; dunque Mattia è anche una persona a cui stanno a cuore le persone a lui care, infatti mostra empatia, dunque compassione nei confronti della madre e dunque verso Adriana, la quale è una persona debole e istigata da Terenzio Papiano. Mattia è una persona molto malinconica, questo anche perché si trova in solitudine, dunque ciò mostra anche un’inaspettata forza. Mattia discute di forti contrasti esistenziali che lo assillano, con il signor Anselmo Paleari, come la vita, la morte, e anche la cosiddetta “lanterninosofia “.

La madre di Mattia

Mattia ha un particolare rapporto di devozione e di affetto nei confronti della donna che l’ha messo al mondo. È una donna molto gracile, ha una voce nasale e viene definita da Mattia stesso una “bambina cieca” che non si accorge di ciò che la Talpa (Batta Malagna) sta facendo. È sempre stata molto buona con i figli e non ha mai fatto mancare loro niente, neanche nei periodi nei quali, per colpa di Batta Malagna, la famiglia era sommersa dai debiti. La donna è inoltre succube del comportamento iroso e maleducato della suocera di Mattia, che riversa la sua delusione per il matrimonio della figlia proprio sulla povera donna, nel periodo in cui per i noti dissesti finanziari la coppia l’aveva ospitata per qualche tempo a casa, prima che si trasferisse da sua cognata, la zia Scolastica. Mattia ha una vera e propria devozione nei riguardi di sua madre, il rapporto fra i due è di tenerezza e stima. È molto pacata, placida, quasi infantile.

È molto gracile e spesso malata dopo la morte del marito, anche se non si lamenta mai dei propri mali. Ciò che probabilmente più la preoccupa è la sorte dei suoi figli, rimasti praticamente senza nulla dopo la morte del padre e dopo che la stessa signora Pascal aveva lasciato tutte le sue ricchezze e proprietà sotto l’amministrazione di Batta Malagna. Non accorgendosi degli imbrogli fatti alle sue spalle può solo facilitare la sua rovina. Quando Mattia si sposa con Romilda non riesce a sopportare la vicinanza della violenta e bisbetica vedova Pescatore e finisce con il diventarne una vittima. Fugge di casa con la cognata ma la morte la colpisce dopo poco, a causa degli affanni e dei feroci litigi subiti in precedenza.

Giambattista Malagna

Giambattista Malagna, detto “la Talpa” è l’unico amico del Signor Pascal, a cui per questo la madre ha affidato l’amministrazione delle sue ricchezze dopo la morte del marito, cosa che ha naturalmente portato alla rovina della famiglia di Mattia. Ha un viso lungo incorniciato da baffi melensi e pizzo; il pancione languido che sembra arrivare fino a terra, le gambe corte e tozze: secondo Mattia, ha il volto e il corpo che più non si addicono ad un ladro come lui. Anche per quanto riguarda altri aspetti (come i sentimenti) Malagna è sempre pronto ad agire con egoismo e avidità: ad esempio il caso di Oliva, ragazza amata da Mattia ma successivamente sposa di Malagna, che viene trattata male poiché non riesce a dargli un erede. Il Malagna accusa Oliva di essere infertile ma, riuscendo a rimanere incinta di Mattia Pascal, egli dovette prenderla in sposa sostenendo che il figlio che ella aspettava era suo.

La vedova Pescatore, Marianna Dondi

È sicuramente antagonista, in quanto tormentatrice della vita coniugale di Mattia, ma non ha esattamente la stessa influenza che avevano i precedenti sul protagonista: ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga. Cugina della “talpa” Malagna, anche a lei è attribuito un nomignolo che le si addice, “la strega”. Marianna Dondi, Vedova Pescatore, esprime fin dall’inizio l’antipatia nei confronti di Mattia: “non mi parve che accogliesse con molto piacere la mia seconda visita: mi porse appena la mano: gelida mano, secca, nodosa, gialliccia.”. Diventata la suocera poi si scatena contro di lui, tormentandolo ininterrottamente con i suoi rimproveri risentiti.

Adriana Paleari

È la figlia di Anselmo Paleari, proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia Pascal, sotto l’identità di Adriano Meis, alloggia durante il suo soggiorno nella capitale. È una ragazza pura, gentile, educatissima, tenera e discreta ma allo stesso tempo è responsabile di se stessa e di tutta la famiglia. È molto amata da Mattia proprio per queste sue doti particolari che la rendono unica, lei ricambia l’amore ma la “non identità” del protagonista impedirà il matrimonio e quindi qualsiasi altra evoluzione del rapporto.

Terenzio Papiano

Terenzio è il cognato di Adriana (era il marito dell’ormai defunta sorella della fanciulla) e cerca a tutti i costi di sposarsi con la ragazza per non perdere la dote. È un uomo spietato pronto a fare di tutto per il denaro. È proprio lui che durante la seduta spiritica ruba del denaro a Mattia (12.000 lire). È un personaggio negativo che sfrutta anche il fratello malato.

Gerolamo Pomino

È un amico d’infanzia di Mattia Pascal che già da ragazzo nutre un profondo affetto per Romilda Pescatore. Infatti Mattia conosce quest’ultima proprio per metterla in contatto con Pomino. Tuttavia dopo una relazione si trova costretto a sposarla. Pomino però non serba rancore e aiuta Mattia a trovare lavoro presso la biblioteca del paese per risollevare la situazione finanziaria della famiglia. Quando Mattia ritorna rivelando di essere vivo, egli nel frattempo si è sposato con Romilda e ora conducono una vita agiata e tranquilla con una figlia. Gerolamo è spaventato da un eventuale ritorno di fiamma e appare insicuro, timoroso e impacciato col suo vecchio amico.

Pinzone

Insegnante dei due Pascal, spesso complice dei due nelle loro scorribande. Il suo vero nome sarebbe stato Francesco, o Giovanni, di cognome Del Cinque, narra Mattia nel racconto; anche se dice che tutti lo chiamavano Pinzone e che infine si presentava lui stesso come Pinzone. Il suo aspetto fisico appariva ossuto: di una magrezza da far ribrezzo; e molto alto. Alquanto discutibile come precettore, poiché tutta la sua cultura consisteva in filastrocche, sonetti e indovinelli composti da strambi poeti. Inoltre si dilettava lui stesso a comporre rime balzane per il suo piacere personale, come l’Eco citata nel testo del Fu Mattia Pascal: -In cuor di donna quanto dura amore? (Ore) -Ed ella non mi amò quant’io l’amai? (Mai) -Or chi sei tu sì ti lagni meco? (Eco)

Zia Scolastica

Zia di Mattia, che aiuta sia la cognata sia il nipote nei momenti di difficoltà, e cerca inutilmente di aprire gli occhi alla cognata, mentre Batta Malagna continua a danneggiarli. Insiste inoltre che la cognata prenda nuovamente marito, per il bene della famiglia.

Oliva

Ragazza del paese, povera e onesta e corteggiata da Mattia. Sposata con il Malagna, che poi vuole lasciare perché non gli ha dato figli, con lei il Mattia intrattiene una relazione sessuale a dispetto del Malagna in modo che la giovane non sia umiliata. Così rimane incinta dello stesso Mattia, il figlio però verrà cresciuto da Batta Malagna come se fosse suo. In questo modo Mattia si vendica di Malagna e risarcisce Oliva.

Anselmo Paleari

«Tutta la differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta»

(dal testo)
Padre di Adriana Paleari, è il sessantenne proprietario della pensione di via Ripetta a Roma. Quando Mattia lo incontra per la prima volta, nota il suo torso nudo “roseo, ciccioso, senza un pelo” (cap. X). Paleari è un uomo completamente estraneo alla realtà che lo circonda a causa delle sue grandi riflessioni che espone continuamente al povero Pascal-Meis, come la “lanterninosofia”. Ormai non può più lavorare e tutta la sua vita è dedicata alla lettura, alla filosofia ed alle riflessioni sul suo tema preferito: l’occulto. L’occulto è l’argomento che più interessa ad Anselmo e organizza spesso sedute spiritiche con lo scopo di richiamare le anime dei morti.

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La narrazione de Il fu Mattia Pascal

Il narratore

Il narratore della vicenda è lo stesso Pascal, che in prima persona ricorda le vicende passate e in terza persona descrive le ambientazioni e i personaggi (si dice che il narratore è omodiegetico). Il tipo di focalizzazione è interna.

Fabula e intreccio

Fabula e intreccio non coincidono. Infatti il libro è costituito da due cornici: la prima, che corrisponde all’inizio e alla fine della storia, si svolge nella biblioteca; la seconda, invece, è una lunga analessi e corrisponde agli eventi principali del romanzo.

Luogo

I due luoghi principali dove si svolge la vicenda sono Miragno, suo paese natale, e Roma, dove risiede presso la famiglia Paleari. Durante la narrazione Mattia compie molti viaggi visitando sia città estere che italiane, come Milano, Torino, Pisa e Nizza

Tempo

Luigi Pirandello non riferisce precisi elementi che riescano a determinare l’anno preciso dell’ambientazione dell’opera, ma, grazie alle informazioni che dà di Roma, ormai diventata capitale del Regno d’Italia, si sa che si svolge tra il 1870 e l’inizio del Novecento. Si può dedurre anche dal fatto che ci sono i treni e l’elettricità e il Ponte Umberto I a Roma. Viene anche specificato da Anselmo Paleari che durante la permanenza a Roma di Adriano Meis il papa è Leone XIII. La storia narrata dura sicuramente più di 2 anni (due anni e mesi, Cap. XVIII), che sono quelli trascorsi da Mattia Pascal-Adriano Meis girovagando per l’Italia e l’Europa.

fonte: it.wikipedia.com

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Luigi Pirandello

I primi anni

Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.L’infanzia di Pirandello fu serena ma, come lui stesso avrebbe raccontato nel 1935, fu caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre. Questo lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio.

Fin da ragazzo soffriva d’insonnia e dormiva abitualmente solo tre ore per notte.
Il giovane Luigi era molto devoto alla Chiesa cattolica grazie all’influenza che ebbe su lui una domestica di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose, ma inculcandogli anche credenze superstiziose fino a convincerlo della paurosa presenza degli spiriti. La chiesa e i riti della confessione religiosa gli permettevano di accostarsi ad un’esperienza di misticismo, che cercherà di raggiungere in tutta la sua esistenza.

Si allontanò dalle pratiche religiose per un avvenimento apparentemente di poco conto: un prete aveva truccato un’estrazione a sorte per far vincere un’immagine sacra al giovane Luigi; questi rimase così deluso dal comportamento inaspettatamente scorretto del sacerdote che non volle più avere a che fare con la Chiesa, praticando una religiosità del tutto diversa da quella ortodossa.

Dopo l’istruzione elementare impartitagli da maestri privati, andò a studiare in un istituto tecnico e poi al ginnasio. Qui si appassionò subito alla letteratura. A soli undici anni scrisse la sua prima opera, “Barbaro”, andata perduta. Per un breve periodo, nel 1886, aiutò il padre nel commercio dello zolfo, e poté conoscere direttamente il mondo degli operai nelle miniere e quello dei facchini delle banchine del porto mercantile.

Iniziò i suoi studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia romanza che poi, anche a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell’ateneo capitolino[7], dovette completare su consiglio del suo maestro Ernesto Monaci, a Bonn (1889).

A Bonn, importante centro culturale di quei tempi, Pirandello seguì i corsi di filologia romanza ed ebbe l’opportunità di conoscere grandi maestri come Franz Bücheler, Hermann Usener e Richard Förster. Si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina “Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti” (Laute und Lautentwicklung der Mundart von Girgenti), in cui descrisse il dialetto della sua città e quelli dell’intera provincia, che suddivise in diverse aree linguistiche. Il tipo di studi gli fu probabilmente di fondamentale aiuto nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.

Il matrimonio

Nel 1892 Pirandello si trasferì a Roma, dove poté mantenersi grazie agli assegni mensili inviati dal padre. Qui conobbe Luigi Capuana che lo aiutò molto a farsi strada nel mondo letterario e che gli aprì le porte dei salotti intellettuali dove ebbe modo di conoscere giornalisti, scrittori, artisti e critici.

Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria Antonietta Portulano (1871 – 1959), figlia di un ricco socio del padre. Questo matrimonio concordato soddisfaceva anche gli interessi economici della famiglia di Pirandello.[12] Nonostante ciò tra i due coniugi nacque veramente l’amore e la passione. Grazie alla dote della moglie, la coppia godeva di una situazione molto agiata, che permise ai due di trasferirsi a Roma.

Nel 1895, a completare l’amore tra gli sposi, nacque il primo figlio: Stefano (1895–1972), a cui seguirono due anni dopo, Rosalia (Lietta) (1897-1971) e nel 1899 Fausto (1899–1975).

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Il crollo finanziario e la malattia della moglie

Nel 1903, un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico.

Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta. Ella era sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia, a causa delle quali o lei rientrava dai genitori in Sicilia, o Pirandello era costretto a lasciare la casa. La malattia prese la forma di una gelosia delirante e paranoica, che la portava a scagliarsi contro tutte le donne che parlassero col marito, o che lei pensava che volessero avere un qualche tipo di rapporto con lui; perfino la figlia Lietta susciterà la sua gelosia, e a causa del comportamento della madre tenterà il suicidio e poi se ne andrà di casa. La chiamata alle armi di Stefano nella Grande Guerra peggiorò ulteriormente la sua situazione mentale.

Solo diversi anni dopo, nel 1919, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. Antonietta Portulano morirà in una clinica per malattie mentali di Roma, sulla via Nomentana, nel 1959 a 88 anni di età. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, lo studio dei meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale.

Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo delle sue prime opere letterarie, e avendo come unico impiego fisso la cattedra di stilistica all’Istituto superiore di magistero femminile (che tenne dal 1897 al 1922), lo scrittore dovette impartire lezioni private di italiano e di tedesco, dedicandosi anche intensamente al suo lavoro letterario. Dal 1909 iniziò anche una collaborazione con il Corriere della Sera.

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Il primo grande successo

Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata nelle gambe. Il libro fu pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d’altronde di altre opere di Pirandello.

Perché Pirandello arrivasse al successo si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente al teatro. Lo scrittore siciliano aveva rinunciato a scrivere opere teatrali, quando l’amico Nino Martoglio gli chiese di mandare in scena nel suo Teatro Minimo presso il Teatro Metastasio di Roma alcuni suoi lavori: Lumie di Sicilia e l’Epilogo, un atto unico scritto nel 1892. Pirandello acconsentì e la rappresentazione il 9 dicembre del 1910 dei due atti unici ebbe un discreto successo. Tramite i buoni uffici del suo amico Martoglio anche Angelo Musco volle cimentarsi con il teatro pirandelliano: Pirandello tradusse per lui in siciliano Lumie di Sicilia, rappresentato con grande successo al Teatro Pacini di Catania il 1º luglio 1915.

Cominciò da questa data la collaborazione con Musco che incominciò a guastarsi dopo qualche tempo per la diversità di opinioni sulla messa in scena di Musco della commedia Liolà nel novembre del 1916 al teatro Argentina di Roma: «Gravi dissensi» di cui Pirandello scriveva nel 1917 al figlio Stefano.

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Continua a leggere la biografia di Luigi Pirandello

Fonte: it.wikipedia.org

Aforismi e piccoli passi di Luigi Pirandello

Le opere di Luigi Pirandello

1503, 2017

Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

by |Marzo 15th, 2017|Categorie: Pirandello, Luigi, Recensioni Libri|0 Commenti

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello - Scritto nel 1903 da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal è un romanzo di incredibile modernità. Talvolta associato ad una lettura impegnativa, quest’opera straordinaria ha invece il pregio di possedere una scrittura fluida, appassionante e piacevolissima.Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova, del tutto incapace di amministrare, affida l’intero patrimonio a Batta Malagna che, avendo ricevuto in passato dal marito diversi favori ed essendo ricompensato lautamente per i suoi attuali servigi, avrebbe dovuto, secondo lei, amministrare onestamente.

906, 2007

L’esclusa – Luigi Pirandello

by |Giugno 9th, 2007|Categorie: Pirandello, Luigi, Recensioni Libri|0 Commenti

L'esclusa di Luigi Pirandello - Pubblicato nel 1901 sulla rivista La Tribuna, L’esclusa, in origine Marta Ajala dal nome della protagonista, è il primo romanzo di Luigi Pirandello.Il racconto è ambientato in Sicilia, dapprima nel paese natale di Marta, poi nella città di Palermo, luogo di potenziale realizzazione sociale in cui questa si trasferisce.

1004, 2007

Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello

by |Aprile 10th, 2007|Categorie: Pirandello, Luigi, Recensioni Libri|0 Commenti

Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello - Scritto e pubblicato nel 1926 è l’ultimo romanzo di Pirandello. Riprende temi affrontati ne Il fu Mattia Pascal e come questo è ambientato in una piccola provincia.Vitangelo Moscarda, dalla banale constatazione che il naso che egli crede di avere è diverso da quello che sua moglie gli riconosce, parte per un viaggio dentro e fuori di sé che lo conduce ad una riflessione sull’intera esistenza e alla follia.

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Sommario
Il fu Mattia Pascal - Luigi Pirandello
Titolo
Il fu Mattia Pascal - Luigi Pirandello
Descrizione
Scritto nel 1903 da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal è un romanzo di incredibile modernità. Talvolta associato ad una lettura impegnativa, quest’opera straordinaria ha invece il pregio di possedere una scrittura fluida, appassionante e piacevolissima.Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova, del tutto incapace di amministrare, affida l’intero patrimonio a Batta Malagna che, avendo ricevuto in passato dal marito diversi favori ed essendo ricompensato lautamente per i suoi attuali servigi, avrebbe dovuto, secondo lei, amministrare onestamente.
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