Il barone rampante – Italo Calvino

2007-04-06T00:00:00+00:00 By |
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Il barone rampante
Il barone rampante, secondo capitolo della straordinaria trilogia I nostri antenati, fu scritto nel 1957. Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile «momentaneamente» decaduta, dopo un banale litigio con il padre, avvenuto nella tenuta dell’immaginario paesino ligure di Ombrosa, sale sugli alberi del giardino di casa per non scenderne più.
Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse:- Ho detto che non voglio e non voglio!- e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.”

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Così ha inizio la storia del piccolo baronetto, Cosimo, narrata dal fratello minore Biagio. Inizialmente tutti pensano che Cosimo si sarebbe stancato e che sarebbe tornato giù. Come si poteva stare a lungo sugli alberi, vivere su di essi e con essi? Ma si sbagliano. Forte, testardo e scontroso com’è, non viene mai meno ai propri ideali. Prosegue gli studi, impara a cacciare, consolida amicizie, si innamora, segue la vita di famiglia. Dopo aver trascorso un periodo all’insegna della scoperta e dell’esplorazione dei territori circostanti ad Ombrosa, intraprende viaggi in luoghi più lontani. E se all’inizio la sua famiglia si vergogna di lui, successivamente la sua fama si diffonde e gli conferisce dignità e importanza anche grazie ai personaggi con i quali interagisce, come Rousseau e Napoleone. Il barone rampante è un racconto splendido in cui il rifiuto delle regole preconcette, il discostarsi da ciò che è considerato la normalità, emerge con umorismo e semplicità. Fuga, accettazione della diversità e disobbedienza diventano significative proprio perché educano ad una disciplina morale più difficile e rigorosa di quella a cui ci si ribella. Una lettura che coniuga fiaba e storia, elementi surreali e logiche concrete, ironia e severità. Il talento narrativo di Calvino ha saputo catturare giovani lettori e, nel contempo, esperti conoscitori del mondo letterario. Il baronetto Cosimo mi viene talvolta in mente, quando cresce il desiderio di allontanarsi dal mondo reale, ma non troppo; quando si vorrebbe essere maggiormente padroni di se stessi e nel contempo coltivare l’amore e l’amicizia; quando sarebbe più opportuno guardare le cose dall’alto, con un certo distacco, ma mantenere comunque vivi e vividi i rapporti. Qualcosa che, nella scrittura, è riuscito mirabilmente a fare Italo Calvino.

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