La recensione de Il barone rampante di My Library

Il barone rampante

Secondo capitolo della straordinaria trilogia I nostri antenati, Il barone rampante venne scritto nel 1957. Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile «momentaneamente» decaduta, dopo un banale litigio con il padre, avvenuto nella tenuta dell’immaginario paesino ligure di Ombrosa, sale sugli alberi del giardino di casa per non scenderne più.

“Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse:- Ho detto che non voglio e non voglio!- e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.”

Questo l’incipit della storia del piccolo baronetto, narrata dal fratello minore Biagio. Inizialmente tutti pensano che Cosimo si stancherà e che presto rimetterà i suoi piedi per terra. Come si può stare a lungo sugli alberi, vivere su di essi e con essi? Ma si sbagliano. Forte, testardo e scontroso com’è, non viene mai meno ai propri ideali. Cosimo prosegue gli studi, impara a cacciare, consolida amicizie, si innamora, segue la vita di famiglia. Dopo aver trascorso un periodo all’insegna della scoperta e dell’esplorazione dei territori intorno ad Ombrosa, intraprende viaggi in luoghi più lontani e non manca di interagire con grandi personaggi come Rousseau e Napoleone. E se in principio la famiglia si vergogna di lui, in seguito la sua fama si diffonde, conferendogli dignità e importanza.



Il barone rampante è una fiaba connotata da molti spunti di riflessione. La semplicità della narrazione e il sottile umorismo fanno emergere temi significativi come il rifiuto delle regole preconcette e l’allontanamento da ciò che è considerato la normalità. La fuga, l’accettazione della diversità e la disobbedienza rilevano la propria importanza perché avvalorano una disciplina morale più difficile e rigorosa di quella a cui ci si ribella. Una lettura che coniuga fantasia e storia, elementi surreali e logiche concrete, ironia e severità. Il talento narrativo di Calvino ha saputo catturare giovani lettori e, nel contempo, esperti conoscitori del mondo letterario. Il baronetto Cosimo viene in mente quando cresce il desiderio di allontanarsi dal mondo reale, ma non troppo; quando si vorrebbe essere maggiormente padroni di se stessi e nel contempo coltivare l’amore e l’amicizia; quando sarebbe più opportuno guardare le cose dall’alto, con un certo distacco, ma mantenere comunque vivi i rapporti.
Ricco di emozioni, appassionante, insolito e dalla vena comica, Il barone rampante è una lettura imperdibile.

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Gli approfondimenti su Il barone rampante di Italo Calvino (informazioni prese dalla “rete”)

Riassunto de Il barone rampante

Riassunto Il barone rampante

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1957, secondo capitolo della trilogia araldica I nostri antenati, insieme a Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959).

L’ispirazione del romanzo deriva dal racconto che, una sera del 1950, all’osteria Menghi in via Flaminia 57 a Roma, Salvatore Scarpitta fa a Italo Calvino. Sette anni dopo, esce Il barone rampante.

Trama riassunto
La storia è ambientata nel Settecento ed è narrata da Biagio, fratello del protagonista, Cosimo Piovasco di Rondò. Il giovane, rampollo di una famiglia nobile ligure di Ombrosa, all’età di dodici anni, in seguito a un litigio con i genitori per un piatto di lumache, si arrampica su un albero del giardino di casa per non scendervi più per il resto della vita. Cosimo dimostra ben presto che il suo non è solo un capriccio: spostandosi solo attraverso boschi e foreste e costruendosi a poco a poco una dimensione quotidiana anche sugli alberi. Il protagonista conosce Viola, una ragazzina di cui si innamora, trova un fedele amico nel cane Ottimo Massimo, e diventa figura popolare per gli abitanti delle terre dei Rondò. Lo stile di vita alternativo di Cosimo si traduce col tempo in un percorso di formazione e maturazione: egli conosce i ragazzini popolani, stringe amicizia col bandito Gian de Brughi …

fonte: it.wikipedia.com
Nella pagina di approfondimento potete trovare la trama ed il riassunto de Il barone rampante , buona lettura.

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I personaggi de Il barone rampante

Personaggi

Cosimo Piovasco di Rondò

Il protagonista de Il barone rampante, è un ragazzino di dodici anni figlio di una famiglia nobile; nel corso del racconto diventerà barone in seguito alla morte del padre. È forte e rapido nello spostarsi da un albero all’altro, mangia il cibo dato dagli abitanti del luogo e che riesce a cacciare, veste indumenti fatti da sé secondo necessità, sua dimora sono gli immensi boschi del tempo sui quali si diceva fosse possibile spaziare per chilometri e chilometri di nazione in nazione. È testardo e irremovibile nelle sue decisioni e ha il coraggio di ribellarsi inizialmente ai suoi genitori e in seguito al mondo intero. Le sue virtù più forti sono la costanza, che ha sin da bambino, e l’orgoglio, tanto che non vorrà toccare terra neanche da morto, per essere sepolto. Un pregio di Cosimo, spesso emerso nei capitoli centrali e finali del racconto, è la capacità e la naturalezza con cui riesce a convincere le persone, spesso diverse tra loro, a perseguire uno scopo comune. Cosimo tuttavia rimane un personaggio semplice, altruista, ottimista e simpatico ai suoi amici, ed aperto alle nuove idee.

Viola

Il suo vero nome sarebbe Violante ed è figlia dei Marchesi d’Ondariva, vicini della famiglia di Cosimo. Ha un carattere incostante: in alcune occasioni è infantile in altre è molto matura. È opportunista e spesso Cosimo e i suoi amici non sanno mai se seguirà le sue promesse. Si fa desiderare, si mette in mostra ed è estremamente viziata. Sarà però l’unico vero amore di Cosimo, fin dal primo giorno che la vedrà. Tornata dal collegio sembra cambiata in quanto è fedele al Barone, fino a quando lo abbandona a causa di gelosie e incomprensioni tra i due.
Per creare Viola, Calvino si è ispirato alla Pisana, personaggio femminile principale di Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo.
Biagio
Il fratello minore di Cosimo, ha quattro anni meno di lui. È l’unico compagno di giochi di Cosimo: si arrampica sugli alberi e si fa trascinare facilmente dal fratello in azioni non consentite, come quella di liberare le lumache, per il fatto di avere un carattere debole, tranquillo e sottomesso. Non ha un’indole ribelle e sta sotto gli ordini senza lamentarsi; è inoltre altruista e molto attaccato al fratello. Nel romanzo tuttavia ha sempre una posizione neutrale o irrilevante.
Arminio Piovasco di Rondò
Il padre di Cosimo, barone d’Ombrosa. È un uomo distinto, ma anche schizzinoso e ambizioso in un modo che ai figli sembra ridicolo, alla luce dei cambiamenti politici in corso. È preoccupato della successione del suo titolo e tiene molto alla sua immagine. Aspira alla carica di duca d’Ombrosa, solo che non riuscirà ad ottenerla. Dopo che il suo primogenito si arrampica sugli alberi è restio a farsi vedere per la vergogna e teme per le conseguenze dinastiche che il fatto avrebbe provocato. Qualche mese prima della sua morte, viene a conoscenza, da parte di molti Ombrosotti, di voci assai gentili e di rispetto devoto verso il figlio primogenito, tanto che in un secondo tempo, apprezza la creatività del figlio, regalandogli una pregiata “spada”, originaria e preziosissima, della Dinastia dei Piovasco di Rondò. Dopo quest’episodio passa l’ultima parte della sua vita, perdendo ogni attaccamento ad essa, chiuso in casa fino a trovare pace nella morte.
Generalessa Corradina von Kurtewitz
La madre di Cosimo, ha vissuto l’infanzia al seguito del padre che se la portava dietro quando andava in battaglia. È autoritaria e usa modi a volte bruschi, ma è premurosa e si prende cura, a distanza, del figlio, con amore materno. Muore in seguito ad un attacco d’asma.
Battista
La sorella di Cosimo, è stata costretta a vivere da monaca, da suo padre, dopo il fallimento del suo fidanzamento col “Marchesino”, accusato di averla aggredita, anche se il giorno della presunta aggressione fu lui, e non la ragazza, a gettare un grido di terrore. È anch’ella ribelle e esprime la tristezza, per il suo stato, in cucina, dove prepara minuziosamente pietanze, la maggior parte delle volte disgustose ed esibizioniste, con ingredienti insoliti. Sposerà anni dopo il Contino d’Estomac.
Abate Fauchelafleur
Vecchietto sciupato e raggrinzito che viveva con la famiglia dei Rondò. Si prendeva cura dei due fratelli, ma senza una vera disciplina, per cui i ragazzini riuscivano,con lui, sempre a farla franca. Finisce la sua vita fra carcere e convento, in quanto fu scoperto in possesso di libri proibiti, destinati a Cosimo, cui faceva da intermediario nell’acquisto di pubblicazioni legali o meno.

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Fonte: it.wikipedia.org

Sommario
Il barone rampante - Italo Calvino
Titolo
Il barone rampante - Italo Calvino
Descrizione
Secondo capitolo della straordinaria trilogia I nostri antenati, Il barone rampante venne scritto nel 1957. Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile «momentaneamente» decaduta, dopo un banale litigio con il padre, avvenuto nella tenuta dell’immaginario paesino ligure di Ombrosa, sale sugli alberi del giardino di casa per non scenderne più.
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