I Malavoglia – Giovanni Verga

2007-03-19T00:00:00+00:00 By |
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I MalavogliaI Malavoglia è il romanzo maggiormente conosciuto di Giovanni Verga e va inserito nel più ampio e articolato progetto del Ciclo dei Vinti insieme a Mastro Don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L’Onorevole Scipioni e L’uomo di lusso. In essi Verga, considerato il più grande dei nostri scrittori veristi, vuole rappresentare i desideri che spingono gli uomini a cambiare stato sociale, a migliorare le proprie condizioni di vita e dunque in generale il problema del progresso. Due i temi principali de I Malavoglia: l’attaccamento alla famiglia, al focolare domestico e l’importanza della roba intesa come beni, possedimenti e ricchezze.
La storia si svolge alla fine del 1800 nel piccolo paese siciliano di Aci Trezza, all’indomani dell’unità d’Italia. Il paese, con le sue attività agricole o marittime, è proprio lo sfondo ideale per rappresentare la condizione dei personaggi imprigionati in una fascia economica da cui è impossibile uscire. Le classi più umili sono travolte dal progresso e soccombono perdendo le antiche usanze, i valori tradizionali e senza riuscire ad adeguarsi alla società moderna.
La famiglia Toscano, conosciuta come i Malavoglia, erano tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo. Quando il giovane ‘Ntoni parte per la leva militare, il nonno padron ‘Ntoni, tenta un affare acquistando a credito un carico di lupini da trasportare sulla Provvidenza, la loro barca. Ma un naufragio provoca la morte di Bastianazzo, figlio di padron ‘Ntoni, e la perdita dei lupini. Alla famiglia rimane perciò il debito della merce perduta. Questo l’inizio di una catena di disgrazie che coinvolgerà tutti i componenti della famiglia.
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Verga, nella prefazione del libro I Malavoglia, parla proprio della rottura di un equilibrio dato dalla tradizione immobile e abitudinaria di una famiglia semplice a causa dell’irrompere della fiumana del progresso. Quando il giovane ‘Ntoni lascia il focolare domestico perché disgustato dalle condizioni estreme di un’esistenza il cui peso non riesce a sopportare, getta l’intera famiglia nel tormento, lasciando la sensazione che valori come la casa, la famiglia, l’onestà e l’onore, da sempre perseguiti, non abbiano più ragion d’essere.
Tra il romanzo e l’autore non si percepisce alcun filo; Verga non si intromette nella narrazione e lascia spazio alla tecnica impersonale e al suo pessimismo di ateo considerando i privilegi dello spirito religioso senza alcun valore consolatorio. Il linguaggio schietto, diretto e colorito delle persone umili è efficacissimo. Il mondo arcaico, irrimediabilmente sconfitto dall’avvento dell’era moderna, ha una voce udibile ancora oggi attraverso i simboli della saggezza di una generazione passata e attraverso una storia che è regionale e universale allo stesso tempo.

A volte credo che sia un peccato che il libro I Malavoglia si debba leggere a scuola, perché è difficile apprezzare il valore di una lettura quando essa è imposta. Ed è triste pensare che un capolavoro come i Malavoglia sia incompreso o ignorato o maltrattato da giovani menti solo perché viene assegnato come compito a casa.
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