Fuori per sempre

Una delle letture più interessanti dell’estate appena trascorsa è stata senza dubbio “Fuori per sempre”, scritto da Doris Femminis e pubblicato da Marcos y Marcos.

Nata tra le montagne della Svizzera italiana e con un passato da infermiera, Doris Femminis ha scritto una storia complessa sul delicatissimo argomento delle malattie mentali e degli ospedali psichiatrici. È un romanzo dalle tante voci, dalle numerose storie, dai non sempre comprensibili sentimenti, che si aggrovigliano intorno alla vita della giovane Giulia Borioli.

C’è un fuori e un dentro ed è proprio sul significato profondo di queste due antitetiche espressioni che si snoda tutta la narrazione.
Un litigio improvviso scatena pensieri insostenibili e Giulia fugge lontano da tutti.

Era stato suo fratello Saverio a risvegliare Lilì, una sera calda d’estate che non se l’aspettava.
Giulia era schizzata fuori dalla camera in cui avevano litigato e si era precipitata in garage, soffocata da una litania di “Lilì, Lilì” che esplodevano tra i singhiozzi.

Mentre guida il furgone di famiglia Giulia schiaccia fuori le pastiglie dalle placchette, ne fa un mucchietto e le ingoia bevendoci su. Chiude gli occhi, accosta, apre il finestrino per sentire lo scrosciare del fiume.
Quando riapre gli occhi in un ospedale psichiatrico vuole uscire subito, rifiuta cure, medici e infermieri. Di nuovo la fuga sembra essere la soluzione.

Giulia ha poco più di vent’anni, un paio d’esami alla laurea, un’intera vita davanti, ma è smarrita. La tentazione di sparire nella foresta come la sorella Annalisa è fortissima. Annalisa è infatti la seconda protagonista del romanzo, cui è dedicato il secondo capitolo. Giulia dentro l’ospedale, Annalisa dentro la capanna nella foresta: dentro sono protette, in qualche modo accolte, di certo al sicuro. Fuori dall’ospedale c’è la libertà di vivere, di perseguire progetti, di realizzare desideri, di riallacciare rapporti; fuori dalla capanna c’è la possibilità di entrare a contatto con la natura, di ammirare piante e animali, di ascoltare suoni, di percepire odori e apprezzare colori. Ma il rischio di perdersi nel mondo, di non ritrovare più il sentiero nella foresta, è reale e terribile.
La natura, le montagne, il bosco sono una presenza vitale nel romanzo; costituiscono un vero e proprio personaggio reso sulla pagina con sicurezza e maestria attraverso i fruscii, le sensazioni, i profumi. Ma è un vero e proprio personaggio anche il Mottino, l’ospedale psichiatrico in cui è ambientata buona parte della storia.

Il Mottino era come un uccello: la testa n farmacia, il corpo in salone e due ali di camere che si slanciavano da nord a sud. Giulia era allenata a tracciar mappe e scovar rifugi; ricordava con precisione luoghi, oggetti e ogni possibile risorsa in caso di pericolo; avere una via di fuga era una fissazione.

Viene posto in evidenza il profondo disagio e la sofferenza dei pazienti, ma anche l’umanità di medici e infermieri che lo rendono un posto vivibile e potenzialmente di passaggio verso una realtà differente e forse migliore.
Ed è evidente anche il riferimento a “Mery per sempre”, alla scoperta, all’identità, al desiderio di certezze indefinibili nel tempo e tipiche della giovane età.

Ma c’è una terza giovane donna ad animare le pagine di questa narrazione.

Gli infermieri aprirono le due ante della porta e si appostarono ai lati, i soccoriitori introdussero la barella e passarono i documenti ai colleghi. Auguri, dissero.
Quando le porte furono ben chiuse, slacciarono le contenzioni.
Dalla posizione orizzontale, dritta come una regina, emerse una ragazza dai lunghi capelli biondi. Seduta apostrofò il drappello di infermieri: “Ehi, che accoglienza” disse ridendo “tutti per me” e saltò giù dalla lettiga mostrando un corpo esile.
“Alex Sanders” si presentò.

Alex, una fuggitiva da cui Giulia è attratta, da cui si lascia trascinare, ancora.

E non finisce qui. Ci sono anche altre donne di cui Doris Femminis tratteggia le figure in maniera perspicace e sottile: la dottoressa Sortelli, l’infermiera Marisa, la madre di Giulia, Carmela, della quale riporto qui una delle interazioni con il marito Franco.

Carmela apparve tutta sbilenca, una donna sperduta con in mano un vassoio e un gran tintinnare di vetri.
“Posali sul tavolo”.
Lei sorrise.
“Si può sapere cos’hai sempre da ridere?”
Carmela non lo sapeva.
“Via, fuori, fila!”
Franco non la trattava così quando la moglie aveva ancora tutte le sue facoltà; aveva perso il rispetto lentamente nel corso del matrimonio, quando era toccato a lui occuparsi della famiglia e proteggersi dalle maldicenze mentre lei si era rintanata negli esaurimenti, e adesso che la carpenteria cognitiva le si era sfondata ed erano rimasti solo due o tre itinerari praticabili, era una presenza noiosa e vuota da sorvegliare e dirigere, che gli moriva davanti giorno dopo giorno.

“Fuori per sempre” è un romanzo introspettivo dalle mille sfaccettature, impreziosito dalle tante vite, dalle tante esperienze, dalle tante difficoltà.

È un romanzo composito e potente, caratterizzato da una scrittura densa e affilata, chiara e precisa. Suscita emozioni, talvolta amare, evoca immagini e induce riflessioni.

A te è piaciuta la recensione di Fuori per sempre di Doris Femminis? Condividila su Facebook

www.my-libraryblog.com

Acquista ora
Acquista ora
Acquista ora
Acquista ora
Sommario
Fuori per sempre - Doris Femminis
Titolo
Fuori per sempre - Doris Femminis
Descrizione
Una delle letture più interessanti dell’estate appena trascorsa è stata senza dubbio “Fuori per sempre”, scritto da Doris Femminis e pubblicato da Marcos y Marcos. Nata tra le montagne della Svizzera italiana e con un passato da infermiera, Doris Femminis ha scritto una storia complessa sul delicatissimo argomento delle malattie mentali e degli ospedali psichiatrici. È un romanzo dalle tante voci, dalle numerose storie, dai non sempre comprensibili sentimenti, che si aggrovigliano intorno alla vita della giovane Giulia Borioli.
Autore
Publisher Name
My Library
Publisher Logo