La recensione di “Delitto e castigo” di My LibraryBlog

Delitto e castigo – Pubblicato nel 1866 e ambientato a San Pietroburgo, Delitto e castigo è uno dei capolavori di Fëdor Dostoevskij.

“Al principio di luglio, con tempo caldissimo, verso sera, un giovane scese dalla sua stanzuccia, che aveva in subaffitto nel vicolo di S., sulla strada e lentamente, come irresoluto, si diresse verso il ponte di K. Egli scansò felicemente l’incontro con la sua padrona per la scala.”

Raskolnikov, abbandonati gli studi più per pigrizia che per mancanza di capacità, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza, in una stanza che somiglia più a un armadio che a un’abitazione.

“La sua padrona di casa invece, dalla quale aveva in affitto questa cameretta con desinare e servizio compreso, abitava una scala più in basso, in un quartierino a sé; ogni volta che egli usciva sulla via, gli toccava inevitabilmente passar davanti alla cucina della padrona, la cui porta era quasi sempre spalancata sulla scala. E ogni volta il giovane, passando lì davanti, provava una certa qual sensazione penosa e pavida, di cui si vergognava e per la quale aggrottava le ciglia. Egli era fortemente indebitato con la padrona e temeva di incontrarla.”

Il pensiero della madre e della sorella che si sacrificano per i suoi studi e le ristrettezze in cui vive lo mortificano. Convinto della sua superiorità di uomo si macchia di atroci delitti, l’assassinio della vecchia padrona e quello della sorella minore di lei che sfortunatamente è presente al momento del delitto.
Per l’ex studente Raskolnikov non si tratta neppure di delitto, per lo meno inizialmente.
In fondo la storia è stata fatta da uomini non comuni, da uomini di valore che si contrappongono a tutti gli altri, anonimi e comuni. Quelli di valore possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge, al contrario di quelli comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole.

“Secondo me, se le scoperte di Keplero e di Newton, per qualche combinazione, in nessuna maniera avessero potuto divenir note agli uomini altrimenti che col sacrificio della vita di uno, di dieci, di cento persone e via dicendo, che impacciassero quella scoperta, o che si fossero messe sulla sua strada come un ostacolo, allora Newton avrebbe avuto il diritto, e sarebbe perfin stato in obbligo… di eliminare quelle dieci o cento persone, per far note le sue scoperte a tutta l’umanità”.

E Raskolnikov uccide per fini superiori una inutile vecchia, avida e malvagia. Lui con i soldi che le sottrae può realizzare grandi progetti e risolvere i suoi e i problemi altrui. Lui è certamente un superuomo, un Napoleone a cui è concesso di compiere azioni estreme.
Dopo il delitto, Raskolnikov comincia ad essere attanagliato dai sensi di colpa e dal rimorso. In preda alla febbre, è ossessionato da tremende allucinazioni. La disperazione e la paura prendono il sopravvento. Imprevedibili e inattesi sentimenti straziano il suo cuore. Quello che aveva creduto un gesto lecito, perfino nobile, si rivela in tutta la sua cruda verità di atto spregevole. La narrazione diventa un viaggio nella coscienza dell’assassino evidenziandone gli aspetti contorti e perversi. La sofferenza, il delirio, il tumulto dell’animo sono il filo conduttore di tutto il racconto.
Una straordinaria capacità di indagine caratterizza Delitto e Castigo. Il giovane Raskolnikov, educato e generoso, dall’aspetto gradevole e dai buoni sentimenti, aveva già perso in partenza. Da quando aveva optato per “tutto è lecito se il fine è grandissimo” ogni facoltà di giudizio lo aveva completamente abbandonato.
Il viaggio mentale verso il delitto è raccontato in maniera concitata e la lenta e dolorosa scoperta di sé occupa una parte importante della narrazione. Impossibile la convivenza tra l’indulgenza nei confronti di se stesso e la violazione primaria dell’umana etica.
Dostoevskij è l’autore di un romanzo immenso che possiede le caratteristiche di generi narrativi differenti; è un romanzo giallo certamente, ma anche filosofico, politico e sociale insieme.
Penetra nel labirinto della mente umana e ne esplora i meandri in maniera prodigiosa.
Una lettura indispensabile.

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Gli approfondimenti su Delitto e castigo (informazioni prese dalla “rete”)

Trama e riassunto di “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij.

Lo svolgimento dei fatti è quasi tutto a Pietroburgo, nel corso di un’estate afosa. L’epilogo invece si svolge nella prigione-fortezza di una località non espressamente nominata, sulle rive del fiume Irtyš (fiume del bassopiano della Siberia occidentale). Dovrebbe trattarsi di Omsk, dove era presente una struttura per lavori forzati, conosciuta bene da Dostoevskij per avervi scontato egli stesso una condanna dal 1850 al 1854.

Il romanzo ha il suo evento chiave in un duplice omicidio dettato dall’ostilità sociale: quello premeditato di un’avida vecchia usuraia e quello imprevisto della sua mite sorella più giovane, per sua sfortuna comparsa sulla scena del delitto appena compiuto. L’autore delle uccisioni è il protagonista del romanzo, uno studente pietroburghese indigente, chiamato Rodion Romanovič Raskol’nikov. Il romanzo narra la preparazione dell’omicidio, ma soprattutto gli effetti psicologici, mentali e fisici che ne seguono.

Dopo essersi ammalato di febbre cerebrale ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskolnikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto la tremenda condizione di solitudine in cui l’aveva gettato il segreto del delitto; presto subentra anche la paura di essere scoperto, che logora sempre di più i già provati nervi del giovane: per lui è troppo gravoso sostenere il peso dell’atto scellerato…. ma ti rimando a questa pagina per la trama ed il riassunto di Delitto e castigo.

Personaggi principali di “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij

Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov

Raskolnikov e Marmeladov
Rodion Romanovič Raskolnikov, chiamato anche Rodja e Rod’ka, è il protagonista dalla cui prospettiva, fondamentalmente, la storia è raccontata. Ha ventitré anni, è un ex studente di legge che ha abbandonato gli studi per problemi economici e vive in povertà in un appartamento minuscolo all’ultimo piano nei bassifondi di San Pietroburgo.

È caratterizzato da un forte livore verso ciò che lo circonda, il che lo induce ora ad atti di disperazione, ora a momenti di gaiezza e soddisfazione. Il fulcro del romanzo, in questi termini, si concentra specificamente sull’aspetto psicologico del personaggio.

Commette l’omicidio nella convinzione di essere abbastanza forte per affrontarlo, di essere un Napoleone, ma la sua paranoia e la sua colpa lo inabissano presto. Solo nell’epilogo si realizza il suo castigo formale, dopo che ha deciso di confessare e porre termine alla sua alienazione.

Sof’ja Semënovna Marmeladova
Sof’ja Semënovna Marmeladova, chiamata anche Sonja e Sònečka, è la figlia di un ubriacone, Semën Zachàrovič Marmeladov, che Raskòlnikov incontra in una bettola all’inizio del romanzo. Alla morte di Semën, Raskòlnikov manifesta d’impulso generosità verso la sua poverissima famiglia. Sonja quindi lo cerca e lo va a ringraziare e, in quell’occasione, i due personaggi si conoscono per la prima volta. Lei è stata condotta alla prostituzione dalle abitudini di suo padre, ma si mantiene ancora estremamente religiosa e simbolicamente legata al Vangelo.

Raskòlnikov si ritrova attratto da lei a tal punto che ella diventa la prima persona a cui confessa il suo delitto. Lei lo sostiene anche se una delle due vittime, la merciaia Lizaveta, era sua amica; lo incoraggia a diventare credente e a confessare. Raskòlnikov lo fa quando ormai il colpevole era stato individuato in altri, e, dopo la sua confessione, Sonja lo segue in Siberia dove vive nella stessa città della prigione. Qui ella si crea un’occupazione come sarta e si rende anche utile ai detenuti che l’amano sinceramente. È anche qui che Raskòlnikov comincia la sua rinascita spirituale, quando finalmente comprende e accetta di amarla.

Qui potrai trovare la descrizione di tutti i personaggi di Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij.

Analisi di Pier Paolo Pasolini su Delitto e castigo

Pier Paolo Pasolini nella sua analisi[4] di Delitto e castigo quest’opera sostiene che Raskòl’nikov sia vittima di una passione infantile edipica, egli è turbato dall’amore della madre e della sorella, “le cui conseguenze sono quelle ben note: la sessuofobia, la freddezza sessuale e il sadismo”[5]. Nel corso dell’opera Raskol’nikov sembra innamorarsi di una giovane ragazza malata di tifo, brutta e smunta; in quest’amore però non trova mai spazio la sessualità. A tutto ciò si aggiungono gli obblighi che il giovane ha verso la propria famiglia che lo mantiene negli studi nella capitale e per cui compie enormi sacrifici. Raskòl’nikov si trova così imprigionato in un “incubo kafkiano”, l’unica cosa che può fare è trovare delle giustificazioni e elaborare teorie su quel destino da cui non può sottrarsi. Così un giorno dall’esterno, dall’alto, giunge l’idea di uccidere l’usuraia, rappresentazione della madre: entrambe le donne infatti rappresentano gli obblighi umilianti a cui il protagonista è sottoposto. Leggi l’analisi completa su Delitto e castigo di Pier Paolo Pasolini.

I grandi capolavori scritti da Fedor Dostoevskij

Anna Grigor’evna, la seconda moglie di Dostoevskij
Nel 1866 inizia la pubblicazione, a puntate, del romanzo Delitto e castigo. Conosce una giovane e bravissima stenografa, Anna Grigor’evna Snitkina, grazie alla quale riesce a dare alle stampe, nello stesso anno, Il giocatore, opera in cui Dostoevskij racconta le disavventure di alcuni personaggi presi dal vizio della roulette. Nel 1867 sposa Anna a San Pietroburgo e parte con lei per un nuovo viaggio in Europa, a Firenze, dove comincia a scrivere L’idiota.

Nel 1868 nasce la figlia Sonja, che vive solo tre mesi. Il dramma della morte dei bambini è, non a caso, uno dei temi trattati nel romanzo L’idiota, portato a termine lo stesso anno. Nel 1869 nasce la seconda figlia, Ljubov’ (in russo, “amore”, da adulta nota anche come Aimée[9]) e pubblica il romanzo breve L’eterno marito.

Fëdor Michajlovič nel 1876
Nel 1870 lavora intensamente al romanzo I demoni, con cui l’autore sembra rinnegare definitivamente il proprio passato di libero pensatore nichilista. L’anno successivo nasce il terzo figlio, Fëdor, e Dostoevskij rinuncia una volta per tutte al vizio del gioco e, grazie agli introiti derivatigli dalla pubblicazione dei Demoni, può tornare a San Pietroburgo e affrontare i suoi creditori. Stringe amicizia con Konstantin Pobedonoscev – uno degli intellettuali più influenti e più conservatori di Russia – che di lì a qualche anno diventerà procuratore del Santo Sinodo e scomunicherà Lev Tolstoj.

Nello stesso anno Dostoevskij assume la direzione della rivista conservatrice Graždanin (“Il cittadino”), dove inizia a pubblicare dal 1873 il Diario di uno scrittore, una serie di articoli d’attualità nei quali emergerà anche un certo antigiudaismo dell’autore. Dostoevskij, come dichiarerà nel suo articolo Il problema ebraico (marzo 1877), in risposta a un attacco da parte di un corrispondente ebreo, affermerà però di non essere un antisemita razziale, e che egli “non odiava l’ebreo come popolo ma gli ebrei d’alto rango, i Re delle borse, i padroni delle banche, che influenzavano la politica internazionale; e gli ebrei usurai, gli sfruttatori delle popolazioni autoctone, citando gli esempi dei negri d’America e della popolazione lituana”. Leggi i capolavori scritti da Fedor Dostoevskij.

Fonte: it.wikipedia.com

Sommario
Delitto e castigo - Fedor Dostoevskij
Titolo
Delitto e castigo - Fedor Dostoevskij
Descrizione
Delitto e castigo - Pubblicato nel 1866 e ambientato a San Pietroburgo, Delitto e castigo è uno dei capolavori di Fëdor Dostoevskij. “Al principio di luglio, con tempo caldissimo, verso sera, un giovane scese dalla sua stanzuccia, che aveva in subaffitto nel vicolo di S., sulla strada e lentamente, come irresoluto, si diresse verso il ponte di K. Egli scansò felicemente l’incontro con la sua padrona per la scala.” Raskolnikov, abbandonati gli studi più per pigrizia che per mancanza di capacità, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza in una stanza che somiglia più a un armadio che a un’abitazione.
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