Cuorebomba

Una città difficile, un quartiere degradato e feroce, un ragazzo intelligente, in bilico tra una famiglia disastrata e una scuola indifferente, sono solo alcuni degli elementi di Cuorebomba, ultimo scritto di Dario Levantino pubblicato da Fazi editore.

C’ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti.
C’ho sedici anni e ho capito una cosa: i padri, i figli, li hanno sempre odiati. Lo dicono tutti: pure i telegiornali, pure gli psicologi, pure la mitologia!
Laio, il re di Tebe, prima ha azzoppato suo figlio Edipo perché si vergognava di lui, poi lo ha abbandonato in montagna, come un bastardino in autostrada.
Crono, i suoi figli, addirittura li ammazzava.
Però li faceva. Ne ha fatti sei, di figli. Li faceva per odiarli.

Rosario vive in una periferia degradata, prova a prendersi cura della madre, tenta di comunicare con il fratellastro, soffre per il padre in carcere che lui stesso ha fatto arrestare. Per quanto la sua personale esperienza familiare sia terrificante, Rosario ha bisogno dell’appoggio, della complicità, dell’amore di una famiglia. E la cerca, si affanna, si impegna. Frequenta il liceo e riconosce il valore dello studio, ma a scuola lo sanno che viene da Brancaccio. È un marchiato, è un violento, è un criminale perché figlio di criminale, uno difficile. Proprio lui che è un cuore gentile, colmo di bontà, un cuore bomba che vive ogni circostanza con emozione e intensità.

Non è vero che la scuola ti emancipa, questa è una bugia che gli ipocriti amano dire: la scuola ti ribadisce soltanto chi sei e da dove vieni. E io lo so da dove vengo.

Ma i libri e l’amore per la lettura sono un’ancora di salvezza, una specie di protezione, di scudo, di corazza per resistere ai colpi di un’esistenza troppo dura e ingiusta.

Leggere era l’unico modo che conoscevo per non affondare nel fango, mi permetteva di andarmene di casa pur restando immobile, mi insegnava a tifare per i perdenti, per quelli che cadevano e non sempre sapevano rialzarsi, come i Troiani nell’Iliade, Padron ‘Ntoni nei Malavoglia di Verga, o i Miserabili di Victor Hugo.

Impossibile non immedesimarsi in Oliver Twist quando vieni allontanato dalla madre e costretto in una casa-famiglia, quando le persone a cui sei affidato non hanno minimamente a cuore il tuo benessere. Difficile non sentirsi Senza famiglia quando viene meno la sola persona al mondo a cui importi.

Dickens racconta una verità senza tempo, che infatti si è poi puntualmente verificata, riformulandosi di continuo: la società, per una questione di facciata, non lascia mai crepare gli orfani, ma si disinteressa ciecamente di come essi vivano.

Per fortuna c’è Anna.

Cuorebomba è una storia dura nella quale emerge da un lato la rabbia, il dolore e la tristezza del protagonista e, dall’altro, l’incapacità della società, dello stato come istituzione, di portare aiuto effettivo a chi è in difficoltà. L’ottusità degli insegnanti, il perbenismo gretto, l’aiuto di facciata che nulla risolve e che anzi peggiora la situazione. Un libro in cui tutti gli adulti, con qualche eccezione, ne escono davvero male. Ma è anche una storia di coraggio, di lotta per la salvezza, di riscatto personale. Salvo alcuni passaggi eccessivi, una narrazione molto ben ritmata e coinvolgente; uno stile fluido, accattivante e decisamente incisivo.

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Sommario
Cuorebomba - Dario Levantino
Titolo
Cuorebomba - Dario Levantino
Descrizione
Una città difficile, un quartiere degradato e feroce, un ragazzo intelligente in bilico tra una famiglia disastrata e una scuola indifferente sono solo alcuni degli elementi di Cuorebomba, ultimo scritto di Dario Levantino pubblicato da Fazi editore. C’ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti. C’ho sedici anni e ho capito una cosa: i padri, i figli, li hanno sempre odiati. Lo dicono tutti: pure i telegiornali, pure gli psicologi, pure la mitologia! Laio, il re di Tebe, prima ha azzoppato suo figlio Edipo perché si vergognava di lui, poi lo ha abbandonato in montagna, come un bastardino in autostrada. Crono, i suoi figli, addirittura li ammazzava. Però li faceva. Ne ha fatti sei, di figli. Li faceva per odiarli.
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