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l'apostolo sciaguratoDue amanti. Un amore assoluto che li lega, quasi soffocante, morboso, totalizzante, che li rende interdipendenti, facce di una stessa medaglia. Un amore dove apparentemente Lui è il più forte, comanda il gioco, domina la compagna portandola a confrontarsi con i lati più nascosti del suo essere, a sondare le proprie sensazioni, la percezione che ha della realtà, dando colore alle forme, descrivendo il sapore di un cibo non limitandosi ad elencarne gli ingredienti. Una tensione intellettuale che diventa quasi insopportabile tanto che Lui decide di andarsene, di abbandonarla, senza un motivo, senza una spiegazione, lasciandole solo scritto su un biglietto, il suo nome, segreto custodito fin a quel momento. Lei accetta questa perdita, la elabora e sublima nell’arte della parola scritta la sua assenza, il desiderio che ha di rivederlo, di rifare parte della sua vita. Novella Sherazade inventa racconti per non morire, per non far morire il rapporto che la lega al suo amato. Seduzione, erotismo, passione, desiderio, ossessione, tutte le declinazioni del mistero chiamato amore vengono analizzate e decontestualizzate. L’apostolo sciagurato si compone infatti di racconti apparentemente slegati tra loro ma in realtà strettamente concatenati che racchiudono un segreto che si svelerà solo nel racconto finale, dove il ritorno di Lui, riporterà l’equilibrio. L’assenza, questo è il tema centrale dei racconti-romanzo, ciò che di più erotico si possa concepire. L’erotismo è assenza, mancanza, desiderio di ricomposizione dell’unità cara ai miti greci. L’erotismo è ciò che di più lontano esista dalla quotidianità, dalla consuetudine, dalla banalità. Non è facile parlare di amore, erotismo, le trappole sul cammino sono innumerevoli, si può cadere nel sentimentalismo zuccheroso, nel grottesco, nella volgarità ostentata, la Lonati non cade in questi estremi, mantiene un sano equilibrio e una pacata grazia. Usa una scrittura sperimentale, destrutturata, surrealista e molto visuale. La vista infatti è il senso che più viene sollecitato e per fare ciò associa spesso ogni cosa ad un colore: avorio, cannella, il viola, il blu, il rosso della passione. I luoghi variano Marrakech, Venezia, Parigi, New York, Palermo, ma il panorama interiore resta identico, immutabile. Il lavoro di ricerca sulla parola è estenuante, meticoloso di sapore vagamente barocco e decadente non a caso l’autrice afferma di aver avuto come fonte di ispirazione i Decadenti: Huysmans, Oscar Wilde,  D’Annunzio. Una parola me la si conceda sul racconto intitolato Florian, a mio avviso il più spiccatamente surreale, onirico, in cui i più grandi scrittori di tutti i tempi si riuniscono, ormai fantasmi, in una Venezia trasfigurata e mettono alla prova il talento di un esordiente nel quale forse ironicamente l’autrice si riconosce. Nell’epigrafe del libro vengono citati i versi della poesia “Eterna presenza” di Salinas, ma l’autrice avrebbe potuto citare Il Cantico dei cantici con la stessa naturalezza, anche nel Cantico si ripete il tema della separazione e dell’assenza, e della presenza dell’amato anche se lui è lontano:  L’ ho cercato ma non l’ ho trovato  -  l’ ho chiamato, ma non mi ha risposto. L’universalità data dall’assenza di nomi, solo un Lui e una Lei, impreziosisce un tessuto narrativo sicuramente interessante e peculiare.
 
  Maddalena Lonati è laureata in lettere e letterature straniere e ha frequentato i corsi di scrittura creativa della scuola Holden. Ha pubblicato il romanzo “ Decadent doll” ( Prospettiva Editrice), “L’apostolo sciagurato” (Robin Edizioni), e di prossima uscita “In bianco e nero” (Robin Edizioni). I suoi racconti sono stati pubblicati da numerose riviste letterarie ( fra le quali Tam Tam, Gemellae, Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, Prospektiva, Osservatorio Letterario, Il denaro, Dadamag, Anonimascrittori, Centro studi Opifice, Homoscrivens), periodici ( Gente, Racconti per un viaggio), ed inseriti in varie antologie ( Voci dell’anima, Fiori di campo, Il racconto mai scritto, Carlo Levi, I racconti del caffè, In treno, Danzando nel sapore dell’uva, Lì, tra le strade sottili di linfa e rugiada, Il blu). Scrive recensioni di romanzi e di mostre d’arte e redige una rubrica sui gioielli d’epoca. E’ redattrice di varie riviste culturali. Ha vinto numerosi premi letterari nazionali ed internazionali, fra i quali i prestigiosi Il Molinello e Il Fiorino d’oro. E’ spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive nel corso delle quali parla d’arte, letteratura, gioielli d’epoca. Alcune interviste sono visionabili su youtube.

BOOKTRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=nSrssJfvIts&feature=fvsr

Non sono un critico ne uno scirttore, ma dopo aver letto “Brace” di Attilio Caselli mi è venuta voglia di iscirvermi al blog e cimentarmi nella mia prima recensione. Come già ha sottolineato la magioranza dei critici italiani, “Brace” è un libro che ti prende fin dalle prime pagine, diverte, fa dimenticare il tempo e quando lo stai per finire ti lascia quel gusto di amaro, lo stesso che sentiamo negli ultimi giorni di vacanza o tutte le volte che sta per conlcudersi una parentesi piacevole. Per chi ama Charles Bukowsk e John Fante, per chi ha amato Pulp Fiction, credo che non può lasciarsi perdere l’occasione di lasciarsi trasposrtare dalle emozioni che “Brace” gli trasmetterà!

Dicono di Confessioni di un adolescente di Gaetano delli Santi:

Filosofia di un adolescente che soffre la crisi esistenziale del passaggio all’età adulta.

Dubbi, disperazione, illusioni -disillusioni, speranze, crisi, cadute.

Ricerca di un Assoluto perlopiù negato: incoerenza tipica dell’età.

Educazione sentimentale.

Storia di un rapporto d’amore problematico e distorto, così anomalo e atipico per un giovane di quei tempi.

Comportamenti e abitudini trasgressive, vietate per i benpensanti, preoccupanti per i genitori.

Linguaggio freddo e cerebrale di chi indaga i comportamenti e i sentimenti, anche appassionato ma sempre limpido e cristallino, lucido come una cronaca poetica.

È veramente tutto qui? Questo testo si limita a essere uno delirante sproloquio adolescenziale? Vogliamo forse dire, di conseguenza, che l’adolescenza è solo questo?

Confessioni di un adolescente (e non di un ottuagenario) è una scrittura concepita come testimonianza, come segno lasciato da una voce portatrice di tante altre, tutte all’inizio di una vita densa, tutte affamate di vivere e conoscere… eccoli… gli adolescenti.

A testimonianza di ciò che è negli adolescenti (=coloro ci quali stanno crescendo), il testo di delli Santi (scritto nel 1976) segna la differenza tra un semplice sfogo e una scrittura  spietata, potente e universalmente umana, studiata e meditata anche nella dissennatezza, nella passione, una scrittura lucida e scrutatrice, crudele senza mai essere violenta. Limitarsi a considerarlo uno sfogo è vederne una scialba macchietta.

Più fruttuosamente potremmo domandarci: perché l’autore ha scelto di utilizzare un dato linguaggio?

Per sensazionismo? (…a ciò basterebbe il racconto di fatterelli scabrosi e morbosi)

Per seguire a una moda? (…nel 1976?)

Insomma: cos’è il linguaggio? cos’è la parola?

In ogni vera, grande opera, la parola (la forma) è tutto e tutto è segno, traccia, rimando.

E dunque abbiamo forse paura di leggere e di far leggere (ad esempio ai ragazzi) un testo di scrittura antiaccademica, concreta, ribelle, quasi faticosa da affrontare? abbiamo paura di farlo adottare nelle scuole? cosa temiamo in questo libro? perché alcune pagine ci sembrano raccapriccianti e vorremmo eliminarle? cosa ci spaventa? cosa non deve essere detto?

Come ogni buon libro, Confessioni di un adolescente è un documento, un’allegoria, un confronto con l’altro e anche uno specchio per il lettore (questo forse più che mai), per metterne a nudo l’essenza e le paure…

Non posso però trattenermi dal concludere che, forse, i veri adolescenti non temono di confrontarsi con se stessi, anche attraverso un testo forte come questo: un libro (una parola, un’opera, un’azione -anche la più banale o quotidiana) è frutto del contesto nel quale nasce e cresce. Solo chi è in piena crescita può sfogliare le ipocrisie e le paure di un adulto e mostrarne l’imbambolato e stantio impettimento con candida e spietata crudeltà.

Ecco la parola adolescente…

elisa gastaldi

“Decadent doll” di Maddalena Lonati ( Prospettiva editrice)

Un romanzo che narra magistralmente i turbamenti psicologici della giovane protagonista che, a causa della schizofrenia, inizia un percorso di annullamento e si trova ad affrontare situazioni estreme, compresa la professione di escort. Lucrezia rifiuta i sentimenti e, con l’aggravarsi della malattia, si trasforma in un essere apparentemente privo di emotività che incarna l’archetipo della Domina. La ricerca compulsiva di risposte impossibili da ottenere nel sadomaso, nella cocaina, nella perversione, l’allontanamento dal mondo reale e la creazione di dimensioni parallele, l’accettazione di sé grazie allo psichiatra. La sua salvezza sarà l’amore di un uomo eccezionale che, con dolcezza ma determinazione, l’aiuterà attraverso un doloroso cammino a riappropriarsi della propria autostima ridonandole la voglia di vivere. Attorno a Lucrezia orbitano complessi personaggi dalle tinte forti, difficili da dimenticare. Un crescendo di emozioni sino ad un finale sorprendente ed inimmaginabile.

Il romanzo “ Decadent doll” ( Prospettiva Editrice) è in vendita nelle librerie ( per ordini fax 0766/23598 o amministrazione@prospettivaeditrice.it ) e su numerosi siti, fra i quali www.internetbookshop.it , www.prospettivaeditrice.it , www.unilibro.it , www.356bookmark.it )

Video presentazione: http://www.youtube.com/watch?v=xTCsn_3zDaA

Intervista: http://www.segretidipulcinella.it/sdp22/let_08_05.htm

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