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di Eriona Culaj. Il libro è un viaggio nel tempo, nella cultura e nella storia di un paese singolare. Vi si scopre come Haiti stia soffrendo di una grave crisi economico-sociale dalle remote origini: terremoti e uragani; schiavitù e catene rotte; vita e morte; vudù e massoneria; animismo e cristianesimo; ignoranza e cultura; fango e umanità calpestata che si rissoleva. Irrimediabile fame e malattie che persistono. Donne e uomini che non hanno rivelato segno mate-riale del loro vissuto e altri uomini e donne che, per contro, hanno lasciato un’impronta che ha influenzato non solo le vicende di quella nazione, ma anche di diverse grandi potenze come gli Stati Uniti e il pensiero di molti intellettuali e uomini politici mondiali. Gli haitiani hanno acceso la miccia della bomba della libertà dei neri schiavi; hanno creato il primo stato nero indipendente al mondo, ma sono, spesso, ancora schiavi.
Il tutto in un contesto in cui anche le informazioni sembrano velate quasi da mistero o da un’ombra di oblio e il materiale reperibile per conoscere più a fondo il paese caraibico, è assai scarso: fin’ora gli eventi del passato sono stati analizzati poco dalla storiografia internazionale e risulta quasi inesistente quella italiana.
Un saggio o un romanzo?
La storia degli haitiani e del loro paese appare essa stessa come un romanzo, ma le narrazioni dell’autrice di Luino rappresentano la vita e la cornice sociale reale della nazione. Ella analizza con criterio scientifico puntuale, con ricchezza di fonti e riscontri anche personali,  i diversi passaggi della complessa vicenda di Haiti dalla scoperta di Colombo al terremoto del  12 gennaio 2010, alle successive vicende. Colma, dunque, il vuoto di un’opera organica sull’argomento. Chi desiderasse, poi, approfondire le conoscenze sull’economia del paese, potrà giovarsi dell’ultimo capitolo del libro, dove è possibile scoprire come Haiti fosse ormai giunta a meritarsi la progressiva cancellazione del debito internazionale, in base ad un percorso virtuoso stabilito con gli organismi di controllo internazionali e portato avanti positivamente nonostante i devastanti uragani del 2008.
Poi il terremoto e le nuove prospettive di ripresa, a dispetto del disastro umanitario. Per non dimenticare gli haitiani – quelli che sono passati, quelli che ci sono e quelli che verranno – quando sarà trascorso il subitaneo stimolo emotivo e mediatico per le notizie e le immagini della terra che ha tremato.
Un interessante riassunto e documentazione fotografica su www.luogolibero.eu/haiti - Eriona Culaj, Seneca Ed., Torino 2010

La devozione dei palermitani, e non solo, verso la vergine Santa Rosalia è universalmente nota, meno nota è invece la vicenda che riguarda l’invenzione, assai probabile, della sua figura…

Il titolo del saggio è stato suggerito dalle due parole che danno inizio all’iscrizione incisa da santa Rosalia nella grotta della Serra Quisquina, eremo in cui, secondo la leggenda, la romita visse a lungo prima di trasferirsi nella più nota cavità del Monte Pellegrino. Attraverso il nome Sinibaldi, la terza parola dell’iscrizione, il gesuita Giordano Cascini riuscì nel ‘600 a ricostruire alcuni tratti della sconosciuta vita della Santa, soprattutto la sua discendenza da Carlo Magno. Per avvalorare l’autenticità dell’incisione, Cascini raccontò nella sua celebre opera, Di Santa Rosalia Vergine Palermitana, come avvenne la casuale scoperta del graffito da parte di due muratori palermitani. La narrazione di Cascini ha fatto storia divenendo una diffusa e radicata credenza garantita dalla Compagnia di Gesù.

Da sempre tuttavia sono stati avanzati dubbi sulla veridicità dell’iscrizione, l’unico documento che prova la storicità di Rosalia “Sinibaldi”.

L’ipotesi del falso è sostenuta in una coraggiosa opera, Santa Rosalia nella storia e nell’arte di monsignor Paolo Collura, che sin dal suo apparire, nel 1977, ha suscitato molte polemiche ma ha pure segnato una svolta negli studi rosaliani. Nel 1988 Valerio Petrarca ha poi colmato alcune lacune del discorso di Collura individuando non solo un realistico artefice dell’impostura ed il suo movente, ma chiarendo anche il contesto storico e devozionale in cui sarebbe maturato il sospettato imbroglio. Con la suggestiva ricostruzione di Petrarca, l’affaire Quisquina diventa un autentico romanzo giallo in cui si narra di un intrigo palermitano inatteso e sconcertante. Se risultasse provato per via documentale quanto ipotizza lo studioso, ovvero che l’iscrizione fu incisa dalla Compagnia di Gesù per costruire una degna Patrona di Palermo, ci troveremmo innanzi al più clamoroso falso religioso del ‘600 siciliano.

L’incisione della Quisquina, ritenuta da alcuni una impostura e da altri un indelebile segno della santità di Rosalia, è dunque l’ambigua protagonista della ricerca qui condotta.

Quanto c’è di attendibile nelle affermazioni di chi sostiene l’autenticità del graffito e di chi invece ne denunzia la falsità? I fatti che portarono alla sua avventurosa scoperta si svolsero davvero nel modo in cui sono stati raccontati dai gesuiti? E se alla Quisquina si perpetrò un falso, chi fu il colpevole?

L’Autore trova le difficili risposte in un inedito manoscritto della Biblioteca Comunale di Palermo riuscendo così a colmare un secolare vuoto negli studi rosaliani.

Ego Rosalia si svolge come un’intrigante detective story in cui, partendo dal dubbio, si indaga per svelare l’enigma nascosto nell’iscrizione. Ben documentato e di facile lettura, il saggio si rivolge sia allo studioso, sia al lettore interessato ai segreti che si celano nella sfuggente vicenda di Rosalia “Sinibaldi”, illusoria immagine creata dagli uomini, caricatura della poco conosciuta ma storica santa Rosalia.

Giancarlo Santi, nato a Siracusa nel 1946, vive a Catania; giornalista pubblicista, ha collaborato con il Touring Club Italiano, con la terza pagina del quotidiano La Sicilia e con varie riviste scrivendo di feste popolari, di tradizioni religiose, di itinerari culturali siciliani. Nel 2001 ha pubblicato La strada dei Santi, viaggio sentimentale per le feste religiose di Sicilia. Si interessa di speleologia ed è coautore dei libri Le grotte del territorio di Melilli (1997) edito dal Comune di Melilli e Dentro il Vulcano, le grotte dell’Etna (1999) edito dall’Ente Parco dell’Etna.

L’INVISIBILE PRESENZA

“L’ho incontrato  perché l’ho cercato
ed a Lui è piaciuto manifestarsi,
fedele alla Sua Parola:
“Chiedi e ti sarà dato”,
“bussa e ti sarà aperto”

Con queste parole si apre il saggio di Marilena Moresco, un’opera che è prima di tutto un Canto d’amore a Gesù di Nazareth quale Dio e nel prossimo quale presenza viva del Padre in loro.
Il protagonista dell’opera è il Gesù che l’autrice ha incontrato, in persona, nel corso della sua vita, dopo una lunga e sofferta ricerca interiore.
Il saggio ci ricorda come la Luce, venuta ad illuminare le tenebre in cui giaceva l’umanità, sconvolta dai peccati, non sia stata accolta perché illuminava e metteva allo scoperto tutte le cattive opere degli uomini.
Questa è la ragione per la quale hanno crocifisso il Figlio di Dio che, per la Sua Potenza, è Risorto il terzo giorno, com’era scritto nell’Antico Testamento. Il saggio “Nel nome del Padre” rappresenta al tempo stesso un viaggio storico alla scoperta della figura di Gesù e della vita del suo tempo e un viaggio interiore per comprendere e intraprendere nella nostra vita la strada che Lui ci ha mostrato.

Della stessa autrice: Tra cielo e Terra, L’Amore basta a se stesso, L’anatra pellegrina e altre storie, La ricerca di Dio, La Moneta del Tempo, Il Dio Indifeso.

Il Saggio è disponibile online per l’acquisto in versione cartacea o digitale (pdf) all’indirizzo: http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/nel-nome-del-padre/7774379

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