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10 lunghi anni fa una principessa bambina, di stirpe fatata, con un gesto di grande coraggio salvò la vita ad un magico unicorno della sacra foresta di Man. L’oscuro stregone si vendicò con un terribile sortilegio: la piccola sparì senza lasciare alcuna traccia e analoga sorte infausta sarebbe spettata a qualsiasi fanciullo avesse osato avvicinarsi al bosco. Da quel triste giorno il luogo è interdetto a tutti, specialmente ai bambini.

La più potente guaritrice che si conosca viene convocata alla corte di re Uriel, giovane discendente dei draghi, temuto sovrano e grande guerriero. L’anziana taumaturga, che giunge con l’inseparabile ed enigmatico compagno di viaggio, un gatto bianco che la segue ovunque, è l’unica speranza di salvare la vita alla piccola protetta del re, ormai moribonda a causa di un improvvisa malattia che nessuno riesce a curare. Il re stesso è tormentato da continue visioni oniriche, oscure e meravigliose al tempo stesso, che lo stanno inducendo sull’orlo della follia.

Il responso della guaritrice , che sembra invecchiare a vista d’occhio, è una soluzione impossibile e apparentemente folle: la moribonda va condotta proprio nella foresta di Man, in terra proibita, sfidando la maledizione e ponendo a rischio la vita di tutti in una lotta micidiale contro il tempo.

Nulla è davvero come sembra, la realtà è un’illusione e l’illusione è la vera realtà da salvare. Le virtù esaltate come le più potenti delle armi contro il male sono la furbizia, l’altruismo e l’amore puro, quello capace di trascendere l’apparenza e abbracciare con rispetto la natura.

Il Drago e l’Unicorno è una bella ed insolita storia fantasy, da gustare.

Opera prima di Silvia Matricardi, giornalista di Ardea

“Non c’è vita senza amore e non c’è amore senza vita” la voce di Emerald risuonò nelle loro menti (…) gli unicorni erano radunati in riva al lago e li guardavano con i loro grandi occhi blu.

http://www.ebookvanilla.it/il-drago-e-l-unicorno.html

Come un dinosauro in un bicchier d’acqua racconta in toni pop le vicende di due ragazzi, Alex e Daniele, che con un pizzico di incoscienza hanno deciso di aprire un’agenzia di comunicazione in quel di Milano. I due si ritrovano ben presto fuori dalla classifica delle diecimila migliori agenzie della città e coperti di debiti, tanto da finire nelle mani di un bieco strozzino che di secondo mestiere fa il macellaio, tale Emiliano Zapatelli detto “Zapata”.Per salvarsi da questa situazione, partoriscono un’idea sconclusionata che ha a che fare con i muri di Milano, che in pieno stile “guerrilla marketing” diventano il loro campo di combattimento, ma ne perdono presto il controllo e finiscono per ficcarsi in guai ancora peggiori, tra scagnozzi, terroristi animalisti e pubblicitari senza scrupoli. Fino a una conclusione letteralmente esplosiva.

In queste pagine di puro e semplice intrattenimento, finiscono dentro riflessioni sparse e solo abbozzate sull’Inconcludenza (tema di fondo del libro), sui risvolti etici del mangiare carne, sul mondo dell’advertising e sulla città di Milano, tanto efficiente quando si tratta di generare valore economico, quanto disattenta laddove si tratta di generare valore sociale ed umano.

Titolo: Come un dinosauro in un bicchier d’acqua
Autore: Marco Agustoni
Editore: Liux
Anno: 2010
Prezzo: €12,90
ISBN: 8890360585
ISBN-13: 9788890360589
Pagine: 178

Info: www.liuxedizioni.com

Puoi acquistare il libro su www.ibs.it 

È possibile scaricare gratuitamente i racconti dell’autore in formato .epub e .mobi dal blog dell’autore

 Nella contemplazione dell’Universo sono soltanto tre i pianeti che ci separano da Urano, che porta  il nome della divinità greca del cielo. Anche se è visibile ad occhio nudo, la sua bassa luminosità e la sua orbita particolarmente lenta, hanno fatto tardare il suo riconoscimento; così come le poesie di Carla De Angelis hanno tardato un pò ad essere comprese dall’animo di una società sempre più stressata dall’arrivismo imperante, il nichilismo che troppo spesso attanaglia il comportamento superficiale è lontano dagli intenti dell’autrice.Carla De Angelis dà un periodo, stabilisce un tempo rivelatore, “A dieci minuti da Urano”. E’ questo  il titolo della raccolta poetica, con cui la sensibile scrittrice tenta la conquista del “non luogo” rappresentato da Urano per confidare al lettore le sue emozioni più intime, le sue angosce, le sue paure.Le liriche sono parte di un esame approfondito e accurato della propria condizione esistenziale. L’autrice è mossa dall’esigenza di scandagliare in profondità immagini, suoni e ritmi fino a giungere ad una autentica selezione del lessico.Balza all’occhio una pulizia ed una delicatezza formale che arrichiscono rigorosamente l’intento poetico: “Mi vestirei di fiume/per vederti nel cerchio/ di un sasso lanciato per sfida”.La ricerca di riflessioni accorte ci riconduce a quell’essenzialità necessaria per superare tensioni e sofferenze.Canti di disperazione si modellano in fragili ed inattese espressioni, quasi a confessione e supplica di liberazione: “Invece di morire / traghetto parole /fino a farne una culla / per le mie ferite.”L’ amore materno, il rapporto con Dio, il libero sfogo dell’essere donna riempiono d’umanità una scrittura che sviscera dimensioni tese e pensieri traboccanti di drammaticità: “Prego/resto legata a questa vita/attutisco i ruggiti del mondo”.Il legame intenso con la figlia raggiunge un elevato valore affettivo che si consolida levigando di purezza e sincerità le parole: “Per l’ingenuità posata sul tuo riso/i capelli color del grano…burli il tempo, resti bambina”.Per afferrare un equilibrio interiore, Carla De Angelis sceglie di tradurre in versi quella zavorra esistenziale che la accompagna e le domina l’anima.Dare corpo e compattezza alle emozioni, ai sentimenti, diventa l’antidoto per sopperire alla “fame” di innocenza e carezze.Come un mare che ripete la sua onda, la voce poetica dell’autrice si fa dono di forza mentale e spirituale.A conclusione di un’opera di indubbio spessore emotivo un messaggio che la poetessa lascia ai suoi lettori per affrontare con lealtà e maggiore dimistichezza tutte le sfumature scritturali:”Entrate a piedi scalzi/non calpestate i disegni”.”A dieci minuti da Urano (poesie di tentata conquista)”, Fara  Editore, pg.108.

Un’ assidua ricerca lessicale ed una buona padronanza poetica caratterizzano l’ultima opera di Irene Sparagna “Transizioni”, ed. Stravagario.Il titolo stesso “Transizioni” indica quel passaggio, quel transire da una condizione ad un’ altra,tipico dell’essere poeti.In questa raccolta l’autrice riprende il suo cammino emozionale, sviscerando una verve creativa che coniuga insieme simbolismi, vivaci riflessioni esistenziali ed eleganza ritmica.I versi della Sparagna sono il frutto di un attento meccanismo di selezione tra sentimenti e fenomeni intimi ed esteriori.Il libro ci offre l’essenzialità della parola, raggiungendo un’elevata contaminazione lirica, fatta di accenni a sensazioni ed emozioni in piena libertà.”Svetta su questo corpo/La melodia sistolica/Che onnubila la parola tacitata/Vibrazioni danzano/Su fruttuosi oblii.”Lo stile linguistico alterna attimi e contorni immaginativi legati ad una memoria affettiva ricca di sincerità e schiettezza.L’amore materno, l’affrontare la realtà, il considerare lo scorrere del tempo, sono alcuni dei punti tematici che si sviluppano attorno all’architettura dell’opera.”A te, piccolo, donai/Seni grondanti di linfa/Bianco nettare che ninnandoti/Recava spensieratezze alle stelle”.Irene Sparagna sa proiettare nel lettore sprazzi di freschezza formale con qualche tocco di tecnicismo mai troppo pesante ed eccessivo.Ne è esempio: “Un giorno/Eclisserò il pulsare/Incessante dei dissapori/Transiterà fugace la notte/Dei ricordi scricchiolanti.”Il costante rimando all’esistenza diventa lo stimolo per una continua crescita interiore, si fa equilibrio in una successione di istanti e percezioni, come un “Riprendere conoscenza e identità/In frammentate promesse.”L’ autrice è dunque mossa da una forza espressiva spontanea che le consente di rispondere con purezza alle urgenze istintive dell’anima.Irene Sparagna riesce “Con un sorriso di linfa” cristallina, a svelare la sua profonda umanità, regalando “Momenti di dolcezza sconfinati”.

Dopo il successo di “Sesso, scarpe e pesciolini”, Fabio Brigazzi tenta di conquistare nuovamente i lettori con “L’imprenditrice del sesso”, Sangel Edizioni.

L’ autore racconta al femminile, immendesimandosi in Francesca, una ragazza diciannovenne calabrese, che da un “ermetico” paesino di periferia del sud, viene catapultata nelle molteplici realtà della Capitale, cambiando radicalmente modo di vivere.

Arsano Calabro, un mondo troppo stretto per la protagonista, che per occupare il tempo deve accontentarsi di gettare le palline di naftalina dalla finestra.

Nessuna nuova emozione, nessun avvenimento particolare, nessuna connessione ad internet: “sembra di strare in quelle palle di vetro con la neve dentro”.

Francesca, come tutte le adolescenti ha sogni e speranze, ha voglia di crescere e scoprire la vita, cerca l’amore ed il sesso.

Ma non è certo il suo paese che può darle stimoli, in quel posto quasi medievale dove tutto scorre al rallentatore e non succede mai nulla.

Sarà un viaggio in treno, direzione Roma, l’iniziazione verso una nuova personalità per Francesca.

Nel suo bagaglio di adolescente porta la purezza e l’innocenza, ma anche il desiderio di trasgredire e andare oltre le regole della moralità.

Mercificare il proprio corpo, mettere in vendita la propria sessualità per accumulare soldi, oggetti, vestiti diventa la chiave “facile” per aprire le porte di un mondo frenetico e perverso.

Francesca si trova a vivere esperienze incestuose, lesbiche, arriva ad essere schiava, padrona, tentatrice, coordinatrice di orgie.

Si lascia toccare e desiderare per quel profumo di guadagno a cui non può più rinunciare.

Anche se alcuni temi appaiono forse scontati per la società odierna, l’autore mostra una verve scrittoria intrigante e a volte agressiva.

L’addocchiare la prossima vittima sembra essere per Francesca uno stile di vita al passo dei tempi.

Osserva le altre donne con un fare di superficialità pensando lei di essere la detentrice arcana di quel feeling liberatorio dei sentimenti repressi.

Fabio Brigazzi nel vortice catartico della narrazione si libera di remore educative dovute ad un super io troppo autoritario e lascia a noi il compito di valutare debolezze e trasgressioni.

“…Dopotutto noi non siamo altro che due piccoli granellini di sabbia chiara, in un ingranaggio complicato come la vita che, forse, nemmeno si accorgerà di noi, oppure ci stritolerà per sempre.”

Michela Zanarella

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