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L.Franchetti – S.Sonnino | La Mafia è un sentimento medioevale

Edizione ridotta della relazione di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, “La Sicilia nel 1876”. Il volume  riporta passi scelti tratti dal Libro Primo – Condizioni politiche e amministrative della Sicilia (curata da Franchetti).
Il libro, dal titolo “La Mafia è un sentimento medioevale”  (ispirato a una citazione dello stesso Franchetti)  si propone di essere uno strumento didattico di approfondimento culturale destinato specialmente alle scuole.
Il volume comprende anche il capitolo supplementare “Il lavoro dei fanciulli nelle zolfare siciliane” tratto dal Libro Secondo, I contadini in Sicilia (curato da Sidney Sonnino).
In appendice, infine, è riportata una ricerca (dal titolo “Il costo delle mafie”) curata da Giuseppe Ciaccio, responsabile del Nucleo di Ricerche economiche della sede di Palermo della Banca d’Italia, che analizza i maggiori costi che la presenza mafiosa causa all’economia del Mezzogiorno.

E’ uscito alla fine di dicembre 2010 il saggio di Vincenzo Russo, “Politica e Diritto in Michel Foucault” (Aletti). Tutte le notizie sul saggio e sull’autore le trovate sul sito www.vincenzorusso.sitiwebs.com dove è anche possibile visionare il booktrailer relativo al libro.Segue una breve trama:Politica e diritto sono i concetti che fondano la vita sociale dell’individuo; essi incarnano problematiche senza tempo, infinitamente aperte alla trattazione.Tra gli approcci più radicali a questi temi spicca quello di Michel Foucault che, attraverso un’innovativa analisi microfisica, mette in luce un cambiamento di strategia nei modi di manifestazione e di esercizio del potere il quale, da un certo punto in poi della storia, può essere studiato come un fascio fluttuante di relazioni in grado di assoggettare anche la vita biologica dell’individuo.In tal modo, da produttore e gestore del potere, il soggetto ne diviene il mero prodotto.In tutto ciò il diritto, anziché proporsi come un dispositivo di produzione del potere, potrebbe viceversa rappresentare l’ultima spiaggia per un processo di “disassoggettamento” per certi versi ancora oggi necessario e possibile.Cos’è il potere? E’ l’uomo che lo gestisce, o è il potere che gestisce l’uomo fino al punto di generare il soggetto stesso? Da quando e perchè il potere muta la sua strategia avvolgendo morbosamente la vita? Nelle strategie di potere, che ruolo svolge il diritto? Ripercorrendo le tappe foucaultiane, a queste e a molte altre interessanti domande cerca di rispondere un saggio a metà strada tra un opera accademica ed una riflessione “ad alta voce” che l’autore, mentre scrive, condivide con un lettore non necessariamente addentrato nell’argomento.  Questo stile svincola l’opera da un pubblico di nicchia, rendendola fruibile a tutti coloro che si mostrano sensibili ad interrogativi chiave dell’esistenza umana. 

La grande implosione. Rapporto sui viestani 1970-2007
di Ninì delli Santi

«È sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze.»
Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie

È vero e forse un po’ banale: questo libro tratta di Vieste. È una guida alla moderna viestanità.

Il carattere indigeno del saggio narrato da delli Santi, La grande implosione. Rapporto sui viestani 1970-2007, emerge nel costante riferimento a tutti gli aspetti di Vieste: politica, storia, costume, natura e costituzione della popolazione e dell’ambiente, scelte turistiche ed economiche, visioni del mondo e modelli di vita, favole e racconti, figure, memorie e scene di paese,…

In accordo con la varietà dei piani analizzati, il racconto dell’implosione in cornice di saggio si articola in altrettanti livelli di indagine, da cui emerge una guida (i cui capitoli sono singolarmente consultabili, pur intrecciandosi nella riflessione di fondo) alla comprensione della figura del viestano di fine millennio.

Il rigore analitico adottato non inaridisce mai il testo: la pluralità delle componenti presentate disegna l’evoluzione socio-ambientale di una porzione di mondo (Vieste come tutta l’Italia) che ha dimenticato la poesia intesa come spinta critica alla riflessione e alla relazione civile con l’altro, come slancio emotivo costruttivo, come considerazione pragmatica e anti-nostalgica del passato, del presente e del futuro. Il fervore dell’invettiva è però sempre mitigato dalla compostezza della scrittura, da cui traspare l’atto d’amore di un figlio per la sua terra.
La grande implosione non è un manifesto vetero- o neo-ecologista (riformista, progressista, tradizionalista, territorialista,…), ovvero non è il simbolo di una situazione (locale o generale) letta da un’unica prospettiva: si guadagna uno sguardo ampio e diversificato, capace di leggere i legami tra i vari aspetti della vita che contribuiscono a fare della storia e del pensiero di una popolazione una cultura che, come quella di Vieste, non vive isolata dal contesto nazionale, dalle sue contraddizioni e dalle sue dinamiche ora paludose ora costruttive.

La grande implosione è dunque, anche, una guida all’italianità di fine millennio.

pubblicato dalle Edizioni La Ricotta nell’agosto 2009
collana La Ricotta indigena

La città è la sintesi dei fenomeni culturali, sociali e politici che governano un territorio. La lettura di quanto avviene in un contesto locale, sotto vari profili, può essere intesa come indicatore di una realtà molto più estesa, al punto da essere individuata come fenomeno ricorrente e caratterizzante. La trasformazione di una società può essere, quindi, letta sotto diversi aspetti, che sono rintracciabili nei segni che l’uomo lascia sulla città stessa. Ogni scelta, infatti, segna il territorio e lo trasforma spesso in maniera irreversibile. La lettura di singoli interventi compiuti su piccole realtà comunali restituisce una mappatura chiara di un territorio che trova difficoltà nel riconoscere i suoi problemi ed impedimenti nell’affrontarli.

S. Maria a Vico è la tipica realtà comunale di una provincia difficile come la Caserta, che è inserita in un contesto regionale “complicato”, La Campania.

Nel primo capitolo si affrontano diversi casi di violenze del territorio, a partire da singole entità edilizie come la Congrega del Loreto, al Complesso dell’Assunta fino ai disastri alluvionali dovuti all’incuria ed alle devastazioni di vaste zone collinari che si preannunciano.

Il secondo capitolo affronta casi di malcostume politico che dilagano in città e gravi difficoltà relazionali tra gli amministratori locali, nonché intercessioni di stampo camorristico nella gestione del comune. A questi problemi si aggiungono quelli legati ad un fare politica malsano ed obsoleto, che porta il sindaco ad utilizzare impropriamente il suo “potere” sui dipendenti comunali, declassandoli se non in linea con il suo pensiero. I partiti spesso vengono distrutti da forti personalismi e da forti interessi economici di pochi. Le difficoltà di dialogo con la gente in una realtà così compromessa sono enormi.

Il terzo capitolo affronta questioni legate puramente a vicende di “organizzazione criminosa” a vari livelli. Così si affronta il caso della camorra napoletana, un caso di mala sanità, casi di furti ripetuti negli appartamenti legati ad accordi criminosi locali, fino alle esplosioni estorsive degli esercizi commerciali ed il rapporto di tutto questo con una società spesso indifferente.

Il quarto capitolo, invece, prende in esame sporadiche iniziative culturali, che possono dare piccoli segnali di salvezza per una realtà cosi complessa.

Attraverso una cronaca attenta, l’autore dimostra di essere entrato a far parte del sistema città e lo descrive dal suo interno. Una lettura, quindi, basata su esperienze vissute, spesso “sulla propria pelle”, che consente al lettore di “toccare con mano” quanto descrive minuziosamente. La struttura del testo permette di percepire un cattivo costume locale, nei modi di interpretare il territorio e nelle espressioni edilizie, accompagnato da una voluta cecità amministrativa e da un disinteresse sociale, che porterebbero insieme al declino assoluto, se non fosse per alcune forme di ribellione culturale, che, manifestandosi nelle forme dell’arte, dell’iniziativa giovanile, della tradizione popolare, danno una speranza ad una Città che appare “indifferente” ad ogni stimolo (dalla prefazione).

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