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10 lunghi anni fa una principessa bambina, di stirpe fatata, con un gesto di grande coraggio salvò la vita ad un magico unicorno della sacra foresta di Man. L’oscuro stregone si vendicò con un terribile sortilegio: la piccola sparì senza lasciare alcuna traccia e analoga sorte infausta sarebbe spettata a qualsiasi fanciullo avesse osato avvicinarsi al bosco. Da quel triste giorno il luogo è interdetto a tutti, specialmente ai bambini.

La più potente guaritrice che si conosca viene convocata alla corte di re Uriel, giovane discendente dei draghi, temuto sovrano e grande guerriero. L’anziana taumaturga, che giunge con l’inseparabile ed enigmatico compagno di viaggio, un gatto bianco che la segue ovunque, è l’unica speranza di salvare la vita alla piccola protetta del re, ormai moribonda a causa di un improvvisa malattia che nessuno riesce a curare. Il re stesso è tormentato da continue visioni oniriche, oscure e meravigliose al tempo stesso, che lo stanno inducendo sull’orlo della follia.

Il responso della guaritrice , che sembra invecchiare a vista d’occhio, è una soluzione impossibile e apparentemente folle: la moribonda va condotta proprio nella foresta di Man, in terra proibita, sfidando la maledizione e ponendo a rischio la vita di tutti in una lotta micidiale contro il tempo.

Nulla è davvero come sembra, la realtà è un’illusione e l’illusione è la vera realtà da salvare. Le virtù esaltate come le più potenti delle armi contro il male sono la furbizia, l’altruismo e l’amore puro, quello capace di trascendere l’apparenza e abbracciare con rispetto la natura.

Il Drago e l’Unicorno è una bella ed insolita storia fantasy, da gustare.

Opera prima di Silvia Matricardi, giornalista di Ardea

“Non c’è vita senza amore e non c’è amore senza vita” la voce di Emerald risuonò nelle loro menti (…) gli unicorni erano radunati in riva al lago e li guardavano con i loro grandi occhi blu.

http://www.ebookvanilla.it/il-drago-e-l-unicorno.html

E’ difficile imbattersi in autori esordienti, poco più che ventenni, senza guardare all’opera con una punta di scetticismo. Con questo spirito ho acquistato, al Salone del libro di Torino, l’ultimo romanzo di Lorenzo Rulfo: “Cronache di un bordello chiamato vita” edito da Neuma Edizioni.

Il risultato ha stravolto ogni aspettativa. Più avanzavo nelle pagine (peraltro non copiose) e più mi accorgevo di avere la necessità di avvicinarmi ai fogli, come di entrarci dentro.

La trama sembra semplice fino quasi alla fine, più storie che si accavallano. Da una parte Joshua, un ragazzo ventenne nel punto più doloroso di ogni storia d’amore: la fine, l’abbandono. E poi la sua partenza per ritrovare la donna amata che l’ha lasciato. Più lontano nel tempo e nello spazio (Praga 1968) Margareth, una donna bellissima che comprende di avere sprecato la sua vita e che si sente di colpo non amata; una donna forte che decide di riscattarsi facendosi mettere incinta dal marito per proiettare sull’idea di una figlia tutte le gioie ed i riscatti di una vita. E poi ancora Nabakov, vecchio professore scorbutico ed Euridice, suo amico e genio matematico. E infine Penelope, l’amore fuggito, un personaggio che non si vede mai eppure che si ha l’impressione di conoscere molto bene.

Una  storia commovente raccontata con uno stile diretto, quasi parlato. Una linea poetica accattivante e forte, decisa e tenera al tempo stesso. Un libro che consiglio di leggere a tutti, per chi è ancora in grado di emozionarsi.

 

Rosaria Ritteri

l'apostolo sciaguratoDue amanti. Un amore assoluto che li lega, quasi soffocante, morboso, totalizzante, che li rende interdipendenti, facce di una stessa medaglia. Un amore dove apparentemente Lui è il più forte, comanda il gioco, domina la compagna portandola a confrontarsi con i lati più nascosti del suo essere, a sondare le proprie sensazioni, la percezione che ha della realtà, dando colore alle forme, descrivendo il sapore di un cibo non limitandosi ad elencarne gli ingredienti. Una tensione intellettuale che diventa quasi insopportabile tanto che Lui decide di andarsene, di abbandonarla, senza un motivo, senza una spiegazione, lasciandole solo scritto su un biglietto, il suo nome, segreto custodito fin a quel momento. Lei accetta questa perdita, la elabora e sublima nell’arte della parola scritta la sua assenza, il desiderio che ha di rivederlo, di rifare parte della sua vita. Novella Sherazade inventa racconti per non morire, per non far morire il rapporto che la lega al suo amato. Seduzione, erotismo, passione, desiderio, ossessione, tutte le declinazioni del mistero chiamato amore vengono analizzate e decontestualizzate. L’apostolo sciagurato si compone infatti di racconti apparentemente slegati tra loro ma in realtà strettamente concatenati che racchiudono un segreto che si svelerà solo nel racconto finale, dove il ritorno di Lui, riporterà l’equilibrio. L’assenza, questo è il tema centrale dei racconti-romanzo, ciò che di più erotico si possa concepire. L’erotismo è assenza, mancanza, desiderio di ricomposizione dell’unità cara ai miti greci. L’erotismo è ciò che di più lontano esista dalla quotidianità, dalla consuetudine, dalla banalità. Non è facile parlare di amore, erotismo, le trappole sul cammino sono innumerevoli, si può cadere nel sentimentalismo zuccheroso, nel grottesco, nella volgarità ostentata, la Lonati non cade in questi estremi, mantiene un sano equilibrio e una pacata grazia. Usa una scrittura sperimentale, destrutturata, surrealista e molto visuale. La vista infatti è il senso che più viene sollecitato e per fare ciò associa spesso ogni cosa ad un colore: avorio, cannella, il viola, il blu, il rosso della passione. I luoghi variano Marrakech, Venezia, Parigi, New York, Palermo, ma il panorama interiore resta identico, immutabile. Il lavoro di ricerca sulla parola è estenuante, meticoloso di sapore vagamente barocco e decadente non a caso l’autrice afferma di aver avuto come fonte di ispirazione i Decadenti: Huysmans, Oscar Wilde,  D’Annunzio. Una parola me la si conceda sul racconto intitolato Florian, a mio avviso il più spiccatamente surreale, onirico, in cui i più grandi scrittori di tutti i tempi si riuniscono, ormai fantasmi, in una Venezia trasfigurata e mettono alla prova il talento di un esordiente nel quale forse ironicamente l’autrice si riconosce. Nell’epigrafe del libro vengono citati i versi della poesia “Eterna presenza” di Salinas, ma l’autrice avrebbe potuto citare Il Cantico dei cantici con la stessa naturalezza, anche nel Cantico si ripete il tema della separazione e dell’assenza, e della presenza dell’amato anche se lui è lontano:  L’ ho cercato ma non l’ ho trovato  -  l’ ho chiamato, ma non mi ha risposto. L’universalità data dall’assenza di nomi, solo un Lui e una Lei, impreziosisce un tessuto narrativo sicuramente interessante e peculiare.
 
  Maddalena Lonati è laureata in lettere e letterature straniere e ha frequentato i corsi di scrittura creativa della scuola Holden. Ha pubblicato il romanzo “ Decadent doll” ( Prospettiva Editrice), “L’apostolo sciagurato” (Robin Edizioni), e di prossima uscita “In bianco e nero” (Robin Edizioni). I suoi racconti sono stati pubblicati da numerose riviste letterarie ( fra le quali Tam Tam, Gemellae, Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, Prospektiva, Osservatorio Letterario, Il denaro, Dadamag, Anonimascrittori, Centro studi Opifice, Homoscrivens), periodici ( Gente, Racconti per un viaggio), ed inseriti in varie antologie ( Voci dell’anima, Fiori di campo, Il racconto mai scritto, Carlo Levi, I racconti del caffè, In treno, Danzando nel sapore dell’uva, Lì, tra le strade sottili di linfa e rugiada, Il blu). Scrive recensioni di romanzi e di mostre d’arte e redige una rubrica sui gioielli d’epoca. E’ redattrice di varie riviste culturali. Ha vinto numerosi premi letterari nazionali ed internazionali, fra i quali i prestigiosi Il Molinello e Il Fiorino d’oro. E’ spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive nel corso delle quali parla d’arte, letteratura, gioielli d’epoca. Alcune interviste sono visionabili su youtube.

BOOKTRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=nSrssJfvIts&feature=fvsr

Un giallo storico che si snoda attraverso una fitta rete di misteri. Un viaggio nella culla della civiltà, tra Siracusa Roma e Alessandria, che ha come protagonista il grande matematico e inventore Archimede (III secolo a.C.), impegnato nella difesa di Siracusa e custode del segreto della Camera di Thot, lo scrigno nascosto nella Sfinge d’Egitto. Sarà in libreria a marzo Archimede e il mistero del planetario (Melino Nerella Edizioni, pag.154; Euro 12,00), il nuovo romanzo di Annalisa Stancanelli, giornalista e scrittrice. Con semplicità di linguaggio, rara padronanza storica e l’introduzione di innovativi flash giornalistici, l’autrice accompagna il lettore alla scoperta della vita e delle avibutidini del figlio più illustre di Siracusa, in quello che il professor Mario Geymonat, filologo e docente di Letteratura latina all’Università Ca’ Foscari di Venezia, nella Prefazione definisce un “vivacissimo giallo siracusano”.

La devozione dei palermitani, e non solo, verso la vergine Santa Rosalia è universalmente nota, meno nota è invece la vicenda che riguarda l’invenzione, assai probabile, della sua figura…

Il titolo del saggio è stato suggerito dalle due parole che danno inizio all’iscrizione incisa da santa Rosalia nella grotta della Serra Quisquina, eremo in cui, secondo la leggenda, la romita visse a lungo prima di trasferirsi nella più nota cavità del Monte Pellegrino. Attraverso il nome Sinibaldi, la terza parola dell’iscrizione, il gesuita Giordano Cascini riuscì nel ‘600 a ricostruire alcuni tratti della sconosciuta vita della Santa, soprattutto la sua discendenza da Carlo Magno. Per avvalorare l’autenticità dell’incisione, Cascini raccontò nella sua celebre opera, Di Santa Rosalia Vergine Palermitana, come avvenne la casuale scoperta del graffito da parte di due muratori palermitani. La narrazione di Cascini ha fatto storia divenendo una diffusa e radicata credenza garantita dalla Compagnia di Gesù.

Da sempre tuttavia sono stati avanzati dubbi sulla veridicità dell’iscrizione, l’unico documento che prova la storicità di Rosalia “Sinibaldi”.

L’ipotesi del falso è sostenuta in una coraggiosa opera, Santa Rosalia nella storia e nell’arte di monsignor Paolo Collura, che sin dal suo apparire, nel 1977, ha suscitato molte polemiche ma ha pure segnato una svolta negli studi rosaliani. Nel 1988 Valerio Petrarca ha poi colmato alcune lacune del discorso di Collura individuando non solo un realistico artefice dell’impostura ed il suo movente, ma chiarendo anche il contesto storico e devozionale in cui sarebbe maturato il sospettato imbroglio. Con la suggestiva ricostruzione di Petrarca, l’affaire Quisquina diventa un autentico romanzo giallo in cui si narra di un intrigo palermitano inatteso e sconcertante. Se risultasse provato per via documentale quanto ipotizza lo studioso, ovvero che l’iscrizione fu incisa dalla Compagnia di Gesù per costruire una degna Patrona di Palermo, ci troveremmo innanzi al più clamoroso falso religioso del ‘600 siciliano.

L’incisione della Quisquina, ritenuta da alcuni una impostura e da altri un indelebile segno della santità di Rosalia, è dunque l’ambigua protagonista della ricerca qui condotta.

Quanto c’è di attendibile nelle affermazioni di chi sostiene l’autenticità del graffito e di chi invece ne denunzia la falsità? I fatti che portarono alla sua avventurosa scoperta si svolsero davvero nel modo in cui sono stati raccontati dai gesuiti? E se alla Quisquina si perpetrò un falso, chi fu il colpevole?

L’Autore trova le difficili risposte in un inedito manoscritto della Biblioteca Comunale di Palermo riuscendo così a colmare un secolare vuoto negli studi rosaliani.

Ego Rosalia si svolge come un’intrigante detective story in cui, partendo dal dubbio, si indaga per svelare l’enigma nascosto nell’iscrizione. Ben documentato e di facile lettura, il saggio si rivolge sia allo studioso, sia al lettore interessato ai segreti che si celano nella sfuggente vicenda di Rosalia “Sinibaldi”, illusoria immagine creata dagli uomini, caricatura della poco conosciuta ma storica santa Rosalia.

Giancarlo Santi, nato a Siracusa nel 1946, vive a Catania; giornalista pubblicista, ha collaborato con il Touring Club Italiano, con la terza pagina del quotidiano La Sicilia e con varie riviste scrivendo di feste popolari, di tradizioni religiose, di itinerari culturali siciliani. Nel 2001 ha pubblicato La strada dei Santi, viaggio sentimentale per le feste religiose di Sicilia. Si interessa di speleologia ed è coautore dei libri Le grotte del territorio di Melilli (1997) edito dal Comune di Melilli e Dentro il Vulcano, le grotte dell’Etna (1999) edito dall’Ente Parco dell’Etna.

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