CARRETTA Maria Carmela (Maricarla per familiari ed amici) è nata a lavello (PZ) il 12/09/1953, ma è residente a Pisa e provincia “da sempre”, in quanto i suoi genitori si erano trasferiti lì fin dal 1952.Laureatasi in Lettere e poi specializzatasi in Archeologia Medioevale presso l’Università degli Studi di Pisa col massimo della votazione e la lode, ha insegnato lettere nella scuola media, diventandone Preside dal 1994. Attualmente è Dirigente scolastico di uno degli Istituti Comprensivi più popolosi della provincia.Fin da giovanissima ha amato “scrivere”, ma ha esitato a lungo a farsi conoscere all’esterno, soprattutto per una forma di pudore nell’esternare fatti e sentimenti che erano e sono fortemente autobiografici.Del suo primo volume pubblicato dice: “Il testo che presento offre più chiavi di lettura a seconda dell’età e della capacità di interpretazione di chi si accosta alla narrazione.Racconto la storia di un cane, Pedro, che alla morte del suo padrone, dopo un periodo di semiabbandono, viene adottato da una “mamma” e di un gatto, Camillo, che a sua volta viene adottato da quella stessa “mamma”. Si costituisce così una famiglia un po’ particolare, forse, ma in cui, a volte con fatica, a volte in modo spontaneo e naturale, si impara a convivere in armonia, a superare le inevitabili difficoltà quotidiane, a perdonare i difetti e valorizzare le qualità… il tutto grazie ad un ingrediente essenziale per ogni società che voglia prosperare ed offrire il meglio ai suoi membri: la tolleranza, la solidarietà, il rispetto reciproco, ovvero, in una parola, l’Amore!I dialoghi tra Pedro, Camillo e la “mamma” sono il frutto non di fantasia, ma di un linguaggio che nasce dal cuore e si esprime con gli occhi, con i gesti, con l’amore che tutto comunica, trasmette, comprende.Qualcuno ha definito questa storia una “metafora” della vita: per me che l’ho scritta (e vissuta) è semplicemente il resoconto di un’esperienza bellissima che mi ha fatto crescere, mi ha umanamente arricchito e che raccomando a tutti di fare, anche perché, realmente, guardare alle cose e alle persone “con gli occhi di un Pedro e di un Camillo” vuol dire vederle in un’ottica particolare, per tanti versi migliore di quella degli umani.Non a caso, ho trovato parziale conforto alla morte di Pedro scrivendo un seguito che trattenesse ancora con me il mio piccolo grande Pedro!”.


