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Il romanzo (Tutto l’amore in un bicchiere rotto di Francesco Signor e Ornella Gaido Editrice Zona  - 2010)  è narrato in prima persona dalla protagonista, una donna sui trentacinque anni, alla disperata ricerca di amore. La storia in sé occupa lo spazio di una giornata, la vigilia di Natale. La protagonista assiste in ospedale il padre malato di cancro e ormai in coma. Durante il corso della giornata gli parla, pur sapendo che lui non può rispondere, per raccontargli che cosa è stata la sua vita senza amore. Gli dice tutto quello che non gli aveva mai detto prima, in una sorta di chiusura dei conti che più che recriminazione vuole schiettezza. Quindi la narrazione dal presente si apre su vari episodi del passato che tracciano a grandi linee la vita della protagonista, una bambina con un disperato bisogno di amore e di attenzione che da grande è arrivata a sentirsi come un bicchiere rotto.Il tema di fondo del romanzo è l’incomunicabilità. Nel corso della giornata in ospedale al capezzale del padre la protagonista ricostruisce di fronte al lettore il suo passato: non si è mai sentita amata, il padre la picchiava per farle capire che aveva sbagliato, il suo continuo bisogno di attenzioni si risolveva in comportamenti eccentrici che venivano visti solo come stupidi e quindi da punire. I genitori, e il padre soprattutto, non sono mai stati capaci di ascoltarla, per questo si è sempre sentita sola, ha sempre ricercato qualcuno che la amasse a tutti i costi (incappando in forti delusioni), ha creduto di esser un bicchiere rotto che non meritava attenzione.I ricordi si svelano in una sorta di dimensione onirica, come quando da piccola aveva mal di denti ma non veniva portata dal dentista, perché si sa, dopo un po’ i nervi muoiono da soli e il dolore smette. O quando bimba aveva raccolto un fiore per la madre che non l’ha degnata di uno sguardo perché assorta in una conversazione. O quando decisa è stata tutto un giorno fuori casa tornando la sera tardi e nessuno si era accorta che non c’era. Ma il ricordo che brucia di più, paradossalmente, è quello dell’unico bacio che il padre le abbia mai dato. Quell’unico bacio che in un attimo aveva cancellato anni di sofferenze. E anche quando, adolescente, si innamora per la prima volta, proprio di quel ragazzo che guardava dalla finestra pensando che fosse il principe azzurro, troppo bello per accorgersi di lei, che la lascia scottata se non “ustionata”.La storia è un po’ agrodolce con qualche venatura ironica che la rendono piacevole fino alla fine. E’ raccontata con delicatezza, una sorta di flusso di coscienza che lungo la narrazione ricompone il ritratto di una vita. La protagonista, al di là dei singoli episodi, incarna dei sentimenti che molti di noi possono aver provato. Di base, è il tema del non detto e del rimpianto che rende questa storia attuale e “universale”. Tutto questo emerge nel corso della narrazione e compare chiaramente alla fine. Sicuramente è un testo “visivo”, che restituisce le immagini della storia e che strizza l’occhio al linguaggio cinematografico. È una storia “comune” (nel senso di universale), in cui molte persone potrebbero rivedere se stesse. Assolutamente da non perdere il divertente booktrailer del libro.

“Avevo solo voglia di scrivere” è la storia di una bambina che non vuole diventare grande. Un inno alla leggerezza che vuole farsi beffa della vita ma senza mortificarne il valore. Minerva ha sette anni quando decide finalmente di aprirsi al mondo attraverso l’unico mezzo che sente davvero suo: lo scrivere. E sarà questo scrivere ad accompagnarla giorno dopo giorno, anno dopo anno nella sua vita di bambina, di adolescente, di giovane donna epicentro di una narrazione che non vuole stupire né vuole estasiare, ma tentare di commuovere e di far sorridere.
Avere dei sogni è ancora possibile?
Attraverso domande retoriche e flash descrittivi della vita, vista con gli occhi e scritta man mano con lo stile di una bambina, di un’adolescente, di una giovane donna, prende corpo una storia leggera eppure intima che vuol sapere di buono ed essere fedele alle diversità e ai cambiamenti propri di una bimba che impara a diventare grande. Scoprendo che la vita, a ogni età, può essere una favola.
Un’autobiografia essenziale, quella di Marianna Iandolo che in “Avevo solo voglia di scrivere” si racconta di getto, organizzando sapientemente un fiume di parole, senza mai tralasciare di trasmettere un fiume di emozioni.
Un testo che ripercorre la vita della protagonista, Minerva, attraverso la narrazione degli eventi e le sue “lettere”. Una giovane che fino da bambina ha sentito la necessità di scrivere, di comunicare con gli altri non solo verbalmente, ma anche attraverso parole lasciate dall’inchiostro su di un foglio bianco: lunghe lettere o brevi messaggi – non ha importanza – basta assecondare il desiderio di mettere i pensieri nero su bianco.
La fanciullezza e l’adolescenza di una ragazza circondata dall’affetto della famiglia, la quale si affaccia al mondo e alle esperienze proponendosi per ciò che è e non per stereotipi sociali cuciti addosso per farsi accettare dagli altri.
Il suo bisogno di comunicare è bello, evidente e fresco, e trascina il lettore in un’avventura da condividere. Lo stile è quello di una giovane donna che sa intercalare la narrazione, fluida e vigorosa, con lettere, brani di diario, messaggi di posta elettronica.
“Avevo solo voglia di scrivere” è un romanzo decisamente moderno, e si snoda in un linguaggio brillante, stimolante, vibrante. Mentre le parole legate ai ricordi dell’infanzia catturano per essere i caldi riferimenti di una fiaba senza tempo, il presente si affida totalmente agli scatti vitali di un narrare disinibito attraverso il quale la protagonista/autrice s’impossessa delle ali per volare sfrontata nel cielo non sempre terso della libertà e dell’autocoscienza.
Quando era bambina, Minerva scriveva a sua madre quanto le fosse dispiaciuto che la marmellata fosse caduta dal frigorifero sul pavimento sporcando dove era stato appena finito di pulire. Per ogni giornata trascorsa, ogni sera c’era una letterina sul suo comodino che chiedeva scusa per i danni combinati durante il giorno o che raccontava semplicemente come aveva trascorso la giornata; e la sua mamma andava a darle un bacio e a rimboccarle le coperte chiedendole perché scrivesse tanto dal momento che le sue giornate per lo più le trascorreva con lei e che non si faceva certo mancare di essere una gran chiacchierona. Si chiedeva perché lei sentisse il bisogno di mettere per iscritto tutto ciò che mi passava per la testa. Ben presto sua madre capì che il suo non era un bisogno ma un’irrefrenabile voglia. Aveva solo voglia di scrivere. 

Avevo solo voglia di scrivere
di Marianna Iandolo
Edizioni Creativa
Collana Piccole Storie
Pag. 205
Euro 13,50

“Cigarettes” di Massimiliano Cocozza vince il Premio Internazionale Trieste Scritture di Frontiera 2008, dedicato ad Umberto Saba, per il romanzo inedito.

cover

Il Premio Internazionale Trieste Scritture di Frontiera ha raggiunto la XI edizione, ha consolidato il suo prestigio internazionale premiando autori di fama internazionale fra i più importanti come Boris Pahor ed ha in giuria scrittori insigni come Claudio Magris e Juan Octavio Prenz fra gli altri. In collaborazione con il P.E.N. Club di Trieste, nel 2008 la giuria ha voluto assegnare il premio per l’inedito al romanzo “Cigarettes” di Massimiliano Cocozza, che narra a tinte forti le avventure di un contrabbandiere di “bionde” barese nelle acque e fra le coste del mare adriatico fra la Puglia ed il Montenegro. Un lavoro insolito perché il lavoro linguistico è soprattutto sul barese e perché il romanzo propone un confronto fra culture viste sotto un’ottica insolita, cioè fra culture di “malavita”, dove la logica dell’onestà viene valutata sotto una diversa luce. La narrativa ha una forte connotazione visuale ed emotiva, quasi cinematografica.  Il romanzo è stato appena pubblicato per i tipi della Wip Edizioni di Bari ed è disponibile su ordinazione in tutte le librerie sul territorio nazionale oppure è acquistabile direttamente dall’editore al sito: www.wipedizioni.it/catalogo_new/novita.php

Sezione Narrativa ineditaPrimo premio a Massimiliano Cocozza per il romanzo inedito “Cigarettes” Motivazione del Premio (di Juan Octavio Prenz):

Nel libro si raccontano le vicissitudini di un piccolo gruppo di contrabbandieri di sigarette di Bari, attività grazie alla quale molte famiglie sopravvivono. A prima vista sembrerebbe un libro di avventure con i personaggi e gli ingredienti tipici di questo tipo di narrazione. L’ironia e alcune situazioni pittoresche fanno pensare, poi, ad una specie di ambigua ed incerta parodia, che fa dubitare al lettore della vera identità e delle caratteristiche del libro che sta leggendo. Risulta dunque evidente che in “Cigarettes” sono presenti tutte queste particolarità. Ma il libro, nel rivelarsi, offre qualcosa di più, ovvero si converte nella metafora di un mondo che oscilla tra la legalità e la legittimità o – forse, in un mondo illegale ma intriso di legittimità. In questo mondo, che è anche quello di una realtà sociale difficile, si manifestano valori importanti, non solo tra gli stessi contrabbandieri, bensì anche tra loro e il mondo che li circonda, fatto questo che mette in discussione alcuni pregiudizi comuni rispetto ad un aspetto che la società non ha potuto o non ha voluto approfondire. L’autore ha saputo anche mostrare i cambiamenti che si creano tra i contrabbandieri quando irrompe l’altro mondo, quello della droga, questa volta illegittimo, perché da quel momento inpoi diventa impossibile difendere i valori primigeni del gruppo. La prosa agile, dinamica e pittoresca per molti aspetti, che facilita una narrazione capace dimantenere alto l’interesse del lettore, insieme all’equilibrata organizzazione del materiale narrativo di un tema così singolare, fanno sì che questa opera meriti il riconoscimento che oggi che le viene assegnato. Legalità e legittimità.

 L’autore:

Massimiliano Cocozza è autore di reportages internazionali per la RAI, documentarista e cineasta ha vinto un Premio di Qualità nel 1993, come giornalista ha vinto il prestigioso Premio Ilaria Alpi nel 1997, autore di testi per Fabio&Mingo (inviati di Striscia la Notizia), membro del P.E.N. Club di Trieste.

La premiazione è avvenuta sabato 29 novembre presso il Caffè San Marco a Trieste.

Comitato d’onore e Giuria del Premio

Presidente della Giuria: Juan Octavio PrenzCristina Benussi, Maurizio Cucchi, Renzo Crivelli, Giuliana Dalla Fior, Luciano Erba, Silvio Ferrari,Claudio Grisancich, Elvio Guagnini, Gilda Kramarsic, Claudio Magris, Mariastella Malafronte,Claudio H. Martelli, Predrag Matvejevic, Marina Moretti, Rina Anna Rusconi, Fulvio Salimbeni,Fulvio Senardi, Marina Silvestri, Pietro Spirito, Mary Barbara Tolusso, Patrizia Vascotto, ErikaMattea Vida, Gianmario Villalta, Irene Visintini Premi assegnati edizione 2008:Miklos Hubay; Renzo Rosso; Pino Roveredo; Mario Santagostini; Carla Saracino, Marko Kravos, Massimiliano Cocozza; Matteo Apuzzo; Luciano Bini. Menzioni speciali edizione 2008:Vania Gransinigh; Gian Paolo Polesini, Giacomo Vit, Marina Torossi Tevini, Patrizia Rigutti, Diana Rosandi?, Aljoša Curavi?

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