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Indignatevi!Autore di “Indignatevi!”, questo breve libro che nelle ultime settimane si annovera tra i più venduti in Italia, è Stèphane Hessel. Nacque a Berlino nel 1917, giunse in Francia nel 1925 e, dopo essersi arruolato, durante la seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero e deportato nel campo di concentramento di Buchenwal. Una volta liberato partecipò alla stesura della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Mi sembrava doverosa e utile questa piccola premessa sulle radici di quest’uomo ultra novantenne per comprendere e avvicinare le sue idee tanto straordinarie quanto semplici.
In questo suo breve libro esorta i giovani a reagire, a impegnarsi e a prendere coscienza dei propri e altrui diritti insostituibili e inalienabili. L’indifferenza che regna sovrana nella società attuale forse impedisce di uscire dal guscio del finto benessere, del lusso superficiale. Eppure i soprusi, le ingiustizie, le disparità sociali tra le genti del mondo sono talmente gravi, abnormi oserei dire, che non si fa certo fatica a trovare motivi di indignazione…



Una bella esortazione ad una insurrezione pacifica, una dichiarazione verace che ha ancor più valore in quanto proviene da chi un contributo a quella che tutti conosciamo dei diritti dell’uomo l’ha dato sul serio. Un piccolo saggio, ma di grande valore, apprezzato, strano ma vero, anche in un paese come l’Italia.

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Alta fedeltàRob Fleming , trentacinquenne appassionato di musica e proprietario di un negozio di dischi , è il protagonista di questo ironico e divertente romanzo.
La musica ha un ruolo fondamentale; diventa termine di paragone e metro di giudizio della realtà che circonda Rob il quale si diverte a stilare top five su ogni possibile argomento: migliori libri, migliori film, migliori canzoni e “migliori” fregature sentimentali. La sua ragazza lo ha infatti appena lasciato e numerosi interrogativi lo tormentano. Sembra essere giunto ad un bivio, ad un confine tra essere l’eterno adolescente, immaturo e irresponsabile e l’uomo adulto cosciente dei propri limiti e delle proprie colpe. Farebbe forse meglio a smettere di vivere in mezzo ai cd e a costruire una famiglia, una casa, a trovare un lavoro vero?
Hornby in maniera brillante, immediata, commovente e amara mette così in scena i sogni, gli amori e le disillusioni di una intera generazione di trentenni a cui certamente non manca la voglia di vivere.

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I pilastri della terraI libri di Follett non sono la mia passione, ma questo fa veramente eccezione. Complesso, interminabile, ma nel contempo affascinante e coinvolgente, trovo che sia una lettura da non perdere.
Le vicende si svolgono nell’Inghilterra del dodicesimo secolo al tempo della costruzione della cattedrale di Kingsbridge. E sullo sfondo di questo immane lavoro architettonico si intrecciano le vite dei personaggi.
Impossibile non amare Tom, instancabile costruttore, straziato dalla prematura morte della moglie e poi di nuovo innamorato; Ellen, selvatica e splendida, che privata di ogni cosa, non perde la sua enorme forza d’animo; il priore Philips, energico, combattivo e intelligente, dedito alla ricerca delle risorse per continuare la costruzione della cattedrale; e poi Jack e Aliena innamorati e ciascuno impegnato a vivere pienamente la propria vita.
Impossibile non provare risentimento od odiare William Hamleigh, figlio di un signorotto, crudele, ambizioso, privo di ogni scrupolo e senza alcun rispetto per la vita altrui; Waleran Bigod, arcivescovo viscido e spregevole, antagonista del priore Philip, alla ricerca della sua personale vendetta.
Personaggi buoni e personaggi cattivi che si incontrano e si scontrano così come bene e male si intrecciano nel crogiolo di avvenimenti che compongono la vita di intere generazioni.

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Non ti muovereDisperata e sincera confessione di un uomo. In una giornata di pioggia una ragazza di quindici anni caduta dal motorino, viene trasportata nell’ospedale in cui il padre lavora come chirurgo. Ed è qui che comincia la straziante attesa di Timoteo, stimato professionista e padre poco presente. Qui i ricordi, le riflessioni sul proprio passato, assumono la forma di un monologo, di una presa di coscienza, di una preghiera. Emerge così una torrida estate di tanti anni prima, uno squallido quartiere di periferia e una donna. Una donna dal nome spropositato, Italia, dall’aspetto insignificante, emarginata, derelitta, da cui però Timoteo si sente attratto in maniera irresistibile. Il suo raffinato matrimonio entra in crisi; viene travolto da una relazione ambigua e conflittuale di degrado e tenerezza, di squallore e dolcezza, di sensi di colpa e slanci di generosità. Può un uomo della sua posizione mettersi veramente in discussione e scegliere una passione, un amore così lontano dal mondo borghese di falso perbenismo che conosce? Essere vili è più facile che essere autentici… Poi il tragico epilogo della morte di Italia e paradossalmente la nascita di Angela. Morte e vita che si intrecciano in maniera ineluttabile. Il racconto diventa quello di un padre che catapulta la giovane figlia nel suo inconscio di uomo. Intervento chirurgico reale da una parte e bisturi immaginario dall’altra che entra nei ricordi provocando infinito dolore. “Non ti muovere” così Timoteo implora sua figlia di non morire, di non muoversi, di non mollare e farsi sfuggire la vita. Un racconto splendido da cui emergono difficoltà di amare e scegliere, viltà ed egocentrismo, ma che allo stesso tempo narra di come un trauma possa far cadere le difese e spogliare di ogni ipocrisia.

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Sostiene PereiraStoria di una presa di coscienza. Pereira è un giornalista quieto e senza idee politiche che dirige la pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio, il Lisboa. Le vicende si svolgono a Lisbona durante la dittatura di Salazar nell’estate del 1938, periodo in cui l’insofferenza verso gli ebrei cresce. Ma il dottor Pereira, nonostante il suo lavoro, non sembra rendersi conto degli avvenimenti che lo circondano. E solo attraverso Manuel, il cameriere del Cafè Orquìdea presso il quale è solito mangiare omelette e limonata zuccherata, ne è informato. Tutto il suo mondo viene sconvolto dal giovane Monteiro Rossi che comincia a collaborare con il giornale redigendo necrologi su scrittori illustri e che è coinvolto in un movimento antisalazarista. Pereira comincia così a scoprire la realtà del regime in cui vive, la violenza, il clima di intimidazione e la censura cui è sottoposta la stampa. Il suo isolamento dalla vita reale, il suo concentrarsi sulla letteratura e sul pensiero della moglie morta lo avevano reso cieco. Ma un terribile assassinio scuote finalmente e definitivamente la sua coscienza e lo induce a prendere una posizione di netto contrasto con il regime. Anche uno scrittore, un giornalista, un letterato può diventare così uno strumento per la realizzazione degli ideali di libertà, attraverso la denuncia dei comportamenti brutali della polizia salazarista. Forse tutti noi siamo “Pereira” quando neghiamo o ignoriamo più o meno consapevolmente le vicende e le ingiustizie che ci circondano. Dedicato a tutti i Pereira che trovano il coraggio di raccontare la verità, di alzare la testa e di vincere la paura…

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