
Dickens ha scritto quello che è diventato un classico della letteratura universale a soli venticinque anni. E come altri lavori di Dickens, Oliver Twist mette in evidenza diversi problemi sociali dell’Inghilterra nella prima metà del 1800, come il lavoro minorile, il reclutamento dei bambini per il crimine e le condizioni di degrado delle città.
Una giovane donna muore dando alla luce un bambino in un ricovero parrocchiale. Il neonato viene chiamato Oliver Twist e non avendo alcun parente viene internato in un orfanotrofio. Ma l’istituto, finanziato dalla chiesa, è gestito da persone avide e prive di buoni sentimenti. Oliver vive un’infanzia di sofferenza, subisce maltrattamenti ed è costretto a patire fame ed umiliazioni. Nessuno lo può aiutare; ogni bambino dell’ospizio ha il solo scopo di sopravvivere a quella miserevole e disumana esistenza.
“Ai ragazzi il pasto veniva somministrato in un enorme camerone in pietra, a una estremità del quale stava un grande calderone di rame. Da questo il superiore, all’ora del pasto, indossato all’uopo un grembiule e assistito da una o due donne, dispensava mestoli di farinata. Di tale squisita miscela spettava la misura di un mestolo ciascuno, e non di più – tranne che in occasioni di pubblici festeggiamenti, quando in più veniva elargito un’oncia e un quarto di pane. Non c’era bisogno di lavare le scodelle. Ci pensavano i ragazzi armati di cucchiai a pulirle fino a che non tornavano a splendere, e conclusa quell’operazione, restavano seduti a guardare il calderone con occhi così famelici che avrebbero divorato la stufa di mattoni sulla quale era collocato, presi, nel mentre, a succhiarsi accanitamente le dita allo scopo di asportarne ogni più piccolo residuo di farinata che vi fosse rimasto appiccicato.”
All’età di nove anni viene mandato a servire presso un fabbricante di bare; qui non trova affetto e accoglienza, ma ancora percosse e privazioni. Decide così di fuggire e di raggiungere a piedi Londra. Ma Oliver dovrà lottare a lungo prima di cominciare a vivere un’esistenza felice. Nei sobborghi della città, stanco e affamato, Oliver si imbatte in un suo coetaneo che lo aiuta e lo introduce in una banda di ladruncoli di strada capeggiati dal vecchio ebreo Fagin. Egli inizialmente non è consapevole della risma delle persone che lo stanno accogliendo, ma pian piano ne avrà coscienza. Oliver è buono e ingenuo e, nonostante tutte le sofferenze, è incapace di provare risentimento o odio. Rappresenta la lotta dell’Innocenza contro il Male. Nella sua ottica di bimbo il mondo degli adulti è incomprensibile.
La storia prosegue intrecciandosi con numerosi avvenimenti abilmente descritti dall’autore. Altri personaggi, alcuni di essi finalmente buoni e generosi, entrano nella vita di Oliver rendendo la sua storia ancora più avvincente.
Un libro per tutte le età!


