Andrea De Carlo

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Andrea De Carlo

Category: De Carlo, Andrea

Tecniche di seduzioneAndrea De Carlo ha pubblicato Tecniche di seduzione nel 1991.
Roberto Bata è un giovane giornalista che lavora, con un contratto da praticante in quanto non ha ancora superato l’esame, nella redazione del periodico milanese Prospettiva.
La sua vita professionale non è affatto soddisfacente, lontana anni luce dalle sue aspettative e dai suoi desideri, ed anche l’ambiente milanese è triste e soffocante. Sta scrivendo il suo primo romanzo e questo suo impegno lo allontana ulteriormente dalla vita coniugale con Caterina. In maniera del tutto casuale fa la conoscenza del brillante e carismatico Marco Polidori, scrittore famoso sia Italia che all’estero. Gli apprezzamenti del Polidori per il romanzo ancora incompiuto di Roberto contribuiscono a trasformare il loro superficiale rapporto in una pseudo-amicizia. Il Polidori offre al giovane giornalista il suo appoggio per trasferirsi a Roma, città nella quale avrà un altro lavoro e la possibilità di conoscere personaggi influenti che potrebbero aiutare la sua carriera di scrittore in erba. Ma Roma è il covo di uomini dalla dubbia moralità, di donne disposte a passare sopra i propri principi pur di ottenere i loro scopi, di politici e politicanti falsi e squallidi. Un ambiente, quello in cui si viene a trovare Roberto, privo di qualsiasi valore morale, dove l’ambizione e la lotta per l’affermazione, per il successo, costituiscono i pilastri su cui si basano intere vite. Intanto, mentre sul romanzo è in corso una revisione prima che sia concluso e finalmente pubblicato, l’amicizia tra il collaudato e l’aspirante scrittore diventa più solida. Roberto si innamora sinceramente di Maria Blini, attrice bella e sfuggente e la sua vita sembra ormai proiettata verso il mondo della letteratura. Ma chi è Polidori veramente? E Maria ricambia davvero il sentimento di Roberto?
Il libro si divide in quattro parti, ciascuna delle quali si suddivide ancora in capitoli. Si parte dalle tecniche di avvicinamento, per poi passare a quelle di conquista e di possesso e si conclude con le desolanti e deludenti tecniche di abbandono. Sembra un campo di battaglia; ma forse la seduzione è davvero un’arma che si utilizza in guerra ed è tra quelle più letali. Soprattutto in un mondo che finge di amare la cultura e il falso perbenismo impera.
Tecniche di seduzione è una bella intuizione; è un racconto che parla di successo, di carisma, ed anche di imbrogli, di sotterfugi e cattiveria. Ma forse ciò che più emerge tra le caratteristiche umane è l’ingenuità. Ingenuità che però tra disillusioni quotidiane e retoriche insidiose contribuisce alla crescita del protagonista e forse anche del lettore.

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Di noi tre

Di noi tre è il libro di Andrea De Carlo che preferisco dopo Due di due.

“Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma << La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi d i sette secoli fa come se fossero successi l’altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l’equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda >>. Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l’onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po’ ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo.”

Questo l’incipit del romanzo la cui voce narrante è rappresentata da uno dei tre protagonisti, Livio. Gli altri due sono Marco e Misia. Tutti e tre sono uniti da una profonda amicizia che li vede ragazzi all’inizio del racconto e adulti alla fine. Quando si conoscono è il tempo delle grandi scelte: Livio si è appena laureato, Marco invece vi ha rinunciato e la splendida Misia che li fa entrambi innamorare, sconvolge le loro vite costituendo il perno su cui ruotano le separazioni, ma soprattutto le unioni di tutti e tre.
Marco è incostante e ribelle, ma anche affascinante e creativo. Misia vive alternando un bisogno di stabilità affettiva a uno stato di pura avversione per le convenzioni sociali e per le tradizioni. Questo suo modo di essere la accomuna terribilmente a Marco. In loro è sempre presente un costante disprezzo per la vita borghese e “sicura”, disprezzo che porta però ad acuire il senso di colpa o forse di ipocrisia di chi è particolarmente dotato di creatività e talento e che non si conforma alle regole e ai divieti della società. E quello di Marco è proprio l’atteggiamento dell’artista che vive della sua arte e che non può regolare la sua vita in base alle esigenze di mercato o ai consensi del pubblico. Livio è il più moderato, il più razionale e riflessivo dei tre, ma anche nel suo profondo si agitano questi pensieri.
Marco riesce a coinvolgere i due amici nel progetto di una produzione amatoriale di un film. Misia si scopre abilissima attrice, Marco magistrale regista e Livio comincia invece ad essere estromesso dalla sintonia, dall’affinità elettiva nata tra Marco e Misia e da quella relazione tormentata che li coinvolgerà e di cui Livio rimarrà a lungo inconsapevole. Venutone a conoscenza, Livio si sente tradito e deluso. Poco dopo Marco e Misia per motivi caratteriali, tra cui fondamentale è l’incostanza di Marco, si lasciano. Il film ha un incredibile successo e consacra Misia come attrice e Marco come regista. Nel frattempo anche Livio, grazie all’aiuto di Misia che lo sprona a trovare una affermazione indipendente da Marco e che organizza una mostra di suoi quadri, si afferma come pittore. Dopo la fine della relazione tra Marco e Misia comincia il primo dei diversi distacchi tra i tre. Misia si sposerà con un affermato medico di Zurigo; Marco continuerà la sua produzione cinematografica con il suo tipico anticonformismo artistico e Livio cercherà di continuare a dare un senso alla sua opera pittorica. Ma siamo solo all’inizio dell’intreccio di avvenimenti che coinvolgono i nostri tre…

Per alcuni versi simile a Due di due, per altri profondamente distante, Di noi tre è un bel libro che consiglio a tutti di leggere. Misia è il personaggio femminile più coinvolgente e originale nato dalla fantasia dell’autore e la psicologia di Marco e Livio con le loro ribellioni e insicurezze sono espresse in maniera perfetta. Amicizia vera e amore contrastato tra i tre che si allontanano in più situazioni senza perdersi mai. E poi ancora disprezzo per le convenzioni sociali, avversione per la legge di mercato e anticonformismo di giovani idealisti sono tutti sentimenti di cui De Carlo tratta con abilità e maestria.

Un romanzo di riflessione, complesso ma mai noioso.

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Treno di panna

Pubblicato nel 1981 da Einaudi, Treno di panna è il romanzo d’esordio di Andrea De Carlo.
E’ la storia di un ragazzo italiano, Giovanni, che si reca a Los Angeles in cerca di fortuna. Viene ospitato dagli amici Ron e Tracy che aveva conosciuto qualche tempo prima durante una vacanza. Abitano ai piedi della freeway; è un luogo squallido dove automobili e tir sfrecciano a tutte le ore rendendo l’aria irrespirabile. Hanno un sogno nel cassetto che è comune alla stragrande maggioranza delle persone che vivono a Los Angeles: il cinema. La convivenza con i due si rivela presto difficile e Giovanni trova lavoro come cameriere in un ristorante italiano. Incontra Jill. Tra i due nasce una storia e dopo pochissimo tempo va a vivere da lei. Ma non è una vera intesa la loro. Tutto scorre senza cambiamenti di rilievo, in maniera lenta e a volte estenuante. Il desiderio di giungere ad una svolta che si accende ogni mattino si spegne alla sera così come si spegne il giorno. Smette di lavorare al ristorante e comincia a insegnare italiano in una scuola di lingue di Beverly Hills. Qui conosce la giovane attrice, bella e di successo Marsha Mellows. Comincia perciò a fantasticare, a immaginare di conquistarla, di poter entrare a far parte del mondo delle persone che contano.
Lo stile di De Carlo, che apprezzo molto, è asciutto, lineare e semplice. Nonostante ciò Treno di panna non mi è piaciuto. L’ho trovato piatto, senza alcuna verve, a tratti banale e con un finale inconcludente. Forse avevo delle aspettative troppo elevate o forse pensavo di trovare un personaggio intenso e forte come lo sono stati Guido Laremi e Uto.

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Uto

Uto è uno dei personaggi più belli creati da Andrea De Carlo. E’ un ragazzo dal talento straordinario, un giovane pianista fuori dal comune. Ha un carattere ribelle, introverso e per certi versi crudele. Dopo il suicidio del patrigno, la madre, che è molto preoccupata, decide di fargli trascorrere qualche tempo presso una famiglia di amici che vive in una comunità spirituale nel Connecticut. Qui regna pace e armonia, tutti collaborano alla vita comunitaria, tutti cercano di vivere lontano dai litigi, dalle gelosie, dalle invidie. Viene accolto con calore, ma la sua presenza provoca effetti devastanti. Gli equilibri costruiti a fatica vengono spezzati e tutta la comunità, in particolare la famiglia che lo ospita, ne esce sconvolta.
Uto ha una personalità complessa, un carattere estremamente difficile e nel contempo qualità straordinarie, caratteristiche geniali. Non voglio dilungarmi sulla trama del racconto perché è tutta da scoprire. Mi preme dire semplicemente che è un bel libro, una bella storia, raccontata in maniera scorrevole, lineare e coinvolgente. Il finale a sorpresa potrà lasciare disorientati e forse personalmente avrei voluto un diverso epilogo.
Ad ogni modo una lettura piacevolissima.

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Due di due

“La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva.” […] “Ho le mani in tasca e il bavero del cappotto alzato, e cerco disperatamente di assumere un atteggiamento di non appartenenza alla scena, anche se sono uscito dallo stesso portone e ho fatto lo stesso percorso faticoso solo un quarto d’ora prima. Ma ho quattordici anni e odio i vestiti che ho addosso, odio il mio aspetto in generale, e l’idea di essere qui in questo momento.”

Così Mario, l’io narrante di questo racconto, comincia a descrivere la storia della profonda amicizia che lo lega a Guido. Siamo a Milano, a metà degli anni settanta, anni in cui spira un vento rivoluzionario su molti paesi europei, anni caratterizzati da un aumento di ricchezza e di benessere, ma anche anni che portano alla crescita del divario tra classi sociali e all’accentuarsi del disagio e delle inquietudini soprattutto nei giovani. Ed è sullo sfondo delle proteste studentesche, delle manifestazioni, dei cortei, delle occupazioni di scuole e di università che nasce e si consolida l’amicizia tra due ragazzi profondamente diversi, ma con lo stesso bisogno di libertà, di evasione dal frastuono del mondo moderno, dagli schemi e dalle scelte “obbligate”.
Guido è carismatico, attira l’attenzione delle ragazze e la curiosità di chi lo circonda, anima le assemblee a cui partecipa con i suoi discorsi anticonformisti e anarchici, ha un modo particolare di comunicare e a volte di non comunicare. Mario ne subisce il fascino; dopo averlo conosciuto comincia a manifestare più apertamente i suoi desideri, cerca di mascherare la sua timidezza, si interessa alla politica e partecipa alle assemblee.
Guido decide di lasciare il liceo che non sopporta e comincia a viaggiare per il mondo alla ricerca di luoghi, cose e persone che lo rendano felice senza mai trovarne. Mario termina il liceo tra apatia, indecisioni e difficoltà di comprendere cosa fare della propria vita.
Mentre Guido viaggia tra Europa e Australia e America, Mario trova non senza difficoltà la sua dimensione. Decide di andare a vivere nella campagna umbra, lontano dalla ostile, grigia e rumorosa Milano. Qui riesce a placare le sue inquietudini, a costruire una casa, una famiglia e a lavorare con soddisfazione.

“Pensavo a quanto le nostre vite erano state diverse in questi anni, e anche simili in fondo, due di due possibili percorsi iniziati dallo stesso bivio.” Così si esprime Mario…

Due percorsi, due scelte, due avventure. Una straordinaria e indimenticabile amicizia che non viene distrutta dalla distanza, ma che continua ad alimentarsi con il trascorrere degli anni e nonostante i diversi modi di vivere e sentire.
Mi capita a volte di pensare a quanto sia prezioso un amico; a quanto sia di conforto in momenti disperati; a quanto possa comprenderti ed appoggiarti quando chiunque altro ti volge le spalle.
Un amico ha qualcosa di te, qualcosa che ti somiglia, ma è anche un tuo possibile modo di essere…

Forse il libro più bello di De Carlo.

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