Libri » Antonella http://www.my-libraryblog.com riassunti, recensioni, commenti e vendita di libri. Mon, 29 Aug 2011 12:34:33 +0000 en hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.2.1 Vieni via con me – Roberto Savianohttp://www.my-libraryblog.com/2011/06/22/vieni-via-con-me-roberto-saviano/ http://www.my-libraryblog.com/2011/06/22/vieni-via-con-me-roberto-saviano/#comments Wed, 22 Jun 2011 05:43:14 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=967 Vieni via con meSaviano mi colpisce sempre.
Per la sua chiarezza, per la sua lucidità, per il suo coraggio, per la sua preparazione e per il suo incondizionato amore per il Sud.
Vieni via con me raccoglie e amplia i monologhi brillantemente narrati durante l’omonima trasmissione televisiva.
Otto sono le storie raccontate: la negazione del valore dell’Unità d’Italia, il meccanismo della macchina del fango, la crescita della criminalità al Nord, l’enorme problema dei rifiuti a Napoli, il terremoto a L’Aquila e poi ancora il coraggio di Don Giacomo Panizza, la lotta di Welby e l’accorata di fesa della nostra Costituzione da parte di Calamandrei, uno dei suoi fondatori.


Tutte storie d’Italia, tutte incredibilmente appassionanti. Tra esse mi hanno particolarmente interessato e per certi versi stupito La macchina del fango e Pietro e Mina. Dico stupito riferendomi alla storia di Falcone. Personalmente ignoravo quanto potente e subdolo potesse essere il meccanismo del fango e quanto avesse colpito duramente nel corso della sua vita, l’uomo e il magistrato Falcone. Falcone ricordato e celebrato da morto, delegittimato e isolato da vivo.
Uno spaccato d’Italia poco lusinghiero, un libro denuncia, ma anche un invito a partecipare, a non rimanere ai margini della società della cui sorte siamo tutti responsabili. L’indifferenza è forse il peggiore dei mali, quello che permette a chi gestisce il potere di derubarti di ogni cosa.

Considerare lo Stato altro da noi significa perdere la possibilità del diritto. Lo Stato non è altro da noi, lo Stato siamo noi.

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Le luci di settembre – Carlos Ruiz Zafonhttp://www.my-libraryblog.com/2011/06/22/le-luci-di-settembre-carlos-ruiz-zafon/ http://www.my-libraryblog.com/2011/06/22/le-luci-di-settembre-carlos-ruiz-zafon/#comments Wed, 22 Jun 2011 05:39:41 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=965 Le luci di settembre
Scritto nel 1995 questo misterioso romanzo fa parte della Trilogia della Nebbia.
La storia, questa volta, è ambientata nella Francia del 1937.
Dopo la morte di Armand, Simone e i due figli Irene e Dorian, abbandonano Parigi per sfuggire ai numerosi debiti e trovano rifugio a Cravenmoore, sulla costa. Simone dovrà occuparsi di governare la casa del ricco fabbricante di giocattoli Lazarus Jann con il quale instaura presto un ottimo rapporto. A Cravenmoore la giovane e bella Irene stringe amicizia con l’altrettanto giovane cuoca Hannah e si innamora dell’affascinante marinaio Ismael. La vita sembra scorrere tranquilla nella casa del fabbricante di giocattoli fino a quando a sconvolgere le loro esistenze giunge l’inattesa, inspiegabile e quanto mai prematura morte di Hannah. Si verificano strani, macabri eventi e lugubri ombre sembrano impossessarsi dell’intero luogo.


Lo stesso Ismael aveva raccontato ad Irene la storia delle luci di settembre. Si narrava infatti che anni prima, nel corso di una festa in maschera avvenuta durante il primo plenilunio di settembre, una giovane donna che nessuno riconobbe a causa della maschera, fosse scomparsa dopo aver raggiunto in barca l’sola del faro. Nessun corpo fu ritrovato, ma da allora le notti di luna piena di ogni settembre si colorano di bagliori rossastri.
La curiosità, il desiderio di scoprire quanto veramente accade o è accaduto in quei luoghi unisce maggiormente Ismael e Irene i quali, insieme al piccolo Dorian, dovranno affrontare pericolose avventure, labirinti oscuri, apparizioni misteriose. Luci e ombre, verità e fantasia, bene e male si intrecciano con maestria ed estro alla maniera che solo Zafon riesce a fare. Forse non allo stesso livello de “L’ombra del vento”, ma sempre in modo brillante e coinvolgente.

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Nessuno si salva da solo – Margaret Mazzantinihttp://www.my-libraryblog.com/2011/06/22/nessuno-si-salva-da-solo-margaret-mazzantini/ http://www.my-libraryblog.com/2011/06/22/nessuno-si-salva-da-solo-margaret-mazzantini/#comments Wed, 22 Jun 2011 05:34:19 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=963 Nessuno si salva da solo
Un titolo molto eloquente quello del nuovo libro della brillante Mazzantini.
Questa volta anima della storia è la coppia o meglio quella che un tempo era una coppia.
Delia e Gaetano i protagonisti: 2 giovani tra i trenta e i quaranta anni che hanno vissuto un grande amore e vivono ora una sofferta separazione. Delia e Gaetano i genitori di Cosmo e Nico. Delia e Gaetano artefici della costruzione prima e della demolizione poi della loro famiglia. Delia rimasta a vivere con i bimbi nella loro casa; Gaetano sistemato in un residence. Come sia stato possibile arrivare a tutto ciò è una domanda destinata a restare senza risposta.


Un tempo l’amore e la voglia di vivere, di divertirsi insieme era enorme; ma del fuoco e della passione iniziali è rimasto solo cenere. Una cenere intrisa di rabbia, dolore, ferite che forse guariranno, ma al prezzo di un inesorabile fluire di tempo e vita. Inevitabile chiedersi quanto tempo dovrà trascorrere per non farsi più male, per non sentire più quella morsa che ti lascia senza respiro, quei graffi profondi sul cuore.
Una cena tra i due può essere l’occasione per confrontarsi e comprendere o forse è solo un altro, l’ennesimo, momento per scaricarsi addosso colpe e veleni. Senso del fallimento, inadeguatezza, ma allo stesso tempo istinto di protezione e voglia di guardare dove il cuore può battere ancora sono tutti sentimenti che bene emergono dalla narrazione.
Talmente attuale e per certi versi crudo che molti di noi potrebbero riconoscersi e immedesimarsi. La scrittura della Mazzantini è certamente interessante, ma a mio parere non coinvolge alla stessa stregua di “Non ti muovere” o “Venuto al mondo”. Forse i troppi flashback e il linguaggio a volte volgare e gratuito hanno reso la narrazione frammentaria e sensazionalistica.

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Indignatevi! – Stèphane Hesselhttp://www.my-libraryblog.com/2011/05/27/indignatevi-stephane-hessel/ http://www.my-libraryblog.com/2011/05/27/indignatevi-stephane-hessel/#comments Fri, 27 May 2011 21:52:46 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=825 Indignatevi!Autore di “Indignatevi!”, questo breve libro che nelle ultime settimane si annovera tra i più venduti in Italia, è Stèphane Hessel. Nacque a Berlino nel 1917, giunse in Francia nel 1925 e, dopo essersi arruolato, durante la seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero e deportato nel campo di concentramento di Buchenwal. Una volta liberato partecipò alla stesura della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Mi sembrava doverosa e utile questa piccola premessa sulle radici di quest’uomo ultra novantenne per comprendere e avvicinare le sue idee tanto straordinarie quanto semplici.
In questo suo breve libro esorta i giovani a reagire, a impegnarsi e a prendere coscienza dei propri e altrui diritti insostituibili e inalienabili. L’indifferenza che regna sovrana nella società attuale forse impedisce di uscire dal guscio del finto benessere, del lusso superficiale. Eppure i soprusi, le ingiustizie, le disparità sociali tra le genti del mondo sono talmente gravi, abnormi oserei dire, che non si fa certo fatica a trovare motivi di indignazione…


Una bella esortazione ad una insurrezione pacifica, una dichiarazione verace che ha ancor più valore in quanto proviene da chi un contributo a quella che tutti conosciamo dei diritti dell’uomo l’ha dato sul serio. Un piccolo saggio, ma di grande valore, apprezzato, strano ma vero, anche in un paese come l’Italia.

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La camera azzurra – Georges Simenonhttp://www.my-libraryblog.com/2008/06/10/la-camera-azzurra-georges-simenon/ http://www.my-libraryblog.com/2008/06/10/la-camera-azzurra-georges-simenon/#comments Tue, 10 Jun 2008 19:05:49 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/06/10/la-camera-azzurra-georges-simenon/ La camera azzurra
Lo scrittore belga di lingua francese Georges Simenon deve la sua fama e il suo successo al personaggio del commissario Maigret. Avendo scritto centinaia di racconti e romanzi, pubblicati utilizzando anche diversi pseudonimi, è considerato, a ragione, uno degli scrittori più prolifici del secolo scorso. Il suo più grande merito è forse la capacità di ritrarre con arguzia i tratti psicologici dei suoi personaggi e delle vicende umane che descrive. Ed è proprio il racconto della vicenda umana, più che la costruzione dell’enigma, del giallo vero e proprio che caratterizza Simenon.
La camera azzurra è uno di quei libri che ho iniziato a leggere per caso e con poca convinzione, ma che mi ha fatto scoprire le qualità letterarie di questo straordinario autore. Racconta la storia di una passione che divora e che ossessiona. Passione che si consuma nella provincia francese in una camera d’albergo, azzurra per l’appunto, tra Tony e Andrèe.

“La camera era azzurra, di un azzurro-aveva notato un giorno- simile a quello della liscivia. Un azzurro che lo riportava all’infanzia, ai sacchetti di tela grezza pieni di polvere colorata che sua madre diluiva nella tinozza del bucato prima di risciacquare la biancheria e stenderla sull’erba scintillante del prato. A quel tempo lui doveva avere cinque o sei anni, e si chiedeva come mai una polverina azzurra potesse ridare il bianco ai tessuti. Gli sembrava un miracolo.
In seguito, quando la madre era morta da un pezzo e ormai i tratti di quel viso familiare cominciavano a svanire dalla sua memoria, si era anche chiesto perché la povera gente come loro, nonostante gli abiti rattoppati, attribuisse tanta importanza al candore della biancheria.
Era a questo che stava pensando in quel momento? L’avrebbe capito soltanto dopo. L’azzurro della camera non somigliava solo al colore della liscivia, ricordava anche il cielo di certi caldi pomeriggi d’agosto, prima che il tramonto lo tinga di rosa e poi di rosso.
Perché era proprio un tardo pomeriggio di agosto, più precisamente erano le cinque del 2 agosto, e sul tetto della stazione, la cui facciata bianca era immersa nell’ombra, cominciava a far capolino qualche nuvola dorata, leggera come panna montata.
<< Ti piacerebbe passare con me il resto della tua vita?>>”

Questa è certamente una delle domande a cui Tony sarebbe tornato a pensare qualche tempo dopo, a tragedia consumata. Andrèe irrompe nella vita di Tony come femme fatale e le domande che gli rivolge innescano sin da subito l’inevitabile corso degli eventi: “Se io mi ritrovassi libera…faresti in modo di renderti libero anche tu?”
Entrambi i protagonisti sono infatti sposati: Andrèe è la moglie insoddisfatta del droghiere di Saint Justin, sposato solo per interesse; Tony, commerciante di macchine agricole, conduce una tranquilla vita familiare con la moglie Gisele e la figlia Marianne. Trovo veramente efficace anche la descrizione di Gisele:
“Con quei capelli biondi, il colorito pallido, i lineamenti delicati, la gente tendeva a trovare in lei un qualcosa di angelico. E invece amava i sapori forti, le aringhe affumicate, le insalate condite con aglio e aceto in abbondanza, i formaggi fermentati. Quando lavorava nell’orto non era difficile sorprenderla a sgranocchiare una grossa cipolla cruda.”
I momenti illusori della vita trascorsi nella camera azzurra irrompono in maniera drastica in quella reale e i due amanti vengono coinvolti in una inchiesta giudiziaria, sospettati di omicidio. Per questa ragione le scene vissute in quella camera vengono in continuazione rievocate dal protagonista, costretto a rispondere alle domande di chi investiga. Con grande abilità Simenon descrive la maniera in cui Tony assiste allo svolgersi del proprio destino, in maniera passiva, subendo gli eventi e non partecipandovi. E’ la storia di una passione devastante, morbosa, narrata con uno stile semplice e scorrevole, ma anche preciso e tagliente che, con ritmo vertiginoso, porta diretto al termine della storia. E poi l’ambientazione nel piccolo borgo francese tra vite monotone e ordinarie, l’atmosfera del paese di provincia in cui sembra che nessuno si accorga di nulla e dove in realtà tutti sanno è particolarmente riuscita.
Un romanzo sulle debolezze degli uomini, sul potere e sul significato delle parole e soprattutto sulle conseguenze delle passioni.

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Il coperchio del mare – Banana Yoshimotohttp://www.my-libraryblog.com/2008/04/02/il-coperchio-del-mare-banana-yoshimoto/ http://www.my-libraryblog.com/2008/04/02/il-coperchio-del-mare-banana-yoshimoto/#comments Wed, 02 Apr 2008 19:58:37 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/04/02/il-coperchio-del-mare-banana-yoshimoto/ Il coperchio del mareLa giovane protagonista de Il coperchio del mare è Mari. Appena laureata decide di lasciare la caotica vita di Tokio per tornare nel suo paese natale, un luogo in riva al mare circondato dai monti. Ma quella che era una località un tempo popolata da turisti e ricca di attività commerciali è diventata preda della tristezza, dell’abbandono e dell’inquinamento delle fabbriche. Una malinconia indicibile avvolge ogni cosa e ogni persona; difficilmente un giovane avrebbe il desiderio di tornare in un luogo destinato ad un lento ed inevitabile declino. Eppure Mari decide di aprire un chiosco di granite proprio qui, sulla spiaggia; un sogno romantico più che una redditizia attività. Le sue sono però granite deliziose fatte utilizzando i frutti freschi e non gli sciroppi industriali; è un luogo dove trovare un po’ di pace e dove il tempo sembra quasi fermarsi di fronte alla tranquillità e all’incanto del mare. Sua madre nel contempo invita per l’estate la figlia di una cara amica che, a causa della morte della nonna cui era molto legata, sta attraversando un periodo molto difficile. Mari non è affatto entusiasta di questa situazione perché pensa che l’avvio della sua nuova attività la assorbirà totalmente. Ma si tratta solo dello stato d’animo iniziale. Infatti Hajime, qualche anno più giovane della protagonista, si rivela una preziosa amica che la accompagnerà per tutta l’estate. Una amicizia speciale tra due ragazze completamente diverse sia dal punto di vista caratteriale che fisico, forte l’una e fragile l’altra. Hajime ha il viso deturpato da orribili cicatrici, ricordo di un incendio dal quale è stata salvata dalla sua adorata nonna. Ma anche la sua anima è stata segnata e lo è certamente in maniera più profonda. Le due ragazze scoprono presto di condividere gli stessi pensieri e cominciano a lavorare insieme al chiosco di granite. Sullo sfondo un incantevole paesaggio marino con le sue creature e i suoi misteri.
Un libro scritto in maniera semplice e delicata come la Yoshimoto sa fare e nel contempo diverso nel contenuto dai temi spesso trattati in altri suoi romanzi. Una storia carica di significato e di emozioni, dolce e lineare.
Una piacevole lettura…

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I love shopping in bianco – Sophie Kinsellahttp://www.my-libraryblog.com/2008/03/24/i-love-shopping-in-bianco-sophie-kinsella/ http://www.my-libraryblog.com/2008/03/24/i-love-shopping-in-bianco-sophie-kinsella/#comments Mon, 24 Mar 2008 18:40:43 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/03/24/i-love-shopping-in-bianco-sophie-kinsella/ I love shopping in biancoDopo i divertenti episodi I love shopping e I love shopping a New York, risulta all’altezza delle aspettative anche I love shopping in bianco che costituisce il terzo capitolo della saga di Rebecca Bloomwood.

Finalmente, dopo svariate disavventure finanziarie e sentimentali, Becky ha trovato il lavoro che maggiormente la soddisfa, la personal shopper. E’ un lavoro che calza come un guanto a una fanatica dello shopping come lei. Vive a New York, in un favoloso appartamento di Manhattan, con l’uomo dei suoi sogni, Luke Brandon. Ma non è tutto: in occasione del matrimonio della sua migliore amica Suze, Luke le chiede di sposarlo. Tutto va meravigliosamente a gonfie vele. Ma dopo aver fissato la data del matrimonio inizia una serie di guai.

Becky è figlia unica e la madre non vede l’ora di organizzare una bella festa nel giardino della loro casa nei pressi di Londra e di farle indossare l’abito da sposa che fu suo. Ma anche la madre di Luke vuole organizzare il matrimonio del figlio creando un evento mondano senza precedenti a New York. A New York, Becky avrebbe un matrimonio principesco tra persone sconosciute e prive di ogni intereresse per la sua felicità; a Londra sarebbe la protagonista adorata e coccolata da parenti ed amici. Impossibile rinunciare a uno dei due; ogni volta che tenta di scegliere e comunicare la sua decisione, a momenti alla madre e a momenti alla suocera, le sue emozioni prendono il sopravvento e la faccenda si risolve in un nulla di fatto. Nel frattempo Becky non rinuncia a scegliere diversi abiti da sposa, a procedere all’assaggio di torte nuziali da otto piani e da migliaia di dollari ciascuna, a inserire regali nelle sue liste nozze e a far creare ambienti incantati dalla sua super professionale wedding planner. E d’altra parte quella di New York è una cerimonia completamente a carico, dal punto di vista economico, della perfida madre di Luke, Elinor. Il tempo scorre più veloce di quanto la stessa Becky immagini e a pochi giorni dal matrimonio due eventi in due continenti diversi si stanno preparando per lei, lo stesso giorno. Come potrebbe deludere la madre che da quasi trent’anni attende questo matrimonio e che con tanto impegno si sta occupando personalmente dei preparativi? Ma l’interrogativo è terribile anche nell’altra ipotesi: quella cioè di affrontare Elinor, adorata da Luke e comunicarle di volersi sposare a Londra! Insomma quello che dovrebbe essere il giorno più bello, o uno dei più belli, nella vita di una donna, rischia di trasformarsi in un incubo.

E’ un libro leggero, divertente e vivace come lo sono stati i due precedenti. Senza tante pretese è un racconto che rilassa e fa sorridere. A volte anche libri di questo tipo che, certamente non rappresentano un grande arricchimento culturale, aiutano a evadere e a riscoprire il piacere della lettura.

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Demian – Hermann Hessehttp://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/demian-hermann-hesse/ http://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/demian-hermann-hesse/#comments Thu, 06 Mar 2008 19:52:00 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/demian-hermann-hesse/ DemianScritto durante la prima guerra mondiale Demian, sottotitolo: Storia della giovinezza di Emil Sinclair, è un romanzo di Hermann Hesse pubblicato per la prima volta nel 1919.

Queste alcune delle frasi con cui ha inizio il racconto di Emil Sinclair:

[…] La mia storia ha per me più importanza di quanta non ne abbia per altri scrittori la loro; è infatti la mia, è la storia di un uomo non inventato e possibile, non ideale e in qualche modo non esistente, ma di un uomo vero, unico, vivente. Certo, che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura. Se non fossimo qualcosa di più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo fintanto che vive in qualche modo e adempie il volere della natura è meraviglioso e degno di ogni attenzione.
[…] La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità.
[…] Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalle profondità, tende alla propria meta. Possiamo comprenderci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.

Il racconto ha dei forti risvolti autobiografici e fu probabilmente il risultato di un grande malessere interiore vissuto dall’autore negli anni della prima guerra mondiale. E’ la storia della giovinezza di Emil Sinclair narrata in prima persona. Emerge subito l’esistenza di due mondi separati da cui Emil è ugualmente attratto. Da una parte oscurità e male, dall’altra luce e bene; da un lato un mondo di giustizia, chiaro e lecito, dall’altro un mondo cattivo, buio e proibito. Vive in una famiglia che lo ama, che gli insegna i buoni sentimenti e i valori del rispetto, dello studio e del dovere. Ed in effetti c’è una parte di Emil che vorrebbe fortemente vivere una vita esemplare come quella dei suoi genitori, ma in lui è presente anche una innata propensione alla sregolatezza e a tutto ciò che è tenebroso e enigmatico. Questa inclinazione lo rende succube, all’età di circa dieci anni, di un ragazzo malvagio dal quale subirà tutta una serie di atti di violenza. Ma qui interviene in suo aiuto un altro compagno di scuola, Max Demian, che lo aiuta liberandolo dalla dipendenza di Kromer e iniziandolo ad un lato della vita misterioso ed affascinante. Demian ha un incredibile carisma, sembra non avere tempo e per Sinclair brilla come un astro del cielo, come una guida sempre presente nonostante i due trascorrano diversi periodi lontani.
Quando uscì per la prima volta Demian ebbe un incredibile successo. Soprattutto il pubblico giovanile lo apprezzò essendo profondamente turbato e scosso dall’evento della prima guerra mondiale. Per me è un piccolo capolavoro per diverse ragioni la prima delle quali è la maniera in cui Hesse sa raccontare le difficoltà di diventare uomini, di uscire dal guscio, per il sentiero faticoso e tormentato, costellato di insidie e tentazioni che tutti noi percorriamo vivendo e crescendo in qualche modo.
Per tutti coloro che vivono passioni e desiderano conoscere il mondo, ma più di ogni altra cosa aspirano a conoscere se stessi.

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Il vecchio e il mare – Ernest Hemingwayhttp://www.my-libraryblog.com/2008/02/14/il-vecchio-e-il-mare-ernest-hemingway/ http://www.my-libraryblog.com/2008/02/14/il-vecchio-e-il-mare-ernest-hemingway/#comments Thu, 14 Feb 2008 20:39:07 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/02/14/il-vecchio-e-il-mare-ernest-hemingway/ Il vecchio e il mareLo scrittore statunitense Ernest Hemingway pubblicò Il vecchio e il mare per la prima volta sulla rivista Life nel 1952. In seguito, nel 1953, ricevette il Premio Pulitzer e nel 1954 il Premio Nobel per la Letteratura.
La trama del racconto è molto semplice, ma forse proprio per questo arriva dritta al cuore.
Santiago è un vecchio pescatore cubano ormai abbandonato dalla buona sorte. Sono diventati ottantaquattro i giorni in cui non è riuscito a prendere alcun pesce. Manolo, il ragazzo che fin da bambino lo ha accompagnato in barca, a cui ha insegnato ogni cosa del mestiere di pescatore e nei confronti del quale nutre un profondo affetto, è stato costretto dai genitori a pescare su un’altra barca. Ormai tutti ritengono Santiago un vecchio privo di risorse colpito dalla sfortuna. Vive solo nella capanna del suo piccolo villaggio abbandonato da tutti, deluso e sfiduciato, come colpito da una maledizione. Manolo ricambia però il suo affetto e non manca di far capire a Santiago che preferirebbe pescare con lui. Manolo lo va a trovare tutte le volte che può; cerca di aiutarlo trasportando le lenze o la fiocina o la vela; gli procura le esche. E vederlo arrivare a mani vuote lo rende infinitamente triste e impotente.
Santiago prende nuovamente il mare da solo e questa volta un enorme pesce abbocca all’amo trascinando al largo la sua piccola barca. E’ una lotta molto dura quella tra Santiago e quel pesce spada lungo più di cinque metri; dura tre giorni e tre notti durante le quali il vecchio avrebbe tanto desiderato l’aiuto e il conforto di Manolo. Il pensiero del ragazzo lo accompagna sempre e gli da forza quando sta per cedere; ma c’è anche un altro uomo che lo aiuta in questo suo estenuante percorso e che ritiene un impareggiabile esempio. E’ l’italo-americano Joe Di Maggio, imbattibile capitano della squadra di baseball di New York. Grazie a loro e alla sua perseveranza, Santiago vince la lotta contro il “nobile” pesce. Ma la sua piccola odissea non è conclusa. Durante il viaggio di ritorno Santiago è costretto a fare i conti con gli squali che non vogliono mollare quella preda e che man mano gli strappano. Il vecchio riesce ad avere la meglio su quei pescecani, ma al suo rientro nel porto, del suo enorme pesce è ormai rimasta solo la testa e la lisca, quasi un simbolo di ciò che ha dovuto affrontare. Una vanificazione delle grandi speranze e di tutti gli sforzi? No, piuttosto un elogio della forza e della perseveranza, ma anche del rispetto per la natura e del risentimento per l’uccisione di un animale in fondo simile a lui, forte e solo.
Il linguaggio adottato da Hemingway è semplice anche se molte pagine contengono termini tecnici riguardanti la pesca che qualcuno potrebbe trovare noiosi.
Diversi sono i temi che emergono in questo racconto. Prima di tutto l’amicizia e l’affetto tra il vecchio pescatore Santiago e la giovane leva Manolo; poi la solitudine, l’abbandono e lo sconforto di chi è ormai vecchio e quasi emarginato da tutti; infine la sconfitta in qualche episodio di vita, ma certamente non la sconfitta nella vita.
Un libro per chi voglia trovare un brillante esempio di tenacia e caparbia; per chi voglia lottare e non avere rimpianti; per chi voglia ritrovare le forze e affrontare la vita con determinazione.
Un racconto indimenticabile come gli occhi di Santiago che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti.

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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare – Luis Sepulvedahttp://www.my-libraryblog.com/2008/02/14/storia-di-una-gabbianella-e-del-gatto-che-le-insegno-a-volare-luis-sepulveda/ http://www.my-libraryblog.com/2008/02/14/storia-di-una-gabbianella-e-del-gatto-che-le-insegno-a-volare-luis-sepulveda/#comments Thu, 14 Feb 2008 19:52:52 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/02/14/storia-di-una-gabbianella-e-del-gatto-che-le-insegno-a-volare-luis-sepulveda/ Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volareLuis Sepulveda ha pubblicato Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare nel 1996. Il romanzo, dato il suo valore educativo, è stato poi proposto agli alunni di scuola elementare e media inferiore riscuotendo un grande successo.

“Promettimi che non mangerai l’uovo”
stridette aprendo gli occhi.
“Prometto che non mi mangerò l’uovo”
ripetè Zorba.
“Promettimi che ne avrai cura finchè
non sarà nato il piccolo” stridette
sollevando il capo.
“Prometto che avrò cura dell’uovo
finchè non sarà nato il piccolo”.
“E promettimi che gli insegnerai
a volare” stridette guardando fisso
negli occhi il gatto.
Allora Zorba si rese conto che
quella sfortunata gabbiana non solo
delirava, ma era completamente pazza.
“Prometto che gli insegnerò
a volare. E ora riposa,
io vado in cerca di aiuto” miagolò
Zorba balzando direttamente sul tetto.

Queste sono le promesse che la gabbiana Kengah riesce a strappare in fin di vita ad un grosso gatto nero di nome Zorba. Kengah si era poco prima tuffata nell’oceano per acchiappare qualche aringa insieme ai suoi compagni, ma quando aveva tirato fuori la testa si era ritrovata sola in quell’immensità. Il resto dello stormo era volato via e il mare era una distesa di petrolio che presto l’avrebbe asfissiata penetrando tra le piume e tappandole tutti i pori. Con enorme fatica spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma precipita su un balcone di Amburgo. Ed è proprio qui che incontra il gatto Zorba cui affida l’uovo che sta per deporre. Ma come potrà Zorba tenere fede alle tre promesse fatte, in particolare a quella di insegnare a volare? Avrà certamente bisogno dell’aiuto dei suoi amici Diderot, Colonnello e Segretario, ma anche quello di qualcun altro…
Lo scrittore cileno, attraverso questo racconto-fiaba tocca temi a lui molto cari: parte dall’amore per la natura minacciata dagli atteggiamenti distruttori e menefreghisti dell’uomo e prosegue con la solidarietà e la generosità di esseri disinteressati e altruisti. Ma forse la cosa che maggiormente colpisce è il messaggio di speranza che trapela attraverso il riconoscere all’uomo non solo il ruolo di inquinatore e responsabile di disastri , ma anche quello di aiuto e contributo indispensabile all’equilibrio della natura in pericolo.
Un racconto dolce e forte allo stesso tempo, adatto certamente a bambini e ragazzi, ma in grado di catturare l’attenzione anche di adulti sensibili alle tematiche della natura e a quelle della solidarietà. Una solidarietà priva di confini e barriere. O forse sarebbe più corretto parlare di barriere che possono essere valicate con un pizzico di impegno e buona volontà.
A volte imparare a volare è un insegnamento che viene da chi meno ti aspetti. E non dimentichiamo:“Vola solo chi osa farlo”.

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Il diario di Jane Somers – Doris Lessinghttp://www.my-libraryblog.com/2008/02/09/il-diario-di-jane-somers-doris-lessing/ http://www.my-libraryblog.com/2008/02/09/il-diario-di-jane-somers-doris-lessing/#comments Sat, 09 Feb 2008 16:44:27 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/02/09/il-diario-di-jane-somers-doris-lessing/ Il diario di Jane SomersL’autrice de Il diario di Jane Somers ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura nel 2007. Non avevo mai letto nulla della Lessing e questa sua opera è stata per me una autentica rivelazione.
La protagonista nonché narratrice di questa storia è l’elegante Janna Somers, nome la cui variante è Jane. Jane, bella quarantanovenne dal solido successo professionale; Jane caporedattrice di una rivista di moda a larga diffusione; Jane con il suo stile unico, ricercato e ineguagliabile; Jane con un piccolo appartamento arredato con cura nei minimi dettagli. L’altro personaggio di spicco è l’anziana Maudie Fowler. Maudie, novantaduenne ricurva e vestita di stracci, sola e malinconica; Maudie malata e respinta dai parenti che aveva in precedenza aiutato; Maudie, un mucchietto di ossa, ma ancora combattiva e vitale; Maudie con una casa vecchia e trasandata senza alcuna comodità. Cosa avranno da dirsi o da condividere due donne così?
Jane è vedova, ha sempre investito soprattutto nel suo lavoro e né la morte del marito, né quella della madre l’hanno effettivamente coinvolta. E’ una donna che si prende cura meticolosamente di se stessa, con i suoi lunghi bagni caldi e programmando la domenica sera gli abiti da indossare per i giorni della settimana successiva. Ha paura della malattia, dell’invecchiamento del corpo e della mente e solo il suo lavoro alla rivista Lilith, che svolge con passione e determinazione, la rende sicura di se stessa. Un giorno però incontra Maudie, “la vecchia e arcigna strega”, piccola e dal colorito giallognolo. La vita di Jane subisce una svolta venendo a contatto con un mondo totalmente sconosciuto. Mai aveva notato quante vecchiette sole e bisognose si aggiravano nel quartiere. E mai si era resa conto della loro sofferenza fisica e psicologica, ma anche della dignità con cui queste affrontavano la vita e rifuggivano conseguentemente la morte. Nasce un fortissimo legame, quasi una simbiosi tra le due. Grazie a Maudie, Jane si rende conto di quanto sia stata limitata la sua visione del mondo fino a quel momento, di quanto abbia più o meno consapevolmente ignorato. Riesce a liberarsi pian piano delle proprie abitudini, dei propri egoismi. Decide di prendersi cura di Maudie, nonostante il lavoro la impegni moltissimo e nonostante lo stesso atteggiamento scontroso e orgoglioso dell’anziana sia talvolta scoraggiante. Jane si libera finalmente della corazza costruitasi nel corso della sua vita; affiorano così anche le emozioni causate dalla morte del marito e della madre e tutto il mondo circostante non sarà più lo stesso.
Uno sguardo acuto sul mondo degli anziani e sulla difficoltà di accettare la morte che va loro incontro quando non hanno nessuna voglia di morire. E uno sguardo implacabile sul deterioramento del corpo, su quanto le piccole azioni quotidiane diventino di una difficoltà estrema ad una certa età.
Un libro davvero eccezionale, una critica al mondo borghese egocentrico ed egoista che non si accorge della sofferenza e della solitudine in cui sono costretti a vivere gli anziani. Esseri ritenuti non più utili alla società e che rappresentano solo un peso. Un peso addirittura per i familiari che, troppo spesso dimentichi dell’aiuto e del sostegno fornito loro negli anni passati, sono le persone che gli infliggono le maggiori sofferenze.
Mai avrei pensato di trovarmi davanti a pagine così appassionanti ed allo stesso tempo di una malinconia e tristezza estreme. Un racconto straordinario da leggere e su cui riflettere.

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Scusa ma ti chiamo amore – Federico Mocciahttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/31/scusa-ma-ti-chiamo-amore-federico-moccia/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/31/scusa-ma-ti-chiamo-amore-federico-moccia/#comments Thu, 31 Jan 2008 11:00:03 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/31/scusa-ma-ti-chiamo-amore-federico-moccia/ Scusa ma ti chiamo amoreIl romanzo Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia viene pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Rizzoli.
Una mattina, alla guida del suo suv Mercedes, il pubblicitario 37enne Alex si scontra con la studentessa 17enne Niki. L’incidente stradale causato dalla fretta di lei per evitare la R di ritardo sul registro e dalla distrazione di lui fortunatamente non ha grosse conseguenze. Niki, volendo però raggiungere la scuola per tempo, chiede al suo investitore di accompagnarla. Così nasce la loro storia d’amore. Trascorrono sempre più pomeriggi in giro per Roma, a Fregene in spiaggia, in via del Corso. Ma tra i due la differenza di età si fa presto sentire: Niki non sa come comunicare la sua nuova storia alle sue inseparabili amiche e ancor più non sa come parlare ai suoi genitori. Vorrebbe andare in vacanza con lui, ma non sa come fare perché, anche se ancora per poco è, minorenne.
Ma ad infrangere il sogno d’amore di Niki giunge la ex fidanzata di Alex, Elena, che poco tempo prima lo aveva lasciato dopo la proposta di matrimonio di lui. Alex inspiegabilmente lascia Niki che, dopo la maturità, parte per la Grecia, accompagnata dalle sue amiche. Ma Alex si rende conto di non amare Elena e di essere stato ingannato; parte così alla ricerca di Niki per stare finalmente con la ragazza di cui si è sinceramente innamorato. Insieme danno vita ad una fuga folle per rifugiarsi in un faro: scena che le giovani sognatrici romantiche non dimenticheranno così presto…
Dalle tormentate vicende di Step e Babi a quelle di Alex e Niki: trentasette anni lui, diciassette lei. E’ amore? Oppure Alex ha solo trovato nella giovane e intelligente Niki venti anni di meno e niente di più? Un uomo maturo, di successo, può effettivamente innamorarsi di una liceale?
Lo scorso fine settimana è uscito al cinema l’adattamento cinematografico di questo romanzo rosa. E come c’era da aspettarsi, numerose sono state le polemiche. C’è chi ha parlato di un ritratto di società moderna, chi si è scandalizzato per la decisione di proiettare la prima del film in una scuola superiore della capitale, ritenendolo altamente diseducativo e chi chiaramente non può fare a meno di sognare l’incontro con il principe azzurro, soprattutto se questi ha anche solo una minuscola parte del fascino di Raoul Bova che, nel film, interpreta Alex.
Per quanto riguarda il tema, io credo fermamente che l’amore può non avere età. Intendo dire che senza dubbio ci può essere un sentimento sincero tra una ragazza e un uomo maturo o viceversa. E’ ancora più raro, ma certamente non lo si deve escludere a priori. Certo è più facile gridare allo scandalo se si tratta di coppie non famose, non vip. Per chi fa parte del mondo dello spettacolo, della televisione, etc… il metro di giudizio è chiaramente diverso.
Per quanto riguarda il libro, senza dubbio fa sognare migliaia di adolescenti che non potranno fare altro che etichettarlo come capolavoro e che penseranno a Moccia come al profeta del nuovo millennio. Personalmente penso sempre ad una grande e furba operazione di marketing; senza dubbio un’operazione commerciale studiata nei dettagli. Di certo di questo si deve rendere merito all’autore. Non tutti, pur volendo avere visibilità a tutti i costi, sarebbero in grado di creare questa bagarre. Bagarre che non fa altro che amplificare le vendite del libro e accrescere il successo al botteghino.

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L’amore ai tempi del colera – Gabriel Garcia Marquezhttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/26/l%e2%80%99amore-ai-tempi-del-colera-gabriel-garcia-marquez/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/26/l%e2%80%99amore-ai-tempi-del-colera-gabriel-garcia-marquez/#comments Sat, 26 Jan 2008 15:01:19 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/26/l%e2%80%99amore-ai-tempi-del-colera-gabriel-garcia-marquez/ L’amore ai tempi del coleraIl premio Nobel per la Letteratura Gabriel Garcia Marquez, nonché autore dello splendido Cent’anni di solitudine, ha scritto L’amore ai tempi del colera nel 1985.
Il regista Mike Newell, affermatosi grazie al quarto film della saga di Harry Potter, ne ha fatto un adattamento cinematografico uscito in dicembre 2007. I protagonisti sono Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Fermina e Javier Bardem in quello di Florentino. Come spesso accade con i film tratti da splendidi romanzi, il film in questione non è stato in grado di emozionare come le parole di Marquez, nonostante la bravura dei due protagonisti.
Il giovane telegrafista, incline alla poesia, Florentino Ariza, avendo ricevuto l’incarico di consegnare un telegramma alla famiglia Daza, appena arrivata in città, incontra la bellissima Fermina e se ne innamora perdutamente. Le scrive così una lettera, intraprendendo in questo modo un rapporto epistolare con la giovane che sembra ricambiare i suoi sentimenti. Ma quando il padre di Fermina, Lorenzo Daza, scopre la loro relazione, ne è totalmente contrariato e cerca di dividerli, sperando in un partito migliore per la sua unica figlia. La porta così a vivere in un’altra città sperando che i due innamorati si dimentichino l’uno dell’altra. Nonostante soffrano per il perduto amore le loro strade si dividono: Fermina sposa uno degli uomini più illustri e ricchi della città, il giovane e affascinante medico Juvenal Urbino, che nel film viene interpretato da Benjamin Bratt; Florentino comincia invece a lavorare nella compagnia fluviale dello zio Don Leo riuscendo in una brillante quanto rapida carriera e vivendo numerose avventure.
Ma è davvero tutto finito? E’ davvero un amore ostacolato e sconfitto come tanti ce ne sono stati ed altrettanti ce ne saranno? E per quanto tempo è possibile attendere che un grande amore possa essere vissuto? Questa storia la dice assai lunga sui tempi di attesa e sulla capacità di pazientare.
Più di mezzo secolo… Questo è il tempo della perseveranza di Florentino e del suo incrollabile sentimento. Nonostante abbia avuto molte donne, Florentino ha continuato ad amare solo Fermina. La stessa Fermina che vive il suo matrimonio, mette al mondo dei bambini ed ogni tanto dubita della sua scelta. Florentino e Fermina: un amore cominciato a vent’anni e coronato dopo i settanta.
Un amore infinito, una passione senza eguali in un paese del sud America tormentato da odi e guerre civili, da malattie e pestilenze.
E’ un libro che ho amato molto. Marquez con questa narrazione fiabesca e per certi versi atipica, colorata dal sole del mondo caraibico e dal folclore dei suoi abitanti, abbandona il suo impegno di denuncia sociale per raccontare, attraverso personaggi straordinari, una “odissea” d’amore e passione. Un libro accattivante, un esempio perfetto di stile e ritmo, uno splendido connubio di dolore e morte, di destino e sofferenza, di diniego e perseveranza.
Un inno all’amore, magico e poetico da leggere tutto d’un fiato…

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Aspettando Godot – Samuel Becketthttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/22/aspettando-godot-samuel-beckett/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/22/aspettando-godot-samuel-beckett/#comments Tue, 22 Jan 2008 19:10:00 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/22/aspettando-godot-samuel-beckett/ Aspettando GodotLa celebre opera teatrale Aspettando Godot venne scritta verso la fine degli anni Quaranta e pubblicata in epoca post-atomica, nel 1952, in lingua francese. Samuel Beckett, autore di nascita irlandese ed esponente di spicco del Teatro dell’assurdo insieme a Ionesco, Adamov e Pinter, nel 1954 tradusse il testo in inglese. Il teatro dell’assurdo è un particolare genere teatrale sviluppatosi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Si caratterizza per i dialoghi senza significato, ripetitivi e capaci di suscitare l’ilarità del pubblico a dispetto del dramma che i personaggi interpretano. Aspettando Godot è una tragicommedia dominata dalla sensazione di incomunicabilità e dalla crisi di identità degli esseri umani che vivono una vita priva di scopo e di significato. E’ uno dei più noti testi teatrali del Novecento dove è geniale la trovata dell’autore di un protagonista assente e dove tutto è costruito intorno alla condizione dell’attesa.
Veniamo alla trama.
Nel primo atto i due vagabondi Estragone e Vladimiro, sotto un albero, in una strada di campagna, attendono un certo Godot. Non solo il luogo e l’ora dell’appuntamento sono vaghi, ma anche l’identità di Godot non è chiara. I due credono però, o forse sperano, che quando Godot arriverà, li accoglierà nella propria casa, darà loro qualcosa da mangiare e li farà dormire in un luogo asciutto. Durante l’attesa passano sulla stessa strada il proprietario terriero Pozzo che tiene al guinzaglio il suo servitore Lucky. Pozzo si ferma a parlare con i due vagabondi. Estragone e Vladimiro alternano momenti in cui sono incuriositi dall’atteggiamento del padrone Pozzo a momenti in cui sono spaventati dalla miserevole condizione del servo Lucky. Dopo la zuffa causata dal monologo erudito e a sorpresa del servo, Pozzo e Lucky riprendono il loro viaggio. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Giunge però un suo messaggero, portando loro le sue scuse, comunicando che Godot quella sera non sarebbe arrivato, ma che ci sarebbe stato certamente il giorno dopo. I due sono sconfortati, meditano addirittura il suicidio, pensano poi di andare via, ma poi decidono di restare. Così si conclude il primo atto. Il dramma è poi composto di un secondo atto in cui accadono esattamente le stesse cose. Due uomini attendono un terzo uomo; il terzo uomo non arriva.
Ma chi è Godot? Numerose sono le interpretazioni: il destino, la morte, la fortuna e persino Dio. Dal punto di vista semantico Godot richiama infatti la forma inglese God. Per questa ragione l’attesa di Vladimiro ed Estragone è l’attesa di tutte le attese, l’Attesa per eccellenza. Lo stesso Beckett non ha mai chiarito questo enigma ed anzi si è così espresso: “Se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione.”. Negli altri due personaggi, Pozzo e Lucky, molti hanno voluto vedere il capitalista e l’intellettuale ed in effetti gli elementi per questa identificazione sembrano piuttosto chiari nel primo atto.
Questa è un’opera geniale, certamente controversa, ma rappresenta una rivoluzione del teatro contemporaneo. I suoi dialoghi inconcludenti, i suoi silenzi, le sue pause hanno contribuito ad una creazione originale e straordinaria. Forse analizza persino il linguaggio o l’esaurirsi del linguaggio, nel senso che la comunicazione tra gli esseri umani è sempre più scarsa. Sempre più frequenti, al contrario, sono le barriere di comunicazione, l’assurdità, il nonsense della vita stessa.

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I dolori del giovane Werther – J. Wolfgang Goethehttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/16/i-dolori-del-giovane-werther-j-wolfgang-goethe/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/16/i-dolori-del-giovane-werther-j-wolfgang-goethe/#comments Wed, 16 Jan 2008 22:18:57 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/16/i-dolori-del-giovane-werther-j-wolfgang-goethe/ I dolori del giovane WertherIl romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe fu pubblicato nel 1774. E’ scritto sotto forma di lettere tramite le quali il protagonista racconta all’amico Guglielmo la sua sfortunata vicenda sentimentale.
Il giovane artista borghese Werther, rifugiatosi in campagna per il disbrigo di alcuni affari di famiglia, incontra ad un ballo la giovane Lotte (italianizzata come Carlotta). E’ una fanciulla dall’animo dolce e sensibile, ma è fidanzata con Albert, momentaneamente lontano. Werther e Lotte cominciano una frequentazione assidua e la bellezza di lei, unita alla sua nobiltà di sentimento fanno perdutamente innamorare Werther. Albert, borghese e conformista, torna presto e stabilisce con Werther un rapporto amichevole e cordiale. Nonostante Albert rappresenti l’antieroe romantico e sia perciò razionale e privo di slanci emotivi, non è mai descritto con toni negativi e lo stesso Werther dimostra di nutrire stima nei suoi confronti. Albert è privo di passione, ma è comunque un uomo saggio, legato alla famiglia e fedele. Per dimenticare Lotte e soffocare i suoi sentimenti, Werther decide di partire al seguito di un ambasciatore. Ma l’ambiente meschino in cui si trova a vivere non gli consente di continuare a svolgere il suo incarico e si dimette; per questa ragione ritorna in campagna da Lotte che però ha già sposato Albert. Lasciatosi prendere dal turbinio emotivo del suo cuore, una sera bacia Lotte che lo respinge con fatica, sentendo anche lei di essere sul punto di cedere a quel sentimento. Dopo questo episodio, Werther, capendo di non avere possibilità, si suicida con un colpo di pistola alla tempia non prima di aver scritto un’ultima lettera appassionata alla sua amata.
Werther e Lotte: Werther colto e raffinato, ma decisamente insofferente verso le convenzioni sociali, ha un atteggiamento che non gli consente di inserirsi appieno nella società in cui vive. Ha l’animo di un bambino, nel senso che è uno spirito libero, innocente e cerca l’amore che può regalargli la felicità. Ma per la sua realizzazione è necessario che Lotte lo ami; è legato alle decisioni dell’amata che, impossibilitata a ricambiare, lo relega al contrario ad uno stato di frustrazione e di infelicità totalizzante. Lotte è bella, dall’animo ingenuo ma anche responsabile nei confronti della sua famiglia. Dopo la morte della madre si è infatti presa cura dei suoi fratelli senza fargli mancare nulla. Rinuncia sempre ai suoi sentimenti lasciandosi trasportare solo in occasione del bacio con Werther e sceglie la sicurezza e la praticità rappresentata da Albert.
L’anima del libro è l’Amore, quel sentimento incomprensibile che illumina l’amata di una luce ultra terrena, angelica e che impedisce di scorgere qualsiasi altra cosa. E’ un sentimento che invade corpo e mente distruggendo ogni elemento di razionalità e volontà. Un destino ineluttabile a cui porta una passione sconvolgente, una rinuncia, ma forse anche una liberazione.
Emozionante e intenso, rappresenta l’ideale più romantico e sensibile che alberga in ciascuno di noi.
Un capolavoro della letteratura.

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Tecniche di seduzione – Andrea De Carlohttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/11/tecniche-di-seduzione-andrea-de-carlo/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/11/tecniche-di-seduzione-andrea-de-carlo/#comments Fri, 11 Jan 2008 17:42:40 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/11/tecniche-di-seduzione-andrea-de-carlo/ Tecniche di seduzioneAndrea De Carlo ha pubblicato Tecniche di seduzione nel 1991.
Roberto Bata è un giovane giornalista che lavora, con un contratto da praticante in quanto non ha ancora superato l’esame, nella redazione del periodico milanese Prospettiva.
La sua vita professionale non è affatto soddisfacente, lontana anni luce dalle sue aspettative e dai suoi desideri, ed anche l’ambiente milanese è triste e soffocante. Sta scrivendo il suo primo romanzo e questo suo impegno lo allontana ulteriormente dalla vita coniugale con Caterina. In maniera del tutto casuale fa la conoscenza del brillante e carismatico Marco Polidori, scrittore famoso sia Italia che all’estero. Gli apprezzamenti del Polidori per il romanzo ancora incompiuto di Roberto contribuiscono a trasformare il loro superficiale rapporto in una pseudo-amicizia. Il Polidori offre al giovane giornalista il suo appoggio per trasferirsi a Roma, città nella quale avrà un altro lavoro e la possibilità di conoscere personaggi influenti che potrebbero aiutare la sua carriera di scrittore in erba. Ma Roma è il covo di uomini dalla dubbia moralità, di donne disposte a passare sopra i propri principi pur di ottenere i loro scopi, di politici e politicanti falsi e squallidi. Un ambiente, quello in cui si viene a trovare Roberto, privo di qualsiasi valore morale, dove l’ambizione e la lotta per l’affermazione, per il successo, costituiscono i pilastri su cui si basano intere vite. Intanto, mentre sul romanzo è in corso una revisione prima che sia concluso e finalmente pubblicato, l’amicizia tra il collaudato e l’aspirante scrittore diventa più solida. Roberto si innamora sinceramente di Maria Blini, attrice bella e sfuggente e la sua vita sembra ormai proiettata verso il mondo della letteratura. Ma chi è Polidori veramente? E Maria ricambia davvero il sentimento di Roberto?
Il libro si divide in quattro parti, ciascuna delle quali si suddivide ancora in capitoli. Si parte dalle tecniche di avvicinamento, per poi passare a quelle di conquista e di possesso e si conclude con le desolanti e deludenti tecniche di abbandono. Sembra un campo di battaglia; ma forse la seduzione è davvero un’arma che si utilizza in guerra ed è tra quelle più letali. Soprattutto in un mondo che finge di amare la cultura e il falso perbenismo impera.
Tecniche di seduzione è una bella intuizione; è un racconto che parla di successo, di carisma, ed anche di imbrogli, di sotterfugi e cattiveria. Ma forse ciò che più emerge tra le caratteristiche umane è l’ingenuità. Ingenuità che però tra disillusioni quotidiane e retoriche insidiose contribuisce alla crescita del protagonista e forse anche del lettore.

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La sovrana lettrice – Alan Bennetthttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/09/la-sovrana-lettrice-alan-bennett/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/09/la-sovrana-lettrice-alan-bennett/#comments Wed, 09 Jan 2008 22:45:54 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/09/la-sovrana-lettrice-alan-bennett/ La sovrana lettriceNon avevo mai letto nulla di Alan Bennett; poi una persona speciale mi ha regalato questo piccolo libretto a Natale e ne sono rimasta entusiasta.
In maniera del tutto casuale, la regina, mai nominata ma senza dubbio Elisabetta II, scopre una irrefrenabile passione per la lettura. Un giorno si imbatte in una biblioteca circolante che momentaneamente staziona davanti al palazzo e che sembra utilizzata solo dallo sguattero Norman, poi promosso a factotum personale. Così comincia la vicenda della regina quasi completamente rapita dalla letteratura. Legge i libri dapprima consigliati dallo sguattero, ma man mano i suoi gusti si affinano e le sue scelte diventano autonome e sempre più complesse. Seppur tra grandi sforzi, la regina riesce ad ottemperare ai suoi impegni ufficiali e a proseguire la lettura dei suoi adorati libri. Per lo meno inizialmente…
A questo proposito sono deliziose le scene narrate da Bennett in cui la protagonista saluta la folla, ma tiene gli occhi sul libro di turno o quelle in cui nasconde un tascabile nella borsetta o dietro il cuscino della carrozza. Ogni spostamento per visite ufficiali o impegni legati alla sua posizione sono diventati occasioni ghiotte per dedicarsi alla lettura. E’ impaziente, sente di aver cominciato tardi, ormai sa di essere una tardodiscente.
Tra Proust, Roth, Genet nascono spontanee e candide domande a cui mai aveva pensato. Da dove veniva questa passione per la lettura? Perché mai una persona come lei che aveva girato il mondo e conosciuto innumerevoli personaggi era tanto attratta dai libri? Dopo tutto lei era una donna di azione e i libri erano soltanto un riflesso del mondo e di quello che in esso può essere vissuto. Temi davvero degni di nota e che potrebbero essere a lungo discussi, ma nel romanzo di Bennett compaiono lievi e vi rimangono senza appesantire.

[…]Ma perché adesso la lettura la assorbiva così tanto? Non sottopose la questione a Norman, perché era evidente che c’entrava con chi era lei e con la posizione che ricopriva.
L’attrattiva della letteratura, riflettè, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore vale l’altro e lei non faceva eccezione. La letteratura pensò, è un commonwealth; le lettere sono una repubblica. In realtà quell’espressione, la repubblica delle lettere, l’aveva già sentita nei discorsi dei rettori, alle lauree ad honorem e simili, senza aver mai capito bene cosa significasse. All’epoca aveva ritenuto leggermente offensivo qualsiasi riferimento a una qualunque repubblica; se poi il riferimento avveniva in sua presenza, come minimo lo considerava una mancanza di tatto. Solo adesso afferrava il senso di quell’espressione. I libri non sono per nulla ossequiosi. Tutti i lettori sono uguali, e questo le risvegliò un ricordo di quando era bambina. […]

La cosa più divertente è assistere a come la scoperta dei libri da parte della regina si ripercuote sul suo entourage, sui suoi sudditi e più in generale su chiunque la incontri. E’ quasi una malattia che non può fare a meno di trasmettere. Ed infatti anche durante occasioni ufficiali aggiunge o sostituisce alle domande preconfezionate per lei anche quella che riguarda le preferenze letterarie del suo interlocutore, creando il più delle volte silenzi imbarazzanti e incomprensioni con il suo primo ministro…
Alan Bennett ha trovato un magnifico modo di raccontare la passione per la lettura. Una storia impossibile nella realtà, il finale vi farà capire il perché, ma che nei libri invece accade e aiuta a comprendere. Intelligente ed ironico sono solo alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente. Un brillante invito alla lettura, un elogio dei libri e della libertà di leggere che emerge in maniera frizzante e arguta attraverso una narrazione breve e delicata.

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Maruzza Musumeci – Andrea Camillerihttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/07/maruzza-musumeci-andrea-camilleri/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/07/maruzza-musumeci-andrea-camilleri/#comments Mon, 07 Jan 2008 14:59:35 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/07/maruzza-musumeci-andrea-camilleri/ Maruzza MusumeciAndrea Camilleri pubblica Maruzza Musumeci con l’editore Sellerio nel 2007.
Ambientato a cavallo tra il 1800 e il 1900 narra la storia di Gnazio Manisco che, alla ricerca di fortuna, affronta il lungo viaggio per l’America sotto coperta a causa del terrore del mare. Tra lui e il mare non c’è alcuna sintonia. Gnazio è un siciliano e verace uomo di terra e il mare può far affogare. Trascorre più di vent’anni in America ad arrimunnari l’arboli e con i dollari risparmiati torna nella sua Vigata agli inizi del gennaio 1895 per acquistare un po’ di quella amata terra. Non sarebbe mai rimasto in America fino alla vecchiaia.

Maritarisi nella Merica assignificava moriri nella Merica e lui nella Merica non ci voliva moriri, lui voliva moriri nella sò terra, chiuiri l’occhi per sempri davanti a un aulivo saraceno.

Appena arrivato a Vigata alloggia a casa di un lontano parente che gli affitta una camera e comincia a far correre la voce che desidera acquistare un pezzo di terra. Così, dopo aver cercato un po’, viene a sapere che in contrada Ninfa c’è un terreno in vendita a buon prezzo. Ma appena vede dove è situato una morsa gli stringe il cuore.

Contrata Ninfa era na speci di punta di terra che s’infilava nel mari come la prua di un papore e le deci sarme in vendita erano propio quella punta, sicchè il mari stava torno torno per tri latate, solo una latata confinava con altra terra. Anzi, con una trazzera. Ma in questa latata di parte di terra ci stava un aulivo saraceno che la genti diciva che aviva cchiù di milli anni. L’arbolo giusto per moriri taliannolo. E fu l’aulivo a persuadiri alla fine Gnazio ad accattarisi il tirreno.

La sua terra galleggia sul mare come un’isola, come l’Itaca di Ulisse. Essa, dapprima abbandonata, rifiorisce grazie alla mano esperta di Gnazio il quale, essendo anche un bravo muratore, costruisce una casa evitando accuratamente finestre che danno su quella immensa distesa d’acqua.
Gnazio ormai ha più di quarant’anni e pensa che sia giunto il momento di prendere moglie. Si rivolge così all’anziana gnà Pina, esperta di erbe e sensale di matrimoni, che gli propone la bellissima quanto strana e misteriosa Maruzza Musumeci. Ha più di trent’anni, ma nonostante la sua straordinaria avvenenza non si è ancora sposata. La ragazza è molto legata alla bisnonna Minica dall’età indefinita e indefinibile. Minica ha una voce deliziosa, fresca e soave come quella di una donna giovanissima. Entrambe sono sirene, entrambe cantano in una lingua sconosciuta e sono venute dal mare per vivere in mezzo agli uomini. Il giorno dell’incontro tra Gnazio e Maruzza è funestato da un terribile avvenimento: il suicidio del vicino Aulisse che temporaneamente lavora i campi di Gnazio. I due si sposano e vivono felici nonostante le strambe abitudini di Maruzza. Quattro sono i figli che nascono dal loro amore: Cola, Resina, Calorio e Ciccina. Ed è Resina, anagramma di Sirena, che perpetua il misterioso legame tra le donne della sua famiglia e il mare…

Un racconto tra realtà e fantasia, tra storia e mito, tra magici personaggi che cantano gli antichi versi di Omero e uomini solidamente ancorati alla terra. Un connubio d’eccezione quello tra le sirene, sensuali e bellissime donne dal canto melodioso che ormai non uccidono più i naufraghi e uomini che del mare hanno timore, un eccezionale incontro tra cielo e mare.
Camilleri ci narra una storia che sconfina nel mondo fatato delle fiabe con la dolcezza e l’atmosfera senza tempo che crea l’improbabile unione del viddrano con la sirena.

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Il lupo della steppa – Hermann Hessehttp://www.my-libraryblog.com/2008/01/05/il-lupo-della-steppa-hermann-hesse/ http://www.my-libraryblog.com/2008/01/05/il-lupo-della-steppa-hermann-hesse/#comments Sat, 05 Jan 2008 18:00:46 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2008/01/05/il-lupo-della-steppa-hermann-hesse/ Il lupo della steppaLo scrittore tedesco-svizzero Hermann Hesse pubblicò il romanzo Il lupo della steppa nel 1927.
Harry Haller è il protagonista del racconto, un intellettuale di circa cinquant’anni che, prima della sua scomparsa, lascia un manoscritto in cui esprime il disagio per la sua duplice natura: l’umanità e la bestialità, l’essere divino e quello diabolico. L’umanità si manifesta con la nobiltà di pensiero, con l’amore per l’arte e la musica; la bestialità invece si esplicita nell’odio per la superficialità e vacuità del mondo borghese il cui scopo è la ricerca dei piaceri selvaggi. Una tendenza lo spinge ad abbandonarsi al mondo, l’altra a starne lontano.
A causa di questo difficile carattere, per questa sua consapevolezza di essere dalla natura duplice, per questa perenne lotta tra istinto e ragione, la sua vita non è facile. Il suo isolamento, la sua sofferenza lo rendono un uomo incline al suicidio, incapace di godere della propria vita. Ma la seducente Erminia conosciuta in una trattoria dei sobborghi, lo converte ai piaceri della vita trascurati sino a quel momento e a recuperare il tempo perduto. Il “teatro magico” in cui si svolge la fine del racconto vede Harry Haller uccidere la propria donna con una pugnalata al cuore proprio quando crede di aver recuperato la capacità di vivere e amare. Per questo delitto viene condannato alla vita eterna e costretto ad essere schernito dai grandi del passato che lo invitano ad imparare a cogliere il lato umoristico della vita, a imparare a ridere, anche di se stesso, piuttosto che dare eccessivo peso ai sentimenti, di qualunque natura essi siano.
Senza dubbio il tema principale di questo romanzo è l’isolamento del protagonista e l’incapacità di integrazione nella società. Il suo mondo interiore rimane separato da quello esterno ed estraneo. Ma l’isolamento non può essere totale. Il muro eretto come a protezione del suo io interiore non è invalicabile. Ci sono infatti dei momenti in cui quel mondo esterno lo attrae, lo incuriosisce. Ed ecco allora che la lotta tra i suoi due “io” riaffiora e sconvolge con lo scontro tra giusto e sbagliato, tra conveniente e sconveniente, tra essere ragionevole e raziocinante e essere animalesco e istintivo. In questo terribile stato Haller non è nemmeno in grado di prendere decisioni risolute e definitive come il suicidio a cui comunque si avvicina. Ne è semplicemente annientato.
L’altro tema emergente dal romanzo è la dualità della natura umana. In un unico corpo coesistono cioè l’essenza “umana” che conduce l’uomo a relazionarsi con i suoi simili e a costruire rapporti sociali costruttivi e l’essenza “lupina” che al contrario porta all’isolamento, alla chiusura in se stesso. Solo alla fine, sempre nel teatro magico, un saggio orientale rivela che nell’uomo le personalità sono molteplici e che l’uomo è un essere multiforme…

Ho trovato questo libro affascinante. Lo suggerisco a tutti coloro che sono attratti dall’introspezione psicologica; a tutti quelli che riconoscono le contraddizioni e le insensatezze della nostra esistenza; a tutti quanti si prendono troppo sul serio. A tutti i lupi della steppa insomma!

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Il delfino – Sergio Bambarenhttp://www.my-libraryblog.com/2007/12/23/il-delfino-sergio-bambaren/ http://www.my-libraryblog.com/2007/12/23/il-delfino-sergio-bambaren/#comments Sat, 22 Dec 2007 23:21:51 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/12/23/il-delfino-sergio-bambaren/ Il delfinoIl delfino è il primo romanzo dello scrittore australiano di origine peruviana Sergio Bambaren. Pubblicato nel 1996 da Sperling & Kupfer Editori è diventato in breve tempo un best-seller tradotto in molte lingue.

I sogni sono fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle
scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene più.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci farà incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
<< Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita è stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno>>.

E’ la storia del delfino sognatore Daniel Alexander Dolphin che, anziché dedicarsi come fa tutto il resto del branco alla pesca quotidiana, preferisce giocare con le onde della barriera corallina. Cavalcare le onde è generalmente una passione da cuccioli che viene abbandonata con la crescita e il sopraggiungere delle preoccupazioni della vita da adulti. E’ per questa ragione che Daniel viene criticato e apostrofato come “perdigiorno” da tutti gli altri delfini. Poi incoraggiato dalla voce del mare che solo lui sente, abbandona la sicurezza della laguna per prendere il largo e inseguire il suo sogno: cavalcare l’onda perfetta.

Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada.

Al di là delle acque sicure del suo atollo scopre cose che non si possono vedere con gli occhi, ma solo con il cuore. Incontra creature marine fino a quel momento sconosciute per giungere poi a conoscere anche quella di cui dovrebbe diffidare: l’uomo.
Ho trovato questo racconto simile nel contenuto e nei messaggi a Il gabbiano Jonathan Livingston di Bach e a Il piccolo principe di De Saint-Exupery, ma privo dello stesso coinvolgimento emotivo di questi due. Forse chi si troverà a leggere come primo dei tre Il delfino ne rimarrà affascinato, ma dubito che la stessa reazione ci possa essere se invece già si conoscono gli altri due capolavori. Ripetitivo e non originale, a tratti troppo semplicistico.
Ad ogni modo è un piccolo libretto con il quale l’autore vuole trasmettere degli insegnamenti di vita di tutto rispetto: seguire il proprio spirito e i propri sogni nonostante sia spesso difficoltoso e fonte di disapprovazione da parte dell’ambiente in cui ci troviamo a vivere. Concludo con un’altra citazione del testo:

Tutti abbiamo i nostri sogni, pensò. L’unica differenza è che alcuni lottano, e non rinunciano a realizzare il proprio destino, a costo di affrontare qualunque rischio, mentre altri si limitano a ignorarli, timorosi di perdere quel poco che hanno. E così non potranno mai riconoscere il vero scopo della vita.

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Seta – Alessandro Bariccohttp://www.my-libraryblog.com/2007/12/11/seta-alessandro-baricco/ http://www.my-libraryblog.com/2007/12/11/seta-alessandro-baricco/#comments Tue, 11 Dec 2007 11:46:36 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/12/11/seta-alessandro-baricco/ SetaPubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel 1996, Seta è un romanzo o meglio una storia di Alessandro Baricco.

“Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervè Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.
Per vivere, Hervè Joncour comprava e vendeva bachi da seta.
Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Sallambô, l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.
Hervè Joncour aveva trentadue anni.
Comprava e vendeva.
Bachi da seta.”

Narra del giovane commerciante di bachi da seta Hervè Joncour che lascia il suo paese Lavilledieu, nel meridione della Francia e la moglie Helene, per recarsi ben quattro volte in Giappone. Siamo nella seconda metà dell’ottocento e all’epoca questo paese era davvero considerato la fine del mondo. Lo scopo quello di acquistare minuscole uova di bachi da seta in quanto gli allevamenti europei prima e quelli del vicino Oriente poi, sono stati attaccati dalle epidemie e le uova sono ormai diventate inutilizzabili. Nel remoto Giappone conosce il potente Hara Kei da cui acquista le uova. E’ l’uomo per cui tutti, in quel paese, esistevano ed Hervè rimane affascinato in maniera irresistibile dalla giovanissima donna sdraiata accanto a lui, immobile, la testa appoggiata sul suo grembo, gli occhi chiusi, le braccia nascoste sotto l’ampio vestito rosso che si allargava tutt’intorno, come una fiamma, sulla stuoia color cenere. Lui le passava lentamente una mano nei capelli: sembrava accarezzasse il manto di un animale prezioso, e addormentato. Lei non è orientale e sa parlare solo il giapponese, ma i due riescono a comunicare attraverso gli sguardi e il mistero che la avvolge in quel mondo lontano e a lui estraneo è magico e affascinante. La visione di quella donna diventa un sogno irrealizzabile; ogni viaggio lo lega sempre di più al paese del Sol Levante e ogni volta porta con sé piccoli particolari che come una calamita lo attraggono senza possibilità di sottrarsi. E’ la storia di un desiderio inappagato, di una illusione d’amore. Questa donna sconvolge la relazione coniugale di Hervè e il dolore lento della nostalgia per una vita che non potrà mai vivere trova ampio spazio nel suo cuore. Proprio questo sentimento porta un uomo come Hervè che ama assistere alla propria vita senza ambire a viverla davvero, ad affrontare situazioni pericolose, viaggi in luoghi improbabili e ancor più remoti.

Non è una storia amata da tutti e non potrebbe essere altrimenti. Qualcuno pensa che sia vuota e inutile, una storia che non trasmette o non dice nulla, ma io non sono d’accordo. Al contrario trovo che sia una storia dolce, delicata e preziosa come la seta. La storia di silenziose passioni e amori non comuni animate da una idea di bellezza sfuggente e lontana ed eterea. E’ quasi magia, per certi versi favola malinconica ricca di immagini e tutt’altro che superficiale.
Si legge in un’ora. Non abbiate perciò timore… Nel caso in cui non dovesse trasmettervi alcuna emozione positiva o lo trovaste vacuo, avrete “sprecato” pochissimo tempo, ma se al contrario ci troverete l’incanto e la poesia, l’intensità e l’originalità che spero, avrete trascorso un’ora in magnifica compagnia…

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Di noi tre – Andrea De Carlohttp://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/di-noi-tre-andrea-de-carlo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/di-noi-tre-andrea-de-carlo/#comments Mon, 10 Dec 2007 09:24:13 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/di-noi-tre-andrea-de-carlo/ Di noi tre

Di noi tre è il libro di Andrea De Carlo che preferisco dopo Due di due.

“Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma << La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi d i sette secoli fa come se fossero successi l’altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l’equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda >>. Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l’onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po’ ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo.”

Questo l’incipit del romanzo la cui voce narrante è rappresentata da uno dei tre protagonisti, Livio. Gli altri due sono Marco e Misia. Tutti e tre sono uniti da una profonda amicizia che li vede ragazzi all’inizio del racconto e adulti alla fine. Quando si conoscono è il tempo delle grandi scelte: Livio si è appena laureato, Marco invece vi ha rinunciato e la splendida Misia che li fa entrambi innamorare, sconvolge le loro vite costituendo il perno su cui ruotano le separazioni, ma soprattutto le unioni di tutti e tre.
Marco è incostante e ribelle, ma anche affascinante e creativo. Misia vive alternando un bisogno di stabilità affettiva a uno stato di pura avversione per le convenzioni sociali e per le tradizioni. Questo suo modo di essere la accomuna terribilmente a Marco. In loro è sempre presente un costante disprezzo per la vita borghese e “sicura”, disprezzo che porta però ad acuire il senso di colpa o forse di ipocrisia di chi è particolarmente dotato di creatività e talento e che non si conforma alle regole e ai divieti della società. E quello di Marco è proprio l’atteggiamento dell’artista che vive della sua arte e che non può regolare la sua vita in base alle esigenze di mercato o ai consensi del pubblico. Livio è il più moderato, il più razionale e riflessivo dei tre, ma anche nel suo profondo si agitano questi pensieri.
Marco riesce a coinvolgere i due amici nel progetto di una produzione amatoriale di un film. Misia si scopre abilissima attrice, Marco magistrale regista e Livio comincia invece ad essere estromesso dalla sintonia, dall’affinità elettiva nata tra Marco e Misia e da quella relazione tormentata che li coinvolgerà e di cui Livio rimarrà a lungo inconsapevole. Venutone a conoscenza, Livio si sente tradito e deluso. Poco dopo Marco e Misia per motivi caratteriali, tra cui fondamentale è l’incostanza di Marco, si lasciano. Il film ha un incredibile successo e consacra Misia come attrice e Marco come regista. Nel frattempo anche Livio, grazie all’aiuto di Misia che lo sprona a trovare una affermazione indipendente da Marco e che organizza una mostra di suoi quadri, si afferma come pittore. Dopo la fine della relazione tra Marco e Misia comincia il primo dei diversi distacchi tra i tre. Misia si sposerà con un affermato medico di Zurigo; Marco continuerà la sua produzione cinematografica con il suo tipico anticonformismo artistico e Livio cercherà di continuare a dare un senso alla sua opera pittorica. Ma siamo solo all’inizio dell’intreccio di avvenimenti che coinvolgono i nostri tre…

Per alcuni versi simile a Due di due, per altri profondamente distante, Di noi tre è un bel libro che consiglio a tutti di leggere. Misia è il personaggio femminile più coinvolgente e originale nato dalla fantasia dell’autore e la psicologia di Marco e Livio con le loro ribellioni e insicurezze sono espresse in maniera perfetta. Amicizia vera e amore contrastato tra i tre che si allontanano in più situazioni senza perdersi mai. E poi ancora disprezzo per le convenzioni sociali, avversione per la legge di mercato e anticonformismo di giovani idealisti sono tutti sentimenti di cui De Carlo tratta con abilità e maestria.

Un romanzo di riflessione, complesso ma mai noioso.

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Fango – Niccolò Ammanitihttp://www.my-libraryblog.com/2007/12/03/fango-niccolo-ammaniti/ http://www.my-libraryblog.com/2007/12/03/fango-niccolo-ammaniti/#comments Mon, 03 Dec 2007 07:15:13 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/12/03/fango-niccolo-ammaniti/ FangoNiccolò Ammaniti ha scritto e pubblicato Fango nel 1996.
A metà degli anni novanta un gruppo di giovani scrittori italiani, tra cui Ammaniti, venne etichettato con la definizione di cannibali per l’efferatezza e la violenza dei loro racconti. E’ il cosiddetto genere pulp la cui origine risale ai primi anni venti con storie pubblicate a puntate sulle riviste denominate Pulp magazine. Avevano delle copertine molto belle, ma la carta utilizzata per le pagine interne non era rifilata, ma di polpa di legno (da qui pulp ) e dunque di qualità molto scarsa. Numerosi adattamenti cinematografici sono stati tratti negli anni quaranta proprio da questi racconti a puntate fino ad arrivare al pulp di oggi che, soprattutto dopo il film di Quentin Tarantino Pulp Fiction, ha esteso il suo significato a tutto ciò che propone contenuti forti, situazioni macabre o crimini violenti e assurdi. Tutto questo per dirvi del genere letterario a cui Fango appartiene e di quanto possano essere crudi gli avvenimenti in esso narrati.
Fango è composto da sette racconti in cui le abilità straordinarie di Ammaniti di intreccio e di creazione di storie ai limiti della realtà ti lasciano senza fiato.
Il primo racconto, il più lungo dei sette, L’ultimo capodanno dell’umanità, comincia con il presentarci tutti i personaggi, riuniti in un comprensorio sulla Cassia, con quei particolari grotteschi e tragici che caratterizzano la nostra società, priva ormai di veri sentimenti e valori. La violenza cieca è l’elemento di spicco che schiaccia qualunque cosa o persona e il finale è davvero esplosivo.
Follia lucida e spietata fanno di Rispetto il racconto forse più agghiacciante con la descrizione della serata trascorsa in discoteca da tre giovani e del loro “anonimo” ritorno a casa.
A Londra è invece ambientato Ti sogno, con terrore che narra dell’ossessione di una giovane studentessa tormentata da continui sogni erotici che la ritraggono insieme al suo ex. Un ex fidanzato che, proprio in coincidenza di quei sogni, diventa il principale indiziato di alcuni efferati delitti avvenuti tempo prima a Roma.
E come non essere coinvolti da Fango (Vivere e morire al Prenestino) e dal tragico epilogo della storia del giovane gangster Albertino. Quasi una trasposizione delle storie di Quentin Tarantino nella realtà della periferia romana, narrata con un non comune senso del ritmo.
Angosciante e claustrofobico è Carta in cui gli addetti alla disinfestazione della Usl entrano nell’appartamento di una donna dalla mente confusa dal dolore e dalla solitudine e “portano a termine” il loro lavoro.
Più leggero, ma surreale è Ferro che racconta la vicenda di un giovane che, alla ricerca di sesso a pagamento, si imbatte in una famiglia molto originale.
E infine Lo zoologo che mi è particolarmente caro con la sua vena comica, o forse ridicola, mette in luce una parte del mondo universitario e qualche suo geniale studente.

Un libro forte, sotto tutti i punti di vista. La fantasia vulcanica dell’autore con le sue storie che sembrano strade di un labirinto, ma che poi quasi per magia confluiscono in un sol punto, i personaggi caratterizzati con abilità dal punto di vista psicologico, l’incomparabile vena grottesca e tragica insieme fanno di Ammaniti e del suo appassionante e avvincente modo di raccontare uno straordinario esempio di giovane scrittore meritevole di successo e fama.

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Ti prendo e ti porto via – Niccolò Ammanitihttp://www.my-libraryblog.com/2007/11/22/ti-prendo-e-ti-porto-via-niccolo-ammaniti/ http://www.my-libraryblog.com/2007/11/22/ti-prendo-e-ti-porto-via-niccolo-ammaniti/#comments Thu, 22 Nov 2007 15:04:21 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/11/22/ti-prendo-e-ti-porto-via-niccolo-ammaniti/ Ti prendo e ti porto viaNiccolò Ammaniti ha scritto e pubblicato Ti prendo e ti porto via nel 1999.
E’ ambientato a Ischiano Scalo, un paese di poche case accanto ad una laguna infestata dalle zanzare, un luogo in cui il mare c’è ma non si vede. Il clima torrido d’estate e gelido d’inverno tiene a debita distanza qualsiasi turista.
Il protagonista è Pietro Moroni, un timido e intelligente studente di scuola media con una famiglia “difficile”. Accanto a quelle di Pietro, si snodano le vicende dell’eterno adolescente e play boy fallito Graziano Biglia. Due storie che corrono parallele e che alla fine si ricongiungono.
Il racconto ha inizio con la scoperta della bocciatura di Pietro e prosegue con il ritornare indietro di sei mesi per narrarci le vicende accadute durante l’anno scolastico.
Pietro ha già un destino segnato: ha un padre violento e alcolizzato; una madre depressa che non è in grado di seguire alcuno dei figli; un fratello poco intelligente e poco affezionato a lui. L’unica persona con cui può parlare è l’amica Gloria. Non è una amicizia nata sui banchi di scuola; risale a quando la madre di Pietro faceva le pulizie a casa di Gloria, il cui padre è un direttore di banca. Inizialmente Pietro diventa il nuovo giocattolo della viziata coetanea, ma pian piano diventa un vero amico, compagno di avventure e di scoperte. E’ un sentimento sincero, forse addirittura un amore in erba il loro. Gloria è un po’ arrogante, bella, la più bella della scuola e Pietro è convinto che da grande diventerà Miss Italia. Tra loro la differenza di classe o di casta è talmente evidente che a scuola Pietro suscita le invidie dei piccoli teppisti di cui spesso è succube.
Gloria è mortificata per la bocciatura di Pietro ed essendo solidale con lui cerca di aiutarlo a superare il momento e a realizzare una piccola vendetta. Ma la tragedia lo travolgerà con tutta la sua potenza distruttiva.
A questa storia d’amicizia e amore si lega quella tra Graziano Biglia e Flora Palmieri, due persone che apparentemente non hanno nulla in comune. Graziano, dopo anni di vita sregolata fatta di musica sesso e droga, torna a Ischiano Scalo e si innamora della professoressa Palmieri, insegnante di Pietro. Flora è una donna sola, bella senza esserne consapevole, considerata fredda e scostante, dal passato difficile, con una madre ridotta ad un vegetale che lei accudisce amorevolmente. Graziano è per Flora una possibilità di salvezza, l’uomo con cui cominciare finalmente a vivere; e Flora è per Graziano l’ultima possibilità di redenzione.

E’ un racconto reso avvincente dall’intreccio di destini tragici, da amori senza poesia, da personaggi ben caratterizzati. Straordinaria è l’abilità di Ammaniti nel creare storie parallele che vanno poi a ricomporre un quadro finale e unitario perfettamente strutturato. Una descrizione asciutta e senza giudizi, un lucido affresco di squallida periferia.

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Cuore di tenebra – Joseph Conradhttp://www.my-libraryblog.com/2007/11/21/cuore-di-tenebra-joseph-conrad/ http://www.my-libraryblog.com/2007/11/21/cuore-di-tenebra-joseph-conrad/#comments Wed, 21 Nov 2007 14:51:38 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/11/21/cuore-di-tenebra-joseph-conrad/ Cuore di tenebraJoseph Conrad pubblicò Cuore di tenebra, il cui titolo originario era Heart of Darkness, nel 1899. E’ considerato uno dei classici della letteratura del XIX secolo.
Charlie Marlow è la voce narrante di questo racconto. Nell’attesa del momento propizio per risalire la corrente del Tamigi, questi racconta a un gruppo di marinai una sua precedente esperienza.

“Il Nelle, una iole da crociera, ruotò sull’ancora senza alcun tremolio delle vele e si immobilizzò. La marea era alta, il vento si era quasi del tutto placato e, dal momento che stavamo discendendo il fiume, l’unica cosa da fare era fermarsi ad aspettare il riflusso.”

Marlow, sin da bambino si sentiva attratto da un punto particolare del globo: un fiume dalle sembianze di un serpente che, benché non venga mai nominato, risulta essere il fiume Congo in Africa. Diventato adulto, tramite l’intercessione di una vecchia zia, riesce a farsi affidare un battello a vapore per una spedizione proprio lungo quel fiume e a farsi assumere da una Compagnia per il trasporto dell’avorio. Apparizioni orribili, scene inquietanti, violenze inaudite sugli indigeni turbano il viaggio. Addentratosi nel continente giunge alla sede della compagnia che si trova in uno stato di completo abbandono. Così parte alla ricerca dell’agente che avrebbe dovuto riceverlo e di cui non si sa più nulla: Kurtz. Questi è una figura carismatica, per certi versi ipnotica e magica. Quando Marlow arriva nella nuova stazione si scontra con gli indigeni che ritengono Kurtz una divinità. Infatti nonostante Kurtz sia bisognoso di cure impediscono a chiunque di portarlo via e lo stesso Kurtz non desidera ritornare alla civiltà occidentale. Marlow riesce però a trascinarlo sul battello e ad allontanarsi mentre i selvaggi seguono con lo sguardo e per l’ultima volta il loro idolo.

La storia di Cuore di tenebra è un viaggio nel mistero; è la storia di una assurda ossessione. Kurtz è inquietante; Kurtz entra nel mondo della tenebra per non uscirne mai più. Il suo vivere rintanato nel cuore della foresta, l’incredibile quantità di avorio che invia alla Compagnia, l’adorazione che gli indigeni provano per lui e il suo voler essere un idolo per gli indigeni sono tutte caratteristiche che lasciano un terribile senso di angoscia. Rappresenta l’uomo che per forza e intelligenza sconfina oltre l’umano per diventare animale e dio.
La lettura di Cuore di tenebra trasmette disagio. Non si può non uscirne turbati. La cinica e delirante colonizzazione dell’uomo bianco con la sua potenza, la sua follia e la sua degenerazione provoca scie di morte e denaro. Ma non è solo questo: in Marlow, in quella voce narrante il lettore può identificarsi. La gente comune e cosiddetta “normale” può riflettersi in lui. E lui rappresenta desiderio di libertà, incoscienza, ma soprattutto indifferenza o forse inerzia grazie alla quale si fa scivolare addosso gli orrori del colonialismo. Marlow non è in grado di rivelare che la “tenebra” è del mondo occidentale il quale si nasconde dietro la falsa morale del portare progresso e civiltà per distruggere e sfruttare le altre culture.

A questo racconto è liberamente ispirato il film diretto da Francis Ford Coppola, Apocalypse Now. E’ ambientato al tempo della guerra in Vietnam ed anche qui la storia narra della risalita di un fiume alla ricerca di un personaggio di nome Kurtz.

Ho trovato questo racconto difficile, nonostante la brevità e non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo. A tratti indecifrabile. Probabilmente la forza di Conrad sta proprio in questa caratteristica.

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Fahrenheit 451 – Ray Bradburyhttp://www.my-libraryblog.com/2007/11/07/fahrenheit-451-ray-bradbury/ http://www.my-libraryblog.com/2007/11/07/fahrenheit-451-ray-bradbury/#comments Wed, 07 Nov 2007 22:45:47 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/11/07/fahrenheit-451-ray-bradbury/ Fahrenheit 451Lo scrittore nordamericano Ray Bradbury scrisse il suo più celebre romanzo Fahrenheit 451 nel 1951 con il titolo originario The fireman e venne pubblicato nel 1953. Considerato tra i più grandi autori di letteratura fantascientifica, Bradbury ha ambientato la storia in un ipotetico futuro in cui la lettura di libri è considerata un grave reato e i vigili del fuoco hanno il compito di appiccare incendi ovunque esistano volumi da distruggere. Il titolo del romanzo si riferisce appunto alla temperatura di 451 Fahrenheit che è quella a cui brucia spontaneamente la carta.
Il protagonista del romanzo è l’irreprensibile vigile del fuoco Guy Montag che da anni rintraccia coloro che delinquono leggendo o detenendo libri e da loro fuoco. Questa società futuristica è improntata sulla televisione come sistema di comunicazione, di informazione e soprattutto di istruzione di tutti i cittadini. E’ una televisione interattiva e il governo se ne serve affinché i cittadini possano recepire ciò che è stato definito giusto o sbagliato.
Un giorno come tanti, Montag legge un piccolo trafiletto di un libro e comincia a nascondere in casa propria alcuni volumi. Questo atteggiamento si verifica contemporaneamente alla conoscenza della giovane vicina Clarisse. La ragazza gli racconta che c’è stato un tempo in cui leggere e scrivere non era reato e in cui i vigili del fuoco avevano il compito di spegnere gli incendi e non di provocarli. La famiglia di Clarisse non possiede televisione e trascorre le serate parlando e scambiando opinioni. La cosa strana per Montag è che sembra una famiglia davvero serena e felice. Gli viene perciò spontaneo chiedersi se la sua è una esistenza altrettanto gioiosa insieme alla giovane moglie Mildred. Purtroppo la risposta che trova senza tanta fatica è che non lo è affatto. La moglie ha appena tentato il suicidio ingerendo barbiturici, non desidera bambini ed è completamente succube degli schermi televisivi. Lei e Montag nonostante anni di convivenza non si conoscono affatto, ma quel che è più sconcertante è che da parte della moglie non c’è alcun desiderio di creare complicità, non c’è alcun desiderio d’amore. Una sera poi rimane sconvolto dalla decisione di una vecchia signora che, pur di non abbandonare la sua biblioteca, preferisce lasciarsi ardere viva insieme ai suoi libri. Montag comprende che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nella sua vita e i libri gli aprono invece un mondo nuovo. Questo nuova presa di coscienza porta alla sua rovina: la moglie lo denuncia e lo abbandona; il suo capo e i suoi colleghi gli si rivoltano contro. Quando giungono a casa sua per incendiare i libri che vi ha nascosto, Montag, costretto a partecipare egli stesso all’operazione, si ribella e provoca la morte del suo capo Beatty, ma prima di essere arrestato riesce a fuggire. Viene scatenata una vera e propria caccia all’uomo, ma fortunatamente Montag, rifugiatosi in campagna, incontra un gruppo di persone che come lui credono nel valore dei libri e che lo aiutano. Hanno trovato un sistema per tramandare la conoscenza e non essere considerati dei nemici pubblici…
Nel 1966 è stato tratto da questo romanzo il celebre film diretto da Francois Truffaut con Oskar Werner e Julie Christie. Indubbiamente un buon film anche se non è riuscito a pieno nell’intento di trasporre e per certi versi sconvolgere come il libro.
Fahrenheit 451 possiede numerose analogie con 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Meritano tutti di essere letti, anche se credo che 1984 sia il più complesso e ricco.

Il mondo di Fahrenheit 451 è un incubo e chiunque leggerà questo libro si renderà conto di quanto abbia precorso i tempi, di quanto sia stato profetico. Persone che non possono fare a meno degli schermi televisivi, automi che ingurgitano informazioni senza alcuna possibilità di selezionare e scegliere; libri e cultura banditi come nemici della società civile; idee e ideali inesistenti.
Un quadro spettrale, ma per certi versi attualissimo.

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I love shopping a New York – Sophie Kinsellahttp://www.my-libraryblog.com/2007/11/04/i-love-shopping-a-new-york-sophie-kinsella/ http://www.my-libraryblog.com/2007/11/04/i-love-shopping-a-new-york-sophie-kinsella/#comments Sun, 04 Nov 2007 21:40:05 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/11/04/i-love-shopping-a-new-york-sophie-kinsella/ I love shopping a New YorkI love shopping a New York è il secondo libro dell’inglese Sophie Kinsella dedicato alla giovane e frizzante Rebecca Bloomwood.
Chi conosce già la protagonista Becky e si è divertito a leggere il primo I love shopping non potrà fare a meno di sorridere e trovare esilaranti anche le sue avventure a New York. Dopo le peripezie narrate nel primo libro, Becky ha ottenuto un soddisfacente lavoro in televisione nell’ambito di un programma mattutino nel quale dispensa saggi consigli finanziari; è felicemente fidanzata con il giovane e capace imprenditore Luke Brandon e soprattutto ha saldato tutti i suoi debiti riuscendo ad instaurare anche un ottimo rapporto con il funzionario di banca che si occupa del suo conto corrente. La vita finalmente le sorride. Come se ciò non bastasse il fidanzato Luke, che ha intenzione di aprire una filiale della Brandon Communication a New York, la vuole accanto a sé. Ed è per questa ragione che partono per un soggiorno di due settimane nella Grande Mela. Qui Luke dovrà concludere un vantaggioso contratto con importanti finanziatori americani per l’espansione della sua azienda negli States; Becky invece dovrà prendere contatto con le emittenti televisive del luogo per creare all’interno di un programma una rubrica simile a quella tenuta a Londra. Ma la sua irrefrenabile passione per lo shopping, in un luogo come New York, scintillante di luci, di colori, ma soprattutto di enormi negozi, rischierà di farla ripiombare nel baratro. Durante la sua permanenza in America, su un giornale londinese, viene pubblicato un articolo che rivela lo stato delle sue finanze, nel frattempo tornate disastrose. Luke la accusa di non essere riuscita a concludere l’accordo con i finanziatori a causa della cattiva pubblicità provocata dai suoi comportamenti e in seguito ad una violenta lite, torna a Londra. D’altra parte nessuna delle produzioni televisive contattate, all’inizio entusiaste della sua persona, ha più intenzione di scritturarla per alcun programma. A Londra trova un’altra spiacevole sorpresa: la redazione del suo Caffè del mattino la sostituirà con altra esperta. Riuscirà la nostra Becky a cavarsi da ogni impaccio? E come?

Una lettura leggera, ma che vi lascerà sempre un sorriso sulle labbra.
Allegro e spassoso.

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Orgoglio e pregiudizio – Jane Austenhttp://www.my-libraryblog.com/2007/11/02/orgoglio-e-pregiudizio-jane-austen/ http://www.my-libraryblog.com/2007/11/02/orgoglio-e-pregiudizio-jane-austen/#comments Fri, 02 Nov 2007 08:40:12 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/11/02/orgoglio-e-pregiudizio-jane-austen/ Orgoglio e pregiudizioOrgoglio e pregiudizio, il più celebre romanzo della scrittrice britannica Jane Austen, fu scritto tra il 1796 e il 1797 originariamente con il titolo First impressions e poi pubblicato anonimamente in seguito ad un processo di revisione nel 1813.
Narra la storia della rispettabile famiglia Bennet composta dai genitori e dalle cinque sorelle Bennet: Jane, Elizabeth, Mary, Catherine e Lydia. Mrs Bennet è una donna priva di intelligenza, frivola, indelicata e capace di assumere dei comportamenti oltremodo imbarazzanti. Ha un unico scopo nella vita: trovare un buon marito alle figlie. Mr Bennet è al contrario intelligente, un gentiluomo prudente ma anche ironico e sarcastico in particolare nei confronti degli atteggiamenti della moglie e molto legato alla frizzante Elizabeth, la sua secondogenita.
Jane ed Elizabeth sono legate da sincero affetto e sono intelligenti e delicate, forse anche grazie all’influenza che il padre ha avuto su di loro; al contrario le sorelle minori Catherine e Lydia sono sciocche, prive di buon senso, interessate unicamente al divertimento e influenzate dagli atteggiamenti della madre.
Quando il giovane, ricco e scapolo Mr Bingley si trasferisce a Netherfield con le due sorelle e l’amico Fitzwilliam Darcy, vicino alla tenuta dei Bennet, Mrs Bennet freme all’idea di creare prima possibile l’occasione di presentargli le figlie.

“E’ un fatto universalmente noto che uno scapolo provvisto di un cospicuo patrimonio non possa fare a meno di prendere moglie. Per poco che si conoscano i sentimenti o le intenzioni di un uomo ricco e senza moglie al momento del suo primo apparire in un certo luogo, questo fatto è così radicato nella mente delle famiglie del vicinato, che egli viene considerato legittima proprietà dell’una o dell’altra delle loro delle loro figliuole.”

Ed è infatti al ballo tenuto dal vicino Sir Lucas che Jane, la maggiore delle Bennet, e Bingley si conoscono e successivamente si innamorano. Ma mentre Bingley, durante il ricevimento, si diverte e balla continuamente con Jane, l’amico Darcy resta in disparte, balla raramente e parla solo con le sorelle di Mr Bingley che conosce bene. Questo atteggiamento gli procura la considerazione di ricco signore superbo e altezzoso. E quando Darcy definisce Elizabeth “appena passabile, ma non abbastanza bella da tentarlo”, la seconda delle Bennet lo prende definitivamente in antipatia. Il giorno dopo il ballo, le sorelle Bennet si recano nella vicina città di Meryton, luogo in cui viene dispiegato l’esercito e dove conoscono Mr Whickham. Questi dichiara di aver vissuto a lungo durante l’infanzia con Mr Darcy e confida ad Elizabeth di essere stato derubato dell’eredità lasciatagli dal padre di Mr Darcy proprio per la cattiveria e la gelosia del figlio nei suoi confronti. Nei giorni successivi Jane si reca a trovare Miss Bingley, ma colta da un temporale che le provoca un seria influenza, è costretta a rimanere per alcuni giorni a casa dei Bingley. Il padrone di casa, già invaghitosi di Jane è felicissimo di averla sotto lo stesso tetto. Non altrettanto felici di questo soggiorno sono Darcy e Miss Bingley. Elizabeth, preoccupata per la salute della sorella, si reca dai Bingley per assisterla. Ed è proprio in questa occasione che Mr Darcy approfondisce la sua conoscenza e si scopre innamorato di lei, suo malgrado. Nel frattempo la tenuta dei Bennet, Longbourn, viene scossa dall’arrivo del cugino Mr Collins, pastore presso la tenuta di Lady Catherine De Bourgh nel Hertfordshire. Non avendo avuto Mr Bennett figli maschi, Mr Collins è l’erede di Longbourn. E’ infatti arrivato dai Bennett con l’intenzione di sposare una delle figlie ed evitare che alla morte del padre queste si trovino senza un tetto sopra la testa. La sua scelta cade sulla bella primogenita Jane, ma la madre le fa capire che Jane è già impegnata. Esclusa Jane si butta a capofitto nel corteggiamento di Elizabeth che però lo rifiuterà senza possibilità di ripensamenti. Durante un ballo organizzato da Mr Bingley, l’interesse di questi per Jane diviene palese, mentre i sentimenti di Jane, che ha semplicemente paura di esporsi, rimangono un po’ nell’ombra. L’amico Darcy si convince che Jane non è innamorata; inoltre il comportamento frivolo delle sorelle minori Catherine e Lydia, nonché l’incapacità di tenere un comportamento sociale decoroso dei genitori lo inducono a allontanare Bingley da Netherfield per evitare un matrimonio poco vantaggioso. Jane ne rimane addolorata ed Elizabeth crede ancor più nella pochezza di buoni sentimenti di Mr Darcy capace di influenzare l’amico senza pensare alle sofferenze che i suoi comportamenti causano. In seguito Mr Darcy e Elizabeth si incontreranno nuovamente e il giovane non potrà fare a meno di confessare il suo sentimento per lei. Ma Elizabeth non ama la presunzione e l’arroganza di chi si crede superiore. Ed inoltre il pregiudizio nutrito da tempo nei suoi confronti non le lascerà scampo… Non procedo oltre nella descrizione della trama perché merita davvero di essere letta.

I temi principali del romanzo sono proprio l’orgoglio di classe di Mr Darcy che dall’alto della sua posizione economica e sociale crede di non poter ricevere alcun rifiuto e il pregiudizio di Miss Elizabeth Bennet che crede invece di sapere e di conoscere una persona da ciò che si dice di lei. E’ una storia d’amore, anzi è una delle più belle storie d’amore mai scritte. Una storia poetica, ironica e intelligente i cui personaggi sono caratterizzati nei comportamenti e nella psicologia in maniera dettagliata e precisa. Romantica senza essere melensa e dolce senza sciocchi sentimentalismi. Differenze di classe, satira delle vanità e debolezze della vita domestica osservate da uno spirito arguto e implacabile. E’ un racconto davvero splendido che non può mancare nella biblioteca di un appassionato lettore.
Un libro delizioso.

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Madame Bovary – Gustave Flauberthttp://www.my-libraryblog.com/2007/10/15/madame-bovary-gustave-flaubert/ http://www.my-libraryblog.com/2007/10/15/madame-bovary-gustave-flaubert/#comments Mon, 15 Oct 2007 16:35:16 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/10/15/madame-bovary-gustave-flaubert/ Madame BovaryGustave Flaubert pubblicò il romanzo Madame Bovary dapprima a puntate ne La Revue de Paris tra ottobre e dicembre del 1856 e poi in volume nel 1857. La critica lo accolse, dopo aver suscitato uno scandalo che trascinò Flaubert in tribunale, come una delle opere letterarie più importanti dell’epoca e l’incredibile successo editoriale ne continua a confermare la preziosità.

Il ritratto di Charles Bovary apre il libro: dapprima ragazzino in collegio a Rouen, timido e privo di particolari doti, poi mediocre studente di medicina e ancora anonimo ufficiale sanitario agli inizi della sua professione nella piccola Tostes. La protagonista del romanzo è la giovane e graziosa Emma Rouault. Figlia di un benestante proprietario terriero ed educata in città nel convento delle suore Orsoline incontra Charles Bovary in occasione delle cure che questi si reca a prestare al padre. Charles se ne innamora e, dopo essere rimasto vedovo, la sposa conducendola a vivere nella sua casa di Tostes. Ben presto la giovane si rende conto di quanto sia diverso il suo matrimonio dai sogni che i romanzi letti in convento avevano alimentato. Charles la ama profondamente, ma questo sentimento non è sufficiente a renderla felice. Prevalgono la monotonia, l’insoddisfazione e la consapevolezza di avere un compagno mediocre e privo di ambizioni. Il loro triste menage, di cui Charles non si rende conto, è interrotto dall’invito del marchese d’Andervilliers nel suo lussuoso castello. Finalmente Emma si trova a contatto con il mondo raffinato ed elegante che ha sempre sognato e si accentua il desiderio di una vita socialmente elevata. Per questa ragione ritornare alla sua casa è ancora più faticoso. Si abbona alle riviste della capitale, legge romanzi che non fanno che acuire il senso di inadeguatezza del marito, ritenuto noioso e comune, e della monotona esistenza che questi le fa condurre e si abbandona a fantasie irrealizzabili. La sua condizione è tale da ammalarsi, da cadere in uno stato febbrile. Il marito premuroso decide così di trasferirsi in un altro villaggio, a Yonville, pensando che questo cambiamento possa giovare alla sua salute. Nè questo nuovo luogo, che Emma reputa ancora più deprimente, né la nascita della loro bambina, né la “falsa” cultura del  farmacista Homais contribuiscono a farle apprezzare la sua vita borghese. A Yonville conosce un giovane studente di giurisprudenza, Leon Dupuis, con il quale sembra condividere pensieri e ideali romantici, ma questi dopo qualche tempo si allontana dal villaggio per motivi di studio. A questo punto Emma comincia una relazione con Rodolphe Boulanger, ricco proprietario terriero del luogo che incrementa così la sua già lunga lista di conquiste femminili. E’ attratto da Emma, ma solo in maniera superficiale. E così quando lei, in preda alle sue fantasie romantiche, escogita la fuga con Rodolphe, questi la sera prima la lascia con una lettera che le fa recapitare insieme ad una cesta di frutta. Per Emma, sedotta e abbandonata, lo shock è molto forte e si ammala nuovamente. Una sera Emma e Charles si recano a Rouen all’opera e qui un incontro fortuito con la sua vecchia conoscenza Leon la rianima nuovamente. I due intraprendono una relazione. Emma convince Charles a lasciarla prendere lezioni di pianoforte in città. In questo modo ha la possibilità di allontanarsi ogni settimana da Yonville senza destare sospetti e incontrare indisturbata il suo giovane amante Leon. Nel contempo Emma spende esorbitanti somme di denaro cercando di sfuggire alla noia e alla vacuità della vita provinciale. Il marito non sospetta nulla delle sue relazioni e le lascia il pieno controllo dei suoi averi. Contrae debiti per somme spropositate anche a causa dello scaltro mercante Monsieur Lheureux che spinge Emma ad acquistare beni pur non disponendo di denaro, in cambio della firma di numerose cambiali. Emma decreta in questo modo la rovina finanziaria e non solo della famiglia Bovary. Una voragine di menzogne e debiti. Nonostante la figlia sia costretta ad andare in giro con le calze bucate,  la madre continua a procurarsi oggetti di lusso. Quando non riesce più a far fronte ai debitori e agli ufficiali giudiziari, chiede aiuto sia a Leon, sia a Rodolphe, ma nessuno dei due è disposto ad aiutarla. Nessuno dei due l’ha mai veramente amata. A Emma non resta che l’estrema via d’uscita del suicidio e beve il veleno che riesce a trafugare nel magazzino della farmacia del signor Homais. Charles è disperato e ignaro, ma quando scopre ogni cosa la devastazione del suo cuore è tale che non le sopravvive a lungo.
Madame Bovary rappresenta la crisi degli ideali romantici ed è considerato un esempio tipico di romanzo realista. Flaubert denuncia la mediocrità borghese e ci mostra quanto siano ridicole e stupide le convenzioni della borghesia. Il saccente, egocentrico e per certi versi pericoloso farmacista Homais ne è uno straordinario esempio. Emma, ansiosa d’amore, sognatrice, perennemente scontenta, desiderosa di elevazione sociale e di una frizzante vita aristocratica, è uno dei personaggi femminili più conosciuti e riusciti della letteratura grazie allo stile e alla capacità di Flaubert di esprimere i sentimenti e la psicologia di questa. Attorno alla sua tormentata figura lo scrittore ha creato uno splendido romanzo, crudo e spietato, in cui la storia del fallimento esistenziale è talmente verosimile che vale davvero la pena di leggerlo.

Buona lettura!

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Siddharta – Hermann Hessehttp://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/siddharta-hermann-hesse/ http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/siddharta-hermann-hesse/#comments Sat, 22 Sep 2007 18:48:35 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/siddharta-hermann-hesse/ Siddharta

Hermann Hesse pubblicò Siddharta nel 1922, ma il successo arrivò vent’anni dopo sulla scia del Premio Nobel conferito allo scrittore tedesco nel 1946.

Narra la vita del giovane indiano Siddharta, figlio di un ricco bramino, alla ricerca della sua strada nei modi più disparati. Siddharta aveva sin dall’infanzia seguito gli insegnamenti del padre; era studioso e rappresentava l’orgoglio dei suoi genitori; suscitava l’ammirazione di tutti e in particolare del suo inseparabile amico Govinda. Ma non trovava la sua felicità, non si sentiva soddisfatto di sé. Per queste ragioni decise di abbandonare la casa dei genitori e di andare a vivere, insieme a Govinda, con un gruppo di pensatori che viveva di molto poco, i Samana. Da loro imparò ogni cosa della loro dottrina. Dopo questa esperienza i due amici andarono a vedere il Buddha Gotama e a questa setta Govinda decise di aggregarsi. Siddharta, rimasto solo, continuava a non essere soddisfatto, pensò alla sua vita, a come l’aveva fino a quel momento vissuta giungendo a credere che quello che aveva cercato era sempre stato alla sua portata, ma forse non era stato in grado di coglierlo. Forse tutto ciò che era necessario era conoscere se stesso, imparare dal proprio io, dal proprio credo. Con questa sua nuova consapevolezza partì per la città dove conobbe la bella cortigiana Kamala. Decise di apprendere da lei l’amore e in quel contesto imparò a lavorare, ad arricchirsi e a spendere. Hesse, pur non utilizzando mai un aggettivo negativo per descrivere Kamala, ha lasciato però intuire il tipo di “mestiere” che questa svolgeva. Dopo diversi anni trascorsi con Kamala, Siddharta, avendo capito che stava conducendo una vita che non avrebbe voluto, scappò via. Ma Kamala aspettava un bambino che avrebbe chiamato come il padre Siddharta. Questi era ormai prigioniero dei rimorsi per lo stile di vita degli ultimi anni al punto da meditare il suicidio. Ma il caso o il destino fece si che Siddharta incontrasse il vecchio amico Govinda il quale inizialmente non lo riconobbe e credette di aiutare uno sconosciuto. Un incontro davvero significativo. Siddharta, avendo riacquistato nuova fiducia, cercò ancora una nuova strada da percorrere. Si fermò così sulle sponde del fiume presso il vecchio barcaiolo Vasudeva da cui imparò moltissimo, proprio là dove avrebbe voluto porre termine alla sua vita. Qui incontrò anche Kamala in viaggio alla ricerca del Buddha, accompagnata dal figlio. A causa del morso di un serpente Kamala morì lasciando il piccolo Siddharta alle cure del padre. Ma il giovane era ribelle, non aveva voglia di lavorare e di apprendere: era l’opposto del padre. Dopo alcuni anni suo figlio decise di andare via e a Siddharta non restò che lasciarlo andare. Comprese perciò anche la sofferenza che aveva inflitto ai suoi, quando da giovane aveva preso la medesima decisione. E si giunge alla conclusione del libro con il nuovo incontro tra Siddharta e Govinda ormai anziani e saggi che si raccontano le loro esperienze, le loro conoscenze e le loro filosofie.
E’ un libro adatto a chi si pone tante domande, a chi cerca risposte, a chi è alla ricerca di se stesso. Fondamentale per chi cerca il proprio stimolo a vivere pienamente, per chi vuole trovare la propria essenza e i propri valori.
Una grande lezione di vita.

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Cent’anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquezhttp://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/cent%e2%80%99anni-di-solitudine-gabriel-garcia-marquez/ http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/cent%e2%80%99anni-di-solitudine-gabriel-garcia-marquez/#comments Sat, 22 Sep 2007 08:15:50 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/cent%e2%80%99anni-di-solitudine-gabriel-garcia-marquez/ Cent’anni di solitudine

Con Cent’anni di solitudine Gabriel Garcia Marquez vinse nel 1982 il premio Nobel per la Letteratura. Feltrinelli lo pubblicò per la prima volta in Italia nel 1968 nella collana “I narratori”.

Le vicende del romanzo si svolgono nell’immaginario paese di Macondo, immerso nella foresta colombiana. E’ la storia della famiglia Buendia; sei generazioni narrate, vite che si intrecciano in questo luogo mitico, in una dimensione alternativa, in un luogo fuori dal mondo. Dal capostipite della famiglia e fondatore di Macondo, Josè Arcadio Buendia fino all’ultimo bambino su cui si chiude il romanzo trascorre un secolo, un secolo di magia e misticismo. Avendo Josè Arcadio sposato la cugina Ursula, tutte e sei le generazioni vivono oppresse dalla superstizione, dalla paura di generare un figlio con la coda di maiale. Ben pochi sono i momenti di gioia e di felicità nella vita di Macondo spesso martoriato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dal sottosviluppo e infine da un clima infausto. I personaggi che compaiono sono numerosissimi e variegati: nipoti, figli, fratelli con le loro avventure e gli incredibili episodi di cui sono protagonisti. Spesso hanno gli stessi nomi e il rischio di fare confusione è alto. Munitevi perciò di carta e penna. Vi assicuro che ne avrete bisogno per avere chiaro tutto l’albero genealogico della famiglia Buendia. Non è un libro semplice. È invece piuttosto complesso; richiede attenzione e impegno. Sembra dirci che la solitudine è la condizione dell’uomo: un uomo che combatte, si agita per non arrivare da nessuna parte, per ritrovarsi sempre nello stesso punto. Il tempo si ripete, i fatti si ripetono dando vita a interminabili cicli uguali a se stessi in cui oppressione e desolazione, nonché solitudine sono i sentimenti più comuni.
Macondo, questo luogo fuori dal mondo, tra reale e fantastico, tra verità e leggenda, tra mistero ed esoterismo vi coinvolgerà in un vortice lento e ammaliante. E Marquez con il suo stile inimitabile e imprevedibile renderà indimenticabile questa lettura.

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L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kunderahttp://www.my-libraryblog.com/2007/09/12/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-milan-kundera/ http://www.my-libraryblog.com/2007/09/12/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-milan-kundera/#comments Wed, 12 Sep 2007 21:21:47 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/09/12/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-milan-kundera/ L’insostenibile leggerezza dell’essere

Milan Kundera scrisse il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere nel 1982 e lo pubblicò in Francia per la prima volta nel 1984. E’ senza dubbio il più conosciuto e amato dello scrittore boemo. Il luogo in cui le vicende si svolgono è la Praga di fine anni sessanta nel periodo che va tra la cosiddetta Primavera e l’invasione dell’Unione Sovietica.
Tomas è un chirurgo che dedica la sua vita al lavoro e alle donne. Con loro preferisce intrattenere amicizie erotiche, libere e indipendenti piuttosto che creare legami forti, complicati e inevitabilmente soffocanti. Proprio perché conscio della differenza, anche minima, che rende unica ogni donna, ne colleziona una dopo l’altra. Tereza è invece alla ricerca dell’amore, alla ricerca dell’unico uomo con il quale vorrebbe condividere la sua vita. E’ una donna in fuga; fugge dalla famiglia, in particolare dalla madre e dai problemi che fino a quel momento l’hanno assillata. Durante la sua fuga incontra Tomas e tra i due nasce un legame sentimentale molto forte. Lui la accoglie in casa sua come non aveva fatto con nessuna. E’ una donna tenera e indifesa, ma Tomas pur innamorandosene, non rinuncia alle altre donne.

[…] Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva. Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. E’ meglio stare con Tereza o rimanere solo? Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno << schizzo >> è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
<< Einmal ist keinmal >>. Tomas ripetè tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto. […]

Parallelamente alla storia di Tomas e Tereza si svolge quella di Sabina e Franz. Lei pittrice in esilio e donna libera, lui professore di Ginevra e legato da un matrimonio infelice. Quando finalmente Franz decide di confessare alla moglie la sua relazione extraconiugale, Sabina lo lascia, oppressa dal peso insopportabile di quell’amore non più clandestino. Tutta la narrazione è influenzata dai contrasti sociali e politici del periodo. I carri armati russi sono in tutta Praga; gli intellettuali sono perseguitati e chiunque sia contrario al regime è umiliato o esiliato.
E’ un libro meraviglioso alla cui base vi è un concetto elementare. Ci dice che ogni nostra azione, ogni nostro istante è irripetibile; perché la vita stessa è irripetibile. Ci dice che non siamo preparati ad essa e che non abbiamo seconde possibilità. Tutto ciò che scegliamo o consideriamo inizialmente come leggero rivela presto il suo incredibile peso.
Straordinaria la capacità di Kundera di rappresentare le situazioni umane; formidabile la sua maniera di descrivere l’inesorabile scorrere delle nostre vite. Storia, filosofia e letteratura si concentrano in questa narrazione dando vita a un capolavoro indiscusso.

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Ventimila leghe sotto i mari – Jules Vernehttp://www.my-libraryblog.com/2007/09/05/ventimila-leghe-sotto-i-mari-jules-verne/ http://www.my-libraryblog.com/2007/09/05/ventimila-leghe-sotto-i-mari-jules-verne/#comments Wed, 05 Sep 2007 22:13:38 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/09/05/ventimila-leghe-sotto-i-mari-jules-verne/ Ventimila leghe sotto i mari

Pubblicato nel 1870 da Hetzel, Ventimila leghe sotto i mari è uno dei romanzi più famosi e apprezzati dell’autorevole scrittore francese Jules Verne.
L’ambiente in cui si svolge la storia è il fantastico mondo del mare. Il Nautilus e il Capitano Nemo vi faranno vivere straordinarie avventure. Questo avveniristico sottomarino viene all’inizio della storia scambiato per un mostro che sperona navi e terrorizza navigatori. Nessuno aveva visto fino a quel momento un essere così veloce e mastodontico.

L’anno 1866 fu caratterizzato da un avvenimento strano, un fenomeno inesplicato e inesplicabile, che nessuno certamente ha potuto dimenticare. Correvano delle voci che impressionavano le popolazioni dei porti di mare e che accendevano lo spirito pubblico nelle città dell’interno, ma in particolar modo ne fu colpita la gente di mare. Commercianti, armatori, capitani di navi, europei e americani, ufficiali delle marine militari di tutti i Paesi, e infine i Governi dei diversi Stati dei due continenti, furono profondamente turbati dallo strano fenomeno.

Per questa ragione Pierre Aronnax, professore al Museo di Storia Naturale di Parigi, esperto conoscitore del mare e dei suoi abitanti e autore di una delle opere più famose dell’epoca sulla vita sottomarina, viene invitato a prendere parte alla spedizione che si propone di catturare il mostro. Imbarcatosi sull’Abraham Lincoln con il suo fedele servitore Consiglio, incontra l’esperto fiociniere Ned Land con il quale condividerà numerose avventure. Per mesi viaggiano alla ricerca del mostro senza mai incontrarlo, finchè un giorno si imbattono in lui. Aronnax, Consiglio e Ned Land vengono scaraventati in mare durante lo scontro e quando tutto sembra perduto riescono a salvarsi proprio rifugiandosi su quella che sembra un’isola galleggiante. Capiscono di essere su ciò che avevano creduto il mostro, comprendono di trovarsi su di una nave sottomarina. Ed è così che i marinai di quella insolita nave li catturano e che fanno conoscenza del criptico Capitano Nemo. E’ un uomo intelligente e colto, ma la mancanza di qualsivoglia legame con la terraferma, la rinuncia alla civiltà degli uomini lo rendono misterioso, sfuggente e il più delle volte ambiguo. Inizia così il loro incredibile viaggio nel mondo sottomarino ricco di sorprese, di imprevisti e di epiche avventure. Affascinante lo spettacolo di cui si può godere all’interno del Nautilus; suggestiva la caccia nelle foreste sottomarine di Crespo, straordinaria la lotta contro i calamari giganti. In meno di dieci mesi percorrono ventimila leghe sotto i mari, attraverso il Pacifico, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Mediterraneo, l’Atlantico, i mari australi e boreali.

Fantasia, scienza e fantascienza uniti insieme con maestria per un racconto che sarà sempre ricordato e apprezzato non solo da ragazzi, ma da lettori di tutte le età.

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La metamorfosi – Franz Kafkahttp://www.my-libraryblog.com/2007/09/01/la-metamorfosi-franz-kafka/ http://www.my-libraryblog.com/2007/09/01/la-metamorfosi-franz-kafka/#comments Sat, 01 Sep 2007 08:00:15 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/09/01/la-metamorfosi-franz-kafka/ La metamorfosi

Il racconto La metamorfosi, insieme al romanzo Il processo, è l’opera di gran lunga più conosciuta di Franz Kafka. Primo di sei figli, nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea di madrelingua tedesca e morì di tubercolosi in un sanatorio presso Vienna nel 1924. La sua infanzia è segnata dal contrasto con la figura paterna che si palesa chiaramente in Lettera al padre.

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale. “Che cosa mi è accaduto?”, si domandò. Non stava affatto sognando…

Questo l’incredibile incipit del racconto. Gregor, che di mestiere fa il commesso viaggiatore, si risveglia trasformato in uno scarafaggio. Sul momento pensa di trovarsi in un sogno e cerca di addormentarsi sperando che al risveglio tutto quanto sia tornato normale. Ma quella sarà la sua condizione fino alla fine dei suoi giorni: un insetto con i sentimenti di un uomo. Una storia in cui emergono le difficoltà di comunicazione con la propria famiglia, l’oppressione della società dei padri e la solitudine dell’uomo. Ancor più che Gregor, colpita da questa mutazione è proprio la famiglia che lo relega a vivere nella sua angusta stanzetta lontano dal suo sguardo. Sembra dirci che anche le persone più care e vicine non sono in grado di amare incondizionatamente. Perfino la sorella, che inizialmente è l’unica a sopportare la sua presenza, si stanca ben presto di questa situazione e propone ai genitori di eliminarlo. Quell’essere spregevole, viscido, abietto, motivo di vergogna per tutti loro, non è Gregor. Non merita più di essere chiamato per nome, non merita alcuna attenzione, deve solo essere schiacciato come uno scarafaggio. Non è fratello e non è figlio, è solo un insetto…
E’ una lettura breve, divisa in soli tre capitoli, ma colma di significato. Il linguaggio è semplice, fluido, quasi leggero e contrasta con la durezza e la difficoltà delle tematiche trattate.
Colpisce l’ermetismo, tipico del mondo Kafkiano e l’ottusa, terrificante e cieca rappresentazione di se stesso. La metafora dell’insetto ci dice che non c’è per Kafka-Samsa alcuna realizzazione dell’io, nemmeno in quella forma di perversione; rappresenta la dipendenza dalla famiglia, la negazione della libertà e l’annientamento della personalità.
Magnifica allegoria dell’umana vicenda e prezioso gioiello della letteratura.

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Come Dio comanda – Niccolò Ammanitihttp://www.my-libraryblog.com/2007/08/26/come-dio-comanda-niccolo-ammaniti/ http://www.my-libraryblog.com/2007/08/26/come-dio-comanda-niccolo-ammaniti/#comments Sun, 26 Aug 2007 14:58:07 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/08/26/come-dio-comanda-niccolo-ammaniti/ Come Dio comanda

Pubblicato nel 2006, Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti è il vincitore del Premio Strega 2007, riconoscimento letterario gestito dalla Fondazione Bellonci.
Sullo sfondo di una desolante periferia si snodano le vicende di Rino e Cristiano Zena, padre e figlio con il loro complesso legame, e quelle degli amici Danilo, segnato dalla morte della figlia di tre anni e dall’abbandono della moglie, e Corrado, quest’ultimo detto Quattro Formaggi per la sua insana passione per la pizza ai quattro formaggi. Rino è un uomo violento, alcolizzato, senza un lavoro stabile, sotto il controllo di un assistente sociale che minaccia di togliergli la custodia del figlio dodicenne. Rino e Cristiano sono uniti da un amore profondo, ma è anche un amore intriso di sopraffazione e violenza, di culto della forza e spirito di sopravvivenza. Il loro rapporto è al centro del racconto. Rino, Danilo e Corrado costituiscono un trio di balordi, quasi un clan. Annaspano nella loro esistenza, travolti dall’odio per chi è diverso da loro o solo più debole e succubi delle paure, delle incertezze, della vita stessa. E proprio come un vero clan, escogitano un modo per uscire da quella miserevole situazione e dare finalmente una svolta alla loro vita: decidono di scassinare un bancomat. Ma la notte in cui è programmato il colpo, diversi tragici eventi cambieranno per sempre le loro esistenze…
Questo romanzo, come accaduto per altre precedenti opere dello scrittore, ha provocato differenti reazioni sia tra il pubblico sia tra i critici letterari. Accoglienza certamente positiva è stata quella del regista Gabriele Salvatores che ha deciso, come accaduto per il precedente Io non ho paura, di trarne un film.
Brutali e a momenti tragicomiche sono le situazioni che accompagnano gli irragionevoli, spietati e istintivi personaggi di Ammaniti. Legati tra loro da sentimenti, a volte incomprensibili, di amore e solidarietà , ma terribilmente offuscati dall’emarginazione, dall’ignoranza e distorti dalla solitudine. Sono individui, per quanto disgustosi e violenti, alla ricerca del proprio Dio.
La suggestiva ambientazione, la naturale capacità dello scrittore di dipingere in maniera grottesca e vivace una parte di questa nostra società, il linguaggio crudo, ma scorrevole e fluido e infine la profonda umanità con cui i personaggi vengono descritti rendono questo romanzo avvincente e complesso. So che molti lettori non lo hanno apprezzato, ma io credo che Come Dio comanda non faccia che confermare lo straordinario talento narrativo di Ammaniti.

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Crypto – Dan Brownhttp://www.my-libraryblog.com/2007/08/21/crypto-dan-brown/ http://www.my-libraryblog.com/2007/08/21/crypto-dan-brown/#comments Tue, 21 Aug 2007 17:40:20 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/08/21/crypto-dan-brown/ Crypto

Scritto nel 1998 e pubblicato in Italia nel 2006, Crypto, Digital Fortress in lingua originale, è il primo romanzo di Dan Brown.

La brillante mente matematica Susan Fletcher, responsabile della divisione di crittologia della National Security Agency viene convocata con urgenza dal comandante Strathmore. Collocato in una sala di massima sicurezza, un sofisticatissimo strumento informatico denominato TRANSLTR, che si occupa di decodificare qualunque testo cifrato in brevissimo tempo, è alle prese con un algoritmo ricorsivo che non riesce a decifrare. Sono molto poche le persone che sanno dell’esistenza di questa macchina creata allo scopo di contrastare le minacce di terroristi e che è in grado di controllare la posta elettronica di qualunque persona. Il misterioso ed inviolabile codice con cui è alle prese ha ben presto un nome: Fortezza Digitale. E’ stato creato dal giapponese Ensei Tankado, ex matematico della NSA, portatore di handicap sin dalla nascita a causa del disastro atomico di Hiroshima e strenuo sostenitore della privacy dei cittadini minacciata da TRANSLTR. Da qui la sua decisione di intralciare l’operato della NSA e la minaccia di permettere a chiunque di scaricarlo da internet con la conseguenza di consentire a criminali e a terroristi di agire indisturbati. Ma la sopravvenuta e alquanto strana morte di Tankado scatena una caccia alla chiave che consente di espugnare il codice. Sarà Susan insieme all’uomo che ama a cercare di venire fuori da questa terribile situazione tra omicidi, tradimenti e corse estenuanti.

Scorrevole, a tratti intrigante, ma per lo più scontato e poco interessante.

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Mille splendidi soli – Khaled Hosseinihttp://www.my-libraryblog.com/2007/08/19/mille-splendidi-soli-khaled-hosseini/ http://www.my-libraryblog.com/2007/08/19/mille-splendidi-soli-khaled-hosseini/#comments Sun, 19 Aug 2007 20:40:58 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/08/19/mille-splendidi-soli-khaled-hosseini/ Mille splendidi soli

Lo scrittore di origine afgana Khaled Hosseini che ha affascinato e commosso i suoi lettori con Il cacciatore di aquiloni non delude nemmeno con il suo secondo romanzo Mille splendidi soli.
E’ il punto di vista femminile a emergere questa volta attraverso le vicende delle protagoniste Mariam e Laila. Due donne completamente diverse: Mariam, nata dalla relazione tra uno degli uomini più potenti di Herat e la sua serva è per questa ragione una reietta destinata a vivere ai margini della società, additata come figlia del peccato; Laila nata a Kabul vent’anni dopo Mariam, figlia di un insegnante di scuole superiori, sembra invece avere un destino diverso e migliore.
Avviene però che le loro vite si intreccino trovandosi a vivere sotto lo stesso tetto, mogli dello stesso perfido uomo a condividere un destino tragico. Nonostante l’avvicendarsi dei regimi politici, invasione russa, sistema talebano e forze Onu, la condizione della donna in Afghanistan non è mai cambiata. Spirito di sopportazione e sacrificio, violenza e dolore, umiliazione profonda e sottomissione: sono questi i sentimenti e le situazioni a cui una donna afgana è abituata. Ma c’è di più. Forse ciò che consente di sopravvivere e sperare è la forza, il desiderio di lottare per un futuro migliore, il coraggio, l’amicizia e la solidarietà che possono tenere unite, legate fino all’estremo due donne come le protagoniste di Mille splendidi soli. Determinazione ed energia vitale sullo sfondo di un Afghanistan colpito nel profondo e da troppo tempo.
Trama coinvolgente e personaggi delineati con sapienza; linguaggio semplice e scorrevole; argomento decisamente attuale e difficile da affrontare sono tutti elementi che contribuiscono al meritato successo di questo romanzo.
Una narrazione forte e intensa che colpisce dritto al cuore.
Hosseini ha la straordinaria capacità di farci sentire dentro la storia, di farci percepire l’angoscia di queste vite estremamente infelici. Ci fa emozionare, commuovere e allo stesso tempo comprendere alcuni aspetti di una cultura lontana da noi non solo dal punto di vista geografico.
I diritti del libro sono stati acquistati dalla Columbia Pictures. Immagino perciò che presto avremo una trasposizione cinematografica di questo racconto. Anche se alcuni sollevano dubbi sulla sua preziosità o forse sulla sua bontà proprio a causa del fatto che ne vedremo una riproduzione sul grande schermo, credo che valga la pena di leggere e approfondire lasciando da parte l’idea dei secondi fini, di successo personale e lucro dello scrittore, che probabilmente ci sono, ma che nulla tolgono al suo talento…

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Angeli e demoni – Dan Brownhttp://www.my-libraryblog.com/2007/08/13/angeli-e-demoni-dan-brown/ http://www.my-libraryblog.com/2007/08/13/angeli-e-demoni-dan-brown/#comments Sun, 12 Aug 2007 23:17:48 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/08/13/angeli-e-demoni-dan-brown/ Angeli e demoni

Sull’onda dello straordinario successo de Il Codice Da Vinci, è stato pubblicato in Italia anche Angeli e demoni che Dan Brown ha scritto nel 1999 e pubblicato in America nel 2000.
Il tema fulcro di questo romanzo è la contrapposizione tra fede e scienza.
Robert Langdon, massimo esperto di simbologia religiosa, dopo essere stato svegliato nel cuore della notte e trasportato dagli Stati Uniti in Svizzera, si trova a dover esaminare un cadavere terribilmente mutilato e marchiato a fuoco dal terribile segno degli Illuminati, setta molto potente che da secoli combatte il primato della Chiesa sulla Terra. L’orrendo omicidio è stato perpetrato nei laboratori del CERN, a Ginevra, ai danni dello scienziato Leonardo Vetra che, insieme alla figlia Vittoria, era riuscito a imprigionare in una specie di camera di sospensione a forma di cilindro un campione di antimateria. Naturalmente si tratta di una particella altamente instabile che, se entrasse in contatto con la materia circostante, genererebbe un’esplosione dalle proporzioni catastrofiche.
Nel frattempo, a Roma sta per iniziare il conclave per l’elezione del nuovo papa ed è proprio in Vaticano che il cilindro è stato nascosto, visibile sul monitor della guardia svizzera, ma impossibile da trovare in tempo utile. Come se non bastasse i quattro cardinali candidati al Sommo Pontificato sono scomparsi. Tocca a Langdon e a Vittoria correre a Roma e trovare una soluzione tra codici cifrati e cripte seguendo antichi e segreti percorsi tra chiese magnifiche e splendidi monumenti…
Questo libro è molto simile nella struttura a Il Codice Da Vinci, ma non ha lo stesso fascino. Al di là delle imprecisioni linguistiche e storico-artistiche che sono assolutamente evidenti, il racconto, seppur costruito con sapienza, non è a mio parere il capolavoro di cui molti parlano. L’idea della storia improntata sul conflitto tra scienziati e uomini di fede è ottima e forse anche il suo primo svilupparsi, ma nella parte finale rasenta l’assurdo o forse il ridicolo. Credo tuttavia che possa essere una piacevole lettura, dalla narrazione fluida e scorrevole, a tratti intrigante e fantasiosa. In fondo tutto dipende dalle nostre aspettative, la cosa fondamentale è non credere di trovarvi l’Eco de Il nome della rosa o il Follett de I pilastri della Terra.
Per concludere sono convinta che Dan Brown sia abile e capace nella scrittura, ma credo che il suo talento più grande sia quello di comprendere come attirare su di sé l’attenzione del pubblico e dei media. Un’ottima operazione di marketing spesso, e aggiungo purtroppo, serve molto più delle abilità creative e del talento, letterario o di qualunque altro genere esso sia.

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1984 – George Orwellhttp://www.my-libraryblog.com/2007/08/09/1984-george-orwell/ http://www.my-libraryblog.com/2007/08/09/1984-george-orwell/#comments Thu, 09 Aug 2007 18:46:11 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/08/09/1984-george-orwell/ 1984

1984 è il capolavoro di George Orwell.
Scritto nel 1948, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario e costituisce un monito per le future generazioni. Tre sono le superpotenze in costante lotta tra loro di cui il mondo è composto: Oceania, Eurasia ed Estasia. Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità e della Pace ed è governata secondo i principi del Socing (socialismo inglese) dall’onnisciente Grande Fratello, ritratto negli enormi manifesti che campeggiano ovunque insieme agli slogan del Partito: “La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza”. Qui si svolge tutta la vicenda narrata. E’ un romanzo di fantasia, estremo e terribile, ma proprio per queste ragioni è in grado di mostrarci la vera natura di molte società oggi esistenti e le loro potenzialità. Telecamere e microfoni posizionati dappertutto controllano i cittadini e la Psicopolizia si occupa di eliminare con solerzia coloro che dissentono dalle linee del partito.
Winston Smith, il protagonista del racconto, è un membro esterno del partito e lavora al Ministero della Verità dove modifica articoli, corregge libri, riscrive documenti che non siano in accordo con le direttive del Grande Fratello e altera la storia. Non è possibile vivere in maniera differente dagli usi e costumi imposti; non è possibile amare, non è possibile ricordare, soprattutto non è possibile pensare.

Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l’eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?

Ma Winston odia in segreto il partito e comincia a scrivere un diario, nonostante questo sia un crimine gravissimo. Incontra Julia di cui si innamora nonostante l’amore, e, il sesso, siano anch’essi proibiti. Entrambi decidono di collaborare con una organizzazione clandestina che ha lo scopo di combattere il Grande Fratello, ma quando confidano le loro intenzioni ad O’Brien, che credono dalla loro parte, scoprono che questi è un agente segreto del Partito che avrà il compito di “rieducarli”…
Un invito a non perdere la consapevolezza di sé e la propria coscienza, una esortazione a non smarrire la propria memoria e la propria individualità.
Una narrazione geniale.

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La casta – Sergio Rizzo e Gian Antonio Stellahttp://www.my-libraryblog.com/2007/07/19/la-casta-sergio-rizzo-e-gian-antonio-stella/ http://www.my-libraryblog.com/2007/07/19/la-casta-sergio-rizzo-e-gian-antonio-stella/#comments Thu, 19 Jul 2007 22:11:54 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/07/19/la-casta-sergio-rizzo-e-gian-antonio-stella/ La casta

La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.
Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del Corriere della sera, da molti anni scrive di cronaca, politica e costume. Tra i suoi libri L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi ( riguarda l’argomento degli emigranti italiani), Schei (è stato a lungo inviato nel nord est) e Avanti popolo.
Sergio Rizzo, responsabile della redazione economica romana del Corriere della sera, ha lavorato a Milano Finanza e al Giornale. Insieme hanno scritto La casta, un libro, un documento, un reportage, una analisi attenta e precisa sulla situazione della classe dirigente italiana.
Ha venduto oltre 140.000 copie in due mesi e gli argomenti trattati sono i più dolenti, i più vergognosi che si possano pensare: tangenti, nepotismo, privilegi immotivati e sprechi di ogni genere. E’ la precisa immagine della classe politica di oggi giorno. Direi che va ben oltre l’umana immaginazione; a tratti surreale. Impossibile non essere nauseati dai dati che emergono da questo libro; impossibile non deprimersi e sentirsi impotenti.
A ben guardare sono però i nostri rappresentanti, li abbiamo eletti noi, di destra, sinistra o centro che siano. Ho letto più di qualche volta che sarebbe meglio non andare a votare. Escludo che il non voto possa essere un atteggiamento maturo e consapevole di chi ha veramente desiderio di una Italia migliore. Non dimentichiamo che l’Italia è un paese in cui si legge molto poco e l’ignoranza dilaga; è un paese in cui i giovani guardano ai più furbi come modelli da seguire perché possono permettersi auto, case e perfino donne di lusso; è un paese in cui se raggiungi il massimo risultato con il minimo sforzo sei un simbolo positivo, un grande. Questo diventare “qualcuno” utilizzando scorciatoie e compromessi è qualcosa di insito nella cultura italiana, qualcosa di radicato veramente in profondità. Forse se ognuno di noi si preoccupasse della propria crescita culturale (e non intendo cultura solo nel senso di istruzione scolastica) e professionale pensando di poter meritare posizioni di prestigio conquistandole con lavoro e preparazione e senza ricorrere a cosiddetti sponsor, forse l’Italia avrebbe dei rappresentanti migliori. Forse i rappresentanti sono il riflesso, sono l’immagine dei rappresentati. Forse se, per assurdo, i ruoli si capovolgessero il risultato sarebbe identico. Basti pensare a quanti di noi, dopo essersi indignati hanno pensato che avrebbero dovuto scegliere la carriera politica…
E allora perché interrogarsi sul fatto che i dipendenti debbano andare in pensione sempre più tardi, sul perché il mondo del lavoro debba essere sempre più flessibile, sul perché il desiderio di una casa per la propria famiglia sia spesso un sogno irrealizzabile, sul perché molti non riescano ad arrivare a fine mese. Potrei andare avanti a lungo tanto vasto è l’elenco.

La risposta la conosciamo già…

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Treno di panna – Andrea De Carlohttp://www.my-libraryblog.com/2007/07/19/treno-di-panna-andrea-de-carlo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/07/19/treno-di-panna-andrea-de-carlo/#comments Thu, 19 Jul 2007 22:05:45 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/07/19/treno-di-panna-andrea-de-carlo/ Treno di panna

Pubblicato nel 1981 da Einaudi, Treno di panna è il romanzo d’esordio di Andrea De Carlo.
E’ la storia di un ragazzo italiano, Giovanni, che si reca a Los Angeles in cerca di fortuna. Viene ospitato dagli amici Ron e Tracy che aveva conosciuto qualche tempo prima durante una vacanza. Abitano ai piedi della freeway; è un luogo squallido dove automobili e tir sfrecciano a tutte le ore rendendo l’aria irrespirabile. Hanno un sogno nel cassetto che è comune alla stragrande maggioranza delle persone che vivono a Los Angeles: il cinema. La convivenza con i due si rivela presto difficile e Giovanni trova lavoro come cameriere in un ristorante italiano. Incontra Jill. Tra i due nasce una storia e dopo pochissimo tempo va a vivere da lei. Ma non è una vera intesa la loro. Tutto scorre senza cambiamenti di rilievo, in maniera lenta e a volte estenuante. Il desiderio di giungere ad una svolta che si accende ogni mattino si spegne alla sera così come si spegne il giorno. Smette di lavorare al ristorante e comincia a insegnare italiano in una scuola di lingue di Beverly Hills. Qui conosce la giovane attrice, bella e di successo Marsha Mellows. Comincia perciò a fantasticare, a immaginare di conquistarla, di poter entrare a far parte del mondo delle persone che contano.
Lo stile di De Carlo, che apprezzo molto, è asciutto, lineare e semplice. Nonostante ciò Treno di panna non mi è piaciuto. L’ho trovato piatto, senza alcuna verve, a tratti banale e con un finale inconcludente. Forse avevo delle aspettative troppo elevate o forse pensavo di trovare un personaggio intenso e forte come lo sono stati Guido Laremi e Uto.

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Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… – Aldo Novehttp://www.my-libraryblog.com/2007/07/14/mi-chiamo-roberta-ho-40-anni-guadagno-250-euro-al-mese%e2%80%a6-aldo-nove/ http://www.my-libraryblog.com/2007/07/14/mi-chiamo-roberta-ho-40-anni-guadagno-250-euro-al-mese%e2%80%a6-aldo-nove/#comments Sat, 14 Jul 2007 19:41:58 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/07/14/mi-chiamo-roberta-ho-40-anni-guadagno-250-euro-al-mese%e2%80%a6-aldo-nove/ Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…

Chi è Aldo Nove? E’ questa la domanda che mi sono posta quando qualche giorno fa ho visto in libreria e poi acquistato Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… Ebbene, mi sono documentata, per lo meno un po’. Aldo Nove, pseudonimo di Antonello Satta Centanin, classe 1967, scrittore e poeta, nel 1996 ha scritto Woobinda e altre storie senza lieto fine edito da Castelvecchi, poi ripubblicato da Einaudi due anni dopo con il titolo Superwoobinda. Ha scritto diversi racconti tra cui Amore mio infinito e alcune raccolte di poesie. Mi ha molto incuriosito…
Questo libro è una raccolta di testimonianze di giovani, e non più giovani, destinati a invecchiare senza un reddito dignitoso e senza incoraggianti prospettive future. Non si tratta di persone che non hanno avuto voglia di studiare o che non hanno voglia di lavorare. Sono persone che al contrario, sono laureate, cercano di sbarcare il lunario svolgendo anche quattro lavori diversi, ma che non sono in grado, il più delle volte, di acquistare ratealmente nemmeno un computer perché non hanno una busta paga da fornire. Situazioni di questo tipo non consentono di pensare serenamente alla formazione di una famiglia e tanto meno all’acquisto di una casa che necessita di un mutuo ventennale. Generazioni senza futuro. O forse un futuro molto preoccupante per tutti: per i giovani che sempre più tardi potranno recidere il cordone ombelicale che li lega alle famiglie; e per le famiglie che, nonostante abbiano già sacrificato molto per lo studio dei figli, sono costrette ad aiutarli economicamente anche a quarant’anni. Adulti costretti a rimanere bambini. Aldo Nove, in questo reportage, ha commentato diverse esperienze raccontate da giovani di diverse aree geografiche, e lo ha fatto con estrema lucidità e chiarezza. C’è l’avvocato che, guadagnando quattrocento euro al mese, fa anche il cameriere; l’insegnante che non avrà mai una cattedra, e corre da una scuola all’altra, quando “ fortunatamente” chi è di ruolo si ammala; chi è rimasto impigliato in quella fitta ragnatela costituita dalle agenzie di lavoro interinale; chi fa il pastore in Sardegna, ma muore letteralmente di fame etc…

Ho trovato questo libro molto rappresentativo della realtà giovanile italiana e merita davvero di essere letto.

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Uto – Andrea De Carlohttp://www.my-libraryblog.com/2007/07/13/uto-andrea-de-carlo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/07/13/uto-andrea-de-carlo/#comments Fri, 13 Jul 2007 16:33:51 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/07/13/uto-andrea-de-carlo/ Uto

Uto è uno dei personaggi più belli creati da Andrea De Carlo. E’ un ragazzo dal talento straordinario, un giovane pianista fuori dal comune. Ha un carattere ribelle, introverso e per certi versi crudele. Dopo il suicidio del patrigno, la madre, che è molto preoccupata, decide di fargli trascorrere qualche tempo presso una famiglia di amici che vive in una comunità spirituale nel Connecticut. Qui regna pace e armonia, tutti collaborano alla vita comunitaria, tutti cercano di vivere lontano dai litigi, dalle gelosie, dalle invidie. Viene accolto con calore, ma la sua presenza provoca effetti devastanti. Gli equilibri costruiti a fatica vengono spezzati e tutta la comunità, in particolare la famiglia che lo ospita, ne esce sconvolta.
Uto ha una personalità complessa, un carattere estremamente difficile e nel contempo qualità straordinarie, caratteristiche geniali. Non voglio dilungarmi sulla trama del racconto perché è tutta da scoprire. Mi preme dire semplicemente che è un bel libro, una bella storia, raccontata in maniera scorrevole, lineare e coinvolgente. Il finale a sorpresa potrà lasciare disorientati e forse personalmente avrei voluto un diverso epilogo.
Ad ogni modo una lettura piacevolissima.

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L’abito di piume – Banana Yoshimotohttp://www.my-libraryblog.com/2007/07/08/l%e2%80%99abito-di-piume-banana-yoshimoto/ http://www.my-libraryblog.com/2007/07/08/l%e2%80%99abito-di-piume-banana-yoshimoto/#comments Sun, 08 Jul 2007 10:54:54 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/07/08/l%e2%80%99abito-di-piume-banana-yoshimoto/ L’abito di piume

Il mio paese sembrava esistere aggrappato ai lembi di terra risparmiati da un fiume. D’estate era un luogo abbastanza fresco, d’inverno invece faceva freddo e, sulle montagne vicine, nevicava molto.
Il grande corso d’acqua che lo spezzava a metà aveva un’infinità di diramazioni che lo attraversavano in lungo e in largo come una ragnatela. Piccoli torrenti che, di notte, brillavano nel buio come dei fili bagnati.
Nelle tenebre, ovunque si camminasse, il fragore del fiume sembrava seguirti. […]
Vivendo lì, anche in sogno si aveva la sensazione di avere il fiume vicino, e pure nei momenti importanti della vita, il fiume era sempre presente sullo sfondo del cuore. […]
(incipit de L’abito di Piume)

Hotaru, dopo aver vissuto a Tokio una relazione di otto anni con un uomo sposato, fa ritorno nel piccolo borgo in cui è nata. E’ affranta e delusa dalla fine di questo amore e non sa come affrontare la situazione. E’ cresciuta, così come accade ai figli di genitori che si amano, pensando che tra moglie e marito possa esistere solo armonia. E non ha sviluppato alcun senso critico sul mondo circostante. Comincia così ad aiutare sua nonna nel piccolo caffè che gestisce sulla sponda del fiume. Sua madre è morta e suo padre, che si trova momentaneamente in California per lavoro, vive nello stesso paese, nella casa che hanno sempre abitato. Hotaru però si stabilisce in quella specie di magazzino che è il retro di quell’originale caffè, pensando alla libertà di poter tranquillamente scoppiare a piangere senza dover dare spiegazioni. I primi giorni sono molto duri, il vuoto da colmare è molto grande. Rivede i luoghi del passato, ritrova la sua vecchia amica Rumi e incontra il giovane maestro di scii, Mitsuru. Tra i due si crea un legame molto forte e Hotaru ha la strana sensazione di averlo già incontrato in passato, ma non riesce a ricordare dove…

E’ una narrazione scorrevole e semplice, delicata e coinvolgente. Ha qualcosa di fiabesco e misterioso insieme, di malinconico e vitale nello stesso tempo. Ci dice che a volte tornare indietro non significa sconfitta, ma desiderio di riacquistare forza e fiducia in se stessi. E ci ricorda che nei momenti difficili sono sempre amicizia e affetti familiari a soccorrerci.

Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell’aria con grande gioia.

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Ho voglia di te – Federico Mocciahttp://www.my-libraryblog.com/2007/07/03/ho-voglia-di-te-federico-moccia/ http://www.my-libraryblog.com/2007/07/03/ho-voglia-di-te-federico-moccia/#comments Tue, 03 Jul 2007 20:02:15 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/07/03/ho-voglia-di-te-federico-moccia/ Ho voglia di te

Ho voglia di te, pubblicato nel 2006, è l’attesissimo seguito di Tre metri sopra il cielo. Con questo racconto Federico Moccia ha saputo nuovamente catturare l’attenzione di migliaia di giovani ed è riuscito a incassare, come accaduto in precedenza, elogi e critiche in abbondanza.
Il difficile rapporto con la famiglia, la morte del migliore amico Pollo, ma soprattutto la fine dell’appassionata storia d’amore con Babi avevano portato Step ad allontanarsi da Roma e fare una esperienza di vita a New York.
Sono trascorsi due anni ormai da quegli eventi e Step fa finalmente ritorno. Il ricordo di Babi è ancora molto forte e desiderio e timore di incontrarsi si mescolano. Step dovrà però fare i conti con i cambiamenti che la vita provoca: gli amici, sempre in moto, sempre ribelli, ma segnati dagli eventi e comunque più adulti e consapevoli e soprattutto Babi che non ha più nulla della dolce ragazza di un tempo. Tutto cambia e non sempre i nostri bei ricordi, i nostri sogni resistono al trascorrere del tempo. Incontra Gin, diminutivo di Ginevra, una ragazza bella, spigliata e diversa da Babi come il giorno dalla notte. Step comincia a rivivere e a provare sensazioni, ma anche sentimenti che credeva di non poter provare più. Trova un lavoro grazie all’aiuto del padre, riallaccia i rapporti con la madre e rivede Pallina. Ma non è facile dimenticare Babi e quando la rivede pensa che la magia di un tempo possa essere rivissuta, pensa che Babi sia l’ingenua ragazza conosciuta due anni prima. Ma si accorge presto che a rimanere è solo lo splendido ricordo di un amore passato, un amore travolgente come forse solo i primi amori sanno essere, ma passato. Il tempo non concede ai desideri di rivivere le medesime emozioni con le stesse persone e soprattutto non sempre ci è dato sapere quali sono i nostri veri desideri.
Molti lo hanno criticato non solo per la mancanza di spessore, ma anche per il fatto che Babi è veramente una presenza marginale. Quello che doveva essere il ritorno di Step e Babi non si è poi rivelato tale. Comunque la si voglia vedere è una storia di successo.

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Jane Eyre – Charlotte Brontehttp://www.my-libraryblog.com/2007/06/26/jane-eyre-charlotte-bronte/ http://www.my-libraryblog.com/2007/06/26/jane-eyre-charlotte-bronte/#comments Tue, 26 Jun 2007 22:01:34 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/06/26/jane-eyre-charlotte-bronte/ Jane Eyre

Charlotte Bronte, nata nel 1816 a Thornton nello Yorkshire, maggiore tra le tre sorelle Bronte, pubblicò Jane Eyre nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell. Fu subito un successo rivelandosi come il capolavoro della scrittrice inglese. Il racconto è stato più volte portato sullo schermo. L’ultima trasposizione cinematografica è un film (1996) del regista Franco Zeffirelli molto ben riuscita anche grazie alla bravura dei protagonisti tra cui Charlotte Gainsbourg nel ruolo di Jane Eyre e William Hurt in quello di Mr Rochester. La vita di Jane può essere considerata attraverso tre periodi fondamentali: l’infanzia trascorsa a casa di parenti che la detestano e poi in un collegio femminile, gli anni in cui lavora come istitutrice a Thornfield Hall e infine il periodo dell’allontanamento da questa casa e il successivo ritorno. La Jane bambina orfana di genitori, accolta a casa della zia subisce continue angherie e vessazioni, sia da parte della zia che dovrebbe prendersi cura di lei, sia da parte dei cugini. Viene poi affidata ad una scuola nella quale la attendono ancora sacrifici, privazioni e pesanti lavori. Ma Jane è forte, orgogliosa, fiera. Le pessime condizioni dell’istituto e la mancanza di cure mediche portano alla morte diverse bambine, tra cui la sua migliore amica. Jane sopravvive solo grazie alla sua forza d’animo e alla sua determinazione. Riesce a concludere gli studi e rimane all’interno dell’istituto ad insegnare fino a quando trova occupazione come istitutrice della piccola Adele presso la ricca dimora di Thornfield Hall. Trascorre in maniera serena questo periodo fino a quando fa ritorno a casa l’arcigno Mr Rochester. I due si conoscono, pian piano si innamorano e decidono di sposarsi. Jane non è bella, non è ricca, ma è colta, intelligente e indipendente. E’ all’opposto delle donne che Rochester frequenta, tutte lustrini e frivolezze, ma forse proprio per questo ne è attratto in maniera irresistibile. Trovato perciò l’amore, sembra che finalmente le cose comincino ad andare per il verso giusto, sembra che finalmente la vita possa ricambiarla di tutte le privazioni, sembra che finalmente Jane possa essere felice. Ma presto tutto cambia: la dimora di Rochester cela infatti un segreto; cela sua moglie, Bertha Mason, affetta da disturbi di mente. Una moglie pazza, ma tuttavia legittima e ciò non consente alla “retta” Jane di scendere a patti. Rinuncia a Rochester che non può più sposare, si allontana dalla sua dimora e riprende con fatica e altrove la sua vita. Riceve una proposta di matrimonio da un altro uomo, ma quando è sul punto di accettarla qualcosa la induce a tornare sui propri passi. Sente infatti che qualcosa di terribile è accaduto. Al suo ritorno a Thornfield Hall troverà Rochester solo, abbandonato e cieco sulle rovine di quello che era stato il suo sfarzoso castello. La moglie lo ha infatti incendiato ed è rimasta uccisa nello stesso rogo. Jane e Rochester sono ormai sullo stesso piano economico e anche su quello sociale. E non è più sposato. Tutti lo hanno abbandonato: gli amici con i quali partecipava alle feste, i ricchi con i quali era solito trascorrere il suo tempo. Non ha più nulla. Ed ecco che Jane con la sua caparbietà, la sua forza e la sua dedizione si concede senza più riserve…
Jane Eyre è uno dei più bei personaggi femminili della letteratura dell’ottocento. Una eroina fuori dal comune che vive in un contesto vittoriano intriso di ipocrisie e falsità e che combatte con vigore contro di esse. Una donna che sceglie al di fuori di ciò che la società ritiene opportuno e che non si cura delle convenzioni sociali.
Una storia d’amore straordinaria che cattura ed emoziona.
Concludo con una frase di Jane Eyre a me molto cara:

“Le ombre non sono meno importanti della luce”

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Una vita – Italo Svevohttp://www.my-libraryblog.com/2007/06/17/una-vita-italo-svevo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/06/17/una-vita-italo-svevo/#comments Sun, 17 Jun 2007 10:01:56 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/06/17/una-vita-italo-svevo/ Una vita

Italo Svevo, il cui vero nome era Ettore Schmidt, cominciò a scrivere il suo primo romanzo Una vita nel 1887, ma venne pubblicato solo nel 1892. Il protagonista è il colto e giovane, ma di umili origini Alfonso Nitti il quale, avendo trovato lavoro presso la banca Maller, lascia il piccolo paese in cui è nato per trasferirsi in città. Il suo è un lavoro duro, di responsabilità, che non lo soddisfa e che non fa che acuire il senso di inadeguatezza e di tristezza della propria esistenza. Quando Annetta, la figlia del signor Maller, lo invita a casa propria per partecipare ad alcune serate letterarie e gli propone la stesura di un romanzo, la sua vita comincia ad essere meno triste. Il loro rapporto diviene più stretto ed Annetta accetta la sua corte, ma senza molta convinzione. La malattia della madre di Alfonso e la sua conseguente morte separano però la coppia per un lungo periodo. Al suo ritorno in città Annetta lo ha sostituito con il cugino Macario. L’equilibrio già fragile di Alfonso subisce un altro scossone ed allora fa un tentativo di ricucire il legame con una richiesta di un appuntamento. Ma al posto di Annetta si presenta suo fratello Federico Maller che non ha mai approvato la loro relazione e che addirittura lo sfida a duello. Un duello al quale Alfonso si sottrae trovando rifugio ed estrema soluzione nel suicidio.
Alfonso Nitti è l’inetto, il disagiato incapace di vivere in società, di provare sentimenti veri e di assumersi responsabilità. Alla freddezza con cui la città lo accoglie egli oppone una crescente introversione. Il tentativo di introdursi in un mondo estraneo con il lavoro in banca e la relazione con la giovane figlia del banchiere lo porta alla sconfitta, alla solitudine e infine alla morte. Per certi versi è paragonabile al personaggio verghiano Mastro Don Gesualdo, il vinto. Come quest’ultimo, Alfonso Nitti ha cercato di uscire dal piccolo e umile mondo da cui proveniva per raggiungere il ceto emergente, ma in cambio ha ricevuto solo disprezzo e isolamento.
Il tema dell’inettitudine è il punto principale del romanzo. L’antieroe che vive costantemente con la voglia di crescere socialmente e affermarsi e nel contempo con l’insita incapacità di agire e il conseguente senso di impotenza e frustrazione. Persino la città di Trieste che, negli anni in cui è ambientato il romanzo, stava vivendo un periodo fiorente dal punto di vista culturale, è raffigurata come una città priva di colore e squallida a causa dello stato d’animo, dello spirito e della debolezza del protagonista. La propria superiorità intellettuale o i sogni di una vita diversa e migliore costituiscono solo un alibi. Alfonso è sconfitto da se stesso, non sa lottare o non vuole lottare, è malato di una malattia che si può riassumere nell’inadeguatezza e nell’autocommiserazione, nell’incapacità di separare il sogno dalla realtà.
La creazione di questo sfortunato protagonista è la novità maggiormente rilevante di questo primo romanzo di Svevo. La capacità dello scrittore di delineare dal punto di vista psicologico Alfonso Nitti e altri personaggi, come Zeno Cosini e Emilio Brentani, lo rende uno degli scrittori più importanti della letteratura europea.

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L’esclusa – Luigi Pirandellohttp://www.my-libraryblog.com/2007/06/09/l%e2%80%99esclusa-luigi-pirandello/ http://www.my-libraryblog.com/2007/06/09/l%e2%80%99esclusa-luigi-pirandello/#comments Sat, 09 Jun 2007 09:03:52 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/06/09/l%e2%80%99esclusa-luigi-pirandello/ L'esclusa

Pubblicato nel 1901 sulla rivista La Tribuna, L’Esclusa, che in origine si chiamava Marta Ajala dal nome della protagonista, è il primo romanzo di Luigi Pirandello.
Il racconto è ambientato in Sicilia, dapprima nel paese natale di Marta dove regnano pregiudizio e condanna morale e, successivamente, a Palermo, luogo di potenziale realizzazione sociale ed esistenziale dove questa si trasferisce. Marta è una giovane donna ripudiata dal marito Rocco, il quale crede di essere stato vittima di un tradimento. A scatenare il comportamento di Rocco è una lettera che un giovane del luogo, deputato al Parlamento, di nome Gregorio Alvignani, ha indirizzato a Marta. Il suo ripudio crea enormi sofferenze all’interno della famiglia di Marta al punto che il padre, chiusosi in se stesso, per il dolore e l’umiliazione muore dopo qualche settimana lasciando sul lastrico l’intera famiglia. Marta, nonostante sia innocente e stia attendendo un bimbo da Rocco, viene emarginata e costretta a subire vergogna ed umiliazione. Quando il bisogno economico diventa impellente, ricomincia a studiare e partecipa ad un concorso per il posto di maestra nella scuola del paese, ma nonostante Marta riesca a vincerlo, non ottiene il posto. Nessun genitore del paese avrebbe mai accettato un’insegnante per i propri figli infangata dall’onta dell’adulterio. Così accetta di trasferirsi a Palermo insieme alla madre e alla sorella, dove ottiene, grazie all’intervento dell’Alvignani, ormai divenuto senatore, un posto in un collegio. Qui la vita migliora notevolmente perché nessuno conosce il suo passato e le cose sembrano finalmente andare per il verso giusto. Incontra nuovamente l’Alvignani e questa volta, credendo di essere innamorata di lui, cede alle sue lusinghe e rimane incinta. Nel contempo la sofferente madre di Rocco, che da giovane ha subito la stessa ingiusta sorte di Marta, la chiama al suo capezzale insieme al figlio. Rocco si è infatti finalmente convinto dell’innocenza di Marta e, non avendola dimenticata, vorrebbe di nuovo averla con sé. Insieme assistono alle ultime ore della madre, ma a questo punto Marta non può fare a meno di confessargli che si, stavolta, ha veramente avuto una storia con l’Alvignani. Quest’ultimo però, per timore di perdere la reputazione, la condizione sociale e politica guadagnata, cerca addirittura di far riconciliare Marta e Rocco. Alla fine paradossalmente Marta viene riabilitata e accolta dal marito quando in effetti un tradimento si è ormai consumato. Ripudiata da innocente e riabilitata da “colpevole”. Il tema del contrasto tra ciò che appare e ciò che è viene evidenziato attraverso un racconto ricco di descrizioni dettagliate sia di luoghi che di persone. Persone che sono ben delineate dal punto di vista caratteriale con il loro lato psicologico e quello culturale-sociale.
L’emarginazione fomentata da dicerie e l’oppressione che ne scaturisce, i pregiudizi di una cultura e di un ambiente fortemente maschilista e il dramma di chi rifiuta o non è in grado di confrontarsi e di comunicare sono i temi principali di questo romanzo. E poi ancora l’influenza della logica paterna, la cultura del sospetto e il ripudio come unica soluzione possibile perché accettata e riconosciuta dai più, le difficoltà di riscatto sociale da una condizione femminile stereotipata arricchiscono ulteriormente la narrazione con amara paradossalità e pessimismo.

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Tsugumi – Banana Yoshimotohttp://www.my-libraryblog.com/2007/06/04/tsugumi-banana-yoshimoto/ http://www.my-libraryblog.com/2007/06/04/tsugumi-banana-yoshimoto/#comments Mon, 04 Jun 2007 21:08:41 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/06/04/tsugumi-banana-yoshimoto/ Tsugumi

Pubblicato nel 1989, Tsugumi è uno dei più bei libri della scrittrice giapponese. A narrare è la dolce e gentile Maria Shirakawa, cugina di Tsugumi, che ha lasciato il suo tranquillo paese di mare per frequentare l’università a Tokio. Questo racconto rappresenta il ricordo di un’estate trascorsa che non potrà più tornare, con le sue storie, il suo mare e i suoi amori. Tsugumi era molto fragile sin dalla nascita e i medici le avevano pronosticato una vita breve. Per questa ragione la famiglia le era sempre stata accanto, l’aveva assistita amorevolmente e così pian piano crebbe, si irrobustì, riuscendo a vivere per metà una vita normale. Insieme al fisico Tsugumi sviluppò un carattere estremamente ribelle. Era viziata, sleale, capricciosa e maleducata. Probabilmente la breve aspettativa di vita l’aveva resa in questo modo e i suoi comportamenti rappresentavano una corazza, un meccanismo di difesa. Ma proprio durante un’estate Maria scopre la vera natura della cugina, entrambe cullate dal mare, entrambe in grado di comprendere, entrambe con i rispettivi dolori, entrambe ormai adulte…

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Il visconte dimezzato – Italo Calvinohttp://www.my-libraryblog.com/2007/06/02/il-visconte-dimezzato-italo-calvino/ http://www.my-libraryblog.com/2007/06/02/il-visconte-dimezzato-italo-calvino/#comments Fri, 01 Jun 2007 23:34:42 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/06/02/il-visconte-dimezzato-italo-calvino/ Il visconte dimezzato

Quando ho cominciato a scrivere Il visconte dimezzato, volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso, e possibilmente per divertire gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell’uomo tagliato in due, dell’uomo dimezzato fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra.

Così Italo Calvino rispondeva a uno studente di Pesaro che lo interrogava su questo libro nel maggio 1983. Prima opera della trilogia I nostri antenati, comprensiva de Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, Il visconte dimezzato, pubblicato per la prima volta nel 1952, racconta del visconte Medardo di Terralba che, con lo scudiero Curzio, partecipa ad una guerra di religione in Boemia. La vita delle due metà di Medardo ha inizio quando, durante uno scontro, una palla di cannone taglia in due il protagonista. La prima parte, la prima metà di lui che torna al paese è quella cattiva, malvagia, capace di azioni crudeli e feroci. Le sue ire ricadono sul padre Aiolfo del quale provoca la morte in seguito all’uccisione del suo uccello preferito; sulla vecchia balia Sebastiana, esiliata a Pratofungo, dopo essere stata accusata ingiustamente di avere la lebbra e su numerose altre persone accusate di reati banali o addirittura inesistenti. Ma Calvino ci mostra anche un Medardo cattivo dalle impreviste doti umoristiche, quasi volesse in qualche modo giustificare i suoi comportamenti riprovevoli.

In seguito fa ritorno anche la parte buona, fin troppo gentile, fin troppo altruista. Doti portate all’eccesso, all’esasperazione anche nella bontà. Due metà, la cattiva e la buona, insopportabili allo stesso modo e che creano un effetto a dir poco comico. Anche gli uomini eccessivamente buoni, troppo armati di buone intenzioni possono essere dei terribili scocciatori… Entrambi si innamorano della pastorella Pamela e, scontrandosi a duello, si procurano a vicenda una ferita nel punto della precedente scissione. Tale ferita viene poi curata dal dottor Trelawney che riesce finalmente a ricongiungere le due metà di Medardo. Calvino pone l’accento sul problema dell’uomo contemporaneo, diviso, combattuto, alienato. Bene e male che si incontrano o si scontrano e che addirittura convivono nella stessa anima. Con questa splendida fiaba ricca di simboli e allegorie, l’autore evidenzia la presenza di due nature nell’uomo, come fa Stevenson in Dr Jekill e Mr Hide, ma lo fa senza condannare o giustificare a priori le azioni commesse e gli eventi provocati. La linea di confine tra bene e male è volutamente indefinita, confusa. Ci sono spesso delle ragioni, delle sfumature che determinano il senso dell’azione. Insomma l’uomo contemporaneo con le sue miserie, con i suoi squallori, in una parola con le sue debolezze.
In un contesto fantastico Calvino, con leggerezza e humour, semplicità e scorrevolezza, ha creato un racconto significativo, un personaggio indimenticabile e soprattutto divertente. Per l’autore il divertimento ha una funzione sociale, è la sua morale: il divertimento è una cosa seria.

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Tre metri sopra il cielo – Federico Mocciahttp://www.my-libraryblog.com/2007/05/31/tre-metri-sopra-il-cielo-federico-moccia/ http://www.my-libraryblog.com/2007/05/31/tre-metri-sopra-il-cielo-federico-moccia/#comments Thu, 31 May 2007 12:06:21 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/05/31/tre-metri-sopra-il-cielo-federico-moccia/ Tre metri sopra il cielo

Step e Babi. Step perfetto teppista, Babi ottima studentessa; Step bullo palestrato, Babi dolce ragazza della Roma bene; Step a cavallo della sua moto da duro, Babi accompagnata a scuola dal padre in automobile. Due ragazzi che si innamorano, due mondi che si scontrano e stridono a causa di diversità forse incolmabili. Questo libro ha avuto un enorme successo. Tre metri sopra il cielo venne scritto nel 1992, ma nessuna casa editrice lo accettò. Così l’autore a sue spese ne pubblicò poche copie che subito si esaurirono, cominciando poi a circolare in fotocopie tra i ragazzi della capitale. Solo nel 2004 venne pubblicato da Feltrinelli diventando un caso editoriale. Come tutti i successi è stato oggetto di vivaci critiche e ha diviso il pubblico italiano. Moltissimi adolescenti lo hanno adorato perché li ha fatti sognare e immedesimare nelle storie dei protagonisti; altri lo hanno disprezzato perché considerato banale, senza spessore, intriso di luoghi comuni o forse perché hanno compreso quanto sia stato studiato ai fini commerciali e quanto l’autore sia stato “furbo”.
Che la si pensi in una maniera o nell’altra è innegabile che Moccia abbia fatto centro con queste sue creazioni. A volte penso che le critiche più feroci siano motivate dall’invidia e dalla frustrazione di chi non è riuscito a creare nulla, nemmeno un “prodotto commerciale” come questo. Moccia ha inoltre scritto il sequel Ho voglia di te, attesissimo dagli affezionati. E poi non sono mancate le pellicole cinematografiche con il bel tenebroso Riccardo Scamarcio.
Di certo non un capolavoro della letteratura, ma a seconda del vissuto di ciascuno o forse dello stato d’animo ha la capacità più o meno forte di emozionare. Una lettura leggera che, se non arricchisce, può far trascorrere qualche ora di svago.

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I love shopping – Sophie Kinsellahttp://www.my-libraryblog.com/2007/05/28/i-love-shopping-sophie-kinsella/ http://www.my-libraryblog.com/2007/05/28/i-love-shopping-sophie-kinsella/#comments Mon, 28 May 2007 20:58:34 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/05/28/i-love-shopping-sophie-kinsella/ I love shopping

Becky fa la giornalista economica, ma non è assolutamente in grado di tenere sotto controllo le sue finanze. Becky dalla scrivania del prestigioso giornale londinese “Far fortuna risparmiando”, consiglia risparmio e investimenti sicuri ai lettori, ma ha il conto in rosso di migliaia di sterline.
Tutto ciò accade per l’irrefrenabile passione per lo shopping. Ogni uscita rappresenta un’occasione per dare uno sguardo alle vetrine e per acquistare l’ennesimo cosmetico, l’ennesimo bagnoschiuma, l’ennesimo golfino di cui non può fare assolutamente a meno. Le vetrine calamitano la sua attenzione in maniera totalizzante, la scritta “Saldi” costituisce un richiamo irresistibile. L’inevitabile conseguenza è quella di ricevere disastrosi estratti conto e di essere letteralmente perseguitata dai manager delle banche che si occupano di recupero crediti.
La scrittrice britannica Madeleine Wickham che utilizza lo pseudonimo di Sophie Kinsella ha creato un delizioso e spassoso personaggio femminile a cui è facile “affezionarsi”. Ha scritto anche tre sequel di I love shopping che non ho ancora letto, ma che probabilmente leggerò presto.

Questo racconto è leggero, frivolo e frizzante al punto giusto. Di certo una lettura non impegnativa, senza tante pretese. Libera la mente e distrae.
C’è un po’ di Becky in ciascuna di noi…

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La mia vita su un piatto – India Knighthttp://www.my-libraryblog.com/2007/05/23/la-mia-vita-su-un-piatto-india-knight/ http://www.my-libraryblog.com/2007/05/23/la-mia-vita-su-un-piatto-india-knight/#comments Wed, 23 May 2007 11:51:36 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/05/23/la-mia-vita-su-un-piatto-india-knight/ La mia vita su un piatto

India Knight scrive per il “Sunday Times” e questo è il suo primo romanzo.
Clara ne è la protagonista: trentatrè anni, giornalista free lance, un bel marito, due figli adorabili e una grande casa. Cosa si può desiderare di più? Eppure Clara negli ultimi tempi si sveglia con la sensazione che qualcos’altro le sfugga, che non sia tutto lì. Il suo rapporto con il perfetto marito Robert è ormai routine, senza alcuna passione, un affetto quasi fraterno; i figli occupano gran parte delle sua giornata insieme alle faccende domestiche e le conversazioni con l’amica Naomi, perfetta moglie e madre o perlomeno con aspirazioni di perfetta moglie e madre, sono alquanto tediose. In più deve fare i conti con una madre saccente e petulante sull’orlo del quarto matrimonio che le continua a ricordare la sua non più perfetta forma fisica e il suo trascurarsi come donna. La sua vita su un piatto: ravioli freddi non ancora cattivi, ma certamente non invitanti come prima!

Un linguaggio scorrevole e leggero, un delizioso humour britannico per un racconto ambientato in una Londra vivace e colorata. Regala momenti di sano divertimento e qualche spunto di riflessione. Ideale per una lettura estiva.

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Gomorra – Roberto Savianohttp://www.my-libraryblog.com/2007/05/14/gomorra-roberto-saviano/ http://www.my-libraryblog.com/2007/05/14/gomorra-roberto-saviano/#comments Mon, 14 May 2007 21:19:56 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/05/14/gomorra-roberto-saviano/ Gomorra

Roberto Saviano documenta in maniera straordinaria con dovizia di dettagli il mondo della camorra e non solo. E’ uno studio attento e personale, una testimonianza emotiva, ma allo stesso tempo razionale di uno spaccato della società. Non si parla solo di Napoli o della Campania o del Sud; Gomorra è il motore del capitalismo, di tutta la società capitalista in Italia, così come in Europa e nel mondo intero. Il Sistema descritto da Saviano è il medesimo delle dottrine degli economisti classici con la libera impresa e la concorrenza selvaggia. E’ una inchiesta accurata e tagliente che mi ha posto dinanzi ad una realtà chiara e sorprendente. Una realtà che troppo spesso ho creduto di conoscere dalla cronaca, ma che invece, e questo libro ne è la prova, ha dei risvolti sconvolgenti e inimmaginabili. Potere e ricchezza, violenza e controllo capillare costituiscono l’architettura di questo enorme fenomeno dove lecito e illecito non hanno confine, dove principi giuridici, leggi, stato di diritto non esistono.
Gli stessi imprenditori che operano nella “legalità” hanno bisogno di manodopera a costo quasi zero procurata dal Sistema e non potrebbero perciò vivere senza di esso. Saviano dimostra così che l’illegale sta alla base di ciò che appare legale.
Il libro si apre e si chiude nel segno delle merci e del loro ciclo di vita. Merci tra cui abiti griffati, orologi, scarpe etc, che arrivano nel grande porto di Napoli per essere stoccate e poi occultate in palazzi svuotati di tutto appositamente. E poi le merci “morte” che provengono da tutta Italia e da mezza Europa, scorie chimiche e persino scheletri umani, abusivamente rilasciate nelle campagne campane ad avvelenare, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro sfarzose quanto assurde dimore.

E’ un racconto appassionato, un reportage acuto, un viaggio brutale e sconvolgente nel mondo della criminalità organizzata. Un’analisi inquietante su cui riflettere per cercare di comprendere fenomeni o eventi che sfuggono il più delle volte alla nostra attenzione perché crediamo non ci tocchino e perché abbiamo sviluppato l’erroneo pensiero che la mafia, la camorra, la ndrangheta, la sacra corona siano legati esclusivamente a certe aree geografiche dell’Italia. Un libro sul potere dell’economia, su questo nostro tempo, sui soldi e sulla condizione dell’uomo.
Una lettura impegnativa ma credo necessaria. Un libro come pochi…

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Il grande Gatsby – Francis Scott Fitzgeraldhttp://www.my-libraryblog.com/2007/05/13/il-grande-gatsby-francis-scott-fitzgerald/ http://www.my-libraryblog.com/2007/05/13/il-grande-gatsby-francis-scott-fitzgerald/#comments Sun, 13 May 2007 16:58:42 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/05/13/il-grande-gatsby-francis-scott-fitzgerald/ Il grande Gatsby

Il grande Gatsby fu pubblicato per la prima volta nel 1925 e rappresenta i ruggenti anni venti americani e il sogno di ricchezza e successo sociale. E’ ambientato a New York e a Long Island nell’estate del 1922 ed è il dipinto di un’età ricca di contraddizioni, di vittimismo e di tragicità. Il giovane Nick Carraway, vicino di casa del ricchissimo Gatsby è la voce narrante del racconto e rappresenta un mondo, conformista e moralista, opposto a quello di Gatsby. James Gatz, questo il vero nome del protagonista, lascia presto la povera famiglia nella quale è cresciuto, per svolgere le più disparate attività economiche, non soltanto lecite, per conquistare un posto nella buona società e diventare così Jay Gatsby. Si innamora della giovane e ricca Daisy Fay, quando ancora non aveva raggiunto il successo, e vive insieme a lei un periodo felice. Ma quando parte per le armi in Europa, l’ereditiera Daisy, sposa un ricco finanziere di Chicago, Tom Buchanan. Il suo mondo artificiale e snob, fatto di orchestre, di feste e di danze non avrebbe potuto attendere certamente il ritorno di Gatsby. Dal momento in cui apprende la notizia del matrimonio di Daisy ogni azione di Gatsby sarà tesa all’unico scopo di riconquistarla. Così quando si trasferisce nel West Egg, all’estremità di una baia dirimpettaia di East Egg, nella sua sfavillante e grandiosa casa, questa volta alle sue di feste, tra fiumi di alcool e bagni al mare, partecipa tutta la New York bene. Qui gli stessi invitati, oltre che abbandonarsi agli eccessi, spettegolano sulla vera identità di Gatsby e sul modo in cui si è arricchito. Ad una di queste feste viene invitato anche il vicino Nick con il quale instaura un’amicizia non disinteressata. Nick infatti è proprio il cugino di quella Daisy che intende riconquistare. Gli chiede perciò di organizzare un incontro…

Ho trovato questo libro molto malinconico ed incredibilmente attuale. Due mondi a confronto. I ricchi, Tom e Daisy, a East Egg cinici ed egoisti con le tasche piene di quattrini e il cuore incapace di provare veri sentimenti da una parte; i nuovi ricchi di cui Gatsby è rappresentante, a West Egg, con le loro speranze e il sogno di ottenere ciò che non hanno mai avuto, vittime dei loro stessi desideri dall’altra. Due mondi distanti, separati dal mare che non troveranno mai un vero punto di incontro.
Una corsa ingannevole verso un falso benessere e un futuro che non può esistere.

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Senilità – Italo Svevohttp://www.my-libraryblog.com/2007/05/04/senilita-italo-svevo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/05/04/senilita-italo-svevo/#comments Fri, 04 May 2007 08:55:23 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/05/04/senilita-italo-svevo/ Senilità

Senilità fu pubblicato per la prima volta nel 1898 senza ottenere alcun successo. Fu solo nel 1927 quando Joyce dichiarò pubblicamente di apprezzarlo che cominciò ad essere considerato un capolavoro. Protagonista del racconto è il trentacinquenne Emilio Brentani, invecchiato anzitempo e tormentato dal pensiero di una vita inutilmente trascorsa. Vive a Trieste ed è un modesto impiegato, ma grazie ad un romanzo scritto negli anni della giovinezza, gode presso i conoscenti di una piccola fama di letterato. La sua conoscenza del mondo è filtrata attraverso i libri, la lettura, la sua vita è prudente, quasi in difesa e non si snoda attraverso esperienze dirette e partecipazioni emotive. Egli è un debole, un inetto, un uomo che pur di non ammettere queste sue caratteristiche, mente a sé stesso e si richiude entro le mura domestiche e sotto la protezione della sorella Amalia, consumatasi anch’essa nel grigiore e nella solitudine.
La monotonia della propria vita piccolo-borghese e la delusione derivata dai suoi sogni mai realizzati lo inducono a intraprendere una relazione con la bella Angiolina, in cui vede incarnati i simboli della bellezza vitale e persino della salute fisica. Ma la scoperta delle menzogne, dei sotterfugi e dei tradimenti della ragazza non lo allontanano da lei. Egli la trasforma quasi in una figura pura e angelica cioè in quanto di più lontano c’è dalla superficiale e bugiarda “Ange”.

A contrastare la figura di Emilio c’è quella di Stefano Balli di cui Amalia è innamorata. Egli è forte e dominatore, carismatico e presuntuoso e soprattutto ha successo con le donne. È’ tutto quello che Emilio non ha il coraggio di essere, ma mentre Emilio reagisce agli eventi con un odioso vittimismo, Stefano maschera i propri limiti con una specie di delirio di onnipotenza. Svevo delinea l’inetto con maestria, raffigura il debole che cerca di atteggiarsi ad uomo, ma che è terrorizzato dalla realtà, l’incapace di vivere che riesce solo a camuffarsi e a nascondersi.
E’ la storia di un fallimento, la storia di chi vede trascorrere la propria vita senza riuscire a viverla, di chi si chiude in una senilità precoce e guarda al passato come un vecchio alla sua gioventù. E’ la storia di chi si crea alibi e false rappresentazioni di se stesso per non incorrere in penose consapevolezze.

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L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafonhttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/28/l%e2%80%99ombra-del-vento-carlos-ruiz-zafon/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/28/l%e2%80%99ombra-del-vento-carlos-ruiz-zafon/#comments Sat, 28 Apr 2007 13:01:23 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/28/l%e2%80%99ombra-del-vento-carlos-ruiz-zafon/ L’ombra del vento

Pubblicato in Spagna nel 2001 è divenuto, non grazie a studiate campagne promozionali ma al solo passaparola dei lettori, un caso editoriale premiato da un grandissimo successo di critica e pubblico in tutto il mondo. L’ombra del vento con le sue storie dentro le storie, mescola con sapienza diversi generi narrativi passando dal poliziesco al sentimentale, dalla tragedia alla commedia. Il giovane protagonista Daniel Sempere, vive con il padre libraio antiquario a Barcellona, nell’assenza e nel ricordo della madre prematuramente scomparsa. Daniel, che è anche la principale voce narrativa del racconto, si sveglia all’alba del suo undicesimo compleanno angosciato per il fatto di non ricordare più il volto della madre. E’ il 1945. La stessa mattina il padre lo porta nel Cimitero dei Libri Dimenticati, una labirintica e gigantesca biblioteca, nella quale vengono conservati migliaia di volumi sottratti all’oblio.

“Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza. Molti anni fa, quando mio padre mi portò qui per la prima volta, questo luogo era già vecchio, quasi come la città. Nessuno sa con certezza da quanto tempo esista o chi l’abbia creato. Ti posso solo ripetere quello che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell’oblio, noi, custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno. Adesso hanno soltanto noi, Daniel. Pensi di poter mantenere il segreto?”

Queste le parole che il libraio rivolge al figlio Daniel in quella mattina d’estate. Qui lo invita, secondo tradizione, ad adottare uno dei libri e a promettere di averne cura per tutta la vita. La scelta ricade proprio su L’ombra del vento dello sconosciuto autore Julian Carax. Daniel ne è rapito; legge il libro tutto d’un fiato. Il suo entusiasmo lo porta a cercare altri libri dello stesso autore, ma scopre che quella in suo possesso potrebbe essere l’unica copia sopravvissuta di tutte le opere di Carax. Un uomo misterioso, dalle fattezze macabre, da anni ne cerca gli scritti per darli alle fiamme. Si fa chiamare Laìn Coubert e nei libri dello scrittore rappresenta il Diavolo.
Intrigato dal mistero, Daniel inizia a indagare riportando alla luce storie di famiglie distrutte, amori fatali, infanzie difficili, incondizionata amicizia, lealtà assoluta e follia omicida. Una ricerca che dura un decennio e che accompagna Daniel nella sua crescita, fino a quando diventa un uomo; una ricerca che mette in evidenza tutta una serie di eventi e circostanze simili a quelli della vita di Carax. Un parallelismo che sconvolge e turba. Tutte le vicende e le ricerche di Daniel si intrecciano con la storia della decadente Barcellona, ferita dalla guerra civile e dal franchismo, raffigurata spesso con toni foschi e sotto una battente pioggia.
Un libro magnetico che parla di libri, di autori di libri, di lettori e di editori. E soprattutto del potere delle parole, dello spirito di chi le ha scritte e anche di chi le legge.Vi capiterà di pensare ai personaggi de L’ombra del vento anche diverso tempo dopo averlo terminato e vi rammaricherete di non poter sapere ancora qualcosa della loro vita. E soprattutto non potrete fare a meno di innamorarvi di Daniel o Julian, e di emozionarvi pensando a Penelope o Beatriz.

Magia ed estro mescolati con sapienza per una lettura indimenticabile…

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Mastro don Gesualdo – Giovanni Vergahttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/13/mastro-don-gesualdo-giovanni-verga/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/13/mastro-don-gesualdo-giovanni-verga/#comments Fri, 13 Apr 2007 06:39:21 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/13/mastro-don-gesualdo-giovanni-verga/ Mastro don Gesualdo

Secondo romanzo del Ciclo dei Vinti, venne pubblicato a puntate da luglio a dicembre nel 1888 sulla Nuova Antologia e poi in volume presso l’editore Treves nel 1889. La vicenda si svolge a Vizzini, dove si ambientano molte delle opere di Verga tra cui la novella Cavalleria rusticana. Il quadro sociale e la caratteristica dei personaggi sono mutati rispetto all’altro capolavoro I Malavoglia. L’ambiente è più elevato socialmente, più ristretto, a metà tra borghesia e aristocrazia, ma di qualunque classe sociale i personaggi siano conoscono sconfitta e decadimento. Se Verga ne I Malavoglia, lasciava aperta la speranza e la fiducia nell’esistenza di un valore positivo come quello del focolare domestico in cui poter trovare rifugio e conforto, questo secondo romanzo non ammette né salvezza né riscatto. Il pessimismo è totale e permea tutto il racconto.
Il romanzo descrive l’ascesa sociale del muratore Gesualdo Motta, che diventa imprenditore, proprietario terriero e marito di una nobildonna. Ma i privilegi economici e sociali acquisiti con abnegazione, rinunce e duro lavoro finiscono per essere la sua maledizione e la sua condanna. E’ un lavoratore e lottatore instancabile che in nome di ricchezza, denaro, terre, in nome della roba dunque, sacrifica ogni forma di affetto disinteressato. Ma la logica del profitto non ripaga e il protagonista conosce sconfitta morale e solitudine. Sposa una nobile decaduta, Bianca Trao, che gli da una figlia, ma entrambe gli resteranno sempre estranee e lontane: la figlia non solo lo disprezzerà per le sue umili origini, ma sposerà un uomo che dissiperà tutte le ricchezze che egli ha accumulato.

Nell’appellativo mastro-don è racchiuso il destino di Gesualdo: è diventato don per la povera gente e addirittura per la sua famiglia d’origine, ma per i nobili, per chi non si è conquistato la ricchezza, egli è rimasto mastro. E’ respinto dalla famiglia proprio per questo suo essersi elevato; è un diverso, a volte tollerato, ma più spesso avversato, dai nobili che non dimenticheranno mai la sua bassa estrazione. Estraneo per il mondo da cui proviene ed estraneo per quello di cui entra far parte. La sete di denaro di Gesualdo gli crea intorno il deserto nei rapporti affettivi, ma quasi tutti i personaggi in fondo provano questa brama, la condividono. Mastro-don Gesualdo assiste al crollo completo delle sue aspirazioni e della sua vita e risulta un vinto, sconfitto da una legge più forte che non consente a nessuno di essere diverso da quello che è.

Descrizioni efficaci e ritmo incalzante nella Sicilia rurale e paesana che Verga sente e trasmette in maniera straordinaria. Coinvolgente, duro e a tratti crudele come solo la realtà sa essere.

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandellohttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/10/uno-nessuno-e-centomila-luigi-pirandello/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/10/uno-nessuno-e-centomila-luigi-pirandello/#comments Tue, 10 Apr 2007 19:54:11 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/10/uno-nessuno-e-centomila-luigi-pirandello/ Uno, nessuno e centomila

-Che fai?- mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
-Niente,- le risposi,- mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse:
-Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato una coda:
-Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie placidamente:
-Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.

Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altri parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.

Questo l’incipit della storia.
Scritto e pubblicato nel 1926 è l’ultimo romanzo di Pirandello. Riprende temi affrontati ne Il fu Mattia Pascal e come questo è ambientato in una piccola provincia.
Vitangelo Moscarda, dalla banale constatazione che il naso che egli crede di avere è diverso da quello che sua moglie gli riconosce, parte per un viaggio dentro e fuori di sé che lo conduce ad una riflessione sull’intera esistenza e alla follia. Vitangelo si rende conto che gli altri lo vedono in una maniera diversa da come lui stesso crede di essere. Non esiste solo un Vitangelo Moscarda, ma ne esistono tanti quanti sono gli esseri umani con i quali stabilisce anche una minima e fugace relazione. Non esiste un io autentico e oggettivo. Scoprire di non essere per gli altri quell’Uno che crede di essere per sé accende in lui il desiderio di distruggere queste forme a lui estranee per scoprire il vero sé. Tenta di distruggere le errate convinzioni della gente, a cominciare da quelle della moglie. Ma Vitangelo si conosce per quello che è? Qual è la sua vera essenza?

Il protagonista passa dall’essere unico per tutti alla propria concezione del nulla attraverso la consapevolezza dei centomila che gli altri gli riconoscono. La realtà non è oggettiva, ma si perde in un vortice di relativismo.
Pirandello riprende in questo romanzo i temi della formazione dell’identità, del conflitto tra essere e apparire, della maschera sociale, della prigione delle convenzioni sociali in cui l’uomo è costretto con la sua ineguagliata spigliatezza, con lo svago e l’umorismo caratteristici di tutta la sua produzione letteraria alla cui base vi sono una acutezza intellettuale e una minuziosità dell’analisi interiore a dir poco geniali.
Questo libro vi farà riflettere sulla mutevole realtà delle percezioni, su come noi percepiamo chi ci circonda e su come chi ci circonda percepisce la nostra essenza. Avremo modo di capire quanto siano erronee e preconcette certe convinzioni e false molte convenzioni.
Un capolavoro indiscusso della letteratura del Novecento…

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Il barone rampante – Italo Calvinohttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/06/il-barone-rampante-italo-calvino/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/06/il-barone-rampante-italo-calvino/#comments Fri, 06 Apr 2007 13:19:46 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/06/il-barone-rampante-italo-calvino/ Il barone rampante

Secondo capitolo della straordinaria trilogia I nostri antenati, fu scritto nel 1957. Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile «momentaneamente» decaduta, dopo un banale litigio con il padre avvenuto nella tenuta dell’immaginario paesino ligure di Ombrosa, sale sugli alberi del giardino di casa per non scenderne più.

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio.

Così ha inizio la storia del piccolo baronetto Cosimo narrata dal fratello minore Biagio. Inizialmente tutti pensano che Cosimo si sarebbe presto stancato e che sarebbe tornato giù. Ma non fu così. Forte, testardo e scontroso com’è non viene mai meno ai propri ideali. Prosegue gli studi, impara a cacciare, consolida amicizie, si innamora, segue la vita di famiglia. Dopo aver trascorso un periodo all’insegna della scoperta e dell’esplorazione dei territori circostanti ad Ombrosa, intraprende viaggi in luoghi più lontani. E se all’inizio la sua famiglia si vergogna di lui, successivamente la sua fama si diffonde e gli conferisce dignità e importanza anche grazie ai personaggi con i quali interagisce come Rousseau e Napoleone. E’ un racconto incredibile in cui il rifiuto delle regole preconcette, il discostarsi da ciò che è considerato la normalità emergono con ironia e semplicità. Fuga, accettazione della diversità e disobbedienza che diventano significative proprio perché diventano una disciplina morale più difficile e rigorosa di quella a cui ci si ribella. Una lettura splendida e rivoluzionaria.

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Le affinità elettive – J. Wolfgang Goethehttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/05/le-affinita-elettive-j-wolfgang-goethe/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/05/le-affinita-elettive-j-wolfgang-goethe/#comments Thu, 05 Apr 2007 20:39:09 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/05/le-affinita-elettive-j-wolfgang-goethe/ Le affinità elettive

Edoardo e Carlotta, innamorati e felici per aver ritrovato il loro antico amore, vivono in tranquillità nella loro tenuta di campagna in maniera agiata. Come prezioso aiuto per la ristrutturazione della tenuta, Edoardo decide di invitare un suo vecchio amico, il Capitano. Carlotta, sulle prime, teme che l’arrivo in casa di una terza persona possa turbare l’equilibrio raggiunto dopo tante vicissitudini, ma in seguito acconsente a patto che venga anche la figliastra Ottilia. I quattro diventano amici inseparabili; ma la loro non è propriamente amicizia. Ottilia, giovane e spensierata, attrae il non più giovane Edoardo, desideroso di vivere ancora una giovinezza. Il Capitano, uomo colto e maturo, affascina Carlotta. Mentre però Carlotta e il Capitano sono persone pragmatiche e razionali, che pensano alle conseguenze delle loro azioni, Edoardo e Ottilia si comportano come bambini lasciandosi travolgere dai sentimenti. Il Capitano a questo punto lascerà la loro casa per recarsi da un amico, e Carlotta, resasi conto dell’attrazione tra Edoardo ed Ottilia, deciderà di mandare questa lontano dalla tenuta, da un’amica che provvederà alla sua educazione…

Il titolo del romanzo deriva da una formula scientifica, cioè dalla caratteristica di alcuni composti chimici secondo la quale, due elementi tra loro associati, sottoposti all’azione di altri due elementi, tendono a formare due nuove coppie, per reciproca attrazione.
Questo succede perché il composto di partenza ha un’affinità maggiore con la nuova specie chimica rispetto all’affinità che aveva con l’altro componente. Così il legame di Carlotta e Edoardo era stabile e saldo, fino a che erano soli. Ma con l’arrivo del Capitano e di Ottilia il legame si rompe per permettere a Edoardo di unirsi ad Ottilia e a Carlotta di legarsi con il Capitano.

Legame indissolubile prima, forza della passione poi.
Disfacimento della coppia, poli coniugali che si dissaldano, conflitto tra passione e dovere, conflitto tra aspirazione alla felicità individuale e rispetto per il matrimonio e per i sentimenti altrui sono tutti elementi di questa narrazione ricca di poesia e di dialoghi affascinanti.

Accattivante e triste. Si legge tutto d’un fiato.

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Il nome della rosa – Umberto Ecohttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/04/il-nome-della-rosa-umberto-eco/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/04/il-nome-della-rosa-umberto-eco/#comments Wed, 04 Apr 2007 16:42:20 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/04/il-nome-della-rosa-umberto-eco/ Il nome della rosa

Questo romanzo è stato pubblicato per la prima volta da Bompiani nel 1980 e si è imposto sulla scena della letteratura universale fino a far divenire Eco lo scrittore italiano più famoso al mondo.
La vicenda si svolge nel medioevo, nell’arco di sette giorni, in un monastero benedettino in una località imprecisata del nord Italia.

Guglielmo da Baskerville, monaco francescano, ex-inquisitore e consigliere dell’Imperatore, si reca insieme al giovane benedettino nonché voce narrante Adso da Melk, in un’abbazia allo scopo di partecipare ad un’importante riunione che vede contrapposti i francescani, fautori della povertà del Cristo, e la delegazione papale. Questo incontro era stato organizzato allo scopo di permettere alle due parti di trovare un accordo.
L’abbazia vive ore tormentate. Subito dopo il loro arrivo, l’Abate chiede a Guglielmo di indagare sulle cause della morte violenta di uno dei suoi conventuali. In effetti durante la notte, Adelmo da Otranto, un giovane monaco, è caduto dall’edificio, un’imponente costruzione nella quale si trovano sia il refettorio che l’immensa biblioteca dell’abbazia.
Nonostante la libertà di movimento concessa all’ex inquisitore, si susseguono altre morti e tutte sembrano ruotare intorno alla biblioteca e ad un misterioso manoscritto. Questa biblioteca, tra le più grandi della cristianità, è costruita come un labirinto, un luogo segreto, allo scopo di proteggerla dagli intrusi. Non è concesso loro di visitarla: solo lo scriptorium è accessibile. La situazione è complicata dall’imminente convegno e dalla scoperta di due eretici della setta dei Dolciniani, rifugiati presso l’Ordine dei Benedettini. In questa atmosfera inquietante, Guglielmo e Adso si avvicinano sempre più alla verità, fino a scoprire il misterioso manoscritto…

Eco sembra rendere omaggio al grande scrittore britannico Arthur Conan Doyle e al suo personaggio di maggior successo: Sherlock Holmes. Le capacità deduttive e il desiderio di conoscenza di Guglielmo sembrano infatti riprendere e, a tratti, esaltare gli aspetti migliori del famoso detective. Lo stesso nome Baskerville riprende il miglior romanzo di Doyle, Il mastino dei Baskerville. D’altra parte il giovane Adso è ricalcato proprio sulla figura del fido Watson.

Jean-Jacques Annaud ne ha tratto un film nel 1986 con uno splendido Sean Connery nel ruolo di Guglielmo ed un giovanissimo Christian Slater nel ruolo di Adso.

I motivi per i quali leggerlo sono tanti. Architetture e paesaggi medioevali vengono descritti in maniera straordinaria. La vita quotidiana di un’ abbazia, gli amanuensi intenti alla trascrizione di codici, i prestigiosi ordini monastici, i difficili rapporti tra Papato e Impero, i processi inquisitori e le condanne degli eretici al rogo sono tutti elementi che richiamano l’appassionante storia del 1300.
Una grande ricostruzione storica, un giallo abilmente costruito, digressioni filosofiche e religiose che se inizialmente possono appesantire o in alcuni tratti annoiare, ricompensano ampiamente il lettore nel prosieguo. Lo stesso Eco con tono semiserio ci avverte che le prime cento pagine sono imposte, quasi come penitenza indispensabile per acquisire lentamente il respiro e il ritmo adeguati all’impresa. Un lungo ed interessante viaggio.

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Il processo – Franz Kafkahttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/02/il-processo-franz-kafka/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/02/il-processo-franz-kafka/#comments Mon, 02 Apr 2007 21:19:43 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/02/il-processo-franz-kafka/ Il processo

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato. La cuoca della sua affittacamere, cioè della signora Grubach, che ogni mattino verso le otto gli portava la prima colazione, quel giorno non venne. Era la prima volta che una cosa simile capitava. K. aspettò un poco; col capo appoggiato al guanciale, notò che la vecchietta sua dirimpettaia lo osservava con una curiosità per lei del tutto inconsueta, ma poi, deluso ed affamato ad un tempo, si decise a suonare il campanello. Subito bussarono alla porta, ed entrò un uomo che in quella casa K. non aveva mai visto prima. Era di corporatura snella, ma robusta, e portava un vestito nero ed attillato che, come certi abiti da viaggio, era munito di varie pieghe, tasche, fibbie, bottoni, e di una cintura, e che quindi aveva un aspetto particolarmente pratico, benché non si capisse bene a che cosa dovesse servire. –Chi è lei?- chiese K., levandosi a sedere nel letto; ma l’uomo eluse la domanda, come se la sua venuta fosse una faccenda scontata…

Così ha inizio Il processo di Franz Kafka.
Una mattina come tante altre il procuratore di banca K. riceve un strana notifica di arresto da parte di due signori. Pensa subito che si tratta di un errore e che è conveniente intervenire per risolvere lo spiacevole malinteso. Ma quando il protagonista si addentra in questa vicenda si rende conto di quanto quell’accusa sia vera e di come sia impossibile arrivare ad una soluzione. Le aule di tribunale che si trova a frequentare sono irreali e claustrofobiche. In esse si respira un’aria torbida, afosa, fosca. Questa misteriosa e gigantesca organizzazione giudiziaria, i cui uffici si trovano per lo più agli ultimi piani o nei solai di misere case, comincia a farlo sentire indifeso, fragile e infine colpevole. K. non conosce il capo d’accusa e non lo conoscerà mai. Forse è ignoto persino al tribunale. Pian piano il protagonista non riesce più a vivere la sua vita, a pensare a se stesso, alle sue relazioni personali, alla sua carriera.
Intorno a K. ruotano personaggi misteriosi e bizzarri che non fanno altro che acuire il senso di disagio e di annichilimento cui porta il vortice della burocrazia. Il quadro che ne viene fuori è disperato e inquietante, assurdo e incomprensibile.
Fu pubblicato postumo nel 1925. Kafka considera l’uomo sempre colpevole, condannato da una giustizia misteriosa, amministrata da una burocrazia sordida e meschina. Si può essere perseguiti per una colpa non commessa e perfino ignorata? Si può portare vergogna per essa?

Beffardo, enigmatico, asfissiante, misterioso sono solo alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente. Saturo d’infelicità e di poesia.

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Anna Karenina – Lev Nikolaevic Tolstojhttp://www.my-libraryblog.com/2007/04/01/anna-karenina-lev-nikolaevic-tolstoj/ http://www.my-libraryblog.com/2007/04/01/anna-karenina-lev-nikolaevic-tolstoj/#comments Sun, 01 Apr 2007 02:12:01 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/04/01/anna-karenina-lev-nikolaevic-tolstoj/ Anna Karenina

Centro della vicenda è la tragica passione della bellissima aristocratica Anna per il brillante ma superficiale Vronskij. E’ una donna che ha sfidato le regole, i precetti, le abitudini del suo tempo; è andata oltre il periodo storico in cui la mente di Tolstoj l’ha creata, arrivando fino ai giorni nostri e riuscendo a farci trovare in lei molti aspetti della vita di una donna moderna. Anna Karenina non invecchierà mai.
E’ combattuta tra la fedeltà imposta dal sacro vincolo del matrimonio e la passione struggente per un uomo molto più giovane di lei. In un’epoca ottocentesca in cui regna omologazione e ristrettezza sentimentale, Anna rappresenta un vento a dir poco rivoluzionario. Abbandona il tetto coniugale perché l’amore che prova per il giovane ufficiale Vronskij è qualcosa di più dell’attrazione fisica e accetta, suo malgrado, anche la separazione dall’amato figlio che susciterà il disprezzo della società cui appartiene.
Una storia di sentimenti forti, come l’amore materno, l’attrazione o l’infatuazione, la gelosia e la paura. E soprattutto la consapevolezza e la volontà di sfidare le convenzioni del proprio mondo che Anna finisce per non sentire più suo sono rappresentate dal geniale Tolstoj con straordinaria profondità psicologica. Tolstoj ha la capacità di farti vivere le sensazioni, di sentire gli odori, di vedere con gli occhi di Anna, di gioire e soffrire con lei. Parallelamente si svolge la storia dell’amore pulito e a lieto fine tra Levin e Kitti, due giovani che dopo alcune esitazioni, coronano il loro sogno d’amore e vivono un sentimento scevro da contaminazioni.
Fu pubblicato per la prima volta nel 1877. La maggior parte della critica russa lo stroncò ritenendolo semplicemente un romanzo frivolo della società borghese, ma scrittori del calibro di Dostoevskij e Nabokov lo definirono un’incredibile opera d’arte.
Descrizioni efficaci, introspezione psicologica, intreccio magistrale di storie d’amore e di vita. Non lasciatevi intimidire dalla mole di Anna Karenina. Potrebbe veramente stupirvi.

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La casa degli spiriti – Isabel Allendehttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/31/la-casa-degli-spiriti-isabel-allende/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/31/la-casa-degli-spiriti-isabel-allende/#comments Sat, 31 Mar 2007 13:47:29 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/31/la-casa-degli-spiriti-isabel-allende/ La casa degli spiriti

Si tratta della saga di una grande famiglia dell’America Latina i cui personaggi incarnano alla perfezione le incomprensioni e le tensioni sociali e spirituali di un epoca che va dai primi anni del Novecento fino alla dittatura di Pinochet. Il destino della famiglia Del Valle-Trueba e indissolubilmente legato al destino di un’intera nazione distrutta dalle ingiustizie sociali e privata della sua stessa identità.
Le donne sono le protagoniste indiscusse di questo romanzo. Sono donne forti, passionali e coraggiose. Donne che dalla loro apparente fragilità, hanno tratto l’energia per non soccombere e spesso per vincere. Quattro generazioni a confronto. La capostipite, devota al marito e punto di riferimento delle figlie, è Nivea. Clara è però al centro del racconto ad animare la casa e la vita dei suoi familiari. Clara che parla con gli spiriti, Clara che predice il futuro. Sposa Esteban Trueba, conservatore, ambizioso, violento, crudo e sarà per lui uno spirito guida fino alla fine dei suoi giorni nonostante l’abisso delle diversità che li separa. Poi c’è la ribelle Blanca, figlia di Esteban e Clara, caratterizzata da una forte passione per la giustizia, che si innamora di un uomo di umili origini e che lotta contro tutto e tutti per seguire il suo cuore. Dal loro amore nasce Alba la quale dovrà affrontare le torture militari a causa del suo legame con un giovane sovversivo.

La Allende è nata a Lima, ma è vissuta in Cile fino al 1973. Dopo il golpe di Pinochet si è trasferita in Venezuela e successivamente negli Stati Uniti. L’atmosfera del libro è profondamente influenzata da questo colpo di stato che ha sconvolto le vite e le famiglie di quel paese.

Chi ha avuto modo di vedere il film tratto da questo romanzo in cui Esteban Trueba è interpretato da Jeremy Irons, Clara da Meryl Streep, Blanca da Winona Ryder e Pedro da Antonio Banderas, ha certamente apprezzato, ma non ha potuto fare a meno di notare l’incompletezza della storia e la mancanza di tanti personaggi splendidamente delineati nel libro. E d’altra parte credo che fosse praticamente impossibile riprodurre sullo schermo tutte le vicende con la dovizia di particolari di cui la Allende è capace.

Una vena narrativa unica. Straordinario ed intenso.

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Mosca più balena – Valeria Parrellahttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/29/mosca-piu-balena-valeria-parrella/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/29/mosca-piu-balena-valeria-parrella/#comments Wed, 28 Mar 2007 23:03:44 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/29/mosca-piu-balena-valeria-parrella/ Mosca più balena

E’ l’esordio letterario edito da Minimum fax della giovane scrittrice napoletana Valeria Parrella. Ha vinto il Premio Campiello nel 2004, è stata selezionata per il Premio Strega 2004 ed è entrata nella cinquina finale del Premio Strega 2005 con il suo secondo libro Per grazia ricevuta. Tutto questo per dire che a volte i riconoscimenti sono davvero ben meritati.
Sono sei racconti, brevi e incisivi, che raffigurano sei ritratti di donne e descrivono realtà diverse tra loro con una scrittura originale, divertente e ritmata. Sono tutte donne che lottano, sperano, agiscono, che dunque si impegnano a vivere a qualunque condizione e in qualunque modo.
Sei racconti, sei piccoli capolavori. Uno di questi, Dritto dritto negli occhi con la sua protagonista Guappetella è il mio preferito. Eccone un piccolo stralcio:

Quella sera tornai e mi misi con lo Stuort’.
Mi piaceva davvero, ma gli presi più di quanto gli diedi. Era lo scotto da pagare per avere una donna di diciassette anni se ne hai trentacinque. Io non avevo padre, e il quartiere comunque a queste cose non guardava tanto. La moglie dello Stuort’ abitava sopra a tutta la via e non si vedeva mai in giro, io invece ero inseritissima, e tutti mi chiamavano Guappetella come faceva lui.
Se io fossi stata la figlia che volevo essere, della signora che volevo diventare, allora mia madre avrebbe denunciato ‘O stuort’, mi avrebbe mandata a studiare all’estero. Invece mia madre disse: “Fatte mettere a casa ‘nfaccia’’

Ma tutti, senza distinzione, meritano davvero di essere letti per la loro intensità, per le tinte di una Napoli splendida e spietata, per i temi sociali rappresentati con ironia e sagacia.

Non ho ancora letto Per grazia ricevuta, ma certamente lo farò presto.

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Bel-Ami – Guy de Maupassanthttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/25/bel-ami-guy-de-maupassant/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/25/bel-ami-guy-de-maupassant/#comments Sun, 25 Mar 2007 17:15:39 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/25/bel-ami-guy-de-maupassant/ Bel-Ami

E’ la storia della formidabile scalata sociale di un ex militare, che grazie al suo fascino, alla sua astuzia, alla sua bramosia di conquista riesce a raggiungere tutti i traguardi che si prefigge.
Dopo essersi congedato, Georges Duroy, questo il vero nome del protagonista, arriva a Parigi con l’intento di fare fortuna. Trova inizialmente un modesto impiego, ma l’incontro con suo ex-commilitone, Forestier, gli apre le porte del giornalismo e lo porta a venire in contatto con persone di un certo livello. Furbo e seducente, sa farsi avanti con ogni mezzo, ma soprattutto servendosi delle donne, in un mondo corrotto e pieno di tumulti, come è quello della politica e del giornalismo.
Bel-Ami, nomignolo che nel corso della storia gli viene assegnato dalle sue amanti, spinto dal desiderio di conquistare potere e denaro, non conosce onestà, rispetto e fedeltà.
L’unica cosa di cui ha paura è di perdere se stesso, ciò che ha di più caro al mondo.
Il romanzo è stato scritto nel 1885 e porta i segni di un realismo spietato: la Parigi di fine secolo, i suoi piaceri, la società corrotta. Maupassant è incisivo e realista riuscendo a fotografare senza pietà uomini e donne, senza risparmiare alcun livello sociale. L’autore è un ritrattista crudele e pessimista di un mondo che si preoccupa dell’apparenza e non della sostanza.

La vita di Guy de Maupassant ha molte connessioni con il personaggio di Georges Duroy.
Gustave Flaubert lo prese sotto la sua protezione e si comportò con lui come una sorta di mentore, accompagnandolo nel suo debutto nell’ambito del giornalismo ed in letteratura. A casa di Flaubert incontrò il romanziere russo Ivan Turgenev ed il francese Émile Zola, così come molti dei protagonisti della scuola realista e naturalista. E’ perciò evidente l’influenza di Zola e Flaubert, nonché della filosofia di Schopenhauer in tutte le opere di Maupassant. L’avidità e la cupidigia, nonché la stupidità e crudeltà di certi uomini che considerano l’amore una pura funzione fisica sono rappresentate perfettamente dall’autore.

E’ un libro molto bello, direi senza tempo. E’ attuale e moderno come pochi.

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La ragazza di Bube – Carlo Cassolahttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/24/la-ragazza-di-bube-carlo-cassola/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/24/la-ragazza-di-bube-carlo-cassola/#comments Sat, 24 Mar 2007 11:09:43 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/24/la-ragazza-di-bube-carlo-cassola/ La ragazza di Bube

Una storia di gente semplice ambientata in Val d’Elsa alla fine della seconda guerra mondiale, in un periodo di forti tensioni politiche che spesso sfociavano nella violenza. Ed è proprio uno di questi scontri al centro de La ragazza di Bube. Pubblicato nel 1960, il romanzo è il ritratto di un’Italia che non c’è più, in cui i fratelli maggiori badano ai più piccini, i contatti con i coetanei avvengono nel cortile di casa, i giovani si danno ancora del lei e l’unico svago è il cinema domenicale. Ebbe un successo travolgente e immediato.
Mara, ragazza di sedici anni, indipendente, testarda, sognatrice, ma anche immatura e inconsapevole è la vera protagonista del romanzo. Vive con il padre comunista militante, la madre e un fratello a Monteguidi. Bube è un ragazzo magro, timido, dall’infanzia difficile, sostanzialmente impreparato alla vita. E’ stato amico fraterno e compagno del fratellastro di Mara, Sante, ucciso dai tedeschi durante la Resistenza. Bube ha trovato nella lotta un’immagine di sé che lo soddisfa, ma che allo stesso tempo lo chiude in uno stereotipo. Quando Mara e Bube si conoscono nasce subito una simpatia. Per Mara, la guerra, l’arrivo degli Americani, i partigiani sono quasi uno spettacolo di cui godere con la stessa curiosità e avidità di un bambino. Ed è un gioco persino assistere alla vicenda di Bube innamorato di lei, un campo in cui sperimentare la propria civetteria e di cui potersi vantare con le amiche. Mara quasi senza accorgersene, senza una esplicita scelta si ritrova ad essere fidanzata con questo ragazzo che si atteggia a uomo. Bube è innamorato di lei, ha combattuto e sofferto con Sante ed è affascinante con la sua aria indifesa ed agguerrita al tempo stesso: il loro legame è perciò una naturale conseguenza.
Ma Bube si rende colpevole di un grave reato: durante un acceso litigio uccide il figlio del maresciallo. Il ruolo di duro, persino di vendicatore, acquisito nel periodo della Resistenza, lo ha intrappolato ancor prima della galera. Questo crimine infatti lo porterà in carcere per molti anni e segnerà in maniera indelebile la vita dei due giovani. Mara si ritrova legata a lui per la vita, in un ruolo che assorbe e comprende tutta la sua esistenza. Non più Mara, ma la “ragazza di Bube”. Queste le parole che rivolge a Stefano, un ragazzo a cui si era legata in assenza di Bube:

“Stefano, io non so se amo te o Bube; ma i miei sentimenti non c’entrano nella decisione che ho preso: io… sono la ragazza di Bube”. Ecco era così: lei era la ragazza di Bube; non poteva abbandonarlo; sarebbe stata un’inaudita vigliaccheria se lo avesse abbandonato ora che era in galera.

Decide di rimanergli accanto e di consolare il suo uomo, amareggiato, sconfitto, deluso dagli amici e dalla politica. Abbandona il mondo di sogni, fantasticherie e frivolezze dell’adolescenza e diviene, attraverso anni di dolore e sofferenza, una donna matura capace di guardare alla vita con coraggio e onestà. Reagisce alle avversità con energia e realismo. Il suo è un percorso difficile, sofferto, impegnato. Cassola con il suo linguaggio pulito, asciutto, sobrio ed elegante ha creato uno dei personaggi femminili più belli della nostra narrativa.

Questo libro mi è piaciuto molto, ma mi ha lasciato una grande malinconia, la sensazione di tante vite ingannate, sconfitte dal trascorrere degli anni e di giovinezza irrimediabilmente perduta.

“È cattiva la gente che non ha provato dolore. Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno”

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Kitchen – Banana Yoshimotohttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/22/kitchen-banana-yoshimoto/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/22/kitchen-banana-yoshimoto/#comments Thu, 22 Mar 2007 18:44:49 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/22/kitchen-banana-yoshimoto/ Kitchen

Con questo romanzo, nel 1988, Banana Yoshimoto si è imposta all’attenzione del pubblico italiano mostrando un’immagine del Giappone completamente sconosciuta agli occidentali, con un linguaggio fresco e originale che vuole essere una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga. Ebbe un successo immediato con oltre 60 ristampe nel solo Giappone e vinse il 6th Kaien Newcomer Writers Prize. Parla della solitudine giovanile. La cucina è il simbolo della ricerca di protezione e di calore della protagonista. Un rifugio, scenario di confessioni, di ricordi e di angosce. Una metafora della faticosa ricerca della dimensione familiare perduta, ma sempre desiderata.

“Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in un posto freddo, o al caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura. Magari fosse in cucina!”

Mikage e Yuichi con la loro convivenza inaspettata, con una famiglia da inventare e la paura di cadere nuovamente nella morsa di un destino infausto sono i personaggi principali. E’ un libro malinconico ed emozionante da cui emerge la capacità dell’autrice di trattare temi complessi come la morte e la sofferenza in maniera stravagante, agile e per certi versi pacata. La Yoshimoto ha attinto con successo i suggerimenti di una letteratura popolare come il fumetto creando situazioni strane, paradossali, ambigue e descrivendole con dialoghi disinvolti, spigliati e giovani. A chi volesse leggerlo solo l’avvertenza di tenere bene in considerazione la diversità della cultura europea da quella giapponese. Lo si odia o lo si ama; non ci sono vie di mezzo.

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La signora delle camelie – Alexandre Dumashttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/22/la-signora-delle-camelie-alexandre-dumas/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/22/la-signora-delle-camelie-alexandre-dumas/#comments Thu, 22 Mar 2007 18:44:47 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/22/la-signora-delle-camelie-alexandre-dumas/ La signora delle camelie

Nel 1844 a Parigi Alexandre Dumas figlio conosce Marie Duplessis, la donna che gli ispirerà il suo più noto romanzo La signora dalle camelie (1848). Per l’epoca in cui fu scritto affronta un tema scandaloso. E’ stato infatti oggetto di critiche e interpretazioni diverse ed ha suscitato lo sdegno dei benpensanti per il tema trattato e ha commosso migliaia di lettori nel mondo. E’ la storia dell’infelice amore tra Margherita Gautier e Armando Duval. Infelice perché contrastato in nome delle buone regole piccolo-borghesi. Lei è infatti la mantenuta, abituata a vivere nel lusso, a indossare abiti sontuosi, a essere circondata di gioielli e accessori preziosissimi che si innamora del giovane di buona famiglia Armando. Ottenne immediato successo e lo stesso Dumas ne scrisse una versione teatrale. Tuttavia, la fama de La signora delle camelie è legata soprattutto alla trasposizione in musica composta da Giuseppe Verdi, La traviata, che venne rappresentata per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853. Margherita Gautier, o Violetta Valery ne La Traviata, é diventata nel tempo un simbolo, interpretato da celeberrime donne di spettacolo: Eleonora Duse, Greta Garbo, Maria Callas.

Margherita non si sente degna di Armando e soffre la distanza morale e sociale che li separa. Armando d’altro canto si sente in colpa nei confronti della propria famiglia e della stessa Margherita per averla, in qualche circostanza, umiliata e fraintesa.

Disperato tentativo di riscatto e incompreso sacrificio emergono dal racconto dando vita a una narrazione che oggi potremmo definire “una storia d’altri tempi”, ma che certamente continua ad affascinare e a suscitare sensazioni, emozioni con la stessa forza di un tempo. Delicato e struggente.

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Narciso e Boccadoro – Hermann Hessehttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/21/narciso-e-boccadoro-hermann-hesse/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/21/narciso-e-boccadoro-hermann-hesse/#comments Wed, 21 Mar 2007 13:50:34 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/21/narciso-e-boccadoro-hermann-hesse/ Narciso e Boccadoro

La storia della splendida amicizia tra Narciso, monaco destinato alla carriera religiosa al riparo dal mondo, e Boccadoro, artista che invece è attratto da tutto ciò che è vita, è ambientata nell’oscuro, ma affascinante Medioevo. Narciso, giovane maestro nel convento di Marianbrom, è carismatico, dotto, meditativo, dotato di una straordinaria capacità di intuito; Boccadoro, scolaro inviato in monastero dal padre al fine di espiare l’anima peccaminosa ereditata dalla madre, è il suo opposto. L’attrazione reciproca tra i due è spontanea e immediata. Boccadoro considera Narciso un esempio da seguire per intraprendere la vita monastica alla quale crede di essere destinato; Narciso d’altro canto, percepisce l’intelligenza e il talento di Boccadoro, ma si accorge che non è fatto per una vita di clausura e preghiera. Ed è proprio Narciso che gli fa comprendere che il suo posto non è il monastero e che non sarebbe mai potuto diventare un erudito o un uomo religioso. Così Boccadoro lascia il convento e la vita di meditazione e di spiritualità per un’esperienza totalmente diversa. Viaggia per il mondo e scopre la sua natura di artista brillantemente intuita dall’ amico.

I due personaggi rappresentano il contrasto tra spirito e natura, sono il simbolo della dualità contenuta nella personalità di ciascuno di noi. Entrambi cercano la realizzazione, la ricerca della verità, ma con modalità diverse, seguendo il proprio modo di essere e di sentire. Ma forse la spiritualità di Narciso e la mondanità di Boccadoro non sono sufficienti a soddisfare la ricerca in quanto l’uno utilizza solo lo spirito e l’altro solo i sensi. Forse manca un equilibrio, quella giusta commistione di due elementi per vivere pienamente e con soddisfazione. O forse ciascuno deve imparare a vivere secondo la propria natura e realizzarsi in essa. Non c’e una ricetta valida universalmente.

Questo è un libro che ho letto quasi quindici anni fa e che in questi giorni ho voluto rileggere in virtù degli splendidi ricordi e sensazioni che mi aveva lasciato. Devo dire che ancora una volta non mi ha deluso. Lo consiglio a chiunque si interroghi e cerchi di capire e accettare la diversità degli altri, ma anche voglia imparare a convivere con l’altra faccia più nascosta della propria anima.

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I Malavoglia – Giovanni Vergahttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/19/i-malavoglia-giovanni-verga/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/19/i-malavoglia-giovanni-verga/#comments Mon, 19 Mar 2007 21:56:57 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/19/i-malavoglia-giovanni-verga/ I Malavoglia

E’ il romanzo maggiormente conosciuto di Giovanni Verga e va inserito nel più ampio e articolato progetto del Ciclo dei Vinti insieme a Mastro Don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L’Onorevole Scipioni e L’uomo di lusso. In essi Verga, considerato il più grande dei nostri scrittori veristi, vuole rappresentare i desideri che spingono gli uomini a cambiare stato sociale, a migliorare le proprie condizioni di vita e dunque in generale il problema del progresso. Due i temi principali de I Malavoglia: l’attaccamento alla famiglia, al focolare domestico e l’importanza della roba intesa come beni, possedimenti e ricchezze.
La storia si svolge alla fine del 1800 nel piccolo paese siciliano di Aci Trezza, all’indomani dell’unità d’Italia. Il paese, con le sue attività agricole o marittime, è proprio lo sfondo ideale per rappresentare la condizione dei personaggi imprigionati in una fascia economica da cui è impossibile uscire. Le classi più umili sono travolte dal progresso e soccombono perdendo le antiche usanze, i valori tradizionali e senza riuscire ad adeguarsi alla società moderna.
La famiglia Toscano, conosciuta come i Malavoglia, erano tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo. Quando il giovane ‘Ntoni parte per la leva militare, il nonno padron ‘Ntoni, tenta un affare acquistando a credito un carico di lupini da trasportare sulla Provvidenza, la loro barca. Ma un naufragio provoca la morte di Bastianazzo, figlio di padron ‘Ntoni, e la perdita dei lupini. Alla famiglia rimane perciò il debito della merce perduta. Questo l’inizio di una catena di disgrazie che coinvolgerà tutti i componenti della famiglia.

Verga, nella prefazione del libro, parla proprio della rottura di un equilibrio dato dalla tradizione immobile e abitudinaria di una famiglia semplice a causa dell’irrompere della fiumana del progresso. Quando il giovane ‘Ntoni lascia il focolare domestico perché disgustato dalle condizioni estreme di un’esistenza il cui peso non riesce a sopportare, getta l’intera famiglia nel tormento, lasciando la sensazione che valori come la casa, la famiglia, l’onestà e l’onore, da sempre perseguiti, non abbiano più ragion d’essere.
Tra il romanzo e l’autore non si percepisce alcun filo; Verga non si intromette nella narrazione e lascia spazio alla tecnica impersonale e al suo pessimismo di ateo considerando i privilegi dello spirito religioso senza alcun valore consolatorio. Il linguaggio schietto, diretto e colorito delle persone umili è efficacissimo. Il mondo arcaico, irrimediabilmente sconfitto dall’avvento dell’era moderna, ha una voce udibile ancora oggi attraverso i simboli della saggezza di una generazione passata e attraverso una storia che è regionale e universale allo stesso tempo.

A volte credo che sia un peccato che questo libro si debba leggere a scuola, perché è difficile apprezzare il valore di una lettura quando essa è imposta. Ed è triste pensare che un capolavoro come i Malavoglia sia incompreso o ignorato o maltrattato da giovani menti solo perché viene assegnato come compito a casa.

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La coscienza di Zeno – Italo Svevohttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/18/la-coscienza-di-zeno-italo-svevo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/18/la-coscienza-di-zeno-italo-svevo/#comments Sun, 18 Mar 2007 22:44:42 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/18/la-coscienza-di-zeno-italo-svevo/ La coscienza di Zeno

Zeno Cosini decide di intraprendere una terapia per liberarsi dai problemi e complessi che lo affliggono. Lo psicanalista, chiamato nel libro Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi salienti. Ricostruendo le tappe della sua inconcludente esistenza, emerge la snervante lotta con la sua coscienza. Delinea la figura di un uomo “inetto” alla vita, “malato” di una malattia che spegne ogni impulso all’azione e qualsiasi slancio vitale o ideale. La malattia gli appare come la condizione normale dell’esistenza; ogni suo male deriva da questa. Uno dei suoi problemi è l’incapacità di smettere di fumare. I tentativi di astenersi dall’accendere una sigaretta, oltre che essere vani, rappresentano lo sforzo inutile di raggiungere la posizione di buon marito, buon padre, valido uomo d’affari, che il protagonista ritiene vincenti nella vita. Crede che se riuscirà a smettere di fumare tutto cambierà. La sua è una corsa incessante verso quella che pensa essere la vera esistenza e la “salute”. Zeno è in realtà incapace di sentirsi a suo agio in qualsiasi situazione. Vi è un abisso tra le sue intenzioni, ragionate e analizzate criticamente, e i comportamenti effettivi, privi di volontà e contenuti veri. Mentre agisce per conseguire un risultato ne ottiene un altro. Un esempio ne è il suo matrimonio. Zeno si innamora di una delle tre sorelle Malfenti, la bella Ada, ma si ritrova a sposare passivamente quella meno desiderata, Augusta. L’aveva immaginata bellissima, ma quando la vede per la prima volta ne rimane deluso. Solo in seguito la “bruttezza” di Augusta viene ridimensionata da Zeno e comprende che quella donna, sposata in seguito al rifiuto delle due affascinanti sorelle, sarebbe stata l’unica possibile compagna della sua vita.

Il sincero affetto che comincia a provare per lei, ma forse molto di più la sicurezza e la comodità della vita familiare, lo legano ad Augusta, ma non gli impediscono di stringere una relazione con un’altra donna. Altro tema fondamentale è il difficile rapporto con il padre, fatto di silenzi e di incomprensioni sin dall’infanzia. Il padre è scontento del modo di vivere incostante, arrendevole e ozioso del figlio e della sua incapacità di trovare una collocazione nella società. Prima della morte del genitore, Zeno riceve da questi uno schiaffo che non saprà mai spiegare se dovuto all’incoscienza della malattia o alla volontà vera di punirlo. E’ un interrogativo che lo perseguiterà fino all’ultimo dei suoi giorni.

Questo libro è una pietra miliare della nostra cultura letteraria. Quando apparve nel 1923 non fu accolto in maniera benevola risentendo delle polemiche intorno alle idee di Freud. Svevo si interessò molto alla psicanalisi freudiana, ma il suo interesse fu caratterizzato da uno spirito polemico e ironico verso questa disciplina. Solo successivamente, anche grazie alle sollecitazioni di Joyce, La coscienza di Zeno si impose all’attenzione della critica italiana.

Un libro su cui riflettere, un viaggio descritto in maniera ironica e divertita nell’inconscio di un uomo da cui traspaiono ambiguità, contraddizioni e sensi di colpa.

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Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wildehttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/17/il-ritratto-di-dorian-gray-oscar-wilde/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/17/il-ritratto-di-dorian-gray-oscar-wilde/#comments Sat, 17 Mar 2007 17:47:32 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/17/il-ritratto-di-dorian-gray-oscar-wilde/ Il ritratto di Dorian Gray

Dorian Gray è un ragazzo affascinante, incantevole e non si può fare a meno di essere attratti dalla sua figura e dai suoi lineamenti perfetti. Diviene l’unica ispirazione del pittore Basil Hallward che un pomeriggio ne ritrae la bellezza nello studio dove ha inizio la storia. Sempre qui Dorian incontra il cinico e carismatico Lord Henry Wotton il quale gli si rivolge in questo modo:

“Avete un volto meraviglioso, signor Gray, non accigliatevi, lo avete. E la bellezza è un aspetto del genio, è più alta, anzi, del genio, perché non richiede spiegazioni. E’ una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole, o come la primavera, o il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia d’argento che chiamano luna. Su di essa non si può discutere: ha un diritto divino alla sovranità, rende principi coloro che la possiedono. Sorridete? Non sorriderete quando l’avrete perduta… Si dice spesso che la bellezza sia cosa superficiale; può essere, ma non sarà mai superficiale come il pensiero. Per me la bellezza è la meraviglia sovrana. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze: il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile. Sì, signor Gray, gli dei sono stati benigni con voi, ma gli dei non indugiano a riprendersi quello che danno. Avete solo pochi anni per vivere realmente, perfettamente e pienamente. Quando la gioventù vi abbandonerà, la bellezza si affretterà a seguirla, e allora vi accorgerete a un tratto che non vi sono più trionfi per voi o dovrete contentarvi di quei mediocri trionfi che il ricordo del vostro passato renderà amari più che disfatte. Ogni mese vi avvicina, scomparendo, a qualche cosa di terribile; il tempo è geloso di voi e fa guerra ai vostri gigli e alle vostre rose. Si spegneranno i vostri colori, le vostre guance si incaveranno, gli occhi perderanno il loro lampo; e soffrirete tremendamente.”

Dorian non tollera l’idea che il tempo lo faccia invecchiare, mentre i quadri del suo amico Basil non muteranno mai. Esprime così il desiderio che i segni inevitabili che la vita lascia sulle persone possano essere rivolti al suo ritratto, e non a sé stesso. Da quel momento, come per incanto, qualsiasi cosa egli faccia, qualsiasi azione egli commetta, i tratti del suo volto muteranno solo nella tela e non toccheranno minimamente la bellezza e la gioventù della sua persona. Mentre il quadro porta i segni dell’età che avanza, l’anima di Dorian porta quelli della progressiva decadenza morale, alla quale l’eccessiva dedizione al culto del bello e della superficialità lo ha portato. Il suo ritratto diventa lo specchio dell’anima.

Wilde celebra il culto della bellezza, dell’arte come somma espressione dell’uomo e lo fa sia nei suoi scritti, sia con la sua condotta anticonformista e antivittoriana. La vita è un’opera d’arte ben riuscita; la vita imita l’arte; la vita è il risultato dell’arte secondo Wilde. Da qui la ricerca del piacere da un lato e lo stile di vita disinibito e dissoluto dall’altro.
Questo libro è il simbolo di un’epoca, a ragione identificato come il capolavoro del decadentismo e dell’estetismo. Contrasto tra apparenza e essenza, tra ciò che è visibile agli occhi e ciò che è intimamente nascosto in ognuno di noi.

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Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandellohttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/15/il-fu-mattia-pascal-luigi-pirandello/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/15/il-fu-mattia-pascal-luigi-pirandello/#comments Thu, 15 Mar 2007 21:57:22 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/15/il-fu-mattia-pascal-luigi-pirandello/ Il fu Mattia Pascal

Scritto nel 1903 questo splendido romanzo è oggi di incredibile attualità.
Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova, del tutto incapace di amministrare, affida però l’intero patrimonio a Batta Malagna, che avendo ricevuto in passato dal marito diversi favori ed essendo ricompensato lautamente per i suoi attuali servigi, avrebbe dovuto, secondo lei, amministrare onestamente. Batta Malagna invece, con il trascorrere degli anni, si impossessa di tutti i loro averi e costituisce la causa principale del declino della famiglia Pascal. I due fratelli Mattia e Roberto vivono allegri e liberi da ogni pensiero morale, religioso o scolastico e, una volta cresciuti, non si curano dei beni della famiglia, paghi di vivere senza apparenti problemi e in maniera agiata. Il Malagna ha avuto infatti la capacità di non fargli mancare nulla e di nascondere la voragine di debiti che presto li avrebbe fatti precipitare.
Costretto a sposare Romilda, da cui aspetta un bambino, Mattia si trova a convivere anche con la suocera vedova che lo disprezza e lo considera un inetto, un fannullone, un buono a nulla ricco soltanto di debiti. Da questo momento la vita di Mattia diventa un inferno. Ormai senza ricchezze, si trasferisce in una casa umile; la moglie perde la sua originaria bellezza e sembra non amarlo più; le due figlie muoiono una dopo l’altra a causa della loro gracilità. E muore anche l’adorata madre dopo aver sopportato i soprusi della suocera-strega la quale continua per il carattere di Mattia, ma soprattutto per la povertà di Mattia a odiare il genero e a rovinare la già precaria tranquillità della casa. Per la prima volta in vita sua il protagonista si ritrova a cercare lavoro, e grazie all’amico Pomino, ne trova uno come bibliotecario. Ma un giorno Mattia, angustiato dai dissidi coniugali e dai debiti, esasperato dalla noia e dalla inutilità del suo lavoro, decide di fuggire. Arriva a Montecarlo e grazie ad una serie di vincite fortunate si ritrova in tasca la somma di 82.000 lire. E’ quasi ricco! Decide di ritornare a casa per riscattare le sue proprietà e per godere di una rivincita sulla suocera; sogna finalmente una vita serena, un avvenire tranquillo al riparo della miseria. Ma proprio mentre questi pensieri occupano la sua mente, in treno durante il viaggio di ritorno a casa, legge su un giornale che a Miragno, nella roggia di un mulino, è stato ritrovato il cadavere di Mattia Pascal.

Legge e rilegge il trafiletto scritto in minutissimi caratteri e lo ripete tra se quasi sillabando, fermandosi ad ogni parola. Egli si sarebbe suicidato nella gora del molino alla Stia, una sua vecchia proprietà, a causa dei dissesti finanziari e dei lutti familiari. Ed era stato prontamente o forse frettolosamente riconosciuto dalla moglie disperata e dalla suocera. Dapprima sconvolto, comprende presto che può crearsi una nuova vita, una vita libera da ogni legame con il passato, senza problemi e senza responsabilità, proprio come quando era giovane. E’ ricco e non essendo più Mattia Pascal non ha più alcun creditore. Così con il nome di Adriano Meis comincia a viaggiare prima in Italia e poi all’estero, fino a che decide di stabilirsi a Roma, in un camera ammobiliata sul Tevere. Si innamora, ricambiato, di Adriana, dolce figlia del padrone di casa Anselmo Paleari. Mattia vorrebbe sposarla e ricominciare tutto da capo. Ma Adriano Meis non esiste, non ha una realtà sociale, non ha nessuno dei diritti che hanno i cittadini iscritti all’anagrafe. Non può acquistare nulla, non può denunciare un furto se derubato e tanto meno può contrarre matrimonio. Non può fare nessuna di quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità. Capisce l’impossibilità di vivere fuori dalle leggi e dalle convenzioni che gli uomini si sono dati. La sua libertà è solo un’illusione. Scopre che fare il morto non è una bella professione. A Mattia non resta che farla finita anche con la nuova identità simulando il suicidio di Adriano Meis nelle acque del Tevere. Erano passati soltanto due anni dalla sua prima supposta morte. Eppure tante cose erano cambiate. La moglie Romilda era rimasta vedova ben poco. Si era infatti risposata proprio con il suo amico Pomino ed aveva avuto una bambina. Quanto era beffardo il destino… Lui, che aveva pensato di essere rinato e finalmente libero di fare ciò che desiderava, non aveva potuto vivere pienamente la sua nuova vita, ma era evidente che gli altri lo avevano fatto. Gli altri erano andati avanti anche senza di lui. Gli altri, a Miragno, avevano stentato a riconoscerlo e il suo ritorno non aveva, per lo meno inizialmente, causato lo scompiglio che si era immaginato. Mattia, ritornato con propositi di vendetta, ben presto li abbandona e lascia che la moglie e l’amico continuino a vivere il loro menage coniugale. A Mattia non resta che ritornare a fare il bibliotecario nell’umida chiesa sconsacrata e adibita a biblioteca comunale in un paese in cui nessuno legge e di andare di tanto in tanto a far visita alla propria tomba…

Mattia Pascal è il testimone esemplare dell’assurda condizione di uomo prigioniero delle “maschere sociali” di marito, di padre, di figlio, di fratello etc. che coprono la nostra vera identità. Esprime la sofferenza di quest’uomo, angosciato dall’impossibilità di sfuggire alle convenzioni e ai vincoli della società che sono una catena, un freno inibitore e che forse sono l’unico modo d’esistere. Fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete e tristi che siano per cui noi siamo noi… non è possibile vivere. Solitudine e sconfitta in una società creata dall’uomo, ma che non è a misura d’uomo. Pirandello in questo romanzo rappresenta tutta la crisi esistenziale e storica dell’uomo moderno. E questa rappresentazione, impregnata del contrasto tra realtà e illusione, consapevole dell’incapacità di essere totalmente artefici del proprio destino e del sopravvento del caso è inscenata con straordinaria semplicità in un misto di gioia e di sofferenza, di umorismo e amarezza, di comico e di tragico.

E’ un libro incredibile, una narrazione geniale a cui non si può rinunciare.

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Il codice da Vinci – Dan Brownhttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vinci-dan-brown/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vinci-dan-brown/#comments Sat, 10 Mar 2007 17:23:04 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vinci-dan-brown/ Il codice da Vinci

Jacques Saunière, famoso curatore del Louvre, viene brutalmente colpito durante una notte all’interno dello stesso museo parigino. In un ultimo gesto disperato, l’uomo di settantasei anni, si aggrappa ad un dipinto di Caravaggio e fa scattare l’allarme. La pesante saracinesca di ferro viene immediatamente giù, bloccando l’ingresso al suo inseguitore. Gli ultimi minuti di vita, Saunière li impiega per togliersi i vestiti, distendersi sul pavimento e disporsi come il celeberrimo disegno di Leonardo Da Vinci, l’uomo di Vitruvio. Quando giungono i primi soccorritori si trovano davanti ad una scena agghiacciante: vicino al corpo nudo senza vita alcuni numeri e un nome: Robert Langdon.
Così ha inizio il thriller dai risvolti esoterici che ha suscitato numerosissime polemiche e che è diventato un fenomeno editoriale tradotto in quarantaquattro lingue e con oltre quaranta milioni di copie vendute. L’idea di fondo della storia è che la chiave del segreto del Graal, che la Chiesa si è prodigata a nascondere attraverso “la più grande opera di insabbiamento della storia”, sia da ricercare nell’allusivo linguaggio della pittura. Tra realtà e fantasia Dan Brown riesce a rapire e a coinvolgere, costruendo una trama incalzante e avvincente grazie all’utilizzo dei simbolismi della religione e dell’arte. Molti studiosi hanno criticato questo libro a causa delle senza dubbio imprecise ricostruzioni storiche, documentali e artistiche. Ed anche molti critici hanno sostenuto che le idee principali del libro siano state tratte da opere precedenti e meno famose. Una di queste è il saggio Il Santo Graal di Michael Baigent e Richard Leigh i quali hanno perfino citato Dan Brown in tribunale per plagio. La controversia giudiziaria si è conclusa a favore di Brown, stabilendo che Il codice da Vinci pur riprendendo alcuni elementi dell’opera dei due storici, non è stato copiato. Una curiosità: forse uno dei personaggi del romanzo, lo storico Leigh Teabing, è stato scelto utilizzando il cognome di Richard Leigh e l’anagramma del cognome di Michael Baigent.

Io credo che tutte le critiche, anche quelle più aspre, siano motivate dal desiderio di contestarne il contenuto, dall’enorme diffusione che il libro ha avuto e dall’importanza della Chiesa e del Cristianesimo. E credo inoltre che, mentre siano assolutamente comprensibili quelle che provengono dal mondo cattolico a causa del riaccendersi del dibattito sull’attendibilità dei vangeli, non lo siano invece quelle degli altri studiosi o presunti tali. Il Codici da Vinci è solo una storia, non un libro di storia; è un romanzo in cui finzione e realtà possono più o meno intrecciarsi a seconda della fantasia, della capacità narrativa, della volontà di stupire e far parlare di sé dell’autore, non un saggio con la presunzione di portare alla luce verità storiche e di documentare avvenimenti accaduti duemila anni fa. Si è scatenata una caccia all’errore senza precedenti. E’ veramente il caso di dire “Tanto rumore per nulla”. E’ un bel libro, scorrevole e intrigante al punto giusto, può farti trascorrere qualche ora piacevole e forse può portare a qualche riflessione più o meno profonda. Cosa volere di più? Moltissimi lo hanno letto; chi non lo ha fatto non si lasci condizionare troppo dai commenti negativi o al contrario entusiastici. Ognuno si faccia una personalissima opinione. Un libro è proprio questo: uno stimolo al ragionamento e alla riflessione; a volte divertimento, evasione e svago. Lo si legga e lo si prenda per quello che è: una storia.

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Se questo è un uomo – Primo Levihttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/07/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/07/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/#comments Wed, 07 Mar 2007 18:10:11 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/07/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/ Se questo è un uomo

Primo Levi, chimico torinese, aveva ventiquattro anni quando fu catturato dalla milizia fascista alla fine del 1943 e, essendo ebreo oltre che partigiano, consegnato ai nazisti che lo deportarono ad Auschwitz. In questo periodo, il governo tedesco, data la scarsità di manodopera, aveva deciso di sospendere le uccisioni arbitrarie dei singoli e di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi. E’ forse questa una tra le ragioni per le quali Primo Levi fu una delle quattro persone su quarantacinque contenute nel suo vagone che ha rivisto la sua casa.
La letteratura sui campi di sterminio nazisti, sull’inferno dei Lager, è certamente nutrita, ma questo suo libro, ricco di particolari atroci, testimonianza sconvolgente ed efficacissima, è anche un capolavoro letterario.

“Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”

“Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine << Campo di annientamento >>, e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo.”

“ Eccomi dunque sul fondo. A dare un colpo di spugna al passato e al futuro si impara assai presto, se il bisogno preme. Dopo quindici giorni dall’ingresso, già ho la fame regolamentare, la fame cronica sconosciuta agli uomini liberi, che fa sognare di notte e siede in tutte le membra dei nostri corpi; già ho imparato a non lasciarmi derubare, e se anzi trovo in giro un cucchiaio, uno spago, un bottone di cui mi possa appropriare senza pericolo di punizione, li intasco e li considero miei di pieno diritto. Già mi sono apparse, sul dorso dei piedi, le piaghe torpide che non guariranno. Spingo vagoni, lavoro di pala, mi fiacco alla pioggia , tremo al vento; già il mio stesso corpo non è più mio: ho il ventre gonfio e le membra stecchite, il viso tumido al mattino e incavato a sera; qualcuno fra noi ha la pelle gialla, qualche altro grigia: quando non ci vediamo per tre o quattro giorni, stentiamo a riconoscerci l’un l’altro.”

E’ un libro da leggere e poi ancora rileggere per ricordare l’orrore di quanto accaduto e la disumanità non di mostri, o per lo meno non solo di mostri, ma anche di uomini comuni pronti a credere e obbedire senza discutere; per diffidare di chi vuole convincere con strumenti diversi dalla ragione; per sospettare di tutti i profeti, data la difficoltà di distinguere i veri dai falsi e infine per accontentarsi di verità meno entusiasmanti e più modeste che si conquistano con fatica, con studio, con discussione e ragionamento, senza scorciatoie e un passo alla volta, piuttosto che verità semplici e comode che non costano nulla.

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Il gabbiano Jonathan Livingston – Richard Bachhttp://www.my-libraryblog.com/2007/03/04/il-gabbiano-jonathan-livingston-richard-bach/ http://www.my-libraryblog.com/2007/03/04/il-gabbiano-jonathan-livingston-richard-bach/#comments Sun, 04 Mar 2007 21:39:45 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/03/04/il-gabbiano-jonathan-livingston-richard-bach/ Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston non è un gabbiano come tutti gli altri. E’ un gabbiano che scopre la bellezza di librarsi nel cielo, che cerca la perfezione nel volo perché crede che il volo stesso abbia una sua insita bellezza. Non vuole più seguire la massa, rifiuta la vita dello stormo, non vuole volare solo alla ricerca di cibo, ma aspira ad un ideale diverso, ad un ideale di libertà, di spazi e cieli azzurri, di calore e luce, di soffio di vento e mare spumeggiante. Dal racconto emerge il desiderio di lottare e di distinguersi, di ottenere quello in cui crede anche a costo di non essere compreso dalla propria famiglia e dai propri simili, di essere etichettato come scomodo e ribelle. Atteggiamenti che potrebbero essere quelli di un uomo anticonformista, un uomo che cerca di raggiungere i propri traguardi, la propria forma di successo anche quando non rappresenta quanto la società si attende da lui. Diventa così il simbolo di chi ha il coraggio di seguire la propria legge interiore e non si lascia influenzare dai pregiudizi degli altri. E’ una metafora che riflette la condizione umana troppo spesso costretta in schemi e ruoli ingessati che non lascia spazio alla fantasia, alle aspirazioni e ai sogni.

Bach, che oltre ad essere scrittore è anche pilota, riesce ad affascinare con una storia semplice dal clima narrativo insolito e a trasmettere emozioni e desiderio di avventura. E’ forse un monito, un invito a non perdersi d’animo, a seguire la propria natura e a non smettere mai di osare.

“Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi tutti”

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Il Piccolo Principe – Antoine De Saint-Exuperyhttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/24/il-piccolo-principe-antoine-de-saint-exupery/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/24/il-piccolo-principe-antoine-de-saint-exupery/#comments Sat, 24 Feb 2007 19:30:30 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/24/il-piccolo-principe-antoine-de-saint-exupery/ Il piccolo principe

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”

Il fascino di questo racconto sta nella sua disarmante semplicità. Ci insegna tante cose che abbiamo dimenticato crescendo. Perciò esso non può essere considerato solo un libro per bambini; ha molto da dire anche ai grandi. L’autore, in maniera originale e magica, descrive il mondo degli adulti attraverso gli occhi innocenti di un bambino evidenziandone i comportamenti irragionevoli e talvolta inutili. Il piccolo principe vive su un pianeta talmente piccolo che può ammirare gli adorati tramonti ogni volta che vuole semplicemente spostando la sedia. Sua unica compagnia una rosa il cui seme è arrivato lì chissà da dove. A dire la verità si tratta di una rosa un po’ capricciosa e ingrata che esaspera talmente il piccolo principe da farlo scappar via, approfittando della migrazione di alcune rondini. Il suo è un viaggio lungo e tortuoso durante il quale incontra personaggi bizzarri che gli mostrano un mondo fino a quel momento sconosciuto. C’è chi conta e riconta le stelle sostenendo di possederle come un capitale; chi si crede di regnare sull’universo intero quando non c’è nessuno a sapere della sua esistenza; chi è ligio al suo dovere al limite del paradosso; chi è vanitoso e vive nell’attesa di qualcuno che lo ammiri. Ogni personaggio rispecchia un aspetto diverso della vita degli adulti. Giunge infine sulla Terra che è il più grande tra i pianeti visitati e di gran lunga il più interessante. Incontra una volpe che, nonostante sia diffidente con gli uomini, di fronte all’ingenuità del protagonista, vorrebbe farsi “addomesticare” per essere l’unica al mondo e non uguale a centomila.. Addomesticare è una cosa dimenticata da molto tempo ormai e vuol dire “creare legami”. Queste alcune delle parole della volpe:

“Non si conoscono che le cose che si addomesticano. Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”

Incontra un giardino fiorito di rose che inizialmente lo rende infelice e lo fa piangere.
Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l’universo. Ed ecco che ce n’erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.
Ma poi ne comprende l’unicità grazie agli insegnamenti della volpe stessa:

“Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho annaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.”

A volte dobbiamo allontanarci da chi amiamo per capirne l’importanza e il valore; e a volte abbiamo bisogno di un amico che ci insegni e che ci guidi in situazione difficili da comprendere.
Infine incontra chi narra questa storia, l’aviatore dispersosi nel Sahara, che, impegnato nella riparazione del suo aereo, non si accorge immediatamente di quanto prezioso sia quel bimbo strano.
Ma presto tra di loro nasce una stretta amicizia che li arricchirà solo come le vere amicizie sanno fare e che li terrà sempre vicini nonostante le distanze geografiche.
Ma la frase che è l’emblema di questo racconto è senza dubbio questa:

“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

Un libro senza tempo e senza età per tutti coloro che amano creare legami, credono nell’amicizia e nei rapporti semplici e veri. Un libro per i ragazzi. Un libro per gli adulti affinché non dimentichino mai di essere stati bambini.

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Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseinihttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/22/il-cacciatore-di-aquiloni-khaled-hosseini/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/22/il-cacciatore-di-aquiloni-khaled-hosseini/#comments Thu, 22 Feb 2007 13:09:21 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/22/il-cacciatore-di-aquiloni-khaled-hosseini/ Il cacciatore di aquiloni

Una storia di amicizia attraverso trent’anni di storia afghana.

C’è stato un tempo in cui Kabul era una città in cui volavano gli aquiloni e in cui i bambini davano loro la caccia. Amir e Hassan hanno trascorso lì la loro infanzia felice e formavano una coppia eccezionale nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni. Niente al mondo però può cambiare certi dati di fatto: l’uno pashtun, l’altro hazara; l’uno sunnita, l’altro sciita; l’uno padrone, l’altro servo. Amir, il ricco, era il pilota; Hassan, il servo, era il suo secondo. Poi però gli aquiloni non volarono più. E’ una storia di padri e figli, di amicizia e tradimento, di rimorso e redenzione, di fughe e ritorni sullo sfondo di un Afghanistan schiacciato dalla morsa sovietica prima e dai talebani poi. Amir, figlio di un ricco uomo d’affari, viveva con il padre Baba in quella che era considerata da tutti la più bella casa di Wazir Akbar Khan, un nuovo quartiere nella zona nord di Kabul. Anche Hassan viveva con il padre Ali, in una capanna di argilla, all’ombra del nespolo situato all’estremità meridionale del giardino della casa di Baba e Amir. Ma un giorno, sotto gli occhi dell’amico, qualcosa di terribile accadde ad Hassan. Amir commise una colpa terribile e l’armonia tra i due si infranse.

“Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.”

Queste le parole di Amir adulto che vive da ormai vent’anni in America, dove è fuggito con il padre. E, quando una telefonata inaspettata lo raggiunge a San Francisco, comprende che deve partire e tornare a casa. Un viaggio di ritorno, un viaggio dentro di sé, un viaggio di espiazione, un viaggio di riscatto. Ricordi assordanti e prorompenti, sensazioni sopite ma mai dimenticate. Ad attenderlo non ci sono però solo i rimorsi e i fantasmi della sua coscienza; quella che una volta era casa e patria è ora una landa desolata, terra di relitti umani e di donne invisibili la cui bellezza non esiste più. Qui avere un padre o un fratello, dopo gli indiscriminati stermini dei talebani, è una vera rarità; qui incrociare il loro sguardo, il più delle volte, significa tortura e morte; qui regnano sgomento e terrore.

Nonostante il finale “americano” e cinematografico (la Dreamworks casa di produzione di Steven Spielberg ne ha acquistato i diritti per trarne un film) è una storia toccante e coinvolgente che vale la pena di leggere e su cui riflettere.

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Oliver Twist – Charles Dickenshttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/15/oliver-twist-charles-dickens/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/15/oliver-twist-charles-dickens/#comments Thu, 15 Feb 2007 22:54:54 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/15/oliver-twist-charles-dickens/ Oliver Twist

Dickens ha scritto quello che è diventato un classico della letteratura universale a soli venticinque anni. E come altri lavori di Dickens, Oliver Twist mette in evidenza diversi problemi sociali dell’Inghilterra nella prima metà del 1800, come il lavoro minorile, il reclutamento dei bambini per il crimine e le condizioni di degrado delle città.

Una giovane donna muore dando alla luce un bambino in un ricovero parrocchiale. Il neonato viene chiamato Oliver Twist e non avendo alcun parente viene internato in un orfanotrofio. Ma l’istituto, finanziato dalla chiesa, è gestito da persone avide e prive di buoni sentimenti. Oliver vive un’infanzia di sofferenza, subisce maltrattamenti ed è costretto a patire fame ed umiliazioni. Nessuno lo può aiutare; ogni bambino dell’ospizio ha il solo scopo di sopravvivere a quella miserevole e disumana esistenza.

“Ai ragazzi il pasto veniva somministrato in un enorme camerone in pietra, a una estremità del quale stava un grande calderone di rame. Da questo il superiore, all’ora del pasto, indossato all’uopo un grembiule e assistito da una o due donne, dispensava mestoli di farinata. Di tale squisita miscela spettava la misura di un mestolo ciascuno, e non di più – tranne che in occasioni di pubblici festeggiamenti, quando in più veniva elargito un’oncia e un quarto di pane. Non c’era bisogno di lavare le scodelle. Ci pensavano i ragazzi armati di cucchiai a pulirle fino a che non tornavano a splendere, e conclusa quell’operazione, restavano seduti a guardare il calderone con occhi così famelici che avrebbero divorato la stufa di mattoni sulla quale era collocato, presi, nel mentre, a succhiarsi accanitamente le dita allo scopo di asportarne ogni più piccolo residuo di farinata che vi fosse rimasto appiccicato.”

All’età di nove anni viene mandato a servire presso un fabbricante di bare; qui non trova affetto e accoglienza, ma ancora percosse e privazioni. Decide così di fuggire e di raggiungere a piedi Londra. Ma Oliver dovrà lottare a lungo prima di cominciare a vivere un’esistenza felice. Nei sobborghi della città, stanco e affamato, Oliver si imbatte in un suo coetaneo che lo aiuta e lo introduce in una banda di ladruncoli di strada capeggiati dal vecchio ebreo Fagin. Egli inizialmente non è consapevole della risma delle persone che lo stanno accogliendo, ma pian piano ne avrà coscienza. Oliver è buono e ingenuo e, nonostante tutte le sofferenze, è incapace di provare risentimento o odio. Rappresenta la lotta dell’Innocenza contro il Male. Nella sua ottica di bimbo il mondo degli adulti è incomprensibile.

La storia prosegue intrecciandosi con numerosi avvenimenti abilmente descritti dall’autore. Altri personaggi, alcuni di essi finalmente buoni e generosi, entrano nella vita di Oliver rendendo la sua storia ancora più avvincente.

Un libro per tutte le età!

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Delitto e castigo – Fedor Dostoevskijhttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/11/delitto-e-castigo-fedor-dostoevskij/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/11/delitto-e-castigo-fedor-dostoevskij/#comments Sun, 11 Feb 2007 22:23:18 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/11/delitto-e-castigo-fedor-dostoevskij/ Delitto e castigo

Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme…

Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani” che somiglia a un armadio più che a un’abitazione. Mortificato da questa situazione, dal pensiero di madre e sorella che si sacrificano per i suoi studi, ma soprattutto convinto della sua superiorità di uomo, uccide una vecchia usuraia e la sorella minore di lei che sfortunatamente è presente al momento del delitto.
In realtà per l’ex studente Raskolnikov, non si tratta neppure di delitto, per lo meno inizialmente. In fondo la storia è stata fatta da “uomini non comuni”, da uomini di valore che si contrappongono a tutti gli altri anonimi e “comuni”. Quelli di valore possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge al contrario di quelli comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole.

“Secondo me, se le scoperte di Keplero e di Newton, per qualche combinazione, in nessuna maniera avessero potuto divenir note agli uomini altrimenti che col sacrificio della vita di uno, di dieci, di cento persone e via dicendo, che impacciassero quella scoperta, o che si fossero messe sulla sua strada come un ostacolo, allora Newton avrebbe avuto il diritto, e sarebbe perfin stato in obbligo… di eliminare quelle dieci o cento persone, per far note le sue scoperte a tutta l’umanità”.

E Raskolnikov uccide per fini superiori una inutile vecchia, avida e malvagia. Lui con i soldi che le sottrae può realizzare grandi progetti e risolvere i suoi e i problemi altrui. Lui è certamente un superuomo, un Napoleone a cui è concesso di compiere azioni estreme.
Ma è proprio così? Dopo il delitto, Raskolnikov comincia ad essere attanagliato dai sensi di colpa, dal rimorso, e in preda alla febbre, è ossessionato da tremende allucinazioni. La disperazione e la paura prendono il sopravvento. Imprevedibili e inattesi sentimenti straziano il suo cuore. Quello che aveva creduto un gesto lecito, perfino nobile, si rivela in tutta la sua cruda verità di atto spregevole. La narrazione diventa un viaggio nella coscienza dell’assassino evidenziandone gli aspetti contorti e perversi. La sofferenza, il delirio, il tumulto dell’animo sono il filo conduttore di tutto il racconto.

Dostoevskij penetra nel labirinto della mente umana e ne esplora i meandri in maniera straordinaria.

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Due di due – Andrea De Carlohttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/09/due-di-due-andrea-de-carlo/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/09/due-di-due-andrea-de-carlo/#comments Fri, 09 Feb 2007 22:13:07 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/09/due-di-due-andrea-de-carlo/ Due di due

“La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva.” […] “Ho le mani in tasca e il bavero del cappotto alzato, e cerco disperatamente di assumere un atteggiamento di non appartenenza alla scena, anche se sono uscito dallo stesso portone e ho fatto lo stesso percorso faticoso solo un quarto d’ora prima. Ma ho quattordici anni e odio i vestiti che ho addosso, odio il mio aspetto in generale, e l’idea di essere qui in questo momento.”

Così Mario, l’io narrante di questo racconto, comincia a descrivere la storia della profonda amicizia che lo lega a Guido. Siamo a Milano, a metà degli anni settanta, anni in cui spira un vento rivoluzionario su molti paesi europei, anni caratterizzati da un aumento di ricchezza e di benessere, ma anche anni che portano alla crescita del divario tra classi sociali e all’accentuarsi del disagio e delle inquietudini soprattutto nei giovani. Ed è sullo sfondo delle proteste studentesche, delle manifestazioni, dei cortei, delle occupazioni di scuole e di università che nasce e si consolida l’amicizia tra due ragazzi profondamente diversi, ma con lo stesso bisogno di libertà, di evasione dal frastuono del mondo moderno, dagli schemi e dalle scelte “obbligate”.
Guido è carismatico, attira l’attenzione delle ragazze e la curiosità di chi lo circonda, anima le assemblee a cui partecipa con i suoi discorsi anticonformisti e anarchici, ha un modo particolare di comunicare e a volte di non comunicare. Mario ne subisce il fascino; dopo averlo conosciuto comincia a manifestare più apertamente i suoi desideri, cerca di mascherare la sua timidezza, si interessa alla politica e partecipa alle assemblee.
Guido decide di lasciare il liceo che non sopporta e comincia a viaggiare per il mondo alla ricerca di luoghi, cose e persone che lo rendano felice senza mai trovarne. Mario termina il liceo tra apatia, indecisioni e difficoltà di comprendere cosa fare della propria vita.
Mentre Guido viaggia tra Europa e Australia e America, Mario trova non senza difficoltà la sua dimensione. Decide di andare a vivere nella campagna umbra, lontano dalla ostile, grigia e rumorosa Milano. Qui riesce a placare le sue inquietudini, a costruire una casa, una famiglia e a lavorare con soddisfazione.

“Pensavo a quanto le nostre vite erano state diverse in questi anni, e anche simili in fondo, due di due possibili percorsi iniziati dallo stesso bivio.” Così si esprime Mario…

Due percorsi, due scelte, due avventure. Una straordinaria e indimenticabile amicizia che non viene distrutta dalla distanza, ma che continua ad alimentarsi con il trascorrere degli anni e nonostante i diversi modi di vivere e sentire.
Mi capita a volte di pensare a quanto sia prezioso un amico; a quanto sia di conforto in momenti disperati; a quanto possa comprenderti ed appoggiarti quando chiunque altro ti volge le spalle.
Un amico ha qualcosa di te, qualcosa che ti somiglia, ma è anche un tuo possibile modo di essere…

Forse il libro più bello di De Carlo.

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Persuasione – Jane Austenhttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/06/persuasione-jane-austen/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/06/persuasione-jane-austen/#comments Tue, 06 Feb 2007 22:01:31 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/06/persuasione-jane-austen/ Persuasione

Una storia d’amore deliziosa.

“Spero di rendere giustizia a tutto ciò che lei prova e che provano quelli come lei. Dio non voglia che io sottovaluti i sentimenti d’amore e fedeltà dei miei simili. Meriterei totale disprezzo se osassi affermare che solo le donne son capaci di provare vero affetto e di essere costanti. No, io credo che siate capaci di tutto ciò che è importante e onesto nella vita matrimoniale. Credo che possiate essere all’altezza di ogni sforzo e di molta tolleranza nella vita domestica, finchè – se mi è concessa l’espressione – finchè avete uno scopo, almeno, cioè, finchè la donna che amate vive e vive per voi. Il privilegio che rivendico per il mio sesso ( non è certo invidiabile, non c’è bisogno che lo agognate) è che sappiamo amare di più, anche quando l’esistenza e la speranza sono finite”.

Queste sono alcune delle riflessioni che Anne Elliott, la dolce protagonista di questo racconto, rivolge quasi alla fine del libro al Capitano Harville, sincero amico dell’altro Capitano, da lei tanto amato, Frederick Wentworth. Sono parole mature, consapevoli e forti, parole di una donna che ha conquistato la capacità di esprimersi e di manifestare finalmente la propria volontà. Anne, all’età di diciannove anni, ha commesso l’errore di rompere il fidanzamento con il giovane ufficiale di marina di cui era innamorata perché socialmente inferiore. E questo ha causato la sua infelicità. Si è infatti lasciata persuadere dall’opposizione del padre Sir Walter e dell’amica di famiglia Lady Russell. L’uno, rappresentante di una cinica aristocrazia provinciale, credeva solo ai vuoti valori dell’apparenza sociale e della bellezza, e per incompetenza e vanità, spendeva gran parte del suo patrimonio fino ad essere costretto a dare in affitto la bella residenza di Kellynch Hall e a ritirarsi in un appartamento nella meno dispendiosa, ma certamente mondana Bath. L’altra, assunto un ruolo materno dopo la morte prematura della madre di Anne, possedeva una grande abilità “persuasiva” che aveva trovato terreno fertile nella giovanissima Anne, incapace di affermare le proprie idee e lottare per i propri desideri. Ma a distanza di otto anni Anne è cambiata. L’esperienza della perdita e del dolore le hanno fatto conquistare consapevolezza di sé e recuperare desiderio, volontà e capacità di espressione. E’ decisa a dare importanza ai suoi sentimenti, ignorando pregiudizi paterni e apparenze sociali. “ Era stata costretta ad essere prudente da giovinetta, ma crescendo aveva imparato ad essere romantica: naturale conseguenza di un inizio innaturale”.

Anne ha la sua seconda occasione di essere felice. La sua trasformazione, la sua evoluzione interna è persino accompagnata da una rinascita fisica. La ragazza, all’inizio “ pallida e magra”, la cui giovanile bellezza era presto svanita, comincia a riacquistare le attrattive di un tempo suscitando l’interesse e l’ammirazione di chi la circonda. Fascino e intelligenza in una donna del 1800 svincolata ormai da una condizione di subordinazione senza però mai perdere quell’ideale di decoro e compostezza così caro alla Austen.

Un racconto delicato e dolce, ma anche passionale e forte che ti farà trascorrere momenti di piacevole e incantata lettura…

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Il giovane Holden – J. D. Salingerhttp://www.my-libraryblog.com/2007/02/02/il-giovane-holden-j-d-salinger/ http://www.my-libraryblog.com/2007/02/02/il-giovane-holden-j-d-salinger/#comments Thu, 01 Feb 2007 23:26:36 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/02/02/il-giovane-holden-j-d-salinger/ Il giovane Holden

Il giovane Holden Caulfield, espulso dal prestigioso istituto Pencey di Agerstown in Pennsylvania per scarso rendimento, decide di prendersi qualche giorno di libertà, prima che i genitori vengano a sapere dell’ennesimo fiasco scolastico. Ha sedici anni, i suoi voti sono pessimi tranne in inglese, sua materia preferita. Non ha nulla da condividere né con i compagni, né con i professori; il suo rapporto con gli altri è sempre problematico, conflittuale. Simula indifferenza perché pensa di suscitare indifferenza. E’ intelligente e acuto, ma non sopporta il mondo bigotto, arrivista e classista che lo circonda. Si rifiuta perciò di vivere nel mondo che crede convenzionale e conformista, falso ed ipocrita. Un enorme disagio lo pervade; non c’è niente che gli piaccia, non c’è niente che abbia senso fare. La sua è una ribellione profonda così come profondo è l’affetto per la deliziosa e saggia sorella minore Phoebe e per il fratello Allie, morto qualche anno prima di leucemia. I giorni che Holden decide di trascorrere a New York, prima del suo ritorno a casa, sono tristi e duri. Si ubriaca, fuma più del solito, vaga senza punti di riferimento e senza meta. Forse unico vero rifugio è proprio la sorellina e il suo mondo infantile. Ed è proprio Phoebe che lo pone davanti alla realtà: “ A te non ti piace niente di quello che succede” gli dice. E quando Holden cerca di ribattere è ancora Phoebe che lo scuote: “Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. Non ti piace”. Ma Holden, che inizialmente non riesce a concentrarsi su cosa in effetti gli piace, alla fine trova una risposta…

Questo racconto è stato scritto negli anni cinquanta e per l’epoca fu veramente sbalorditivo per linguaggio e stile. A distanza di più di cinquant’anni è incredibilmente attuale e moderno. Perbenismo, ipocrisia e falsità continuano a circondare molti di noi, adolescenti e non. Alcuni ne restano invischiati, ma altri, per fortuna o per intelligenza, o per entrambe le cose, riescono a guardare oltre e a vedere e vivere quanto di buono c’è…

Mi piace concludere con una frase di Holden: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”

Il giovane Holden è per me uno di questi libri.

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Il cavaliere inesistente – Italo Calvinohttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/30/il-cavaliere-inesistente-italo-calvino/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/30/il-cavaliere-inesistente-italo-calvino/#comments Tue, 30 Jan 2007 21:37:45 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/30/il-cavaliere-inesistente-italo-calvino/ Il cavaliere inesistente

Questo romanzo di Calvino si affianca a Il visconte dimezzato e a Il barone rampante creando una trilogia di mitiche figure, quasi un albero genealogico di antenati dell’uomo moderno. Carlo Magno passa in rassegna le sue truppe e tra fango e sangue, solo un cavaliere sembra quasi irreale: armatura bianca, lucida e pulita e portamento regale. Si tratta di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez. E’ nobile d’animo, pronto a raddrizzare torti, impeccabile e incline alla perfezione come nessun altro. Ma non esiste! Tutta la sua consistenza è la sua armatura vuota; è l’armatura stessa che trova la forza di essere cosciente attraverso un incredibile sforzo di volontà. Così vengono narrate le avventure del cavaliere inesistente Agilulfo in un medioevo fantastico, dai risvolti ironici e fiabeschi. Egli suscita sentimenti contrastanti: invidia nei sottoposti e colleghi ai quali dispensa ordini e critiche; ammirazione in giovani come Rambaldo di Rossiglione, intenzionato a vendicare la morte del padre e che gli chiede consigli sull’arte del combattimento; amore in donne come Bradamante, coraggiosa amazzone stanca di tutti gli uomini esistenti e di cui si innamora lo stesso Rambaldo.

Personaggio chiave del racconto e scudiero di Agilulfo è Gurdulù. Questi è assolutamente all’opposto del cavaliere inesistente. Appare infatti come un pazzo con il quale è quasi impossibile comunicare, cerca di immedesimarsi in ogni forma di vita che incontra e non ha alcuna coscienza di sé. Egli esiste, ma non sa di esserci al contrario di Agilulfo che non esiste, ma sa di esserci.

Questo racconto è uno dei capisaldi della letteratura del novecento. Rappresenta la solitudine dell’uomo; evidenzia il vuoto di umanità che pervade il mondo che ci circonda; racconta dei rapporti tra essere e sentire attraverso una narrazione fantastica, viva, geniale e per certi versi magica…

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Cronaca di una morte annunciata – Gabriel Garcìa Màrquezhttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/30/cronaca-di-una-morte-annunciata-gabriel-garcia-marquez/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/30/cronaca-di-una-morte-annunciata-gabriel-garcia-marquez/#comments Tue, 30 Jan 2007 21:33:11 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/30/cronaca-di-una-morte-annunciata-gabriel-garcia-marquez/ Cronaca di una morte annunciata

“Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare il bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d’uccelli”.

Dopo la nottata di festeggiamenti che aveva seguito il matrimonio di Angela Vicario e Bayardo San Roman, Santiago era tornato a casa, aveva indossato un paio di pantaloni ed una camicia di lino bianco ed era sceso per andare a vedere il vescovo. Non poteva immaginare che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno… Fu una morte annunciata, sin dalle prime ore della notte. Tutti infatti in paese sapevano quali erano le intenzioni dei fratelli Vicario, ma nessuno cercò di fermarli. Forse perché non credevano che sarebbero andati fino in fondo in quel loro terribile proponimento; forse perché il battello del vescovo era ormai nel porto; forse perché ritenevano che il disonore dovesse essere lavato con il sangue o forse più semplicemente per menefreghismo e omertà.

Così Santiago Nasar finì squartato come un maiale, poco più che ventenne, davanti alla porta della propria casa, un ingrato lunedì. Fatalità, caso, sorte avversa, beffa… Tutti elementi che si intrecciano in una storia da cui emergono le grandi abilità narrative dell’autore.

Un piccolo libro da leggere tutto d’un fiato!

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Io uccido – Giorgio Falettihttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/28/io-uccido-giorgio-faletti/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/28/io-uccido-giorgio-faletti/#comments Sun, 28 Jan 2007 14:54:05 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/28/io-uccido-giorgio-faletti/ Io uccdo

Ho cominciato a leggere questo libro con poca convinzione e molto scetticismo. Non solo e non tanto per via dell’autore, ma soprattutto per il genere thriller a cui appartiene di cui non sono una grande fan. E invece mi è piaciuto; stranamente mi è piaciuto. Ho letto diversi commenti poco lusinghieri che parlano di libro per le masse ( e si sa che le masse sono stupide e ignoranti…); di libro apprezzato da “non lettori”, da persone di scarsa cultura letteraria e avanti così… Il mondo è pieno di saccenti presuntuosi! Io credo invece che sia apprezzabile, certo non originale, certo non un capolavoro e certo un po’ troppo americano, ma convincente e credo che abbia persino il merito (perché di merito si tratta) di avvicinare alla lettura persone che ne sono poco propense.

“Noi siamo qui, siamo pronti, se possiamo servire a qualcosa. Per chi ci ha messo il cuore e altrettanto cuore non ha trovato, per chi si è sbagliato e ci ha messo troppo sale, per chi non avrà pace finchè non riuscirà a scoprire in quale maledetto barattolo hanno nascosto lo zucchero, per chi rischia di annegare nella piccola alluvione delle sue lacrime. Siamo qui con voi e, nonostante tutto, come voi siamo vivi. Aspettiamo la vostra voce. Aspettatevi la nostra risposta. Io sono Jean-Loup Verdier e questa è Radio Monte Carlo. Questa è Voices.”

Proprio durante una trasmissione radiofonica, lo spietato killer “uno e nessuno” fornisce indizi, attraverso brani musicali, sulla sua prossima vittima al dj Jean-Loup Verdier. Ma, nonostante gli indizi, la polizia monegasca aiutata dall’agente speciale dell’FBI Frank Ottobre, non riesce ad interrompere la catena di agghiaccianti omicidi nel tranquillo principato di Monaco.

Chi è l’assassino e come può essere così scaltro e abile nel portare a termine i suoi orribili obiettivi e poi far perdere ogni traccia di sè? Perché di notte non può dormire? Perché il suo male non riposa mai? Perché uccide?

Lo scoprirete solo leggendo…

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Il giorno della civetta – Leonardo Sciasciahttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/19/il-giorno-della-civetta-leonardo-sciascia/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/19/il-giorno-della-civetta-leonardo-sciascia/#comments Thu, 18 Jan 2007 23:55:11 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/19/il-giorno-della-civetta-leonardo-sciascia/ Il giorno della civetta

“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”

Queste sono le parole che il siciliano don Mariano Arena, semianalfabeta, capomafia potente e spietato rivolge al “continentale” capitano Bellodi, emiliano di Parma, giovane, colto, ex partigiano, destinato ad una carriera di avvocato, ma rimasto in servizio in nome di alti ideali di giustizia. Due mondi a confronto, senza alcuna possibilità di mediazione o di conciliazione.

In un paese siciliano, Salvatore Colasberna, socio di una piccola impresa edilizia, viene ucciso da due colpi di arma da fuoco mentre sta salendo su un autobus che porta a Palermo. All’arrivo delle forze dell’ordine l’autobus è praticamente vuoto, il venditore di panelle che solitamente si trova alla fermata è scomparso e l’autista e il bigliettaio non hanno visto nulla. Ma Bellodi non si scoraggia davanti al muro di silenzio e omertà che gli si crea intorno. Viene così a scoprire i legami e le collusioni tra mafia e politica, gli ingenti patrimoni che circolano sui conti di certi “rispettabili” signori e quanto importanti siano le posizioni ricoperte da chi li appoggia a Roma…

Sciascia ha scritto questo racconto nell’estate del 1960, quando il Governo negava in maniera perentoria il fenomeno della mafia. Ha impiegato circa un anno per renderlo più “corto” ed evitare possibili intolleranze di chi si potesse ritenere coinvolto. E questo perché in Italia “non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio”.

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La voce del violino – Andrea Camillerihttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/17/la-voce-del-violino-andrea-camilleri/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/17/la-voce-del-violino-andrea-camilleri/#comments Wed, 17 Jan 2007 08:59:43 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/17/la-voce-del-violino-andrea-camilleri/ La voce del violino

“… io sono semplicemente un lettore di quelli che credo buoni libri.”.

Mi piace cominciare con queste parole di Montalbano forse perchè parlano un po’ di me. Camilleri è sempre incredibile. Gli ambienti siciliani, i sapori, i colori sono talmente vivi e veri che è impossibile non esserne coinvolti. Il linguaggio, quello splendido misto di “lingua” siciliana e lingua italiana rendono divertente la narrazione e consentono di ritrarre i personaggi ancor più fedelmente. E Montalbano con il suo laconico sarcasmo, la sua ironia e la sua veracità è uno dei più bei personaggi della letteratura contemporanea.

La quarta inchiesta del commissario si svolge sempre nell’immaginaria cittadina di Vigata. Una gallina attraversa la strada di Montalbano, facendolo finire contro un’auto parcheggiata ai bordi di una strada nella contrada Tre Fontane. Nessuno viene fuori a verificare i danni dell’auto, neanche dopo diverse ore dall’accaduto. Ed è grazie a questo piccolo incidente, che Michela Licalzi, giovane e bellissima donna, viene trovata senza vita e completamente nuda nel suo villino fuori dal paese.
Montalbano comincia ad indagare e a scoprire, tra le incomprensioni con la polizia scientifica, tutti i personaggi che ruotavano intorno alla vita della vittima. Compare il non più giovane marito medico che vive a Bologna; un giovane studente del paese perdutamente innamorato di lei, non ricambiato e poco stabile mentalmente; l’amante antiquario di Bologna e l’affascinante amica Anna, professoressa di fisica, alla quale Montalbano non riesce a restare insensibile.
La trama è intricata, avvincente; emergono loschi individui che vogliono approfittare degli errori commessi dalla polizia quando il commissario è sollevato dall’incarico e l’inchiesta affidata al capo della Mobile; emerge ironico, a volte duro, il rapporto di Montalbano con i suoi agenti e l’indimenticabile Catarella; ed emerge un altro fondamentale personaggio, un grande artista e suonatore di violino…

Non aggiungo altro. Una piacevolissima lettura vi attende!

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L’uomo di Praga – Carlo Sgorlonhttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/14/l%e2%80%99uomo-di-praga-carlo-sgorlon/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/14/l%e2%80%99uomo-di-praga-carlo-sgorlon/#comments Sun, 14 Jan 2007 15:15:04 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/14/l%e2%80%99uomo-di-praga-carlo-sgorlon/ L'uomo di Praga

La sera di Santa Lucia, nel piccolo borgo friulano di Naularo, arriva Alvar Kunslica.
E’ un personaggio misterioso, intorno alla quarantina, dalla singolare prestanza fisica, indossa talvolta il frac e il cappello a cilindro e guida una carrozza stemmata.
Gli abitanti del paese fingono indifferenza e non fanno domande, ma in fondo sono divorati dalla curiosità. E’ un ingegnere specializzato in ottica e viene dalla Boemia per introdurre un’invenzione che fa sognare la gente: il cinema muto.
I soldi che spende senza alcuna misura sono di gran lunga superiori ai proventi delle sue sale cinematografiche: la gente si chiede da dove provengano e l’aura di mistero e per certi versi di magia intorno ad Alvar cresce sempre di più.
Alvar è capace di incredibili generosità, ma finge talvolta di non esserne l’autore per spirito di gioco e simulazione e utilizza il suo patrimonio sterminato per aiutare gli altri senza riserve. Le donne ne sono affascinate, ma anche impaurite. Egli agisce in base a dei personali ideali di giustizia e come se non avesse il senso della proprietà. Emblematica è la partita a poker per mezzo della quale ottiene dal conte austriaco Wilfred von Tures il vastissimo “Bosco delle Agane”. Una persona comune ne avrebbe fatto un uso certamente personalissimo, ma non Alvar . Egli lo mette a disposizione del paese, affinché si possa raccogliere gratuitamente legna e fare carbone.
Nelle sue gesta è aiutato da Edoardo, inseparabile factotum meridionale e amico, soprannominato, dal più ricco possidente del paese nonché invidioso e viscido Valerio Calligaris, “apprendista stregone”.
Alvar si innamora della bella Emilia, venuta da Grenoble, che ha numerosi debiti proprio con Valerio. Inutile dire che questi sarebbero immediatamente estinti nel caso in cui accettasse di avere una relazione con lui. Si affeziona a Rossana, figlia di Emilia e conosce la contessa Costanza Martinburgo dal carattere robusto e indomabile con la quale ha forse un legame di parentela.
Su questo sfondo, in un crescendo inquietante, avanza la guerra con i suoi orrori e le sue ingiustificabili ragioni. A tratti fiaba, a tratti leggenda, a tratti storia…
Sgorlon riesce ad ammaliare e a stupire con la vitalità di questo intricato racconto ricco di romanticismo e di sentimento come pochi sanno fare.

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Novecento – Alessandro Bariccohttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/12/novecento-alessandro-baricco/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/12/novecento-alessandro-baricco/#comments Fri, 12 Jan 2007 22:41:39 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/12/novecento-alessandro-baricco/ Novecento

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte…magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l’America.”
Questo è il felice esordio del breve testo teatrale di Baricco. L’ho nuovamente letto in questi giorni subendone ancora il fascino. Poche pagine, ma straordinarie, intense e ricche di magia. E’ la storia di un pianista eccezionale, capace di suonare una musica meravigliosa. Il suo nome è Novecento ed è impossibile non esserne rapiti. E’ nato e vissuto sul piroscafo Virginian ed è incapace di scendere ed affrontare la vita sulla terra ferma. La musica, quella che “suona perché l’oceano è grande e fa paura” è l’intera sua vita. E’ una musica che può suonare attraverso ottantotto tasti, una musica infinita attraverso uno strumento finito. Questa è l’unica musica che Novecento sa suonare.
La vita vera è tutta un’altra cosa, tutta un’altra musica….

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Io non ho paura – Niccolò Ammanitihttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/10/io-non-ho-paura-niccolo-ammaniti/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/10/io-non-ho-paura-niccolo-ammaniti/#comments Wed, 10 Jan 2007 22:28:10 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/10/io-non-ho-paura-niccolo-ammaniti/ Io non ho paura

Michele Amitrano è la voce narrante di questa storia. E’ un bambino di nove anni che vive ad Acqua Traverse, frazione dispersa nella campagna di un Sud Italia non identificato. E’ l’estate del 1978 e fa un caldo torrido.
Il paesaggio è dominato dal contrasto tra luce accecante del sole e oscurità della notte, così come il racconto alterna momenti buffi, divertenti del mondo infantile a difficoltà e drammi del mondo adulto. Storia vista con gli occhi di un bambino da una parte, tragedia che coinvolge i grandi di Acqua Traverse dall’altra.
Sullo sfondo di campi, di spighe, di colline, di case sperdute, la vita di Michele cambia quando, durante una delle lunghe pedalate con la piccola banda di amici, scopre una grotta in cui è tenuto in ostaggio un bambino suo coetaneo. Si trova così a dover affrontare paure e rischi legati a tale ritrovamento, in un viaggio alla scoperta di sé e della realtà che lo circonda che purtroppo è ormai lontana dall’età dei giochi, dallo stupore, dalla fervida immaginazione dei piccoli.
Dal racconto emergono il tema dell’amicizia, del tradimento e dei rapporti con i genitori; in esso si respira un po’ l’atmosfera delle opere di Calvino e Twain.
La storia è davvero coinvolgente, brillante, capace di riportare alla memoria luci, colori e sensazioni dell’infanzia che, con il passare del tempo, inevitabilmente sbiadiscono.

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L’amico ritrovato – Fred Uhlmanhttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/10/l%e2%80%99amico-ritrovato-fred-uhlman/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/10/l%e2%80%99amico-ritrovato-fred-uhlman/#comments Wed, 10 Jan 2007 00:13:10 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/10/l%e2%80%99amico-ritrovato-fred-uhlman/ L'amico ritrovato

E’ la storia della grande amicizia che unisce due adolescenti nella Germania del 1932, quando intolleranza e culto della razza ariana si stanno ormai diffondendo.
Hans, figlio di un medico ebreo, ama la lettura, il teatro e vuole diventare poeta. Si sente diverso dai compagni di scuola che hanno altre ambizioni e con i quali non ha nulla da condividere. Ma l’arrivo in classe di Konradin, conte di Hoenfels, la cui eleganza e raffinatezza non derivano dal titolo nobiliare, suscita l’entusiasmo di Hans. La vita di entrambi cambia: nasce un’amicizia pura e disinteressata, forte e sincera, ma che viene spezzata l’anno successivo dall’esilio forzato di Hans.

Un libro del quale si deve sapere poco e leggere tutto d’un fiato. Piccolo nella dimensione, ma dalla grandezza di contenuti indiscutibile e dalla incredibile forza evocativa: una lettura di una sera, ma che si ricorda per tutta la vita.

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Altre risorse dalla rete:

- http://it.wikipedia.org/wiki/L’amico_ritrovato
- http://www.skuola.net/page.php?al=uhlman-amico-ritrovato
- http://www.itis-einstein.roma.it/giornale_maggio/articolo2_r2.htm

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Alta fedeltà – Nick Hornbyhttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/07/alta-fedelta-nick-hornby/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/07/alta-fedelta-nick-hornby/#comments Sun, 07 Jan 2007 18:56:15 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/07/alta-fedelta-nick-hornby/ Alta fedeltàRob Fleming , trentacinquenne appassionato di musica e proprietario di un negozio di dischi , è il protagonista di questo ironico e divertente romanzo.
La musica ha un ruolo fondamentale; diventa termine di paragone e metro di giudizio della realtà che circonda Rob il quale si diverte a stilare top five su ogni possibile argomento: migliori libri, migliori film, migliori canzoni e “migliori” fregature sentimentali. La sua ragazza lo ha infatti appena lasciato e numerosi interrogativi lo tormentano. Sembra essere giunto ad un bivio, ad un confine tra essere l’eterno adolescente, immaturo e irresponsabile e l’uomo adulto cosciente dei propri limiti e delle proprie colpe. Farebbe forse meglio a smettere di vivere in mezzo ai cd e a costruire una famiglia, una casa, a trovare un lavoro vero?
Hornby in maniera brillante, immediata, commovente e amara mette così in scena i sogni, gli amori e le disillusioni di una intera generazione di trentenni a cui certamente non manca la voglia di vivere.

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I pilastri della terra – Ken Folletthttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/03/i-pilastri-della-terra-ken-follett/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/03/i-pilastri-della-terra-ken-follett/#comments Wed, 03 Jan 2007 18:38:07 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/03/i-pilastri-della-terra-ken-follett/ I pilastri della terraI libri di Follett non sono la mia passione, ma questo fa veramente eccezione. Complesso, interminabile, ma nel contempo affascinante e coinvolgente, trovo che sia una lettura da non perdere.
Le vicende si svolgono nell’Inghilterra del dodicesimo secolo al tempo della costruzione della cattedrale di Kingsbridge. E sullo sfondo di questo immane lavoro architettonico si intrecciano le vite dei personaggi.
Impossibile non amare Tom, instancabile costruttore, straziato dalla prematura morte della moglie e poi di nuovo innamorato; Ellen, selvatica e splendida, che privata di ogni cosa, non perde la sua enorme forza d’animo; il priore Philips, energico, combattivo e intelligente, dedito alla ricerca delle risorse per continuare la costruzione della cattedrale; e poi Jack e Aliena innamorati e ciascuno impegnato a vivere pienamente la propria vita.
Impossibile non provare risentimento od odiare William Hamleigh, figlio di un signorotto, crudele, ambizioso, privo di ogni scrupolo e senza alcun rispetto per la vita altrui; Waleran Bigod, arcivescovo viscido e spregevole, antagonista del priore Philip, alla ricerca della sua personale vendetta.
Personaggi buoni e personaggi cattivi che si incontrano e si scontrano così come bene e male si intrecciano nel crogiolo di avvenimenti che compongono la vita di intere generazioni.

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Non ti muovere – Margaret Mazzantinihttp://www.my-libraryblog.com/2007/01/02/non-ti-muovere-margaret-mazzantini/ http://www.my-libraryblog.com/2007/01/02/non-ti-muovere-margaret-mazzantini/#comments Tue, 02 Jan 2007 10:25:06 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2007/01/02/non-ti-muovere-margaret-mazzantini/ Non ti muovereDisperata e sincera confessione di un uomo. In una giornata di pioggia una ragazza di quindici anni caduta dal motorino, viene trasportata nell’ospedale in cui il padre lavora come chirurgo. Ed è qui che comincia la straziante attesa di Timoteo, stimato professionista e padre poco presente. Qui i ricordi, le riflessioni sul proprio passato, assumono la forma di un monologo, di una presa di coscienza, di una preghiera. Emerge così una torrida estate di tanti anni prima, uno squallido quartiere di periferia e una donna. Una donna dal nome spropositato, Italia, dall’aspetto insignificante, emarginata, derelitta, da cui però Timoteo si sente attratto in maniera irresistibile. Il suo raffinato matrimonio entra in crisi; viene travolto da una relazione ambigua e conflittuale di degrado e tenerezza, di squallore e dolcezza, di sensi di colpa e slanci di generosità. Può un uomo della sua posizione mettersi veramente in discussione e scegliere una passione, un amore così lontano dal mondo borghese di falso perbenismo che conosce? Essere vili è più facile che essere autentici… Poi il tragico epilogo della morte di Italia e paradossalmente la nascita di Angela. Morte e vita che si intrecciano in maniera ineluttabile. Il racconto diventa quello di un padre che catapulta la giovane figlia nel suo inconscio di uomo. Intervento chirurgico reale da una parte e bisturi immaginario dall’altra che entra nei ricordi provocando infinito dolore. “Non ti muovere” così Timoteo implora sua figlia di non morire, di non muoversi, di non mollare e farsi sfuggire la vita. Un racconto splendido da cui emergono difficoltà di amare e scegliere, viltà ed egocentrismo, ma che allo stesso tempo narra di come un trauma possa far cadere le difese e spogliare di ogni ipocrisia.

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Sostiene Pereira – Antonio Tabucchihttp://www.my-libraryblog.com/2006/12/30/sostiene-pereira-antonio-tabucchi/ http://www.my-libraryblog.com/2006/12/30/sostiene-pereira-antonio-tabucchi/#comments Fri, 29 Dec 2006 23:22:25 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/2006/12/30/sostiene-pereira-antonio-tabucchi/ Sostiene PereiraStoria di una presa di coscienza. Pereira è un giornalista quieto e senza idee politiche che dirige la pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio, il Lisboa. Le vicende si svolgono a Lisbona durante la dittatura di Salazar nell’estate del 1938, periodo in cui l’insofferenza verso gli ebrei cresce. Ma il dottor Pereira, nonostante il suo lavoro, non sembra rendersi conto degli avvenimenti che lo circondano. E solo attraverso Manuel, il cameriere del Cafè Orquìdea presso il quale è solito mangiare omelette e limonata zuccherata, ne è informato. Tutto il suo mondo viene sconvolto dal giovane Monteiro Rossi che comincia a collaborare con il giornale redigendo necrologi su scrittori illustri e che è coinvolto in un movimento antisalazarista. Pereira comincia così a scoprire la realtà del regime in cui vive, la violenza, il clima di intimidazione e la censura cui è sottoposta la stampa. Il suo isolamento dalla vita reale, il suo concentrarsi sulla letteratura e sul pensiero della moglie morta lo avevano reso cieco. Ma un terribile assassinio scuote finalmente e definitivamente la sua coscienza e lo induce a prendere una posizione di netto contrasto con il regime. Anche uno scrittore, un giornalista, un letterato può diventare così uno strumento per la realizzazione degli ideali di libertà, attraverso la denuncia dei comportamenti brutali della polizia salazarista. Forse tutti noi siamo “Pereira” quando neghiamo o ignoriamo più o meno consapevolmente le vicende e le ingiustizie che ci circondano. Dedicato a tutti i Pereira che trovano il coraggio di raccontare la verità, di alzare la testa e di vincere la paura…

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Donne informate sui fatti – Carlo Frutterohttp://www.my-libraryblog.com/2006/12/28/donne-informate-sui-fatti-carlo-fruttero/ http://www.my-libraryblog.com/2006/12/28/donne-informate-sui-fatti-carlo-fruttero/#comments Thu, 28 Dec 2006 15:58:49 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=5 Donne informate sui fattiProtagoniste assolute di questa storia sono le donne.
Otto personaggi femminili che raccontano, ciascuno dal proprio punto di vista, la vicenda della bellissima Milena, trovata senza vita in un fosso alla periferia di Torino.
Chi l’ha uccisa? Bisogna indagare nel vecchio mondo della prostituzione da cui proviene o in quello nuovo borghese di cui ha cominciato a far parte dopo il suo matrimonio con un ricco banchiere vedovo?
E’ una storia semplice e scorrevole, ma brillante e intelligente il cui punto di forza è la capacità di delineare la psicologia delle donne che narrano e conoscono o pensano di conoscere i fatti.

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La fattoria degli animali – George Orwellhttp://www.my-libraryblog.com/2006/12/28/la-fattoria-degli-animali-george-orwell/ http://www.my-libraryblog.com/2006/12/28/la-fattoria-degli-animali-george-orwell/#comments Thu, 28 Dec 2006 11:17:56 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=4 La fattoria degli animaliStoria di una rivoluzione fallita. Gli animali di una fattoria si ribellano alla tirannia degli uomini e instaurano una società di eguali.
Ma presto i maiali, più intelligenti e organizzati, si impongono sugli altri animali più semplici e docili. Apparentemente i maiali lavorano per il bene comune, ma in realtà vogliono solo mantenere il potere.
Gli ideali proclamati al tempo della rivoluzione vengono progressivamente traditi e gli animali subiscono gli stessi maltrattamenti e privazioni conosciuti sotto il dominio degli uomini. Grazie all’ignoranza e all’opera di disinformazione a danno degli animali, i maiali si impadroniscono degli utili della fattoria e sfruttano senza scrupolo alcuno le risorse a vantaggio del proprio benessere.

I nuovi leaders, sostituitisi agli uomini, finiscono col non distinguersi più dagli uomini. Degli alti principi di fraternità e uguaglianza che avevano ispirato la ribellione ne è rimasto ormai solo uno:
“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”

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Finalmente!http://www.my-libraryblog.com/2006/12/25/finalmente/ http://www.my-libraryblog.com/2006/12/25/finalmente/#comments Mon, 25 Dec 2006 08:55:48 +0000 Antonella http://www.my-libraryblog.com/?p=3 Oggi finalmente sono riuscita ad aprire il mio personalissimo blog, fatemi gli auguri!

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