La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano
December 26th, 2008 by Maurizio
Questo libro segna l’esordio di un ricercatore in fisica tra gli scrittori di romanzi: quindi, vista la carriera di studi dell’autore, non deve sembrare strano nè il titolo, nè la grossa fetta che egli ritaglia per la matematica in quest’opera. Al massimo è strano che un fisico scriva romanzi…
Giordano tira fuori una storia che ha come protagonisti due ragazzi “diversi”, segnati per sempre da episodi che riguardano la loro infanzia e che peseranno come macigni nel corso della loro crescita, incidendo in modo determinante sul carattere delle persone adulte che il lettore lascia alla fine del libro. Per questo motivo, i protagonisti sono definiti numeri primi: questi, sono numeri che sono divisibili per se stessi o per uno, sono dei numeri che non interagiscono con il mondo infinito di tutte le altre cifre; tra di essi, poi, ci sono i numeri “primi gemelli”, cioè numeri primi separati da una sola unità come 11 e 13, 17 e 19: vicini, anzi vicinissimi, ma incapaci di toccarsi e di comunicare tra loro come con gli altri numeri. Ed i protagonisti del romanzo, Alice e Mattia, sono così: incapaci di vivere una vita completamente normale per le loro difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, e incapaci di trovare un equilibrio tra di loro pur essendo molto vicini. Aspetto fondamentale del romanzo diventa, allora, questa consapevolezza dei protagonisti di essere diversi: qualsiasi gesto quotidiano viene fatto nella considerazione di essere dei corpi estranei, incapaci di relazionarsi con il mondo esterno, di comunicare i pensieri ed i sentimenti che affollano i propri abissi; tale consapevolezza non farà altro che accrescere le barriere che li separano dal mondo esterno, fino a portarli ad un isolamento cui atrocemente si arrendono.
L’autore, nel suo esordio, non descrive una generazione: i protagonisti appartengono sì ad una categoria, ma non generazionale, essendo legati da problemi e turbamenti che non riguardano l’età. Alice è una ragazza di ottima famiglia che è obbligata dal padre a fare quelle attività, come sciare, che la porteranno da grande a distinguersi nella propria classe sociale: è nel corso di queste lezioni che la bambina avrà un incidente che la renderà zoppa e distaccata dal padre per sempre. Mattia, invece, appartiene alla classe media, ha un’intelligenza superiore alla norma, ed una sorella ritardata che lo fa sentire escluso dagli amici e che sente come una palla al piede: un giorno, la abbandona nel parco pubblico per andare solo ad una festa, ma al suo ritorno la sorella non ci sarà più, e tale scomparsa sarà il fardello che dovrà portarsi dietro per tutta la vita. Da questi episodi “nascono” due bambini che si vedono e si sentono diversi dagli altri, e che, pur cercando di relazionarsi al mondo, finiscono sempre per essere schiacciati dal macigno che pesa dentro di loro.
A “condire” la crescita dei protagonisti contribuiscono dei personaggi che si dimostreranno via via altrettanto strani, o “normali”, ma con situazioni di vita che li rendono strani: Denis, l’amico di Mattia che è omosessuale ed innamorato di lui; Viola, l’amica-mito di Alice, prigioniera dei giudizi della gente, che vuole essere sempre al centro dell’attenzione; i genitori distaccati di entrambi, incapaci di qualsiasi gesto per cercare di aiutare i propri figli.
Sicuramente un libro scritto benissimo, con una perfetta divisione in capitoli che sottolinea le fasi cruciali delle vite dei personaggi. Ben fatti, poi, i continui pensieri matematici di Mattia, che ne sottolineano da una parte la stranezza, e dall’altra l’attaccamento a questa materia in cui è un genio (ricorda molto il John Nash di A BEAUTIFUL MIND).
Il finale non è sicuramente “lieto” come molti si aspettano sempre, pretendendolo quasi, dai libri come dai film: ma quel genere di finale è fatto per le favole, e non certo per un libro come questo che vuole a tutti i costi restare attaccato alla realtà, e soprattutto a quella più cruda, che esiste, e che solo chi ha la testa sotto la sabbia può dire di non vedere.
Un aspetto negativo che si potrebbe sottolineare di questo libro, ma che forse è del tutto personale, è il tentativo di rendere eroi e il giustificare ad ogni costo gente che si piange sempre addosso: è troppo facile risolvere sempre tutto con un “tiriamo avanti”. Di adolescenti persi e solitari ce ne sono tanti, ma non tutti si fanno mettere i piedi in testa e trascinare dagli eventi: forse sono loro i veri eroi, capaci di tirare fuori il carattere e prendere delle decisioni, giuste o sbagliate, nonostante il macigno dei problemi più diversi che può affliggerli.
A parte questa annotazione personale, ritengo il libro una bella e scorrevole lettura da consigliare.
per un eplo non l’ho comprato… dopo la tua recensione sarà aggiunto scuramente alla mia lista di libri da compare il mese prossimo. grazie
Dicono che questo libro è bellissimo.. Sicuramente lo leggerò prima o poi!
Il titolo, poi, è già un’opera a sè
La solitudine dei numeri primi… Dà proprio da pensare, no?
io ho letto qst libro è stupèendo davvero
lo consiglio a tutti qnt
anke se 1 pò triste è bellissimoooo nn fatevi ingannare dal titolo !! ciaoo
Ormai in Italia le grandi case editrici puntano solo all’incasso. Mi è capitato tra le mani questo capolavoro… Cercherò di mantenere la calma. L’unica cosa interessante di questa operazione commerciale, non riesco a trovare altri termini, è il titolo. Vivo a Londra, uno dei più famosi proverbi inglesi è: non giudicare un libro dalla sua copertina. Mi avete capito. Amo la letteratura, mi piace però anche dare fiducia ad autori nuovi italiani. Ma questo Giordano non è uno scrittore, il libro è pesantemente impostato dall’editor ed è troppo evidente. Nauseato dal business che soffoca l’arte, far passare un temino allungato e strizzato per un libro di spessore mi sembra davvero offendere la sensibilità del lettore (ma le grandi case editrici puntano sul non-lettore…). Consigliato a chi le beve tutte.
Non sono una persona competente in questo campo, lo dico già dall’inizio. Ho letto il libro in un fiatone. E’ scorrevole, ben impostato, però ho avuto sempre l’impressione che il libro Paolo Giordano l’abbia scritto per caso e nemmeno si aspettava che poteva avere così tanto successo. Mi ha dato l’impressione di essere spiazzato e non a pari passo con tutto il successo che sta avendo
Non so, l’ho letto e sicuramente non lo metto tra i capolavori della mia biblioteca ma sicuramente è un libro che ti fa pensare e soprattutto ti lascia con la sensazione di qualcosa che ti stringe dentro…
io ho trovato questo libro molto bello e stimolante, ma non tutti abbiamo gli stessi gusti in fatto di letteratura.
cmq dire che è un temino all’ungato è una vera e propria eresia.
Ti consiglio vivamente di rileggere il libro e rifletterci sopra xkè parla della vita reale ke anke se nn ti piace è quella che i giovani vivono in prima persona e in questo libro è spiegata molto approfonditamente.
saluti…Sa’
Non mi è piaciuto molto.
Non accade nulla d’interessante. Lo considero noioso, monotono e privo di un vero e proprio tema centrale.
Anche se su certi tratti lascia pensare perché parla del bullismo tra i giovani per il resto nn riesco a comprendere il vero significato di questo romanzo. Mi dispiace ma è così.
Una cretinata. E lo posso dire forte. Sono arrivato alla fine a stento tanto per avere il diritto di giudizio. Giordano non scrive male ma la storia è vuota. I due personaggi principali sono estremamente patetici. Non consiglierei questo libro a nessuno. Per me è stata una clamorosissima perdita di tempo e di soldi.
Giordano non ha ancora capito cosa significa scrivere in italiano. E scrivere Qualcosa, non una cosa tipo quella che ha tentato di scrivere senza riuscirci fino in fondo. Mi dispiace per lui.
Sono cascato anche io nella trappola commerciale; me l’hanno regalato e l’ho letto su consiglio di una persona cara. In realta’ a differenza di alex la copertina e il titolo mi avevano gia’ allarmato. Direi un libro inutile, che si legge velocemente perche’ non fa pensare a niente.
Questo libro è un’insulto alla mia materia del cuore… La Matematica….
Ho letto alcuni capitoli del libro di Giordano e mi sono chiesto: è mai possibile che in Italia interessino ancora questi libri che trattano tristi e dolorose storie familiari, molto…intime e sopreatutto… noiose, su temi quale l’autolesionismo o ‘elaborazione del lutto?
Ma la fantasia, l’azione, l’immaginazione dove le abbiamo cacciate?
Ragazzi e ragazze, leggete Palahniuk, Cormak McCarty, John Fante e non queste soap opera alla “Va dove ti porta il cuore”…
apulejo
boh…non mi ha per niente convinto!
Credo che Giordano scriva molto bene ma il contenuto di questo suo primo libro mi è scivolato tra le dita senza lasciare traccia, non ho capito dove volesse arrivare.
Non capisco come sia diventato un caso letterario… concordo con chi dice che l’unica cosa interessante del libro è il titolo!
l’ho recensito qui: http://www.nastrodiraso.com/wordpress/440.html
Nn ho ancora finito di leggerlo ma per adesso potrei dire, che la prima parte è un pò “disordinara” c’è nn si riesce a capire di cosa parla i llibro. dopo comincia ad interessarmi molto perché il loro incontro sconvolge le loro vite; sopratutto quella di Alice, quando scopre che Mattia aveva una gemella e che l’aveva abbandonata nel parco per vergogna, anche se nn sembra che questa notizia gli sconvolge la vita avendo avuto pure lei dei problemi quando era piccola. Mi è cominciato a piace da quando loro se so conosciuti ma dopo che litigano e loro vite si dividono da lì comincia ad essere pesante da leggere nn essendo una lettrice appasionata. Certo devo dire che Paolo Giordano ha tanta fantasia per inventarsi la storia della loro vita cmq a me per adesso il libro piace anche se come ho gia detto comincia ad essere pesante
è un libro bellissimo che mi ha insegnato a apprezzare le piccole cose della vita e a capire che non sempre si può essere come vogliamo e bisogna accettarci così come siamo perchè c’è persone che soffrono molto più di noi e hanno delle gravi malattie e malgrado tutto cercano di convivere con i loro problemi e di condurre una vita (per quanto sia possibile) normale, noi invece non riusciamo a vivere se abbiamo anche solo un chilo di troppo.
cioè v rendte cnto ? l’ho capito io che ho 13 anni dve voleva arrivae e lei nn c’arriva ? mah -.- basta leggerlo con un minimo di cuore e un po’ di attenzione e ti viene naturale capirlo non c’è nulla di difficile da capire … comunque pensala come vuoi … ti consiglio di rileggerlo con i consigli ce ti ho dato e poi vienimi a dire se l’hai capito dove voleva arrivaere … ciao…
ho letto il libro un anno fa. come per tutte le cose il trascorrere del tempo consente di rivederle sotto una luce diversa, in modo più distaccato. ebbene, mentre lo leggevo ho trovato spunti interessanti e vissuto momenti di emozione. adesso riesco a dare un giudizio più freddo e obbiettivamente la storia lascia un po’ a desiderare. forse l’intenzione era buona ma il risultato è un’accozzaglia di pagine con un filo conduttore poco nitido. le cose provate dirante la lettura non le rinnego ma le rivisito e probabilmente si è trattato di sensazioni che qualcuno è in grado di produrre a tavolino, non spinto da ispirazione e da pathos letterario. forse nello scriverlo anche l’autore si è perso un po’ e ha finito per riempire le pagine di inchiostro. magari supportato, come qualcuno ha detto (forse non sbagliando), da editor più in cerca di commercio che di arte.
Come fai a dire che scrive molto bene se non hai capito neanche di cosa parla;ma soprattutto in questo libro ci sono molti anzi moltissimi errori grammaticali e non credo meriti molto dal punto di vista letterario anche se è un romanzo molto toccante.
Mauro J.
E’ bellissimo davvero.. L’ ho letto e ne sono stata davvero soddisfatta.. E’ un libro che sa far ridere, commuovere ma soprattutto pensare come hai detto te alla fine.. Il titolo l ho capito solo da un capitolo in avanti.. Comunque ti consiglio vivamente di leggerlo!