Cent’anni di solitudine

recensione e commento del libro

Cent’anni di solitudine

Con Cent’anni di solitudine Gabriel Garcia Marquez vinse nel 1982 il premio Nobel per la Letteratura. Feltrinelli lo pubblicò per la prima volta in Italia nel 1968 nella collana “I narratori”.

Le vicende del romanzo si svolgono nell’immaginario paese di Macondo, immerso nella foresta colombiana. E’ la storia della famiglia Buendia; sei generazioni narrate, vite che si intrecciano in questo luogo mitico, in una dimensione alternativa, in un luogo fuori dal mondo. Dal capostipite della famiglia e fondatore di Macondo, Josè Arcadio Buendia fino all’ultimo bambino su cui si chiude il romanzo trascorre un secolo, un secolo di magia e misticismo. Avendo Josè Arcadio sposato la cugina Ursula, tutte e sei le generazioni vivono oppresse dalla superstizione, dalla paura di generare un figlio con la coda di maiale. Ben pochi sono i momenti di gioia e di felicità nella vita di Macondo spesso martoriato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dal sottosviluppo e infine da un clima infausto. I personaggi che compaiono sono numerosissimi e variegati: nipoti, figli, fratelli con le loro avventure e gli incredibili episodi di cui sono protagonisti. Spesso hanno gli stessi nomi e il rischio di fare confusione è alto. Munitevi perciò di carta e penna. Vi assicuro che ne avrete bisogno per avere chiaro tutto l’albero genealogico della famiglia Buendia. Non è un libro semplice. È invece piuttosto complesso; richiede attenzione e impegno. Sembra dirci che la solitudine è la condizione dell’uomo: un uomo che combatte, si agita per non arrivare da nessuna parte, per ritrovarsi sempre nello stesso punto. Il tempo si ripete, i fatti si ripetono dando vita a interminabili cicli uguali a se stessi in cui oppressione e desolazione, nonché solitudine sono i sentimenti più comuni.
Macondo, questo luogo fuori dal mondo, tra reale e fantastico, tra verità e leggenda, tra mistero ed esoterismo vi coinvolgerà in un vortice lento e ammaliante. E Marquez con il suo stile inimitabile e imprevedibile renderà indimenticabile questa lettura.

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15 commenti su “Cent’anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez”

  1. on 04 Nov 2007 alle 9:46 pmsara
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    carino… a chi piace il realismo magico della letteratura sudamericana… solo che serve un diagramma di flusso per capirci qualcosa nel guazzabuglio dei componenti della famiglia…

  2. on 11 Nov 2007 alle 4:47 ammjd
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    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

  3. on 02 Dec 2007 alle 10:19 amgiada
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    la storia della famiglia buondia e di macondo é solo il riassunto di quella che è la vita comune di ogni generazione.quando si legge questo libro si capisce chiaramente che le vicende riguardano nn solo il libro ma devono essere estese ad una zona piu ampia.se dovessi consigliarvi di leggerlo direi si leggetelo ma fatelo con la consapevolezza che ogni pagina nn letta bene vi porterà a perdere nn pochi passaggi………

  4. on 04 Jan 2008 alle 12:59 amveronica
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    Semplicemente magico e stupendo! questo libro mi ha fatto sograre e vivere a macondo per tutta la durata dell lettura ed oltre.. Grandissimo Gabo.. uno dei miei scrittori preferiti!!

  5. on 11 Jan 2008 alle 6:35 pmMax
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    La complessità del libro riporta a una concezione filosofica e universle del concetto di solitudine che Garçia Marquez desidera comunicare: un secolo di tempo ha avuto a disposizione la famiglia buendia per innovarsi e rinnovarsi, ma la superstizione e la degenerazione dei caratteri e delle personalità dei personaggi impedisono il miglioramento, allegoricamente indicato dala ciclicità dei nomi, una condizione di arretratezza e incapacità della società, deturpata dall’avidità e la sete di potere. Le storie delle sei generazioni si contorcono, si uniscono per creare un reticolo di situazioni complesse che rappresentano a loro volta la stoltezza della vita odierna. Questi sono solo due esempi, la chiave di interpretazione del libro è l’allegoria e la metafora, riflettete tanto e, come hanno detto giustamente gli altri che hanno lasciato i commenti, non scoraggiatevi per la caterva di nomi!! Leggete e coglierete la bellezza del libro!!

  6. on 20 Feb 2008 alle 9:28 pmserena
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    Un bel romanzo, ma un pò troppo complicato

  7. on 24 Feb 2008 alle 10:44 pmGabriele
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    Sara, devi essere proprio stupida o ritardata se non hai apprezzato un capolavoro letterario come “Cent’anni di solitudine”. Definirlo “carino” dà misura della tua intelligenza.

  8. on 29 Feb 2008 alle 6:01 pmprof riccardo
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    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

    si condivido kon te giusta affermazione infatti io sn un prof di medie e lo propongho sempre ai miei alunni

  9. on 10 Mar 2008 alle 6:43 pmsabrina
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    sicuramente non è carino ,ma è uno dei libri + belli che ho letto ,certo devi essere molto attento durante la lettura per non perderti nelle generazioni ,io mi sono persa + volte in questo libro non per mancata attenzione ma per il maraviglioso trasporto di cui è capace Marquez

  10. on 10 Mar 2008 alle 10:06 pmanna
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    stupendo libro,un vortice insostenibile e irresistibile…sono stata trascinata,lo ammetto devo ancora uscirne dopo due anni.

  11. on 13 Mar 2008 alle 8:58 pmLaura
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    bellissimo…si è molto complicato riuscire a star dietro all’albero genealogico senza confondersi…ma è stupefacente! personalmente credo che solo “La casa degli spiriti” di I.Allende possa eguagliare questo libro come capacità di coinvolgimento del lettore….

  12. on 13 Mar 2008 alle 10:38 pmbruno
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    stupendo libro,un vortice insostenibile e irresistibile…sono stata trascinata,lo ammetto devo ancora uscirne dopo due anni.

    Brava Anna!, il lettore viene trascinato in quel vortice irresistibile fino ad ubriacarvisi. Poco importa se, strada facendo, si perde qualche generazione o qualche nome: ciò che resta è infine la magia dei luoghi e delle persone (così fantastiche e così reali), l’atmosfera stordente di Macondo, il dolore circolareterno, quella tristezza infinita e senza rimedio.
    Vorresti uscirne, dopo due anni? Ne dubito. Perché credo che duri a lungo, mooolto a lungo: forse…cent’anni di solitudine!

  13. on 08 Apr 2008 alle 3:44 pmCostantino e mamma
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    Sicuramente il più bel romanzo che abbia letto nella mia vita, e vi assicuro che ne ho letti tanti…
    descriverlo con degli aggettivi sarebbe riduttivo, una sola parola ci riesce: “unico”

  14. on 23 Apr 2008 alle 2:12 pmLaura
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    Io lo sto leggendo e mi prende e mi stordisce allo stesso tempo- trasportata da questo ytmepo che passa eppure immobile, grazie per le Vs testimonianze.

  15. on 04 May 2008 alle 4:15 pmeleonora
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    Il romanzo è esaltante ,non ho mai letto niente di simile .Nelle pagine del libro si fondono passione e vitalità , amore, irrazzionalità e superstizione, solitudine, morte. Spazio e tempo scompaiono e tutto sembra così irreale e privo di senso. La realtà e gli stessi personaggi del romanzo a poco si sgretolano. “Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità” e tutto svanisce in un attimo. La sensazione che lascia dopo averlo letto e indescrivibile. Leggetelo !!!!!!!!!

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