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Cent’anni di solitudine

recensione e commento del libro

Cent’anni di solitudine

Con Cent’anni di solitudine Gabriel Garcia Marquez vinse nel 1982 il premio Nobel per la Letteratura. Feltrinelli lo pubblicò per la prima volta in Italia nel 1968 nella collana “I narratori”.

Le vicende del romanzo si svolgono nell’immaginario paese di Macondo, immerso nella foresta colombiana. E’ la storia della famiglia Buendia; sei generazioni narrate, vite che si intrecciano in questo luogo mitico, in una dimensione alternativa, in un luogo fuori dal mondo. Dal capostipite della famiglia e fondatore di Macondo, Josè Arcadio Buendia fino all’ultimo bambino su cui si chiude il romanzo trascorre un secolo, un secolo di magia e misticismo. Avendo Josè Arcadio sposato la cugina Ursula, tutte e sei le generazioni vivono oppresse dalla superstizione, dalla paura di generare un figlio con la coda di maiale. Ben pochi sono i momenti di gioia e di felicità nella vita di Macondo spesso martoriato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dal sottosviluppo e infine da un clima infausto. I personaggi che compaiono sono numerosissimi e variegati: nipoti, figli, fratelli con le loro avventure e gli incredibili episodi di cui sono protagonisti. Spesso hanno gli stessi nomi e il rischio di fare confusione è alto. Munitevi perciò di carta e penna. Vi assicuro che ne avrete bisogno per avere chiaro tutto l’albero genealogico della famiglia Buendia. Non è un libro semplice. È invece piuttosto complesso; richiede attenzione e impegno. Sembra dirci che la solitudine è la condizione dell’uomo: un uomo che combatte, si agita per non arrivare da nessuna parte, per ritrovarsi sempre nello stesso punto. Il tempo si ripete, i fatti si ripetono dando vita a interminabili cicli uguali a se stessi in cui oppressione e desolazione, nonché solitudine sono i sentimenti più comuni.
Macondo, questo luogo fuori dal mondo, tra reale e fantastico, tra verità e leggenda, tra mistero ed esoterismo vi coinvolgerà in un vortice lento e ammaliante. E Marquez con il suo stile inimitabile e imprevedibile renderà indimenticabile questa lettura.

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Cent’anni di solitudine


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65 commenti su “Cent’anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez”

  1. on 04 Nov 2007 alle 9:46 pmsara
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    carino… a chi piace il realismo magico della letteratura sudamericana… solo che serve un diagramma di flusso per capirci qualcosa nel guazzabuglio dei componenti della famiglia…

  2. on 11 Nov 2007 alle 4:47 ammjd
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    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

  3. on 02 Dec 2007 alle 10:19 amgiada
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    la storia della famiglia buondia e di macondo é solo il riassunto di quella che è la vita comune di ogni generazione.quando si legge questo libro si capisce chiaramente che le vicende riguardano nn solo il libro ma devono essere estese ad una zona piu ampia.se dovessi consigliarvi di leggerlo direi si leggetelo ma fatelo con la consapevolezza che ogni pagina nn letta bene vi porterà a perdere nn pochi passaggi………

  4. on 04 Jan 2008 alle 12:59 amveronica
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    Semplicemente magico e stupendo! questo libro mi ha fatto sograre e vivere a macondo per tutta la durata dell lettura ed oltre.. Grandissimo Gabo.. uno dei miei scrittori preferiti!!

  5. on 11 Jan 2008 alle 6:35 pmMax
    Vota  Add karma Subtract karma  +10

    La complessità del libro riporta a una concezione filosofica e universle del concetto di solitudine che Garçia Marquez desidera comunicare: un secolo di tempo ha avuto a disposizione la famiglia buendia per innovarsi e rinnovarsi, ma la superstizione e la degenerazione dei caratteri e delle personalità dei personaggi impedisono il miglioramento, allegoricamente indicato dala ciclicità dei nomi, una condizione di arretratezza e incapacità della società, deturpata dall’avidità e la sete di potere. Le storie delle sei generazioni si contorcono, si uniscono per creare un reticolo di situazioni complesse che rappresentano a loro volta la stoltezza della vita odierna. Questi sono solo due esempi, la chiave di interpretazione del libro è l’allegoria e la metafora, riflettete tanto e, come hanno detto giustamente gli altri che hanno lasciato i commenti, non scoraggiatevi per la caterva di nomi!! Leggete e coglierete la bellezza del libro!!

  6. on 20 Feb 2008 alle 9:28 pmserena
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    Un bel romanzo, ma un pò troppo complicato

  7. on 24 Feb 2008 alle 10:44 pmGabriele
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    Sara, devi essere proprio stupida o ritardata se non hai apprezzato un capolavoro letterario come “Cent’anni di solitudine”. Definirlo “carino” dà misura della tua intelligenza.

  8. on 29 Feb 2008 alle 6:01 pmprof riccardo
    Vota  Add karma Subtract karma  --1

    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

    si condivido kon te giusta affermazione infatti io sn un prof di medie e lo propongho sempre ai miei alunni

  9. on 10 Mar 2008 alle 6:43 pmsabrina
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    sicuramente non è carino ,ma è uno dei libri + belli che ho letto ,certo devi essere molto attento durante la lettura per non perderti nelle generazioni ,io mi sono persa + volte in questo libro non per mancata attenzione ma per il maraviglioso trasporto di cui è capace Marquez

  10. on 10 Mar 2008 alle 10:06 pmanna
    Vota  Add karma Subtract karma  +3

    stupendo libro,un vortice insostenibile e irresistibile…sono stata trascinata,lo ammetto devo ancora uscirne dopo due anni.

  11. on 13 Mar 2008 alle 8:58 pmLaura
    Vota  Add karma Subtract karma  --1

    bellissimo…si è molto complicato riuscire a star dietro all’albero genealogico senza confondersi…ma è stupefacente! personalmente credo che solo “La casa degli spiriti” di I.Allende possa eguagliare questo libro come capacità di coinvolgimento del lettore….

  12. on 13 Mar 2008 alle 10:38 pmbruno
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    stupendo libro,un vortice insostenibile e irresistibile…sono stata trascinata,lo ammetto devo ancora uscirne dopo due anni.

    Brava Anna!, il lettore viene trascinato in quel vortice irresistibile fino ad ubriacarvisi. Poco importa se, strada facendo, si perde qualche generazione o qualche nome: ciò che resta è infine la magia dei luoghi e delle persone (così fantastiche e così reali), l’atmosfera stordente di Macondo, il dolore circolareterno, quella tristezza infinita e senza rimedio.
    Vorresti uscirne, dopo due anni? Ne dubito. Perché credo che duri a lungo, mooolto a lungo: forse…cent’anni di solitudine!

  13. on 08 Apr 2008 alle 3:44 pmCostantino e mamma
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    Sicuramente il più bel romanzo che abbia letto nella mia vita, e vi assicuro che ne ho letti tanti…
    descriverlo con degli aggettivi sarebbe riduttivo, una sola parola ci riesce: “unico”

  14. on 23 Apr 2008 alle 2:12 pmLaura
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    Io lo sto leggendo e mi prende e mi stordisce allo stesso tempo- trasportata da questo ytmepo che passa eppure immobile, grazie per le Vs testimonianze.

  15. on 04 May 2008 alle 4:15 pmeleonora
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    Il romanzo è esaltante ,non ho mai letto niente di simile .Nelle pagine del libro si fondono passione e vitalità , amore, irrazzionalità e superstizione, solitudine, morte. Spazio e tempo scompaiono e tutto sembra così irreale e privo di senso. La realtà e gli stessi personaggi del romanzo a poco si sgretolano. “Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità” e tutto svanisce in un attimo. La sensazione che lascia dopo averlo letto e indescrivibile. Leggetelo !!!!!!!!!

  16. on 13 May 2008 alle 2:21 amPaola
    Vota  Add karma Subtract karma  +5

    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

    si condivido kon te giusta affermazione infatti io sn un prof di medie e lo propongho sempre ai miei alunni

    Scusate il disturbo… sono capitata per caso in questo forum sono sconvolta dalla quantità di errori - capisco che scappi il dito sulla tastiera ma prima di inviare si può rileggere…

  17. on 26 May 2008 alle 11:37 amcorina
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    di una bellezza micidiale!

  18. on 06 Jun 2008 alle 10:04 amGiovanna
    Vota  Add karma Subtract karma  +7

    Sara, devi essere proprio stupida o ritardata se non hai apprezzato un capolavoro letterario come “Cent’anni di solitudine”. Definirlo “carino” dà misura della tua intelligenza.

    Non sono d’accordo , gentile Gabriele , che per rispondere si usino termini come stupida o ritardata…..

    Leggere libri , deve insegnare soprattutto questo, altrimenti potrai anche leggerne 10.000 , ma continueranno a dimostrare che non hanno lasciato traccia dentro di te.

  19. on 11 Jun 2008 alle 9:12 pm=_O
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    semplicemente fantastico

  20. on 01 Jul 2008 alle 12:19 pmGianni
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    Che dire ? Che non mi aspettavo in una saga tanti contenuti umani. Mi ha sconvolto il modo in cui Marquez rovescia la realtà scomodando perfino il trascendente per tornare all’uomo nella sua miseria e solitudine. Gli eventi che sconvolgono per la loro matrice fantastica ed irreale nulla tolgono all’uomo nè gliene aggiungono. L’uomo resta solo con la sua finitezza… Mi piace trovarci un insegnamento per quanti si lasciano convincere dal potere tecnologico dei nostri tempi. A che serve rivoltare lo spazio, i pianeti, i buchi neri e il cosmo in espansione ? Alla fine tutti saremo morti come Aureliano Buendia …. la fronte poggiata sul castagno del giardino mentre facevamo la pipì…

  21. on 03 Jul 2008 alle 8:07 pmNaradia
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    Per citare Natalia Ginzburg “Leggerlo per me e`stato come udire uno squillo di tromba che mi svegliasse dal sonno…”.
    Non ho mai letto nulla di simile in tutta la mia vita, mi sembra quasi assurdo concepire una cosa tanto bella, coinvolgente, magica. L’atmosfera di Macondo, come un luogo fuori dal tempo e dalla realta`, in cui si intrecciano le vicissitudini di intere generazioni della famiglia Buendia, cosi`umane, passionali e travolgenti. Questo libro mi ha lasciata senza fiato.

    <>

  22. on 06 Jul 2008 alle 5:40 pmRikStyle
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    Non ci sono parole sufficienti per descrivere quanto mi ha colpito questo libro. Lo sto leggendo e so già che mi dispiacerà un casino quando finirà!

  23. on 10 Jul 2008 alle 1:35 pmrosaria
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    la mia prof mi ha commissionato questo libro per l’astate……gia il titolo mi faceva paura solo a leggerlo!!poi leggendolo mi ha preso sempre di piu…….viaggiare per luoghi mai visti ne sentiti, scavare nelle personalita dei personaggi, bizzarri alcuni umani altri inverosimili……piccole vixcende quotidiane sn trattate cn estrema accuratezza,cm la caccia spietata alle formiche rosse,mentre altre cm la morte del caro jose arcadio buendia cn leggerezza che lascia quasi a desiderare..è uno strano capolavoro cm uno dei quadri di picasso…lascia spiazzati privi di comprensione ma colpisce nel profondo dell anima!!!!!!bacini a tutti

  24. on 14 Jul 2008 alle 9:01 amTitty
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    Premetto che adoro Marquez, ho letto quasi tutti i suoi libri ma, mi dispiace sembrare ripetitiva, cent’anni di solitudine è magnifico, ricordo ancora(nonostare lo abbia letto una decina di anni fa), una delle frasi che più mi hanno colpito, verso la fine del libro, parlando della casa, dice qualcosa come : “le mura della casa consumati dal sale dei corpi”….per me lui è un pittore che dipinge con le parole!

  25. on 22 Jul 2008 alle 5:01 pmvalina78
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    La complessità del libro riporta a una concezione filosofica e universle del concetto di solitudine che Garçia Marquez desidera comunicare: un secolo di tempo ha avuto a disposizione la famiglia buendia per innovarsi e rinnovarsi, ma la superstizione e la degenerazione dei caratteri e delle personalità dei personaggi impedisono il miglioramento, allegoricamente indicato dala ciclicità dei nomi, una condizione di arretratezza e incapacità della società, deturpata dall’avidità e la sete di potere. Le storie delle sei generazioni si contorcono, si uniscono per creare un reticolo di situazioni complesse che rappresentano a loro volta la stoltezza della vita odierna. Questi sono solo due esempi, la chiave di interpretazione del libro è l’allegoria e la metafora, riflettete tanto e, come hanno detto giustamente gli altri che hanno lasciato i commenti, non scoraggiatevi per la caterva di nomi!! Leggete e coglierete la bellezza del libro!!

    La complessità del libro riporta a una concezione filosofica e universle del concetto di solitudine che Garçia Marquez desidera comunicare: un secolo di tempo ha avuto a disposizione la famiglia buendia per innovarsi e rinnovarsi, ma la superstizione e la degenerazione dei caratteri e delle personalità dei personaggi impedisono il miglioramento, allegoricamente indicato dala ciclicità dei nomi, una condizione di arretratezza e incapacità della società, deturpata dall’avidità e la sete di potere. Le storie delle sei generazioni si contorcono, si uniscono per creare un reticolo di situazioni complesse che rappresentano a loro volta la stoltezza della vita odierna. Questi sono solo due esempi, la chiave di interpretazione del libro è l’allegoria e la metafora, riflettete tanto e, come hanno detto giustamente gli altri che hanno lasciato i commenti, non scoraggiatevi per la caterva di nomi!! Leggete e coglierete la bellezza del libro!!

    il tuo commento penso sia la descrizione perfetta del vero significato del libro, ma non ti nascondo che per arrivare a questa conclusione ho dovuto, dopo averlo finito, ricercarne la giusta recensione. la lettura è spesso ripetitiva e richiede continua attenzione,ti conduce man mano a storie sempre uguali e difficili da distinguere da quelle che le hanno precedute. il filo conduttore è tra le righe, non lo afferri immediatamente, ti ritrovi alla fine, almeno a me è capitato questo (non avevo letto alcuna recensione o riassunto o spiegazione riguardo il libro , solo “memorie delle mie puttane tristi”dello stesso marquez), a domandarti perchè finisce così, qual è il vero senso? lo immagini che tutti i personaggi abbiano, nonostante le effimere unioni pseudo-amorose che tanto soddisfano al momento, una grande solitudine nel cuore , ma il concetto della miseria della condizione umana che non riesce a migliorarsi non lo comprendi se non rifletti realmente non come lettura leggera ma come lettura di pensiero. Volevo condividere le mie impressioni perchè è uno dei pochi libri che mi ha stimolato a cercare il significato profondo di esso il giorno dopo averlo finito di leggere!!!

  26. on 24 Jul 2008 alle 3:51 pmlorenzo
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    cent’anni di solitudine è un libro intenso e magnifico, uno di quei libri eterni che ha la forza di farti vivere quei momenti a noi lontanissimi come civiltà, modo di pensare, come se fossero condizioni universali comuni a tutte le civiltà. L’universalità del libro è l’aspetto che più nel fondo rimane impresso nel lettore: le vicende della famiglia, nella loro quotidianità, nel loro ripetersi ciclico, rappresentano i momenti di esistenza che ciascuno di noi ripercorre nella vita, dalle prime pulsioni sessuali fino alle azioni più estreme che si copmiono in nome di un ideale, di una donna, della conoscenza del sapere a tutti i costi. Ritrovo il pessimismo verghiano nel timore che la condizione di partenza è l’unica che ci evita una qualsiasi delusione o illusione, e che alla fine sarà la condizione in cui inevitabilmente tutti ritorneremo.

    ed è lo stile magnifico, descrizioni di bellezza infinita, da cui è difficile rimanere immuni; pagine che evocano con tanta forza un mondo che mai mi sarei immaginato potesse esistere nel mio cervello. tipico della letteratura latino americana, dipingere il quotidiano di mille mila comuni persone in un affresco che rappresenti una civiltà; mi viene in mente le formiche rosse, la minaccia più angosciante all’interno della casa, che rosicchiavano tutto, implacabili ed inarrestabili nella loro moltitudine compatta; propria come la società che ci descrive marquez, singoli nel lro insieme afflitti dalla miseria e condannati ad un esistenza di solitudine, esistenza che però rappresenterà nella sua totalità quel mondo magico e un po infantile che è macondo di cent’anni di solitudine, in cui si era capaci di fare una guerra per delle case pitturate di azzurro o che si temesse per dei figli con la coda di maiale.

  27. on 19 Aug 2008 alle 3:00 pmsolomon
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    e un libro stupendo.
    Da quando ho letto Cent’anni di solitudine mi sono inamorata dello style di Marquez.
    L’ho letto in italiano, il mio primo libro e cosi ho imparato ad amare non solo l’opera di Marquez ma anche la lingua italia.
    Ho letto anche “memorie delle mie puttane tristi” che ti insegna tanto dell bisogno di amore, indifferente dell’eta.

    La sua letteratura e molto complessa e necessita attenzione per capirla ma e troppo bella.

  28. on 24 Aug 2008 alle 11:29 pmAlessandro
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    Appena finito di leggere…sì è vero, qualche volta si fa confusione tra i vari arcadio e aureliano, ma cercando di seguire l’albero genealogico ho letto ogni giorno sempre più pagine, prendendo parte alla storia e ’soffrendo’ per come la casa di famiglia degradi nell’ultima parte…il finale mi ha estasiato, credo che lo leggerò svariate volte

  29. on 03 Sep 2008 alle 3:52 pmvale
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    Se devo dire la verità non ho avuto grandi difficoltà a memorizzare i nomi dei vari protagonisti, proprio perchè ognuno di loro mi dava un nuovo senso di curiosità.
    Nel periodo in cui ho letto il libro avevo l’ ansia di leggere per arrivare alla fine, alla scoperta del segreto dell’ esistenza di Macondo. Cent’ anni di solitudine è formato da frasi stupende che ti immettono in un altro mondo!

  30. on 05 Sep 2008 alle 5:40 pmdaniele
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    Premetto che adoro Marquez, ho letto quasi tutti i suoi libri ma, mi dispiace sembrare ripetitiva, cent’anni di solitudine è magnifico, ricordo ancora(nonostare lo abbia letto una decina di anni fa), una delle frasi che più mi hanno colpito, verso la fine del libro, parlando della casa, dice qualcosa come : “le mura della casa consumati dal sale dei corpi”….per me lui è un pittore che dipinge con le parole!

    hai ragione,sembra un pittore che dipinge con le parole…infatti forse la cosa ke mi piace di + di marquez è il suo modo di descrivere,di fare analogie e paragoni ke possono sembrare assurdi a primo impatto ma sono tutti maledettamente belli…il suo modo di scrivere non è semplicissimo ma molto bello…ringrazio tutti coloro che hanno commentato o fatto la recensione perchè come ha detto giustamente un altro utente leggendo delle analisi riesci a cogliere il senso o delle chiavi di lettura,e questo è successo anche a me…come mi è successo col primo libro che ho letto di marquez,”l’amore ai tempi del colera”…pensate che l’ho dovuto rileggere una seconda volta perchè all’inizio non l’ho letto con la dovuta attenzione…rileggendolo invece è diventato il mio libro preferito!ora non so se 100anni di solitudine lo diventerà o no ma so che è un altro capolavoro di uno che può davvero essere definito “scrittore”,mentre oggi lo scrivono in relazione a chiunque…

  31. on 21 Sep 2008 alle 12:28 amRaul
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    Cent’ anni di solitudine è il libro più straordinario ch io abbia mai letto. E in tanti anni (ne ho 47) ne ho letti tanti. Sarà perchè mi fa rivivere i racconti che mio padre mi faceva da piccolo della sua giovinezza passata proprio tra Aracataca e Cartagena…quel senso magico della “soledad” che solo il sudamerica possiede… E poi la magia del cerchio delle generazioni che si chiude nell’ impossibilità di staccarsi ed emergere dalla malìa di quella terra…martoriata dalle vicende con un tempo ora lentissimo ora frenetico e tumultuoso….dove la fantasia e la realtà si intrecciano mirabilmente. Cosa dire di più…io me lo rileggo ogni tanto…ed ogni volta scopro qualche piccolo dettaglio….

  32. on 03 Oct 2008 alle 9:26 ammiciogigio
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    Anni fa, facevo un corso di inglese per lavoro,
    l’insegnante ci chiese di parlare del libro più bello che avessimo letto.
    metà dei partecipanti parlarono di cent’anni di solitudine.
    A 30 anni pensi di aver già visto tutto e di aver capito tutto.
    la sera stessa comprai il libro, l’ho letto al mare in ferie con tutto il giorno libero di leggere se ti va. Ero prevenuto, convinto che non avrebbe scalfito la mia hit parade, che era un luogo comune dire che era il più bello. Dopo le prime 100 pagine ho detto a mia moglie chissà cosa mai ci troverà la gente! dopo non ho più detto niente ho volato dentro quelle 500 pagine in 4 splendidi giorni. Volato non letto.
    Una magica esperienza. Che consiglio a tutti.

    e’ diventato “il libro più bello che abbia mai letto”?
    si assieme ad Oblomov.

  33. on 10 Nov 2008 alle 5:55 pmecate
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    Sara, devi essere proprio stupida o ritardata se non hai apprezzato un capolavoro letterario come “Cent’anni di solitudine”. Definirlo “carino” dà misura della tua intelligenza.

    evviva la galanteria….ma che cafone sei?????? io non conosco Sara ma non sopporto le persone come te che credono di poter dar dello stupido solo perchè non la pensano come te…leggi qualche libro in più e addolcisci il tuo linguaggio

  34. on 25 Nov 2008 alle 10:24 pmlivia
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    sn una ragazza delle scuole medie e ho appena finito di leggere qst libro ke la mia prof di italiano ci ha consigliato di leggere.devo dire ke dopo t quei libri di federico moccia ho trovato un libro ke mi piace e ke n parla solo di amore.come gli altri anke io ho trovato delle difficoltà nei nomi ,anke xkè si assomigliavano molto.è stato molto interessante leggerlo e sn contenta ke la prof me lo abbia assegnato a me , xciò anke io vorrei consigliarlo agli altri ke nn lo hanno ancora letto.

  35. on 07 Dec 2008 alle 4:44 pm...
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    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

    si condivido kon te giusta affermazione infatti io sn un prof di medie e lo propongho sempre ai miei alunni

    E con questa ortografia saresti 1 professore delle medie?!?!

  36. on 10 Dec 2008 alle 9:22 pmtania
    Vota  Add karma Subtract karma  +1

    stupendo libro,un vortice insostenibile e irresistibile…sono stata trascinata,lo ammetto devo ancora uscirne dopo due anni.

    Brava Anna!, il lettore viene trascinato in quel vortice irresistibile fino ad ubriacarvisi. Poco importa se, strada facendo, si perde qualche generazione o qualche nome: ciò che resta è infine la magia dei luoghi e delle persone (così fantastiche e così reali), l’atmosfera stordente di Macondo, il dolore circolareterno, quella tristezza infinita e senza rimedio.
    Vorresti uscirne, dopo due anni? Ne dubito. Perché credo che duri a lungo, mooolto a lungo: forse…cent’anni di solitudine!

    sono assolutam d’accordo…l’importante è leggerlo con calma e con gusto senza voler stare dietro a tutti i costi alla linea genealogica…quello che alla fine rimane è l’ombra d macondo e delle figure bizzarre che lo popolano nel fondo dell’anima…un amico colombiano m disse che nonostante l’avesse letto 5 volte e analizzato a scuola nn lo conosce ancora del tutto…inoltre un libro così dovrebbe essere letto più volte a distanza d molti anni per lasciarvi sedimentare ogni volta un’impressione sempre piu matura e verace

  37. on 02 Jan 2009 alle 4:37 pmalina
    Vota  Add karma Subtract karma  --3

    fa veramente skifo qst libro..quando l’ho letto mi sn addormentata subito..hihihi…nn ve lo consiglio…hihihi

  38. on 17 Jan 2009 alle 11:36 pmMartina
    Vota  Add karma Subtract karma  +2

    fa veramente skifo qst libro..quando l’ho letto mi sn addormentata subito..hihihi…nn ve lo consiglio…hihihi

    Cosa ci consigli di leggere invece, Tre Metri Sopra il Cielo?
    Ancora una volta Marquez riesce a stupire… Ho appena finito di leggere questo libro, e per quanto impegnativo sia, non credo possa essere paragonato a nessun altro romanzo. Stupefacente quanto sia sottile il confine tra realtà e metafisica, come ogni personaggio sia avvolto da un’aura di umanità e di impotenza… E anche molto intrigante il dedalo di nomi!
    Consigliatissimo

  39. on 24 Jan 2009 alle 3:08 pmvan
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    il libro piu’ bello che abbia mai letto…adoro il realismo magico.E’ una magnifica allegoria della vita. L”ultima pagina l’ho imparata a memoria, e ogni volta che la leggo o recito mi viene da piangere.
    ps.per i nomi io ho risolto facendo una mappa concettuale:)

  40. on 25 Jan 2009 alle 1:43 amFrancesco
    Vota  Add karma Subtract karma  +0

    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

    si condivido kon te giusta affermazione infatti io sn un prof di medie e lo propongho sempre ai miei alunni

    Scusate il disturbo… sono capitata per caso in questo forum sono sconvolta dalla quantità di errori - capisco che scappi il dito sulla tastiera ma prima di inviare si può rileggere…

    Effettivamente anch’io sono rimasto un po’ stupito dai molti errori che si leggono in diversi interventi…
    Ma addirittura certi errori da una persona che si presenta come “professore” speravo di non trovarli…
    Inoltre questo nuovo modo di scrivere con le “k” o le “x” davvero non lo digerisco…e ho 20 anni!
    Non ho niente contro nessuno, ma in giro, su internet, sui giornali e anche a scuola a volte si leggono cose raccapriccianti!
    Comunque, tornando al discorso principale, il libro non l’ho ancora letto; stavo giusto cercando informazioni a riguardo…

  41. on 28 Jan 2009 alle 12:15 amRosy
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    Ciao a tutti,
    anche io lo sto leggendo ora..anzi lo sto divorando! Sto amando le atmosfere magiche di Macondo ( sublime la festa iniziale degli zingari e la scoperta del ghiaccio da parte di Aureliano, penso sia una delle parti più magiche del romanzo ) e sto assistendo alla decadenza interiore di tutti, proprio tutti i personaggi di questa famiglia..C’è chi cerca un senso alla sua vita nell’alchimia e nell’invenzione di tanti oggetti, c’è chi lo cerca nella guerra, c’è chi è a un passo dall’afferrare l’amore ma poi si ritrae e lo nega a se stesso per il resto della sua vita..mentre attorno la società si evolve, le case si fanno di mattoni, si costruisce la locomotiva, i forestieri si mescolano con i primitivi, c’è questa famiglia incapace di andare avanti, di trovare quel qualcosa che spezzi il filo di ferro che li attanaglia e si lascia morire con la sconfitta nel cuore. I miei personaggi preferiti sono Aureliano che tenta di sovvertire la sua esistenza con la guerra, ma tutto quello che riesce ad ottenere in cambio è un cuore di pietra per cui non sa riconoscere neanche sua madre e muore con il ricordo dell’unico istante veramente felice della sua vita, e analogamente Rebeca, che traumatizzata dopo la morte dei suoi genitori, non riesce a vivere fino in fondo neanche le gioie della sua vita, nel terrore che qualcosa di brutto le possa riaccadere e dopo la morte del marito, non sarà in grado di rialzarsi mai più.

  42. on 30 Jan 2009 alle 7:05 pmvan
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    Ciao a tutti,
    anche io lo sto leggendo ora..anzi lo sto divorando! Sto amando le atmosfere magiche di Macondo ( sublime la festa iniziale degli zingari e la scoperta del ghiaccio da parte di Aureliano, penso sia una delle parti più magiche del romanzo ) e sto assistendo alla decadenza interiore di tutti, proprio tutti i personaggi di questa famiglia..C’è chi cerca un senso alla sua vita nell’alchimia e nell’invenzione di tanti oggetti, c’è chi lo cerca nella guerra, c’è chi è a un passo dall’afferrare l’amore ma poi si ritrae e lo nega a se stesso per il resto della sua vita..mentre attorno la società si evolve, le case si fanno di mattoni, si costruisce la locomotiva, i forestieri si mescolano con i primitivi, c’è questa famiglia incapace di andare avanti, di trovare quel qualcosa che spezzi il filo di ferro che li attanaglia e si lascia morire con la sconfitta nel cuore. I miei personaggi preferiti sono Aureliano che tenta di sovvertire la sua esistenza con la guerra, ma tutto quello che riesce ad ottenere in cambio è un cuore di pietra per cui non sa riconoscere neanche sua madre e muore con il ricordo dell’unico istante veramente felice della sua vita, e analogamente Rebeca, che traumatizzata dopo la morte dei suoi genitori, non riesce a vivere fino in fondo neanche le gioie della sua vita, nel terrore che qualcosa di brutto le possa riaccadere e dopo la morte del marito, non sarà in grado di rialzarsi mai più.

    non avevo pensato mai che Rebeca potesse essere cosi’ pe il trauma infantile…ma in effetti e’ del tutto verosimile.
    Sono giusto arrivata (lo sto rileggendo) alla parte in cui Meme viene rinchiusa in clausura…
    penso che sia uno dei drammi esistenziali piu’ grandi, del tutto attuale: una ragazza vivace e spensierata che si ritrova improvvisamente con un mondo sottosopra. trovo agghiacciante il fatto che anche il adre la dimentichi.

    Qualcuno saprebbe spiegarmi il significato delle farfalle di Mauricio Babilonia? Mi piacerebbe discuterne!

  43. on 04 Feb 2009 alle 5:59 pmAmaranta
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    E’ dunque l’incomprensione il dramma della stirpe maledetta dei Buendia? Forse che Ursula, il personaggio apparentemente piu’ coerente e sano della storia, e’ la persona piu’ folle? Lei, che si propone di far rinsavire tutti i Buendia, persi ciascuno nel proprio delirio di onnipotenza?
    mariti che non comprendono le mogli e viceversa, compagni di letto tragicamente estranei fuori di esso.
    Ma soprattutto e’ quando una persona e’ dimenticata, morta, persa per sempre che se ne comprende il dramma fino in fondo e la sua solitudine.
    Come in un moderno “Edipo re, in cui ciascun Buendia e’ vittima di se stesso e della sua inconsapevolezza.
    E in una sorta di universo parallelo nn meraviglia la condizione esistenziale di una stirpe che in fondo e’ l’umanita’ stessa. Condannata ad una sotria che si ripete “da sempre e per sempre”, aspettando l’uragano biblico che ne sancira’ la fine.

    Il parallelo con l’”edipo re” mi sembra appropriato, cosa ne pensate?
    Mi piacerebbe molto discuterne con qualcuno.

  44. on 20 Feb 2009 alle 9:44 pmkillerlook
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    io non ho apprezzato il raconto cosi tanto come la maggior parte dei partecipanti al forum.. senz’altro coinvolgente e ricco di magia da tenerti incollato al libro.. ma la mancanza di sentimenti ed emozioni provati dai vari protagonist mi lascia con un punto interrogativo……..

  45. on 08 Mar 2009 alle 7:29 pmamaranta
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    io non ho apprezzato il raconto cosi tanto come la maggior parte dei partecipanti al forum.. senz’altro coinvolgente e ricco di magia da tenerti incollato al libro.. ma la mancanza di sentimenti ed emozioni provati dai vari protagonist mi lascia con un punto interrogativo……..

    secondo me la tragicità delle storia sta anche in questo…i personaggi sono incollati al proprio destino, condannati a una sorte non modificabile. I loro sentimenti sono quasi stereotipati, non ne possono uscire.
    Come in una tragedia di Eschilo in balia della tuke, ovvero del destino, ma come un modelli di eroi sofoclei i Buendia sono saldi e fermi, affrontano il tutto con coraggio. Manca rispetto a Sofocle il momento del pathei mathos, certo.
    I sentimenti ci sono, ma i personaggi stessi tendono a tenerli nascosti, le donne, per il bene comune.
    Scusate gli errori non ho il tempo di rileggere!

  46. on 14 Mar 2009 alle 5:51 pmjanis
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    …non si può dire bello di un libro però non so che altro aggettivo usare…c’ho messo ben 1 mese per leggermelo tutto…molto complicato, per certe storie interessante, ma alla fine dei conti molto bello…

  47. on 19 Mar 2009 alle 6:26 pmAnonima
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    fa veramente skifo qst libro..quando l’ho letto mi sn addormentata subito..hihihi…nn ve lo consiglio…hihihi

    Cosa ci consigli di leggere invece, Tre Metri Sopra il Cielo?
    Ancora una volta Marquez riesce a stupire… Ho appena finito di leggere questo libro, e per quanto impegnativo sia, non credo possa essere paragonato a nessun altro romanzo. Stupefacente quanto sia sottile il confine tra realtà e metafisica, come ogni personaggio sia avvolto da un’aura di umanità e di impotenza… E anche molto intrigante il dedalo di nomi!
    Consigliatissimo

    alina..l’unica cosa che fa “skifo” è il tuo modo di esprimerti, io lo sto leggendo ora, non sto riuscendo ad apprezzarlo, infatti ho guardato un pò in questo forum, rispetto il tuo giudizio e quello di tutti ma dire così mi sembra un pò superficiale…

    La complessità del libro riporta a una concezione filosofica e universle del concetto di solitudine che Garçia Marquez desidera comunicare: un secolo di tempo ha avuto a disposizione la famiglia buendia per innovarsi e rinnovarsi, ma la superstizione e la degenerazione dei caratteri e delle personalità dei personaggi impedisono il miglioramento, allegoricamente indicato dala ciclicità dei nomi, una condizione di arretratezza e incapacità della società, deturpata dall’avidità e la sete di potere. Le storie delle sei generazioni si contorcono, si uniscono per creare un reticolo di situazioni complesse che rappresentano a loro volta la stoltezza della vita odierna. Questi sono solo due esempi, la chiave di interpretazione del libro è l’allegoria e la metafora, riflettete tanto e, come hanno detto giustamente gli altri che hanno lasciato i commenti, non scoraggiatevi per la caterva di nomi!! Leggete e coglierete la bellezza del libro!!

    mi sono stampata questo post xkè spero m aiuterà a capire e ad apprezzare di più..grazie a chiunque l’abbia scritto..ah e su wikipedia c’è una mappa delle parentele! XD

  48. on 20 Mar 2009 alle 7:07 pmsin
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    io non ho apprezzato il raconto cosi tanto come la maggior parte dei partecipanti al forum.. senz’altro coinvolgente e ricco di magia da tenerti incollato al libro.. ma la mancanza di sentimenti ed emozioni provati dai vari protagonist mi lascia con un punto interrogativo……..

    Killerlook se lasci un commento del genere scusa ma ti devo proprio contraddire perchè mi chiedo vivamente se tu l’abbia capito o no questo libro…bah…
    se provare tutta la solitudine, l’amarezza, la rabbia, l’amore, la passione, l’odio e l’invidia di questi personaggi ti pare mancare d’emozione…non c’è una frase in questo romanzo che sia fredda o atona, persino la stessa indifferenza, lo stesso cinismo spietato del colonnello aureliano ha qualcosa di palpitante e intenso..
    RILEGGILO!

  49. on 30 Mar 2009 alle 12:13 pmKikka
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    Ciao a tutti…ho 15 anni e devo scegliere che libro leggere fra “Cent’anni di solitudine” e “La casa degli spiriti”… Voi cosa mi consigliate??? Ciao ciao

  50. on 06 Apr 2009 alle 1:59 pmamaranta
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    Ciao a tutti…ho 15 anni e devo scegliere che libro leggere fra “Cent’anni di solitudine” e “La casa degli spiriti”… Voi cosa mi consigliate??? Ciao ciao

    leggili tutti e due…l

  51. on 21 May 2009 alle 4:17 amroccia03
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    Sconsiglio Cent’anni di solitudine ad una 15enne. Anche a mia figlia lo sconsigliai, è un capolavoro, ma poco adatto ai giovanissimi,almeno secondo me. Gli fu consigliato a scuola dai prof. a 16 anni, io lo avevo letto 6 anni prima che l’autore fosse premiato con il nobel per la letteratura. A settembre l’accompagnai al liceo e volli parlare con il prof. che glielo aveva consigliato,gli chiesi se lui l’avesse letto,fece un sorriso,no, non lo aveva letto! E’ troppo pesante per un lettore accanito come me, ho dovuto leggerlo due volte per cogliere appieno lo stile di Marquez, figuriamoci una 16enne! Prima di ricevere il Nobel,eravamo in pochi ad averlo letto,dopo il premio..milioni in tutto il mondo.

  52. on 26 Jun 2009 alle 1:05 pmAtropo
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    Ho letto e riletto Cent’anni di solitudine pensando fosse un gran libro visto che a Marquez valse il Nobel. L’ho letto una volta e non l’ho capito e mi sono anche data della stupida perchè tutti dicevano che era così eccezzionale e allora l’ho riletto e ancora non mi ha lasciato niente e allora ho letto gli altri libri di Marquez e ancora mi chiedo cosa cavolo significano. Personalmente non apprezzo né lo stile né la storia (ma quale?). Prima che mi diciate di tutto, non sono una lettrice di Moccia e similari, è facile prendersela con persone magari non colte quanto voi, ma sicuramente molto più sincere e che si prendono meno sul serio, ricordatevi che la lettura non è solo analisi, ma anche emozione e Marquez di emozioni a mio parere ne dà poche

  53. on 30 Jun 2009 alle 5:23 pmValeria
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    Io ho terminato di leggerlo poco minuti fa… e sono talmente sconvolta che ho un bisogno pazzesco di parlarne. L’ultima pagina l’ho letta tra i brividi, era come se io fossi Aureliano, come se anche io stessi saltando delle pagine per arrivare alla fine e, nonostante sapessi bene come sarebbe andato a finire, dato che alcuni miei compagni di scuola l’hanno esposto durante una lezione di geografia, la fine del romanzo è riuscita ad impressionarmi, ad emozionarmi. La fine, l’inizio, tutto mi è piaciuto di questo libro, al punto che la notte non dormivo ma leggevo… Bello, davvero bello. Lo consiglio caldamente!

  54. on 15 Aug 2009 alle 8:23 pmantonella
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    carino… a chi piace il realismo magico della letteratura sudamericana… solo che serve un diagramma di flusso per capirci qualcosa nel guazzabuglio dei componenti della famiglia…

    In realtà il racconto, essendo costruito sulle vicissitudini della dinastia Buendia, è caratterizzato dall’attribuzione di medesimi nomi a diversi personaggi (figli e nipoti che, come in ogni tradizione che si rispetti, ereditano i nomi della parentela), ma l’albero genealogico della famiglia protagonista si riesce a seguire con facilità… Vi assicuro che la storia è estremamente affascinante e si legge in modo molto fluido e appassionante. Personalmente, ne sono rimasta entusiasta: Marquez, per me, è spettacolare e inimitabile. E’ stato, fino ad ora, l’unico libro per il quale mi sono ripromessa di rileggerlo ancor prima di terminarne la lettura.
    Buona lettura a tutti,

    Antonella

  55. on 16 Aug 2009 alle 7:03 pmsimona
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    Un bel romanzo, ma un pò troppo complicato

    aderisco pienamente… nn riesco ad andare avanti, mi blocco periodicamente…di questo passo impiegherò cent’anni per completarlo!!!

  56. on 20 Aug 2009 alle 11:57 amRiccia83
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    Ho letto e riletto Cent’anni di solitudine pensando fosse un gran libro visto che a Marquez valse il Nobel. L’ho letto una volta e non l’ho capito e mi sono anche data della stupida perchè tutti dicevano che era così eccezzionale e allora l’ho riletto e ancora non mi ha lasciato niente e allora ho letto gli altri libri di Marquez e ancora mi chiedo cosa cavolo significano. Personalmente non apprezzo né lo stile né la storia (ma quale?). Prima che mi diciate di tutto, non sono una lettrice di Moccia e similari, è facile prendersela con persone magari non colte quanto voi, ma sicuramente molto più sincere e che si prendono meno sul serio, ricordatevi che la lettura non è solo analisi, ma anche emozione e Marquez di emozioni a mio parere ne dà poche

    Davvero? Tu non hai davvero provato niente? Nemmeno quando l’ultimo Aureliano si sveglia e vede le formiche rosse che si portano via il suo bambino neonato? O quando muore la piccola Remedios Moscote? O quando Fernanda fa sparare a Mauricio e segregare Meme in calusura? Anche tralasciando le metafore più sottili e le atmosfere incredibili che GGM è riuscito a creare in questo libro, nemmeno i fatti nudi e crudi ti hanno colpita?

  57. on 22 Aug 2009 alle 1:21 pmRachele
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    Gli ultimi momenti del libro trasportano il lettore nello stasso vortice in cui viene avviluppato l’ultimo esponente dei Buendia. Questa è un’ opera che merita atenzione e posso capire che può confondere, tuttavia ogni pagina trasuda genialità.
    In qualche modo il concetto di saga familiare che vaga senza riuscire a cambiare ma che ci prova con esiti disastrosi è lo stesso del romanzo ” I Malavoglia”. C’è tutta la costrizione del proverbio siciliano “cu nasce tunnu un po’ moriri quatrato”.

  58. on 24 Aug 2009 alle 10:15 amdolly
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    un bel romanzo, man mano leggendo ci accorgiamo che Macando nn è una citta inventata ma solo un nome che rapprensenta tanti luoghi. anche il tempo.. è solo simbilico giustificato dal fatto delle repetizioni d’un nome per rapresentare + d’una persona.
    Un bel romanzo , strutturato bene, complesso ma nello stesso tempo semplice

    si condivido kon te giusta affermazione infatti io sn un prof di medie e lo propongho sempre ai miei alunni

    penso che per quelli delle medie sia trooppo complicato ..il libro è abbastanza noioso e le vicende assolutamente non coinvolgenti..si può leggere qualche pagina e poi dedicare il proprio tempo ad altro, perchè non fa venire quella curiosità e voglia di continuare la lettura!

  59. on 24 Aug 2009 alle 10:16 amdolly
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    la mia era una risp al prof delle medie

  60. on 24 Aug 2009 alle 10:28 amdolly
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    le prime 9 righe non sono miee..
    il mio commento è delle ultime 4 righe

  61. on 24 Aug 2009 alle 10:30 amdolly
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    oh bella,,,
    grande roccia03 !
    LA PENSO PROPRIO COME TE..
    poi sui prof che consigliano i libri senza leggerli.. daii.. non si può

  62. on 12 Sep 2009 alle 4:07 pmBeatrice
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    Sara, devi essere proprio stupida o ritardata se non hai apprezzato un capolavoro letterario come “Cent’anni di solitudine”. Definirlo “carino” dà misura della tua intelligenza.

    Darle della stupida mi sembra esagerato:è un libro che può
    nn piacere…certamente è meglio dell’Amore ai tempi del colera’,ma nn mi ha trasmesso quasi niente,xò è una mia opinione:nn capisco come abbia potuto ricevere un premio nobel. Forse nn ho l’età per aprezzarlo,riproverò tra qualche anno.

  63. on 29 Sep 2009 alle 3:24 pmpiripilla
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    E’ dunque l’incomprensione il dramma della stirpe maledetta dei Buendia? Forse che Ursula, il personaggio apparentemente piu’ coerente e sano della storia, e’ la persona piu’ folle? Lei, che si propone di far rinsavire tutti i Buendia, persi ciascuno nel proprio delirio di onnipotenza?
    mariti che non comprendono le mogli e viceversa, compagni di letto tragicamente estranei fuori di esso.
    Ma soprattutto e’ quando una persona e’ dimenticata, morta, persa per sempre che se ne comprende il dramma fino in fondo e la sua solitudine.
    Come in un moderno “Edipo re, in cui ciascun Buendia e’ vittima di se stesso e della sua inconsapevolezza.
    E in una sorta di universo parallelo nn meraviglia la condizione esistenziale di una stirpe che in fondo e’ l’umanita’ stessa. Condannata ad una sotria che si ripete “da sempre e per sempre”, aspettando l’uragano biblico che ne sancira’ la fine.

    Il parallelo con l’”edipo re” mi sembra appropriato, cosa ne pensate?
    Mi piacerebbe molto discuterne con qualcuno.

    Il tempo stratificato e sovvertito di Macondo è un tempo mitico, in cui il mondo reale prende via via forma…un ricordo delle origini per cercare la propria identità. Il ciclico ritorno dei personaggi è un riaffermare, rinnovare e fondare, attraverso le vicende di una stirpe, elementi propri dell’umanità storica. Un processo che viene chiamato dagli antropologi mitopoiesi. Se ti interessa la comparazione con la mitologia classica prova a guardare ciò che si narra degli Arcadi..popolazione greca che un tempo si serebbe vestita con pelle di porco e si sarebbe nutrita di ghiande! Sono convinta che ti piacerebbe moltissimo leggere un testo di Angelo Brelich ‘Gli eroi greci’….la tua intuizione è veramente appropriata!

  64. on 20 Nov 2009 alle 10:06 amiosandra nonnis
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    Sara, devi essere proprio stupida o ritardata se non hai apprezzato un capolavoro letterario come “Cent’anni di solitudine”. Definirlo “carino” dà misura della tua intelligenza.

    Non sono d’accordo , gentile Gabriele , che per rispondere si usino termini come stupida o ritardata…..

    Leggere libri , deve insegnare soprattutto questo, altrimenti potrai anche leggerne 10.000 , ma continueranno a dimostrare che non hanno lasciato traccia dentro di te.

    Che cosa sarei io allora, che ho iniziato a leggere il libro almeno cento volte……. e non sono ancora riuscita a finirlo?Non mi sento una ritardata mentale,amo molto leggere, ma succede che per alcuni libri la lettura è sofferta,ma talmente sofferta……che devi proprio leggere a piccole dosi.

  65. on 20 Nov 2009 alle 10:22 amiosandra nonnis
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    oh bella,,,
    grande roccia03 !
    LA PENSO PROPRIO COME TE..
    poi sui prof che consigliano i libri senza leggerli.. daii.. non si può

    Sono d’accordo.A mio figlio il libro è stato regalato ,dalla sua insegnante di Italiano, quando frequentava la 3° media.L’intenzione ,forse, era buona!Non credo che mio figlio lo abbia letto,allora.Per fortuna non si è allontanato dai libri!Buona lettura a tutti!

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