
-Che fai?- mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
-Niente,- le risposi,- mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse:
-Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato una coda:
-Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie placidamente:
-Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altri parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.
Questo l’incipit della storia.
Scritto e pubblicato nel 1926 è l’ultimo romanzo di Pirandello. Riprende temi affrontati ne Il fu Mattia Pascal e come questo è ambientato in una piccola provincia.
Vitangelo Moscarda, dalla banale constatazione che il naso che egli crede di avere è diverso da quello che sua moglie gli riconosce, parte per un viaggio dentro e fuori di sé che lo conduce ad una riflessione sull’intera esistenza e alla follia. Vitangelo si rende conto che gli altri lo vedono in una maniera diversa da come lui stesso crede di essere. Non esiste solo un Vitangelo Moscarda, ma ne esistono tanti quanti sono gli esseri umani con i quali stabilisce anche una minima e fugace relazione. Non esiste un io autentico e oggettivo. Scoprire di non essere per gli altri quell’Uno che crede di essere per sé accende in lui il desiderio di distruggere queste forme a lui estranee per scoprire il vero sé. Tenta di distruggere le errate convinzioni della gente, a cominciare da quelle della moglie. Ma Vitangelo si conosce per quello che è? Qual è la sua vera essenza?
Il protagonista passa dall’essere unico per tutti alla propria concezione del nulla attraverso la consapevolezza dei centomila che gli altri gli riconoscono. La realtà non è oggettiva, ma si perde in un vortice di relativismo.
Pirandello riprende in questo romanzo i temi della formazione dell’identità, del conflitto tra essere e apparire, della maschera sociale, della prigione delle convenzioni sociali in cui l’uomo è costretto con la sua ineguagliata spigliatezza, con lo svago e l’umorismo caratteristici di tutta la sua produzione letteraria alla cui base vi sono una acutezza intellettuale e una minuziosità dell’analisi interiore a dir poco geniali.
Questo libro vi farà riflettere sulla mutevole realtà delle percezioni, su come noi percepiamo chi ci circonda e su come chi ci circonda percepisce la nostra essenza. Avremo modo di capire quanto siano erronee e preconcette certe convinzioni e false molte convenzioni.
Un capolavoro indiscusso della letteratura del Novecento…
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Comments
Salve gente ! Ho 15 anni e ho iniziato a leggere proprio in questi giorni questo libro di Pirandello.
C’è chi mi consiglia di leggerlo tra qualche tempo, chi ora..
Alla fine, sono giunta alle mie conclusioni..
Ho capito che ora posso leggerlo ma.. Con più attenzione e soprattutto, anche se vorrei leggerlo tutto d’un fiato (come sono solita fare), devo cercare di leggerlo piano piano.. Per assaporare la bellezza di questo libro e soprattutto non rimanere un po’, come dire.. Scossa da certi concetti espressi tra le pagine di questo che io già definisco un capolavoro .. Nonostante, lo ripeto.. Sia ancora alle prime pagine.
Ho preso la mia decisione, ho capito come dovrò leggerlo ma.. Secondo voi, ho fatto la scelta giusta?
Baci a tutti!
Sicuramente, ti piacerá sapere che anche a São Paulo, si legge Pirandello a scuola.
È stato il primo libro letto, quest’anno, a scuola del mio figlio, che fa il primo liceo classico.
Ho iniziato a leggerlo ieri,dopo finire “Il fu Mathia Pascal”, e cercando qualcosa sull’ internet ho trovato il tuo blog.
Un abbraccio.Fatima
Sono una tredicenne che adora leggere anche cose impegnative…
Ho appena studiato Pirandello a scuola e mi è piaciuto molto il suo pensiero, la sua teoria dell’umorismo e delle maschere.
Sono un po’ incerta se leggere questo libro…Me lo consigliate?
Grazie mille e tanti saluti!
io invece te lo consiglio vivamente!! l’ho letto alla tua stessa età, e l’ho trovato esttremamente affascinante! e poi scusa, anche se sei giovane, chi sei se non ti fai delle domande?? il fatto di avere solide basi a quest’età non è una giustificazione per accontentarsi delle idee che hai ora, per non mettersi in discussione!
un bacione!
Io credo che il tuo commento sia insensato…
Perchè 1-Harry Potter è pure invenzione e basta
2- Uno,nessuno e centomila è un libro k scava nei sentimenti umani…Si usando anke un po’ di fantasia..
Si vede k sono poke le persone k ankora leggono certi libri..
Ormai a nessuno va più di usare la capoccia!
bacio sara
Incredibile, 24(ventiquattro) commenti verso il piu grande scrittore italiano e nessuno si è espresso con una forma scritta appropriata alla nostra lingua!….ma è cosi difficile scrivere “che” invece di “K”, tutti ancorati al dio conformismo!
Ho appena finito di leggere questo libro, che viene tanto lodato e meravigliato. Posso capire che la maggior parte di voi é rimasta impressionata dal linguaggio a tratti complesso e molto filosofico di Pirandello.
Ma non si puó definire un capolavoro un romanzo cosí ripetitivo, vuoto, semplice…Pirandello ha esteso su 100 pagine quello che un Brecht avrebbe scritto in una parabola di 20… Siamo seri, qui Pirandello ha tirato il tutto troppo per le lunghe ed é proprio questo che rende “uno, nessuno e centomila” un romanzo mediocre,
scusate,ma sapete 1 sito di “uno,nessuno,centomila?riassuntato?
grazie ^£^
io ho letto il libro intero…la storia può sembrare banale a primo impatto ma nasconde un messaggio molto profondo che può riguardare qualunque persona di ogni epoca…x metabolizzarlo l’ho dovuto leggere due volte. Inizialmante ha scardinato tutte le mie certezze ke credevo di avere, ma dopo ne ho fatto una filosofia di vita…..e ora nn me ne frega più della gente anzi…mi sono costruita un personaggio x le apparenze e ci marcio pure sull’idea ke gli altri possano avere su di me
Invece questi autori hanno più cose da insegnare che ogni altro. Pensi k nn servano a niente quando invece se non ci limitassimo all’orrenda routine giornaliera ma ampliassimo il nostro sguardo a dei significati piu alti questa società non sarebbe così grezza come invece lo è. Millenni e millenni di filosofia lo dimostrano e un’insensata mentalità moderna e che distrugge ogni idealista non serve a distruggerci il migliore passato.Pensaci.
Ho 17 anni e a dir la verità non adoro leggere ma questo libro è davvero bello. E’ sicuramente impegnativo e va sul genere filosofico ma proprio per questo secondo me risulta interessante. Ed è particolarmente interessante la convinzione a cui arriva Moscarda una convinzione ke lo sconvolge: l’uomo nn possiede un’identità ma è condannato a vivere le infinite personalità che gli altri gli attribuiscono.