
Scritto nel 1903 questo splendido romanzo è oggi di incredibile attualità.
Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova, del tutto incapace di amministrare, affida però l’intero patrimonio a Batta Malagna, che avendo ricevuto in passato dal marito diversi favori ed essendo ricompensato lautamente per i suoi attuali servigi, avrebbe dovuto, secondo lei, amministrare onestamente. Batta Malagna invece, con il trascorrere degli anni, si impossessa di tutti i loro averi e costituisce la causa principale del declino della famiglia Pascal. I due fratelli Mattia e Roberto vivono allegri e liberi da ogni pensiero morale, religioso o scolastico e, una volta cresciuti, non si curano dei beni della famiglia, paghi di vivere senza apparenti problemi e in maniera agiata. Il Malagna ha avuto infatti la capacità di non fargli mancare nulla e di nascondere la voragine di debiti che presto li avrebbe fatti precipitare.
Costretto a sposare Romilda, da cui aspetta un bambino, Mattia si trova a convivere anche con la suocera vedova che lo disprezza e lo considera un inetto, un fannullone, un buono a nulla ricco soltanto di debiti. Da questo momento la vita di Mattia diventa un inferno. Ormai senza ricchezze, si trasferisce in una casa umile; la moglie perde la sua originaria bellezza e sembra non amarlo più; le due figlie muoiono una dopo l’altra a causa della loro gracilità. E muore anche l’adorata madre dopo aver sopportato i soprusi della suocera-strega la quale continua per il carattere di Mattia, ma soprattutto per la povertà di Mattia a odiare il genero e a rovinare la già precaria tranquillità della casa. Per la prima volta in vita sua il protagonista si ritrova a cercare lavoro, e grazie all’amico Pomino, ne trova uno come bibliotecario. Ma un giorno Mattia, angustiato dai dissidi coniugali e dai debiti, esasperato dalla noia e dalla inutilità del suo lavoro, decide di fuggire. Arriva a Montecarlo e grazie ad una serie di vincite fortunate si ritrova in tasca la somma di 82.000 lire. E’ quasi ricco! Decide di ritornare a casa per riscattare le sue proprietà e per godere di una rivincita sulla suocera; sogna finalmente una vita serena, un avvenire tranquillo al riparo della miseria. Ma proprio mentre questi pensieri occupano la sua mente, in treno durante il viaggio di ritorno a casa, legge su un giornale che a Miragno, nella roggia di un mulino, è stato ritrovato il cadavere di Mattia Pascal.
Legge e rilegge il trafiletto scritto in minutissimi caratteri e lo ripete tra se quasi sillabando, fermandosi ad ogni parola. Egli si sarebbe suicidato nella gora del molino alla Stia, una sua vecchia proprietà, a causa dei dissesti finanziari e dei lutti familiari. Ed era stato prontamente o forse frettolosamente riconosciuto dalla moglie disperata e dalla suocera. Dapprima sconvolto, comprende presto che può crearsi una nuova vita, una vita libera da ogni legame con il passato, senza problemi e senza responsabilità, proprio come quando era giovane. E’ ricco e non essendo più Mattia Pascal non ha più alcun creditore. Così con il nome di Adriano Meis comincia a viaggiare prima in Italia e poi all’estero, fino a che decide di stabilirsi a Roma, in un camera ammobiliata sul Tevere. Si innamora, ricambiato, di Adriana, dolce figlia del padrone di casa Anselmo Paleari. Mattia vorrebbe sposarla e ricominciare tutto da capo. Ma Adriano Meis non esiste, non ha una realtà sociale, non ha nessuno dei diritti che hanno i cittadini iscritti all’anagrafe. Non può acquistare nulla, non può denunciare un furto se derubato e tanto meno può contrarre matrimonio. Non può fare nessuna di quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità. Capisce l’impossibilità di vivere fuori dalle leggi e dalle convenzioni che gli uomini si sono dati. La sua libertà è solo un’illusione. Scopre che fare il morto non è una bella professione. A Mattia non resta che farla finita anche con la nuova identità simulando il suicidio di Adriano Meis nelle acque del Tevere. Erano passati soltanto due anni dalla sua prima supposta morte. Eppure tante cose erano cambiate. La moglie Romilda era rimasta vedova ben poco. Si era infatti risposata proprio con il suo amico Pomino ed aveva avuto una bambina. Quanto era beffardo il destino… Lui, che aveva pensato di essere rinato e finalmente libero di fare ciò che desiderava, non aveva potuto vivere pienamente la sua nuova vita, ma era evidente che gli altri lo avevano fatto. Gli altri erano andati avanti anche senza di lui. Gli altri, a Miragno, avevano stentato a riconoscerlo e il suo ritorno non aveva, per lo meno inizialmente, causato lo scompiglio che si era immaginato. Mattia, ritornato con propositi di vendetta, ben presto li abbandona e lascia che la moglie e l’amico continuino a vivere il loro menage coniugale. A Mattia non resta che ritornare a fare il bibliotecario nell’umida chiesa sconsacrata e adibita a biblioteca comunale in un paese in cui nessuno legge e di andare di tanto in tanto a far visita alla propria tomba…
Mattia Pascal è il testimone esemplare dell’assurda condizione di uomo prigioniero delle “maschere sociali” di marito, di padre, di figlio, di fratello etc. che coprono la nostra vera identità. Esprime la sofferenza di quest’uomo, angosciato dall’impossibilità di sfuggire alle convenzioni e ai vincoli della società che sono una catena, un freno inibitore e che forse sono l’unico modo d’esistere. Fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete e tristi che siano per cui noi siamo noi… non è possibile vivere. Solitudine e sconfitta in una società creata dall’uomo, ma che non è a misura d’uomo. Pirandello in questo romanzo rappresenta tutta la crisi esistenziale e storica dell’uomo moderno. E questa rappresentazione, impregnata del contrasto tra realtà e illusione, consapevole dell’incapacità di essere totalmente artefici del proprio destino e del sopravvento del caso è inscenata con straordinaria semplicità in un misto di gioia e di sofferenza, di umorismo e amarezza, di comico e di tragico.
E’ un libro incredibile, una narrazione geniale a cui non si può rinunciare.
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Comments
Il fu mattia pascal è uno dei capolavori della letteratura italiana. Non aggiungo altro e non commento i messaggi soprastanti perchè l’ignoranza si esprime da sola ed è in ogni caso aberrante! Però leggendo il tuo commento non riesco ad esimermi dal dirti che i libri non sono scritti per torturare gli alunni, essi hanno una funzione pedagogica ed educativa. Copia pure le recensioni se credi di essere tanto furbo…in realtà facendolo continui a rimanere tra coloro che sono “sospesi nell’ignoranza”.
Un consiglio: non studiare per la scuola, per i professori o per i genitori piuttosto studia e leggi per te stesso. Potrai conseguire qualsiasi laurea o diploma ma se non capisci o peggio non ti interessa capire il senso di quallo che leggi resterai sempre un mediocre. Molto tempo fa esistevano gli analfabeti, coloro che nn sapevano ne leggere ne scrivere.
Nel 2008 continuano ad esserci gli analfabeti, adattati ai tempi moderni, e la cui definizione è: coloro che sanno leggere e scrivere ma non sanno perchè lo fanno.
Andare a scuola a riscaldare il banco non ti serve a nulla: insegnati un mestiere se proprio non riesci a trovare interessante i libri!
dobbiamo tutti essere acculturati! purtroppo nell’attuale società in cui stiamo vivendo ci sono tanti ASINI CON LA TOGA e ogni giorno se ne ha riprova: forse da adolescenti facevano come te: copiavano le recensioni perchè si “sbattevano” a leggere i libri!
Poi non ci lamentiamo dei tronisti di uomini e donne, dei giornalisti come Giurato, degli impiegati inadempienti, dei medici “macellai” e di tutta quella bella gente che pur avendo la targhetta di dottore ha conseguito solo una laurea in ignoranza da 110 e lode!!!
Io concordo pienamente!
Io sono una ragazza di ben 13 anni, che ancora deve farsi un’idea di ciò che è la vita. Mi interesso di tutto ciò che è il mondo e il “pensiero umano”. Questo libro potrà essere, si, noioso, difficile da capire, però, prima di fare qualche commento azzardato, Leggilo!, Luigi Pirandello è comunque una persona che ha affrontato gli studi con “logica” e “filosofia” che ha avuto la fortuna di immergersi in un’ambiente di filosofi e logici, voglio ricordare che noi siamo qui grazie a persone come Pirandello, Verga (ok Verga può essere pesante, ma almeno abbi rispetto per una persona che ha contribuito alla costruzione della lingua italiana), persone che hanno una mente molto più aperta di noi, ragazzi che passano il tempo alla televisione o al computer, magari leggendo i libri di Geronimo Stilton (se leggono).
Il discorso che tratta Pirandello è probabilmente la “maschera” che adottiamo quando ci troviamo davanti a una certa persona, con una certa mentalità, cosa che poi alla fine adottiamo TUTTI!, quindi invece di passare il tempo a “studiare” tutti i tipi di abbreviazioni vedi di prendere il libro e farti un po di cultura.
questo libro mi è piaciuto moltissimo: è degno di entrare nell’albo de “i miei preferiti”. Però…Però…non sono d’accordo su ciò che il protagonista decide riguardo Adriana u.u non avrebbe potuto raccontarle (d’altronde non ha ucciso nessuno) tutto e portar via lei e il padre dalle grinfie di Terenzio? avrebbe potuto sposarla e rendere felice una ragazza che aveva bisogno di affetto dato che ha ricevuto dalla vita solo dispiaceri. L’ho odiato per averla lasciata. Io per lei sare stato non solo mattia,nè adriano ma anche giovanni per renderla felice. e poi stando con lei ci avrebbe giovato non poco.
AHAHAHHAHAHA
stupidi idioti!
Noioso Pirandello?
Uno dei più grandi geni del 900, nobel per la letteratura, orgoglio della letteratura italiana!
che paese di deficenti che è diventato il nostro!
AHAHHAHAHAHA
poveri voi!
stupendo pirandello unico mi permetto nella sua contrapposizione tra forma e vita mette in risalto il vero problema di oggi molta gente si spaccia x chi nn è solo per trarne vantaggio chi pensa che pirandello sia noioso nn ha capito un cazzo della vita oltre alla bellezza e alla profondità delle sue idee!!!
orgogliosa di essere cresciuta nel paese natio di pirandello e di aver fatto una decina di convegni su di lui…ogni volta è sempre una scoperta…definirlo genio penso sia poco…
come tutti i geni bisogna capirlo perchè
leggere una sua opera non è cme leggere un romanzo rosa…
a coloro che lo disprezzano dico: <> ma cercate di raffinarli questi gusti perchè chi vuole avere una cultura e un linguaggio forbito deve conoscere i maggiori esponenti della letteratura italiana e straniera.. leggete invece di criticare!!