
Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme…
Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani” che somiglia a un armadio più che a un’abitazione. Mortificato da questa situazione, dal pensiero di madre e sorella che si sacrificano per i suoi studi, ma soprattutto convinto della sua superiorità di uomo, uccide una vecchia usuraia e la sorella minore di lei che sfortunatamente è presente al momento del delitto.
In realtà per l’ex studente Raskolnikov, non si tratta neppure di delitto, per lo meno inizialmente. In fondo la storia è stata fatta da “uomini non comuni”, da uomini di valore che si contrappongono a tutti gli altri anonimi e “comuni”. Quelli di valore possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge al contrario di quelli comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole.
“Secondo me, se le scoperte di Keplero e di Newton, per qualche combinazione, in nessuna maniera avessero potuto divenir note agli uomini altrimenti che col sacrificio della vita di uno, di dieci, di cento persone e via dicendo, che impacciassero quella scoperta, o che si fossero messe sulla sua strada come un ostacolo, allora Newton avrebbe avuto il diritto, e sarebbe perfin stato in obbligo… di eliminare quelle dieci o cento persone, per far note le sue scoperte a tutta l’umanità”.
E Raskolnikov uccide per fini superiori una inutile vecchia, avida e malvagia. Lui con i soldi che le sottrae può realizzare grandi progetti e risolvere i suoi e i problemi altrui. Lui è certamente un superuomo, un Napoleone a cui è concesso di compiere azioni estreme.
Ma è proprio così? Dopo il delitto, Raskolnikov comincia ad essere attanagliato dai sensi di colpa, dal rimorso, e in preda alla febbre, è ossessionato da tremende allucinazioni. La disperazione e la paura prendono il sopravvento. Imprevedibili e inattesi sentimenti straziano il suo cuore. Quello che aveva creduto un gesto lecito, perfino nobile, si rivela in tutta la sua cruda verità di atto spregevole. La narrazione diventa un viaggio nella coscienza dell’assassino evidenziandone gli aspetti contorti e perversi. La sofferenza, il delirio, il tumulto dell’animo sono il filo conduttore di tutto il racconto.
Dostoevskij penetra nel labirinto della mente umana e ne esplora i meandri in maniera straordinaria.
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Comments
scusate mi riferivo a matteo commento n 13
Se posso permettermi Anna, il libro che più di tutti mi ha insegnato che nella vita occorre non adagiarsi nella quotidianità (purtroppo capita spesso: l’essere umano è l’ “animale” più abitudinario) e prendere decisioni a volte anche dolorose, dei veri e propri “strappi”, è stato un libro che lessi anni fa, in un momento particolare e complicato. S’intitola “Il deserto dei tartari” ed è di un grande scrittore-giornalista italiano, Dino Buzzati. Se sei una eterna indecisa, come sono anch’io, te ne consiglio la lettura. A me ha veramente aperto gli occhi su come molte persone, decidano di trascinarsi in una vita che odiano per semplice abitudine, in attesa di chissà cosa, chissà chi…e solo i più fortunati all’improvviso, un giorno, capiscono che i tartari non arriveranno, del resto forse neanche esistono, e colgono l’inutilità di un’esistenza trascinata in una tranquillizzante, non caotica, rassicurante ed affezionata routine.
Il primo libro che leggo di questo grande scrittore. Sono rimasto colpito più che dalla storia, dall’immagine del protagonista, mai chiara, mai lucida, sempre costantemente torbita e confusa. Un uomo che vaga nel buio della vita che inizialmente sembrava così chiara e semplice, ma che poi diventa incomprensibe e disperata. Un tuffo nell’inconscio tormentato dell’uomo da cui sembra non esserci salvezza. Bello il finale come per magia, l’amore e l’assunzione completa e consapevole delle proprie responsabilità riporta il protagonista in una dimensione umana di insperata serenità.
Secondo me L’autore ci descrive nel suo libro tutto ciò che l’essere umano può arrivare ad essere e fare.
Da pazzo assassino, a sereno innamorato.
Il tutto è solo una fotografia di quello che possiamo essere.
Salve…sono francesco… ho 15 anni…e frequento il 2 liceo scientifico… Direi che qst libro sia un vero e proprio capolavoro… è pesante per uno della mia età… però la lettura mi ha appassionato… Gran bell libro.
faresti bene a tacere anziché disturbarti a dire cose demenziali in una forma provocatoria. ti qualifichi da sola
Imparate il rispetto delle idee altrui ed anche le vostre, se ne avete e le sapete esprimere, acquisteranno maggiore forza. Forse che qualcuno sia sia immedesimato un pò troppo nella lettura sì da ritrenere, come ritiene Raskolnikov nell’uccidere la “megera”, di poter assurgere alla gloria, al pari di Napoleone, uccidendo le idee altrui?? Non ho capito, gentile Paola, quale sia il tuo pensiero, forse perchè non ti sei data neanche pena di esprimerlo ritenendo, a mio modesto avviso in maniera errata, che per fare ciò bastasse tacitare un pensiero altrui. Ricorda che per quanto tu sia ovvero possa sentirti colta ed istruita la tua saccente (presunta) superiorità ti sottrae alla possibilità di arricchirti attraverso il confronto con chi la pensa in maniera diversa.
Paolo in italiano “ovvero” significa oppure e non cioè…………………………………………………………..è proprio vero che più sono saccenti e più sono ignoranti
parole sante
[...] Delitto e castigo – Fedor Dostoevskij Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. blog: Libri | leggi l’articolo [...]