Delitto e castigo - Fedor Dostoevskij
February 11th, 2007 by Antonella
Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme…
Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani” che somiglia a un armadio più che a un’abitazione. Mortificato da questa situazione, dal pensiero di madre e sorella che si sacrificano per i suoi studi, ma soprattutto convinto della sua superiorità di uomo, uccide una vecchia usuraia e la sorella minore di lei che sfortunatamente è presente al momento del delitto.
In realtà per l’ex studente Raskolnikov, non si tratta neppure di delitto, per lo meno inizialmente. In fondo la storia è stata fatta da “uomini non comuni”, da uomini di valore che si contrappongono a tutti gli altri anonimi e “comuni”. Quelli di valore possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge al contrario di quelli comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole.
“Secondo me, se le scoperte di Keplero e di Newton, per qualche combinazione, in nessuna maniera avessero potuto divenir note agli uomini altrimenti che col sacrificio della vita di uno, di dieci, di cento persone e via dicendo, che impacciassero quella scoperta, o che si fossero messe sulla sua strada come un ostacolo, allora Newton avrebbe avuto il diritto, e sarebbe perfin stato in obbligo… di eliminare quelle dieci o cento persone, per far note le sue scoperte a tutta l’umanità”.
E Raskolnikov uccide per fini superiori una inutile vecchia, avida e malvagia. Lui con i soldi che le sottrae può realizzare grandi progetti e risolvere i suoi e i problemi altrui. Lui è certamente un superuomo, un Napoleone a cui è concesso di compiere azioni estreme.
Ma è proprio così? Dopo il delitto, Raskolnikov comincia ad essere attanagliato dai sensi di colpa, dal rimorso, e in preda alla febbre, è ossessionato da tremende allucinazioni. La disperazione e la paura prendono il sopravvento. Imprevedibili e inattesi sentimenti straziano il suo cuore. Quello che aveva creduto un gesto lecito, perfino nobile, si rivela in tutta la sua cruda verità di atto spregevole. La narrazione diventa un viaggio nella coscienza dell’assassino evidenziandone gli aspetti contorti e perversi. La sofferenza, il delirio, il tumulto dell’animo sono il filo conduttore di tutto il racconto.
Dostoevskij penetra nel labirinto della mente umana e ne esplora i meandri in maniera straordinaria.
Dostoevskij un osservatore spietato e struggente dell`anima. i personaggi sono sempre troppo cattivi o troppo buoni, eppure neanche cosi` perdono la loro umanita`. neanche cosi` riusciamo a sentirli troppo lontani.
Ciao, questo non è un commento ma una richiesta d’informazioni alla quale spero che risponderai. Si tratta di questo: molti e molti anni fa lessi D. e C. (che purtroppo, e non so come, non ho più in casa); ora mi servirebbe sapere almeno un paio di cose a riguardo dell’uccisione dell’usuraia da parte di Raskolnikov, ossia: 1) il nome dell’usuraia e 2) come viene uccisa; sono particolari che mi servono e che io, purtroppo, essendo passati quasi trent’anni dalla lettura, non ricordo, anche se mi sembra che R. per uccidere usi un’ascia o un’accetta (ma forse è solo un’impressione!) Spero che tu possa rispondere a queste due domande, intanto ti ringrazio e ti saluto cordialmente.
selbanello
Ciao Selbanello!
L’usuraia si chiamava Aliona Ivànovna. Venne uccisa, insieme alla sorella Lisaveta, con una accetta che Raskolnikov aveva nascosto dentro il cappotto.
Secondo me è un libro per pazzi, come Raskolnikov, o come cavolo si chiama lui, non è normale che uno che scrive un libro con simili contenuti di pensiero
La storia è pesante, ma non è per pazzi.
Non mi pare che Raskolnikov si credi un superuomo, lo vorrebbe diventare, ma non è sicuro.
Non mi è piaciuta quando la studiammo alla scuola. Lo compresi solo 5 anni dopo. Alla scuola l’insegnante parlò in particolare di queste idee, di religione, delle idee di altre persone, tirandoci dal significativo importante.
Secondo me la storia mostra bene che quello che è disperato e si sente fuori della società normale, deve avere rancore verso le persone “cattive” e, non riuscendo a “giocare” con le altre persone per le regole usuali, sogna di potere essere l’eccezione, essere superuomo, potere uccidere gli altri (molti ne sognano).
Secondo me invece pazzo è uno che lascia un commento del genere. Delitto e castigo è un capolavoro della letteratura e Dostoevskij è uno dei più grandi autori di sempre.
Non si può pretendere che tutti abbiano la capacità di comprendere a fondo un libro come questo. Consiglierei di leggerlo e rileggerlo con attenzione e senso critico… penso che i contenuti e gli argomenti trattati non abbiano eguali e non abbiano tempo… la miseria materiale e soprattutto d’animo del protagonista sono facilmente rintracciabili nella società moderna dove gli esclusi non possono che allontanarsi sempre di più dalla realtà e chi invece della realtà si sente partecipe non può che continuare a vivere in questa illusione… in questo libro non ci sono risposte ma ognuno deve trovare spunti…
non so perchè mi sono decisa a leggere questo libro, forse perchè avevo letto una recensione consigliava questo libro agli eterni indecisi, a quelli che non sanno fare scelte esistenziali e io sn una di queste persone.
sta di fatto ke l’ho letto, e posso dire che mi ha lasciato tantissimo.. non avevo mai letto un libro così.
forse è vero ke la storia in alcuni punti può risultare pesante, ma una volta finito il libro mi sono resa conto ke probabilmente è il libro ke mi ha trasmesso di più di tutti.. consiglio vivamente di leggerlo, perchè insegna a comprendere meglio le persone ke ci stanno accanto..
Interessante, dovrò leggerlo!
questo libro ho scelto io di leggerlo, nel senso che non è un compito di scuola e mi è piaciuto tantissimo!
il libro è bello. La disgraziata condizione di quasi tutti i personaggi trasmette la condizione di una vita precaria,direi anche troppo sofferente. Raskolnikov è sicuramente il personaggio più complesso psicologicamente,quello a cui lo scrittore si dedica quasi interamente. tuttavia, nn sono riuscito a comprenderlo. nn capisco le ragioni del suo atteggiamento aggressivo e chiuso verso l’intera umanità. Dopo una prima lettura potrei dirvi solo che mi è sembrato uno squilibrato che agisce secondo una completa immaginaria visione del mondo. eppure mi rendo conto che Dostojensky nn voleva tresmetterci ciò. Chiunque abbia capito questo personaggio per favore me ne parli. Inoltre, nn capisco come lui possa essere salvato dall’amore se lui stesso afferma di nn essersi pentito fino alla fine e anzi, nn rinnega neanche le sue idee . Mi sembra che manchi completamente il PENTIMENTO eppure (in accordo con le visione cristiana) l’AMORE infiamma la vita di un uomo che sembra risorgere dalle ceneri
…. io sono tra i pazzi che adorano questo capolavoro ma, senza offesa, te appartieni alla categoria degli ottusi: solo questi ultimi non possono riconoscere la genialità, la grandezza, la profondità e l’iter psicoanalitico che pervade tutta l’opera. Fuor di dubbio Delitto e castigo è un libro la cui lettura e comprensione è dedicata ad una èlite molto circoscritta: i pazzi ovvero i geni chè guardano il mondo con la creatività, dote rarissima che non appartiene alle persone normali o se preferisci “banali”. Tu trovi folli i contenuti perchè non riesi a guadare dentro di te: chiuso nel tuo ego convenzionale non riesci a scorgere il raskonikov che ti è dentro. Ma ti assicuro esiste, e nel tuo inconscio egli è più vicino a te di quanto tu non possa immaginare.
E’ un capolavoro assoluto, e su questo non vi sono dubbi;
un’opera letteraria gigantesca ( e come tante altre) misconosciuta dalla maggioranza, incompresa in buona parte persino da chi l’ha pur letta. Già questo è triste, ma che si debbano leggere commenti a questo genio letterario
redatti usando i “ke” al posto dei che, in stile sms, non è solo triste, è patetico. Ovviamente mi riferisco ad Anna, ma anche a tutti coloro che sono oramai incapaci d’ogni approfondimento intellettivo e culturale, che non sia racchiudibile in un massimo di trecento lemmi e 128 digit.
Vi sono persone la cui unica funzione palese è quella di fare da accessori al loro cellulare d’ultima generazione.
Prima di leggere capolavori letterari, farebbero bene a studiare (non ripassare ma studiare) l’italiano, con la sua struttura, i suoi tempi, le coniugazioni, la sintassi.
La limpidezza e potenza letteraria di Dostoewskij, il suo stile solido, il suo livello di introspezione e costruzione
del pensiero, sono geniali.
Avvicinarsi a queste dimensioni letterarie, richiede un minimo di mezzi culturali, ma anche intellettivi, di cui
bisogna dotarsi prima di avere il diritto di commentare.
Per scaricare loghi e suonerie varie invece, si può essere ignoranti come talpe. In questo la letteratura dell’ottocento
è assai meno democratica di un sofware nokia.
Per me è il libro dei libri. Ognuno di noi può o “deve” sentirsi protagonista. Nella vita di tutti i giorni, prima di prendere qualsiasi decisione, dovremmo valutare se siamo poi in grado di sopportarne le conseguenze.
fermo restando che il commento di jama è leggermente avventato, non posso che prendere le sue difese, specie quando leggo certi commenti, commenti che mi fanno venire il latte alle ginocchia. esempio: malena86
- “io sono tra i pazzi che adorano questo capolavoro ma, senza offesa, te appartieni alla categoria degli ottusi”; perchè ottuso? non puoi semplicemente concepire che qualcuno abbia un’idea diversa dalla tua, senza per questo essere un ottuso?
- “fuor di dubbio Delitto e castigo è un libro la cui lettura e comprensione è dedicata ad una èlite molto circoscritta”; sicuramente, guarda, fuor di dubbio! specie se in questa fantomatica élite (con accento acuto e non grave) di geni, ci sei tu..
- “..ottusi: solo questi ultimi non possono riconoscere la genialità, la grandezza, la profondità”; che ovviamente tu, che non sei ottusa, riesci a vedere.. ma che personcina modesta!
- “i pazzi ovvero i geni chè guardano il mondo con la creatività, dote rarissima che non appartiene alle persone normali o se preferisci “banali””; attenzione qui c’è il numero: i pazzi OVVERO i geni (quindi tutti i pazzi sono geni, sono diventati anche sinonimi..) chè (con l’accento grave? da quando?) guardano il mondo con la creatività, dote rarissima (di cui, guarda caso, disponi, che coincidenza) che non appartiene alle persone normali o se preferisci “banali” (quindi hai doti rarissime che ti consentono di considerarti -da sola- speciale e non banale.. complimenti!)
- “Tu trovi folli i contenuti perchè non riesi a guadare dentro di te: chiuso nel tuo ego convenzionale..”; nel tuo ego convenzionale.. magari anche bigotto, da borghesuccio e chi più ne ha.. ma che discorso è? l’ego convenzionale!? ah già scusami, dimenticavo di parlare con una persona “speciale e non banale” ricca di rarissime doti..
viva i commenti come quello di acy, pieni di intelligenza e apertura mentale, a vadano a quel paese i commenti di chi legge prima le recensioni per sapere “cosa ne deve pensare”.. (cosa ne dice la critica? è un capolavoro? ma certo!! ma come fate a non vedere il capolavoro, tra le pagine di questo libro/film/album…) e continuate cosi
Raskolnikov non è pazzo visionario che agisce secondo regole tutte sue. La spiegazione di tutte le sue azioni sta nell’articolo che ha scritto qualche mese prima dell’omicidio; l’articolo di cui parla insieme a Razumichin e Porfirij Petrovic - cioè l’ispettore - nella scena, forse, pèrincipale dell’intero romanzo. Raskolnikov è affetto dal cosiddetto “bovarismo”, un disturbo psicotico che prende il nome dal romanzo di Flaubert, “Madame Bovary”: in poche parole Raskolnikov, pur essendo una persona molto intelligente, comunque fuori dalla norma, ha una percezione di sé esagerata, ossia si ritiene più di ciò che in realtà è; ossia pensa a se stesso come a uno dei pochi individui definibili, alla Nietzsche, come “superuomo”, cioè una persona dalle capacità intellettuali tali da permettergli gradiose ed epocali imprese. Ritenendosi tanto speciale, ma nel frattempo, trovandosi in condizioni sociali ed economiche tali che gli impedivano di perseguire i suoi grandiosi e ambiziosi sogni, si ritiene in diritto di infrangere - in questo caso addirittura di uccidere - pur di ottenere quei mezzi materiali necessari alla realizzazione di se stesso e delle sue “buone” ambizioni. Lui stesso, nella scena che ho ricordato prima, prende ad esempio Napoleone: a uomini come Napoleone, cioè capaci di scuotere le fondamenta della storia umana, è permesso tutto pur di raggiungere i propri obiettivi. Raskolnikov, sentendosi altrettanto “grande e speciale”, giustifica così l’assassinio della vecchia, che per altro riteneva essere, in quanto usuraia, anche un “pidocchio della società”. Per quanto riguarda il pentimento la spiegazione è complessa: segni di pentimento serpeggiano lungo tutto il romanzo, ma neppure alla fine Raskolnikov può dirsi pentito; soltanto i suoi propositi di superomismo e il suo bovarismo sono annichiliti dall’amore di Sonija e dalla parola di Dio.
Esiste una inestirpabile aristocrazia intellettuale! E’ impossibile essere democratici quando si parla di letteratura. Dostoevskij è uno dei personaggi più “altolocati” di questa speciale nobilità dello spirito, e tutte le sue opere non sono affatto per tutti. E se “Delitto e castigo” può definirsi - mi sia concesso il termine nella sua accezione ironica - “abbordabile”, ci sono opere come “I demoni” o “I fratelli Karamazov” che molta gente di questo forum, per il proprio bene, non dovrebbe neanche prendere in considerazione, almeno non prima d’essersi creata un retroterra classico che si basi su fondamenta quanto meno di più semplice comprensione. Non sto invitando nessuno a sostituire Dostoevskij con F. Moccia o D. Brown: leggere quelli serve solo a impastarsi il cervello. Ma già leggere i classici di casa nostra aiuterebbe: qualcuno ha mai davvero “letto” - intendo leggere, non sopportare a scuola! - i “Promessi sposi”?
E’ un libro stupendo. E’ anche abbastanza difficile ma penso che tutti possano leggerlo, con un po di pazienza.
E ragionandoci un attimo tutti possono capirne il significato.
Raskolnikov sta male, è un ragazzo intelligente ma non ha i mezzi che ritiene necessari per continuare i propri studi, è solo e lontano dalla famiglia, probabilmente nonostante la sua sagacia e il suo sarcasmo non è un tipo particolarmente simpatico, quindi non ha tanti amici e deve colmare questo vuoto in qualche modo..cosa succede?
La sua condizione si fa sentire gli pesa terribilmente, così come gli pesa questa vita e il fatto di essere intelligente ma irrealizzato. Deve avere il morale a terra il ragazzo.
Allora inizia a fuggire, a scappare nella sua fantasia trasformandosi in un superuomo, creandosi un mondo a dandosi un ruolo, convincendosi di vedere quello che gli altri non vedono e smettendo totalmente di accettare la vita per quello che è…
Tutto viene filtrato attraverso il suo sguardo distorto e pessimistico, ogni cosa appare nel peggiore dei modi, quello che vede è un mondo malato sbagliato in cui anche la peggiore di tutte le azioni, uccidere, può essere giustificata.
Questo il succo. Una storia folle? No realtà di una mente fin troppo razionale e impulsiva che non trova un proprio posto nel mondo e non si da pace.
Forse l’amore lo salverà, li potrà sfogare tutte le sue ansie e i suoi risentimenti tramutandoli in vita, in energie positive, dando un senso a se stesso.
Malato o semplicemente depresso e senza “coraggio”…a voi la scelta…ma attenzione, a volte Raskolnikov vede molto più lontano di chi si rinchiude nelle sue piccole certezze…
Sono felice di aver finalmente letto questo capolavoro!
Ed è grazie a Woody Allen e al film ‘Match Point’.
I riferimenti al libro sono evidenti (addirittura il protagonista lo legge
durante il film). Diverso è l’atteggiamento morale dei protagonisti
e il senso di colpa.
In ogni caso, considerato che negli anni 2000 Allen lo abbia
scelto come pretesto di un film estremamente moderno,
è la dimostrazione che D e C è attualissimo.
E davvero avvincente a leggersi.
Match point è lento e pesante proprio come delitto e castigo
lo stile letterario dei classici russi non è mai stato famoso per la brillantezza ma in questo caso il grigiore dei personaggi e delle ambientazioni viene fedelmente riproposto in una prosa piatta e per nulla avvincente. Gli spunti morali invece sono di altissimo valore e leggere quest’opera intramontabile (e interminabile) è un sacrificio a cui tutti dovrebbero sottoporsi nella vita: ognuno di noi infatti ha commesso almeno un delitto e la lettura dell’opera rappresenta il giusto castigo! Rimpiango Catullo proprio come rimpiango il Woody Allen genio comico e parodista inarrivabile. Chiudo con il Poeta(siete dei fini letterati, al contrario di me, e non avrete difficoltà ad individuarLo): “I poemi lunghi(anche se in questo caso non si tratta di poema ndr)sono la risorsa di quegli imbecilli che non ne sanno scrivere di brevi”
nel dialogo tra raskolnikov e sonja si può intravedere il confronto fra bene e male? risp
magari prima impariamo a scrivere il nome dello scrittore, che è Dostoevskij, e poi ne parliamo ok?
Attenzione, avvertenza a chi si accinge a leggere un manufatto di Dostoevskij per la prima volta:
potrete restare schiacciati dalla mole e dalla importanza delle tematiche trattate, e gettare il libro fuori dalla finestra, per poi far finta di averlo letto
oppure sarete rapiti e trascinati insieme all’autore negli atroci dilemmi della vita, tutto quello che vi è sempre sembrato ovvio diverrà improvvisamente sconosciuto e preoccupante, perderete le amicizie, il lavoro, comincerete ad andare male a scuola, ma sarete trasformati in una nuova specie di essere umano, quella del Ricercatore, e, oltre a rappresentare l’ultima speranza per una necessaria evoluzione dell’uomo, vi troverete sppesso in una totale e accecante empatia per il genere umano nell’insieme, che vi farà trovare anche in situazioni imbarazzanti, vi sgorgeranno lacrimoni giganti ogni volta che vedrete un mendicante per strada, vi metterete a parlare amorevolvente con una folla di ultrà armati e inferociti e non sarete più in grado di vedere un telegiornale o un film americano.
Avanti, buona lettura. e scoprite che razza di uomini siete.
bell libro ma un po diifficile
cara jama…nn sono daccordo con il tuo commento….io avendo solo 12 anni ho letto delitto e castigo anche se molti continuavano a dirmi che era un libro molto pesante e poco scorrevole l’ho letto, e mi ritengo fortunata di averlo letto perchè credo, che sia uno dei doni più belli che la russia ci ha passato…perciò cara Jama vorrei ricordarti che nn bisogna giudicare un libro dalla copertina,quindi leggi Delitto e Castigo.
Matteo sei un mito e mi trovi d’accordo con le tue affermazioni; confesso di aver interrotto più volte la lettura del libro perchè lo trovo un po’ pesante, ma non demordo, prima o poi ce la farò a leggerlo. Ma è vero, la letteratura dell’ottocento non è democratica: io che ho letto Goethe e Zola con vero piacere, trovo difficoltà a confrontarmi con altra gente che abbia amato e capito questi grandi autori. Senza aver la presunzione di comprenderli come farebbe una persona istruita, li posso amare con il cuore, sentire il loro valore e trarne degli insegnamenti che entrano a far parte di me, di quella che sono e mi arricchiscono.
Citazione di Wilde. Delitto e Castigo mi vede inerpicarmi alla prima ripresa dal delirio post-delitto. Presto per commenti. Per il resto molti mi paiono troppo supponenti, tronfi e sicuri. Punti di vista.
Saluti
secondo me è un libro pesante ke ti prende solo nella pag 99 e 100 qundo rodja ucciede le vekkie per il resto le altre 500 pag sn noiose e inutili..il finale banale…avrei fatto anke a meno di leggerlo…il signifikato??? uccidi ke tanto poi nessuno ti crede e poi??? cè mai dai…ci volevano 700 pag per dire ke uno ha ucciso la padrona di casa perke gli stava sll palle e poi tanto nn si sa se viene punito??? va bhe…ai posteri ardua sentenza!
L’ho appena finito di leggere. Prima di questo ho letto il Giocatore, l’Idiota e i Fratelli Karamazov sempre di Dostoevskij. Pagine stupende, certo l’Idiota e i Fratelli sono frutto della maturità dello scrittore e costituiscono in qualche modo il suo testamento spirituale, il Giocatore è un delizioso racconto imperniato sul gioco d’azzardo, questo un thriller psicologico, ma tutti hanno in comune l’analisi dell’umanità nella sua varietà, dei comportamenti e delle motivazioni più intime che muovono l’essere umano al bene o al male (o supposti tali), tutti ci presentano personaggi indimenticabili che lucidamente analizzati possiamo incontrare ogni giorno, e che sono qualche volta dentro di noi. Splendido Dostoevskij, il più grande degli scrittori russi dell’800.
certo che tu sei esagerato e poi non è che tutti abbiano avuto la possibilità come te di farsi una cultura approfondita.e poi davvero tu credi di appartenere a quella ristretta elite di sapientoni,non è che magari sei un pò troppo altezzoso!!!!anche perche una persona di cultura non si pemetterebbe mai di parlare in questo modo a persone che non conosce nemmeno.ultimo consiglio:nn giudicare una persona solo perchè scrive come in un sms perchè è normale che in diversi contesti si usino diversi linguaggi e diverse scritture,e (nn) penso (ke) per forza chi scriva in questo modo sia ignorante!!!!!!!!!!!!
scusate mi riferivo a matteo commento n 13
Se posso permettermi Anna, il libro che più di tutti mi ha insegnato che nella vita occorre non adagiarsi nella quotidianità (purtroppo capita spesso: l’essere umano è l’ “animale” più abitudinario) e prendere decisioni a volte anche dolorose, dei veri e propri “strappi”, è stato un libro che lessi anni fa, in un momento particolare e complicato. S’intitola “Il deserto dei tartari” ed è di un grande scrittore-giornalista italiano, Dino Buzzati. Se sei una eterna indecisa, come sono anch’io, te ne consiglio la lettura. A me ha veramente aperto gli occhi su come molte persone, decidano di trascinarsi in una vita che odiano per semplice abitudine, in attesa di chissà cosa, chissà chi…e solo i più fortunati all’improvviso, un giorno, capiscono che i tartari non arriveranno, del resto forse neanche esistono, e colgono l’inutilità di un’esistenza trascinata in una tranquillizzante, non caotica, rassicurante ed affezionata routine.
Il primo libro che leggo di questo grande scrittore. Sono rimasto colpito più che dalla storia, dall’immagine del protagonista, mai chiara, mai lucida, sempre costantemente torbita e confusa. Un uomo che vaga nel buio della vita che inizialmente sembrava così chiara e semplice, ma che poi diventa incomprensibe e disperata. Un tuffo nell’inconscio tormentato dell’uomo da cui sembra non esserci salvezza. Bello il finale come per magia, l’amore e l’assunzione completa e consapevole delle proprie responsabilità riporta il protagonista in una dimensione umana di insperata serenità.
Secondo me L’autore ci descrive nel suo libro tutto ciò che l’essere umano può arrivare ad essere e fare.
Da pazzo assassino, a sereno innamorato.
Il tutto è solo una fotografia di quello che possiamo essere.
Salve…sono francesco… ho 15 anni…e frequento il 2 liceo scientifico… Direi che qst libro sia un vero e proprio capolavoro… è pesante per uno della mia età… però la lettura mi ha appassionato… Gran bell libro.
faresti bene a tacere anziché disturbarti a dire cose demenziali in una forma provocatoria. ti qualifichi da sola
Imparate il rispetto delle idee altrui ed anche le vostre, se ne avete e le sapete esprimere, acquisteranno maggiore forza. Forse che qualcuno sia sia immedesimato un pò troppo nella lettura sì da ritrenere, come ritiene Raskolnikov nell’uccidere la “megera”, di poter assurgere alla gloria, al pari di Napoleone, uccidendo le idee altrui?? Non ho capito, gentile Paola, quale sia il tuo pensiero, forse perchè non ti sei data neanche pena di esprimerlo ritenendo, a mio modesto avviso in maniera errata, che per fare ciò bastasse tacitare un pensiero altrui. Ricorda che per quanto tu sia ovvero possa sentirti colta ed istruita la tua saccente (presunta) superiorità ti sottrae alla possibilità di arricchirti attraverso il confronto con chi la pensa in maniera diversa.
Paolo in italiano “ovvero” significa oppure e non cioè…………………………………………………………..è proprio vero che più sono saccenti e più sono ignoranti