Delitto e castigo - Fedor Dostoevskij
February 11th, 2007 by Antonella
Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme…
Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani” che somiglia a un armadio più che a un’abitazione. Mortificato da questa situazione, dal pensiero di madre e sorella che si sacrificano per i suoi studi, ma soprattutto convinto della sua superiorità di uomo, uccide una vecchia usuraia e la sorella minore di lei che sfortunatamente è presente al momento del delitto.
In realtà per l’ex studente Raskolnikov, non si tratta neppure di delitto, per lo meno inizialmente. In fondo la storia è stata fatta da “uomini non comuni”, da uomini di valore che si contrappongono a tutti gli altri anonimi e “comuni”. Quelli di valore possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge al contrario di quelli comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole.
“Secondo me, se le scoperte di Keplero e di Newton, per qualche combinazione, in nessuna maniera avessero potuto divenir note agli uomini altrimenti che col sacrificio della vita di uno, di dieci, di cento persone e via dicendo, che impacciassero quella scoperta, o che si fossero messe sulla sua strada come un ostacolo, allora Newton avrebbe avuto il diritto, e sarebbe perfin stato in obbligo… di eliminare quelle dieci o cento persone, per far note le sue scoperte a tutta l’umanità”.
E Raskolnikov uccide per fini superiori una inutile vecchia, avida e malvagia. Lui con i soldi che le sottrae può realizzare grandi progetti e risolvere i suoi e i problemi altrui. Lui è certamente un superuomo, un Napoleone a cui è concesso di compiere azioni estreme.
Ma è proprio così? Dopo il delitto, Raskolnikov comincia ad essere attanagliato dai sensi di colpa, dal rimorso, e in preda alla febbre, è ossessionato da tremende allucinazioni. La disperazione e la paura prendono il sopravvento. Imprevedibili e inattesi sentimenti straziano il suo cuore. Quello che aveva creduto un gesto lecito, perfino nobile, si rivela in tutta la sua cruda verità di atto spregevole. La narrazione diventa un viaggio nella coscienza dell’assassino evidenziandone gli aspetti contorti e perversi. La sofferenza, il delirio, il tumulto dell’animo sono il filo conduttore di tutto il racconto.
Dostoevskij penetra nel labirinto della mente umana e ne esplora i meandri in maniera straordinaria.
Dostoevskij un osservatore spietato e struggente dell`anima. i personaggi sono sempre troppo cattivi o troppo buoni, eppure neanche cosi` perdono la loro umanita`. neanche cosi` riusciamo a sentirli troppo lontani.
Ciao, questo non è un commento ma una richiesta d’informazioni alla quale spero che risponderai. Si tratta di questo: molti e molti anni fa lessi D. e C. (che purtroppo, e non so come, non ho più in casa); ora mi servirebbe sapere almeno un paio di cose a riguardo dell’uccisione dell’usuraia da parte di Raskolnikov, ossia: 1) il nome dell’usuraia e 2) come viene uccisa; sono particolari che mi servono e che io, purtroppo, essendo passati quasi trent’anni dalla lettura, non ricordo, anche se mi sembra che R. per uccidere usi un’ascia o un’accetta (ma forse è solo un’impressione!) Spero che tu possa rispondere a queste due domande, intanto ti ringrazio e ti saluto cordialmente.
selbanello
Ciao Selbanello!
L’usuraia si chiamava Aliona Ivànovna. Venne uccisa, insieme alla sorella Lisaveta, con una accetta che Raskolnikov aveva nascosto dentro il cappotto.
Secondo me è un libro per pazzi, come Raskolnikov, o come cavolo si chiama lui, non è normale che uno che scrive un libro con simili contenuti di pensiero
La storia è pesante, ma non è per pazzi.
Non mi pare che Raskolnikov si credi un superuomo, lo vorrebbe diventare, ma non è sicuro.
Non mi è piaciuta quando la studiammo alla scuola. Lo compresi solo 5 anni dopo. Alla scuola l’insegnante parlò in particolare di queste idee, di religione, delle idee di altre persone, tirandoci dal significativo importante.
Secondo me la storia mostra bene che quello che è disperato e si sente fuori della società normale, deve avere rancore verso le persone “cattive” e, non riuscendo a “giocare” con le altre persone per le regole usuali, sogna di potere essere l’eccezione, essere superuomo, potere uccidere gli altri (molti ne sognano).
Secondo me invece pazzo è uno che lascia un commento del genere. Delitto e castigo è un capolavoro della letteratura e Dostoevskij è uno dei più grandi autori di sempre.