
Ho cominciato a leggere questo libro con poca convinzione e molto scetticismo. Non solo e non tanto per via dell’autore, ma soprattutto per il genere thriller a cui appartiene di cui non sono una grande fan. E invece mi è piaciuto; stranamente mi è piaciuto. Ho letto diversi commenti poco lusinghieri che parlano di libro per le masse ( e si sa che le masse sono stupide e ignoranti…); di libro apprezzato da “non lettori”, da persone di scarsa cultura letteraria e avanti così… Il mondo è pieno di saccenti presuntuosi! Io credo invece che sia apprezzabile, certo non originale, certo non un capolavoro e certo un po’ troppo americano, ma convincente e credo che abbia persino il merito (perché di merito si tratta) di avvicinare alla lettura persone che ne sono poco propense.
“Noi siamo qui, siamo pronti, se possiamo servire a qualcosa. Per chi ci ha messo il cuore e altrettanto cuore non ha trovato, per chi si è sbagliato e ci ha messo troppo sale, per chi non avrà pace finchè non riuscirà a scoprire in quale maledetto barattolo hanno nascosto lo zucchero, per chi rischia di annegare nella piccola alluvione delle sue lacrime. Siamo qui con voi e, nonostante tutto, come voi siamo vivi. Aspettiamo la vostra voce. Aspettatevi la nostra risposta. Io sono Jean-Loup Verdier e questa è Radio Monte Carlo. Questa è Voices.”
Proprio durante una trasmissione radiofonica, lo spietato killer “uno e nessuno” fornisce indizi, attraverso brani musicali, sulla sua prossima vittima al dj Jean-Loup Verdier. Ma, nonostante gli indizi, la polizia monegasca aiutata dall’agente speciale dell’FBI Frank Ottobre, non riesce ad interrompere la catena di agghiaccianti omicidi nel tranquillo principato di Monaco.
Chi è l’assassino e come può essere così scaltro e abile nel portare a termine i suoi orribili obiettivi e poi far perdere ogni traccia di sè? Perché di notte non può dormire? Perché il suo male non riposa mai? Perché uccide?
Lo scoprirete solo leggendo…
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Comments
Ho letto questo libro in 5 giorni al mare, mi ha letteralmente preso, non c’era momento che non mi mettessi a leggere, specialmente sul finale che mi teneva incollato alle pagine anche se gli occhi chiedevano pietà!
Mi è piaciuto molto e adesso cercherò di trovare il tempo di leggere qualche altra opera di Faletti
(Spoiler)
Una piccola osservazione:
Con tutte le forze di polizia sparse da settimane per il Principato alla ricerca del nascondiglio di Jean-Loup, il fratello del proprietario della villa dell´assassino non va immediatamente ad avvertire la polizia dell´esistenza di un bunker segreto??? E la rivelazione deve essere frutto di una chiacchierata del tutto casuale e imprevista tra il petulante vecchietto e Frank?
Questo punto é poco credibile.
Per il resto, un libro gradevole e avvincente. Ma ho preferito “Fuori da un evidente destino”.
(Prima di scoprire la vera identitá dell´assassino avevo la sensazione, non me ne vogliate, che si trattasse proprio di Hulot … e che il cadavere nella teca fosse quello del figlio morto tempo prima in un incidente stradale.
Quello, sí, sarebbe stato un vero colpo di scena.
Da quasto punto di vista, la scoperta della vera ídentitá dell´assassino mi ha delusa.)
ho letto il libro solo adesso xchè me lo sono ritrovato in mano, dopo quindici pagine mi son venuti due maroni come cocomeri, mi sono chiesto come cavolo ha fatto a rimanere 1 anno 1° in classifica, allora visto che il solo nietzche non sono riuscito a finirlo, l’ho ripreso e l’ho finito.
Ebbene se questo libro lo avesse scritto uno sconosciuto, siamo sicuri che avrebbe avuto successo?
andiamo x gradi, la scrittura sembra un’accozzaglia di tutte le cose che ci vogliono come se lui avesse svolto un bel compitino,le infinite descrizioni della scena e dei particolari sono asettiche e buone solo a far lievitare il numero di pagine ma sono scollegate dal resto, ogni pochino la metafora di turno o il bisogno di mettere il finale di frase poetico. Ci sono tante cose ma la sensazione è che siano messe tutte lì indistintamente.
Va bene che avrà studiato tanto i colleghi americani, ma forse li ha superati mettendo tutti gli stereotipi possibili e immaginabili, si è giocato tutto lo scibile in un libro solo e tutto sullo stesso piano.
I personaggi e le situazioni sono tutte troppo stereotipate ci mancava solo un supereroe poi s’era a posto.
Niente contro Faletti, magari se leggo un’altro suo libro mi ricredo, ma ripeto- se non era x il nome questo libro mah…
Mah… un thriller appena discreto.
Descrizioni troppo lunghe e addirittura qualche errore nei verbi, tipo l’indicativo invece del congiuntivo (va bene che si usa nella lingua parlata, ma in un libro l’ho trovato fuori luogo).
Non capisco come mai il critico del Corriere della Sera si sia innamorato di Faletti…