Donne informate sui fatti - Carlo Fruttero
December 28th, 2006 by Antonella
Protagoniste assolute di questa storia sono le donne.
Otto personaggi femminili che raccontano, ciascuno dal proprio punto di vista, la vicenda della bellissima Milena, trovata senza vita in un fosso alla periferia di Torino.
Chi l’ha uccisa? Bisogna indagare nel vecchio mondo della prostituzione da cui proviene o in quello nuovo borghese di cui ha cominciato a far parte dopo il suo matrimonio con un ricco banchiere vedovo?
E’ una storia semplice e scorrevole, ma brillante e intelligente il cui punto di forza è la capacità di delineare la psicologia delle donne che narrano e conoscono o pensano di conoscere i fatti.
Libri, che passione^^
splendido blog e belle recensione….si purtroppo contano sulle dita di una mano i blog di una certa utilità come questo^^
continuate così
Grazie mille per l’incoraggiamento…. e buona lettura!
Cara Antonella,
sono un modesto scrittore e critico letterario italiano vivente a Lubiana. Stasera ho visto una vecchia trasmissione televisiva: ”L’arte di non leggere”, con Fruttero e il povero Lucentini che discettavano di Letteratura con tutta l’altezza, l’acume e la leggerezza di cui erano capaci. Ho anche letto da poco questo ultimo di Fruttero, opera poliziesca un tantino fuori dalle righe della sua scrittura - dal punto di vista del lessico adottato e dell’attenzione al parlato, che mi e’ sembrata eccessiva…
Ecco… Un po’ meno di ”realismo giallistico” avrebbe contribuito certamente a fare di ”Donne informate sui fatti” un ennesimo capitolo memorabile dello scrittore torinese. Invece cosi’, purtroppo, credo che dovremo tutti ricordarlo come un episodio minore, della senescenza, per dirla tutta. Il libro mi ricorda i filmetti degli anni Settanta - quelli del tipo ”Napoli spara: la polizia e’ impotente” con una ritinteggiata intellettualistica da scaltro professionista delle Patrie Lettere. Pero’ mi ha deluso ugualmente, visto che le Lettere sono una cosa seria, dopotutto.
Complimenti per il blog e Cari Saluti
Sergio Sozi
Grazie Sergio per i complimenti…
In effetti diversi amici lettori mi hanno fatto notare la diversità di quest’ultimo libro rispetto a quelli del passato letterario di Fruttero & Lucentini. Onestamente questo è il primo libro di Fruttero che leggo e l’ho trovato molto piacevole. Non sono però certamente in grado di argomentare sulle differenze o sullo stile proprio perchè non ho alcun termine di paragone. Di certo un’opinione che apprezzo molto come la tua, mi fa desiderare di correre in libreria e di acquistare quanto di questi autorevoli scrittori ho fino ad ora ignorato. Ogni suggerimento sarà ben accetto…
Grazie ancora e a presto
Antonella
Ho notato che il libro in questione e’ arrivato quinto fra i candidati finali al Premio Campiello 2007. Bene, bene… ehssi’… benissimo, cioe’ ”male”: io, quel libro, non lo avrei fatto manco arrivare alla rosa finale - mi scusi il buon Fruttero per la sincerita’: un brutto libro e’ un brutto libro. Si prenda la penna di pavone e la si intinga nuovamente nella propria sapienza - se essa esiste. E via da capo.
Un brutto libro e’ un brutto libro, soprattutto se scritto da un ”vecchio letterato”, mica da qualche deficiente come (mi si perdoni la franchezza) il Moccia o la Modini - che, questa, neanche scrive in italiano, povera analfabetuccia.
Di questi due, appunto, chi se ne frega: tornino a far altre cose, tanto valgono come il due di coppa a briscola.
Invece Fruttero varrebbe, dentro di se’, e vale ”in toto” ma si presta a divenire un ”modaiolo”.
Dunque mi fa arrabbiare piu’ di tutti.
Se ha da dire qualcosa, Fruttero, la dica come saprebbe dirla, evitando di ridicolizzare se’ stesso e la Letteratura Italiana in toto.
Grazie
Sergio Sozi
Non sono un critico letterario e neanche un profondo conoscitore della precedente produzione di Fruttero, ma trovo il suo “Donne informate sui fatti” un testo agile e piacevole.
Il lessico utilizzato dall’autore non pecca di esasperazioni sofistiche, ed è sostanzialmente fluido. Per quanto riguarda lo stile letterario, definibile “della testimonianza”, l’ho trovato molto originale, poichè non ho mai letto un romanzo in cui i personaggi principali sono così numerosi e in cui non vi è una sola voce narrante (in prima o in terza persona), bensì otto voci, tutte in prima persona e tutte diverse per registro linguistico. Inoltre delle otto donne protagoniste viene fornito un preciso tratto psicologico che le caratterizza come uniche, infatti pur non sapendo chi parla si è in grado di determinare, leggendo qualche riga, di chi tratta (della “volontaria” piuttosto che della “carabiniera”).
Probabilmente la trama pecca un pò di semplicità, di mancanza di suspance, intrigo e quantaltro (dopotutto è pur sempre un giallo), ma credo sia stata una scelta di Fruttero concentrare le proprie energie creative sulla determinazione dei tratti caratteristici dei personaggi piuttosto che sulla trama.
Per rispondere a Sergio Sozi, credo che il suo commento sia un pò eccessivo e a tratti anche offensivo, probabilmente sarà rimasto deluso del libro, sulla base della lettura delle opere precedenti. Ciò non toglie che il suo commento pecca di una ironia gratuita e futile, poichè non ad un profano come me suona un pò come una crica fine a se stessa, in cui non vengono espressi e manifestati i tratti e i punti cardine della critica stessa, ma in cui si punta il dito contro un autore e la sua opera, in maniera aspra irriverente ma pur sempre sterile. Come se un pulcino volesse saccentemente insegnare al falco come si vola, o meglio un bimbo volesse insegnare all’uomo come si vive.
Credo che Sozi nelle sue prossime critiche dovrebbe specificare i caratteri e l’oggetto della critica, piuttosto che cestinare il lavoro creativo e artistico di un autore nella sua totalità, senza alcuna possibilità di salvezza. Mi piacerebbe leggere qualche tuo lavoro Sozi, così da rendermi conto da quale pulpito viene la predica.
Alessandro Di Maio
Egr. Alessandro Di Maio,
sono a volte un po’ intemperante ed eccessivo, lo ammetto candidamente. E spesso rivedo i miei pensieri, che spesso possono ferire ma hanno il pregio dell’immediatezza e della sincerita’ (almeno questo me lo dovra’ riconoscere, sig. Di Maio). Comunque i personaggi del sullodato libro mi parvero, ad una prima lettura, si’ ammirevolmente (televisivamente? sarebbe una disgrazia) distinguibili ma anche coinvolti in un romanzo privo di spessore filosofico, di interessanti ambiguita’ - oltre che, come Lei ha giustamente ammesso, di suspense.
Un romanzo corale che e’ solo un coro, un elementare coro di voci ”bianche”, senz’altro senso se non la mera realta’ dell’oggi e della borghesia torinese con le solite ovvie ipocrisie cantate secola seculorum fa.
L’ho trovato, a concludere, un romanzo vuoto, stanco e inconcludente - come tutte le opere che non hanno messaggi profondi da dare.
Naturalmente mi sono espresso con un certo cipiglio, per il quale chiedo venia.
Se volesse, in ogni caso, vedere come io scrivo della narrativa, in libreria e’ presente, o tutt’al piu’ ordinabile, il mio ”Il maniaco e altri racconti” (Valter Casini Editore, Roma 2007). Altre cose sono sparse fra l’Italia e la Slovenia.
Ma il mio stile non scorre, La avviso: e’ articolato e sintatticamente complesso. Denso. Niente di comparabile con quel che trova nel comune mercato aziendale-librario. Niente a che fare con la realta’ bruta e banalmente riportata dall’autore di cui parliamo e da milioni di altri.
Cordialmente
Sergio Sozi
in linea, totale, con le osservazioni di alessandro di maio.
criticare o dire bene si deve e si può, ma spiegando.
e lui ha ben spiegato.
buone cose e complimenti al blog
Spiego:
questo libro di Fruttero e’ scritto riproducendo un italiano colloquiale, con chiara volonta’ di successo a meta’ strada tra il ”letterario per il popolino analfabeta” e il ‘’sinistrorso filoanalfabeta”. L’unica, relativa, novita’, e’ il romanzo polifonico, in cui ogni personaggio coinvolto nella vicenda dell’omicidio dice la sua, direttamente, in prima persona, come parlando a qualcosa che sia a meta’ strada - ancora a meta’ - tra un intervistatore ed uno specchio.
Cosette superficiali, facili, queste. Ritrovati retorici sprecati per un significato profondo che appare inapparente (gioco con le parole, scusatemi, per dire una relta’).
In ”presa diretta” si fanno comunque le pellicole, i telegiornali, non i romanzi. Anche se chi - come il Nostro - finga la presa diretta, sia appunto molto bravo nell’applicare questa tecnica narrativa, questa artefazione applicata solo per comunicare aria fritta. Nulla. Nulla ne’ di vecchio ne’ di nuovo. Perche’ questo romanzo lascia il nulla dentro al lettore - come testimonia il fatto che ben pochi ne parlano, a mio avviso perche’ non vi e’ proprio niente di cui parlare. Un autore molto tecnico che ha fatto il suo tempo: infatti non serve a niente colorarsi i capelli, per dire qualcosa (metaforicamente parlando), bisogna avere qualcosa da dire. A meno che non si voglia piacere solo ai ragazzini pseudo. Pseudointellettuali soprattutto. Ai non lettori. E non mi riferisco a nessuno degli intervenuti, sia chiaro, che io parlo sempre con rispetto, seppur impietosamente… la Letteratura abbisogna di spietatezza, in Italia, se no, vai: Tamaro, Moccia, e mihgliaia ancora che fanno soldi a palate. Correggiamo chi scrive robaccia, dunque, sin da quando prende la brutta via.
Salutando tutti
Sergio Sozi
Peccato non vi siano repliche. Forse mi sono spiegato veramente e gli altri hanno capito.
Cordialmente
Sozi