Libri: ecco le ultime recensioni


Il coperchio del mare La giovane protagonista de Il coperchio del mare è Mari. Appena laureata decide di lasciare la caotica vita di Tokio per tornare nel suo paese natale, un luogo in riva al mare circondato dai monti. Ma quella che era una località un tempo popolata da turisti e ricca di attività commerciali è diventata preda della tristezza, dell’abbandono e dell’inquinamento delle fabbriche. Una malinconia indicibile avvolge ogni cosa e ogni persona; difficilmente un giovane avrebbe il desiderio di tornare in un luogo destinato ad un lento ed inevitabile declino. Eppure Mari decide di aprire un chiosco di granite proprio qui, sulla spiaggia; un sogno romantico più che una redditizia attività. Le sue sono però granite deliziose fatte utilizzando i frutti freschi e non gli sciroppi industriali; è un luogo dove trovare un po’ di pace e dove il tempo sembra quasi fermarsi di fronte alla tranquillità e all’incanto del mare. Sua madre nel contempo invita per l’estate la figlia di una cara amica che, a causa della morte della nonna cui era molto legata, sta attraversando un periodo molto difficile. Mari non è affatto entusiasta di questa situazione perché pensa che l’avvio della sua nuova attività la assorbirà totalmente. Ma si tratta solo dello stato d’animo iniziale. Infatti Hajime, qualche anno più giovane della protagonista, si rivela una preziosa amica che la accompagnerà per tutta l’estate. Una amicizia speciale tra due ragazze completamente diverse sia dal punto di vista caratteriale che fisico, forte l’una e fragile l’altra. Hajime ha il viso deturpato da orribili cicatrici, ricordo di un incendio dal quale è stata salvata dalla sua adorata nonna. Ma anche la sua anima è stata segnata e lo è certamente in maniera più profonda. Le due ragazze scoprono presto di condividere gli stessi pensieri e cominciano a lavorare insieme al chiosco di granite. Sullo sfondo un incantevole paesaggio marino con le sue creature e i suoi misteri.
Un libro scritto in maniera semplice e delicata come la Yoshimoto sa fare e nel contempo diverso nel contenuto dai temi spesso trattati in altri suoi romanzi. Una storia carica di significato e di emozioni, dolce e lineare.
Una piacevole lettura…

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I love shopping in biancoDopo i divertenti episodi I love shopping e I love shopping a New York, risulta all’altezza delle aspettative anche I love shopping in bianco che costituisce il terzo capitolo della saga di Rebecca Bloomwood.

Finalmente, dopo svariate disavventure finanziarie e sentimentali, Becky ha trovato il lavoro che maggiormente la soddisfa, la personal shopper. E’ un lavoro che calza come un guanto a una fanatica dello shopping come lei. Vive a New York, in un favoloso appartamento di Manhattan, con l’uomo dei suoi sogni, Luke Brandon. Ma non è tutto: in occasione del matrimonio della sua migliore amica Suze, Luke le chiede di sposarlo. Tutto va meravigliosamente a gonfie vele. Ma dopo aver fissato la data del matrimonio inizia una serie di guai.

Becky è figlia unica e la madre non vede l’ora di organizzare una bella festa nel giardino della loro casa nei pressi di Londra e di farle indossare l’abito da sposa che fu suo. Ma anche la madre di Luke vuole organizzare il matrimonio del figlio creando un evento mondano senza precedenti a New York. A New York, Becky avrebbe un matrimonio principesco tra persone sconosciute e prive di ogni intereresse per la sua felicità; a Londra sarebbe la protagonista adorata e coccolata da parenti ed amici. Impossibile rinunciare a uno dei due; ogni volta che tenta di scegliere e comunicare la sua decisione, a momenti alla madre e a momenti alla suocera, le sue emozioni prendono il sopravvento e la faccenda si risolve in un nulla di fatto. Nel frattempo Becky non rinuncia a scegliere diversi abiti da sposa, a procedere all’assaggio di torte nuziali da otto piani e da migliaia di dollari ciascuna, a inserire regali nelle sue liste nozze e a far creare ambienti incantati dalla sua super professionale wedding planner. E d’altra parte quella di New York è una cerimonia completamente a carico, dal punto di vista economico, della perfida madre di Luke, Elinor. Il tempo scorre più veloce di quanto la stessa Becky immagini e a pochi giorni dal matrimonio due eventi in due continenti diversi si stanno preparando per lei, lo stesso giorno. Come potrebbe deludere la madre che da quasi trent’anni attende questo matrimonio e che con tanto impegno si sta occupando personalmente dei preparativi? Ma l’interrogativo è terribile anche nell’altra ipotesi: quella cioè di affrontare Elinor, adorata da Luke e comunicarle di volersi sposare a Londra! Insomma quello che dovrebbe essere il giorno più bello, o uno dei più belli, nella vita di una donna, rischia di trasformarsi in un incubo.

E’ un libro leggero, divertente e vivace come lo sono stati i due precedenti. Senza tante pretese è un racconto che rilassa e fa sorridere. A volte anche libri di questo tipo che, certamente non rappresentano un grande arricchimento culturale, aiutano a evadere e a riscoprire il piacere della lettura.

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Demian - Hermann Hesse

DemianScritto durante la prima guerra mondiale Demian, sottotitolo: Storia della giovinezza di Emil Sinclair, è un romanzo di Hermann Hesse pubblicato per la prima volta nel 1919.

Queste alcune delle frasi con cui ha inizio il racconto di Emil Sinclair:

[…] La mia storia ha per me più importanza di quanta non ne abbia per altri scrittori la loro; è infatti la mia, è la storia di un uomo non inventato e possibile, non ideale e in qualche modo non esistente, ma di un uomo vero, unico, vivente. Certo, che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura. Se non fossimo qualcosa di più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo fintanto che vive in qualche modo e adempie il volere della natura è meraviglioso e degno di ogni attenzione.
[…] La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità.
[…] Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalle profondità, tende alla propria meta. Possiamo comprenderci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.

Il racconto ha dei forti risvolti autobiografici e fu probabilmente il risultato di un grande malessere interiore vissuto dall’autore negli anni della prima guerra mondiale. E’ la storia della giovinezza di Emil Sinclair narrata in prima persona. Emerge subito l’esistenza di due mondi separati da cui Emil è ugualmente attratto. Da una parte oscurità e male, dall’altra luce e bene; da un lato un mondo di giustizia, chiaro e lecito, dall’altro un mondo cattivo, buio e proibito. Vive in una famiglia che lo ama, che gli insegna i buoni sentimenti e i valori del rispetto, dello studio e del dovere. Ed in effetti c’è una parte di Emil che vorrebbe fortemente vivere una vita esemplare come quella dei suoi genitori, ma in lui è presente anche una innata propensione alla sregolatezza e a tutto ciò che è tenebroso e enigmatico. Questa inclinazione lo rende succube, all’età di circa dieci anni, di un ragazzo malvagio dal quale subirà tutta una serie di atti di violenza. Ma qui interviene in suo aiuto un altro compagno di scuola, Max Demian, che lo aiuta liberandolo dalla dipendenza di Kromer e iniziandolo ad un lato della vita misterioso ed affascinante. Demian ha un incredibile carisma, sembra non avere tempo e per Sinclair brilla come un astro del cielo, come una guida sempre presente nonostante i due trascorrano diversi periodi lontani.
Quando uscì per la prima volta Demian ebbe un incredibile successo. Soprattutto il pubblico giovanile lo apprezzò essendo profondamente turbato e scosso dall’evento della prima guerra mondiale. Per me è un piccolo capolavoro per diverse ragioni la prima delle quali è la maniera in cui Hesse sa raccontare le difficoltà di diventare uomini, di uscire dal guscio, per il sentiero faticoso e tormentato, costellato di insidie e tentazioni che tutti noi percorriamo vivendo e crescendo in qualche modo.
Per tutti coloro che vivono passioni e desiderano conoscere il mondo, ma più di ogni altra cosa aspirano a conoscere se stessi.

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Il libro dei mortiIl titolo di questo libro è il nome del registro in cui la protagonista del romanzo annota il nome e la causa del decesso di tutti i cadaveri che vengono portati nel suo laboratorio: la dottoressa in questione è Kay Scarpetta, la famosa anatomopatologa “creata” dalla penna della Cornwell, che si trova come sempre alle prese con cadaveri e assassini da identificare.
Di morte si parla sin dall’inizio: una morte orrenda, piena di sadismo e follia; la vittima è una ragazza tanto giovane quanto famosa, essendo una adolescente campionessa di tennis, che ha da poco vinto un torneo prestigioso. Il suo cadavere, sfregiato da ferite e segni rituali, viene ritrovato in un cantiere a Roma, dove la ragazza era in vacanza con delle amiche: gli investigatori italiani, vista la particolarità del caso e la fama della vittima, vengono affiancati nelle indagini dalla famosa dottoressa americana, e dal suo inseparabile compagno di vita e di lavoro, Benton Wesley, psicologo criminale geloso delle attenzioni del capo dei RIS verso Kay.
Tornati negli USA alla vita di tutti i giorni con un apparente nulla di fatto, i due protagonisti, circondati come sempre dai personaggi storici creati dalla scrittrice, quali Lucy nipote di Kay, la segretaria Rose e il fidato investigatore Pete Marino da sempre innamorato di Kay ma mai corrisposto, si troveranno coinvolti in strani casi come il ritrovamento del cadavere di un bambino seviziato, il suicidio dell’allenatore della tennista uccisa, l’omicidio di una miliardaria, oltre a situazioni che fanno pensare a un sabotaggio delle singole indagini: tutti i casi pian piano si dimostreranno collegati tra loro, ma soprattutto collegati all’omicidio commesso a Roma. La scena si sdoppia quindi tra gli Stati Uniti e l’Italia, con i protagonisti alla ricerca di indizi per incastrare un serial killer che sembra non seguire neppure una distorta logica nel compiere i suoi delitti.
Nel corso del romanzo cresce pian piano la figura di un altro personaggio “storico” della Cornwell, la psichiatra Marilyn Self, nemica giurata di Kay a causa di un incidente professionale mai “digerito”: è a lei che l’assassino manda le foto delle sue vittime, e sempre lei risulterà invischiata nella vita di molti protagonisti che ruotano intorno alla storia.
Si susseguono, così, ricerche tecnologiche fatte in laboratori sofisticati, oltre a guerre di intercettazioni sfruttando tutti i più moderni strumenti informatici, che porteranno spesso a scoperte considerate al limite del comprensibile, ma che ben presto si riveleranno intrecciate tra loro intorno alla figura del serial killer.
Punto di forza del libro è sicuramente la trama, caratterizzata da un’incertezza e una difficoltà nell’intuire le cose che rende piacevole la lettura, soprattutto agli appassionati del genere. A questo, però, si affianca un accentuato soffermarsi sulle vicende private dei personaggi, del tutto estranee alle indagini: ne nasce una maggiore conoscenza degli stessi, ma finisce presto ad “allungare solo il brodo”, portando il lettore a saltare qualche rigo alla ricerca della ripresa dei fatti.
La più grande pecca del libro è sicuramente il finale: a differenza di tutti i trhiller manca di quella velocità, di quel vortice di emozioni che caratterizza la scoperta dell’assassino, che per i “giallisti” risulta difficile da “digerire” dopo una trama così articolata
Sicuramente è un buon libro, ma non esalta e si dimentica presto: gli estimatori della Cornwell non lo metteranno di certo tra i suoi capolavori.

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